Normative

Legge Regionale del 10 agosto 1993, n. 19 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio

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Legge Regionale del 10 Agosto 1993, n° 19

La presente pubblicazione non riveste carattere di ufficialità

Classificazione 12.Flora, fauna, caccia, pesca e fruizione della produzione naturale e spontanea
Legge Legge Regionale del 10 Agosto 1993, n° 19
Bollettino Bollettino Ufficiale n° 18 del 16/08/93
Titolo Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio.
Disciplina delle funzioni amministrative e dell’esercizio dell’ attivita’ venatoria e per la
Oggetto
salvaguardia del patrimonio faunistico e per la tutela dell’agricoltura e dell’ambiente
Abrogazioni L.R. 27 luglio 1979 n.20 ; L.R. 6 giugno 1988 n.14
Riferimenti L.R. 1 marzo 1983 n.7
Vigenza Vigente

Art. 1: OBIETTIVI

1. La Regione Molise, nel rispetto dei principi sanciti dalla legge dello Stato n. 157 dell’11 febbraio 1992,
delle Convenzioni internazionali e delle Direttive Comunitarie, detta norme destinate a disciplinare
l’esercizio della caccia nell’ambito del territorio regionale al fine di proteggere e salvaguardare il
patrimonio faunistico, nonche’ per la tutela dell’agricoltura e dell’ambiente. La Regione, per le suddette
finalita’ promuove la collaborazione attiva degli Enti, delle Associazioni agricole e venatorie, per
diffondere e approfondire la conoscenza del patrimonio faunistico e la difesa dell’ambiente.

2. La Regione esercita funzioni amministrative, di programmazione e di coordinamento ai fini della
pianificazione faunistico – venatoria.

3. La Giunta regionale sentita la Commissione Consiliare competente, propone al Consiglio Regionale che li
approva i piani pluriennali per gli interventi nel settore della caccia:

a) realizza la pianificazione del territorio mediante la destinazione differenziata del territorio stesso;

b) provvede a pubblicare annualmente entro e non oltre il 15 giugno il calendario venatorio regionale e il
relativo regolamento;

c) entro un anno dall’entrata in vigore della legge la Regione promuove corsi di formazione sulle
caratteristiche innovative della legge stessa.

4. In attuazione delle direttive CEE la Regione provvede ad istituire lungo le rotte di migrazione
dell’avifauna segnalate dall’I.N.F.S., zone di protezione finalizzate al mantenimento degli habitat interni
a tali zone e ad essi limitrofi.

5. Su parere dell’I.N.F.S. la Regione puo’ autorizzare esclusivamente Istituti a carattere scientifico a
catturare per scopi scientifici. Puo’ inoltre rilasciare allo stesso scopo autorizzazione per inanellare.

6. Emana norme in ordine al soccorso alla detenzione temporanea e alla successiva liberazione di fauna
selvatica in difficolta’.

Art. 2: TUTELA E UCCELLAGIONE

1. Fanno parte della fauna selvatica, oggetto della tutela della presente legge i mammiferi e gli uccelli
dei quali esistono popolazioni viventi, stabilmente o temporaneamente, in stato di naturale liberta’ nel
territorio regionale.

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2. Sono particolarmente protette, anche sotto il profilo sanzionatorio, le specie di fauna selvatica
elencate all’art. 2 comma 1 lettere a), b) e c) della legge 11 febbraio 1992, n. 157, comunque presenti sul
territorio regionale, nonche’ le specie autoctone minacciate di estinzione riportate annualmente nel
calendario venatorio.

3. E’ vietata in tutto il territorio regionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di
mammiferi selvatici, il prelievo di uova, nidi e piccoli nati; e’ vietata altresi’ la cattura di uccelli con
mezzi e per fini diversi da quelli previsti dalla presente legge.

Art. 3: FUNZIONI AMMINISTRATIVE

1. La Regione esercita le funzioni amministrative di programmazione e di coordinamento ai fini della
pianificazione faunistico – venatoria e svolge compiti di orientamento, di controllo e sostitutivi nei casi
previsti dalla presente legge e dal proprio statuto.

2. Le Province esercitano le funzioni amministrative previste dall’art. 14 della legge 8 giugno 1990, n.
142, dalla legge n. 157/1992 e dalla presente legge regionale.

3. La Regione e le Province, nell’espletamento delle rispettive funzioni in materia, si avvalgono sia
dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (I.N.F.S.), quale organo scientifico e tecnico di ricerca, che
della collaborazione di Enti ed Istituti pubblici e privati specializzati nella ricerca.

Art. 4: CATTURE ED INANELLAMENTO

1. La Giunta Regionale, su parere dell’I.N.F.S., puo’ autorizzare esclusivamente gli Istituti Scientifici
delle Universita’ e del Consiglio Nazionale delle ricerche e i Musei di storia naturale ad effettuare, a
scopo di studio e ricerca scientifica, la cattura e l’utilizzazione di mammiferi ed uccelli, nonche’ il
prelievo di uova, nidi e piccoli nati.

2. L’attivita’ di cattura temporanea per l’inanellamento degli uccelli a scopo scientifico puo’ essere
svolta esclusivamente da titolari di specifica autorizzazione, rilasciata dalla Giunta Regionale, su parere
dell’Istituto Nazionale per la fauna selvatica; l’espressione di tale parere e’ subordinata alla
partecipazione a specifici corsi di istruzione, organizzati dallo stesso Istituto, e al superamento del
relativo esame finale.

3. Chiunque abbatte, cattura o rinviene uccelli inanellati e’ obbligato a darne notizia entro 10 gg. all’I
N.F.S. o al Comune nel cui territorio e’ avvenuto il fatto, il quale provvede ad informare il predetto
Istituto.

4. Con decreto del Presidente della Giunta Regionale vengono emanate norme in ordine al soccorso, alla
detenzione temporanea ed alla successiva liberazione di fauna selvatica in difficolta’.

Art. 5: TASSIDERMIA

1. L’esercizio dell’attivita’ di Tassidermia e’ subordinato al possesso di regolare iscrizione presso la
Camera di Commercio Industria e Artigianato competente per territorio.

2. I dipendenti e titolari di Enti ed Istruzioni Pubbliche (quali Musei di Storia Naturale, Collezioni e
Raccolte di interesse didattico – scientifico) e gli Istituti Universitari, sono esonerati dal possesso dei

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documenti di cui al comma precedente, ma non possono esercitare l’attivita’ di tassidermia se non per
conto esclusivo degli Enti.

3. L’attivita’ di Tassidermia e’ consentita esclusivamente nei confronti di esemplari appartenenti:

a) alla fauna selvatica, oggetto di caccia nella Regione Molise o nel restante territorio nazionale;

b) agli uccelli mammiferi provenienti da territorio diverso da quello nazionale (fauna esotica), purche’
l’abbattimento, l’importazione o, comunque, l’impossessamento siano avvenuti in conformita’ alla
legislazione vigente in materia e nel rispetto degli accordi internazionali;

c) alla fauna, sia indigena che esotica, tradizionalmente allevata per fini amatoriali ed alla fauna
domestica. E’ consentita, inoltre, la preparazione tassidermistica, negli stessi limiti nei quali e’
permesso l’abbattimento di tutti gli animali di cui sia comprovata la provenienza da allevamenti conformi
alle disposizioni vigenti in materia;

d) l’Amministrazione Provinciale puo’ autorizzare la preparazione di ogni specie di selvatico deceduto
per cause naturali o accidentali.

4. Il tassidermista deve annotare su di un apposito Registro di carico e scarico, vidimato
dall’Amministrazione Provinciale, tutti i dati relativi agli animali appartenenti alle specie protette
eventualmente consegnatigli per la preparazione. Deve, inoltre, indicare le generalita’ di chi ha
consegnato l’animale e le circostanze nelle quali ne e’ venuto in possesso. La responsabilita’ di qualsiasi
illecito e’ del committente. Sara’ cura dello stesso produrre eventualmente una adeguata
documentazione di supporto. E’ responsabile il tassidermista se non ottempera all’obbligo di
registrazione ed a quanto previsto dal successivo comma.

5. All’atto della richiesta per la preparazione di cui al precedente comma, viene compilato un modulo,
appositamente predisposto in triplice copia, una delle quali viene trasmessa all’Amministrazione
Provinciale. Nel contempo il tassidermista non potra’ procedere alla naturalizzazione dell’esemplare, in
attesa dell’esito che, comunque, dovra’ essere comunicato dall’Amministrazione Provinciale entro il
termine di trenta giorni dall’avvenuta segnalazione. In caso di esito sfavorevole la stessa
Amministrazione dovra’ provvedere alla conservazione ed alla destinazione d’uso a fini didattico
scientifici, ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge febbraio 1992, n. 150.

6. Sono esonerati dall’obbligo della predetta segnalazione i Musei di Storia Naturale e le Collezioni
scientifico – didattiche, non private.

7. Il Tassidermista e’ obbligato ad apporre su tutti i preparati di esemplari appartenenti a specie
protette e consegnati al committente, un contrassegno con il numero di riferimento del Registro, di cui
al precedente comma 1. Tale obbligo non e’ esteso ai soggetti zoologici affidati per la preparazione da
Enti ed Istituzioni Pubbliche.

8. Eventuali controlli potranno essere effettuati da funzionari debitamente autorizzati dagli organi
competenti nel rispetto delle norme costituzionali e legislative vigenti in materia.

9. Chiunque detenga, alla data di pubblicazione della presente legge, esemplari di animali imbalsamati,
appartenenti alla fauna protetta, deve inviare, ai fini dell’ulteriore detenzione, il loro elenco
all’Amministrazione Provinciale, competente per territorio, con lettera raccomandata/avviso di
ricevimento entro e non oltre un’anno dalla data sopra citata.

10. E’ tenuto all’obbligo di cui al comma precedente anche colui che e’ in possesso di esemplari gia’

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dichiarati e/o gia’ contrassegnati, tutto cio’ anche al fine di conoscere il patrimonio zoologico regionale.

11. L’Amministrazione Provinciale competente per territorio apporra’ su ciascuno degli esemplari
dichiarati o parte di essi, ovvero sul basamento di sostegno degli stessi, un apposito contrassegno di
modello uniforme saldamente fissato.

12. Nei confronti degli inadempienti trovano applicazione le sanzioni previste dagli artt. 30 e 31 della
legge 11 febbraio 1992, n. 157 per quanto concerne la detenzione ed il possesso di specie protette.

Art. 6: PIANO FAUNISTICO – VENATORIO REGIONALE

1. Il territorio agro – silvo – pastorale regionale e’ soggetto a pianificazione faunistico – venatoria
finalizzata, per quanto attiene alle specie carnivore, alla conservazione delle effettive capacita’
riproduttive delle loro popolazioni e, per le altre specie, al conseguimento delle densita’ ottimali ed alla
loro conservazione, mediante la riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del
prelievo venatorio.

2. La pianificazione faunistico – venatoria regionale e’ attuata mediante la destinazione differenziata
del territorio.

3. Il territorio agro – silvo – pastorale della regione, utile all’esercizio venatorio, e’ destinato per una
quota non superiore al 20 per cento a protezione della fauna selvatica, comprendendo tutte le aree ove
sia comunque vietata l’attivita’ venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni.

4. Nei territori di protezione, compresi quelli di cui al successivo art. 10 lettere a), b) e c), sono vietati
l’abbattimento e la cattura a fini venatori e sono previsti interventi atti ad agevolare la sosta della
fauna, la riproduzione, la cura della prole.

5. Il 15 per cento del territorio agro – silvo – pastorale regionale utile all’esercizio venatorio puo’ essere
cosi’ destinato:

a) 8 per cento alle aziende faunistico – venatorie;

b) 5 per cento alle aziende agri – turistico – venatorie;

c) 2 per cento ai centri privati di produzione della selvaggina.

6. Sul rimanente territorio agro silvo – pastorale la Regione promuove forme di gestione programmata
della caccia, stabilite dagli articoli 18 e 20 della presente legge.

7. Il Piano faunistico – regionale che realizza il coordinamento dei piani provinciali e’ predisposto dalla
Giunta Regionale, sentita la Commissione Regionale Competente, e’ approvato dal Consiglio Regionale, ha
durata quinquennale e puo’ essere rivisto nel corso della sua efficacia.

8. Il Piano faunistico regionale, oltre a contenere indirizzi generali sulle attivita’ miranti al giusto
equilibrio e conservazione della fauna sul territorio, deve indicare:

a) i criteri per la determinazione del risarcimento in favore dei conduttori dei fondi rustici per i danni
arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere lettere a), b) e c) del successivo art.
10;

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b) i criteri per la corresponsione degli incentivi in favore dei proprietari e conduttori dei fondi rustici
singoli o associati che si impegnino alla tutela ed al ripristino degli habitat naturali ed all’incremento
della fauna selvatica nelle zone di cui alle lettere a) e b) del successivo art. 10;

c) gli impegni finanziari per la realizzazione degli obiettivi della presente legge;

d) i criteri per la individuazione dei territori da destinare alla costituzione di aziende faunistiche
venatorie, di aziende agro – turistico – venatorie, di centri privati di produzione della fauna selvatica allo
stato naturale.

9. Il Piano faunistico regionale deve essere accompagnato da un regolamento attuativo nel quale, tra l ‘
altro, devono essere indicati i tempi per la costituzione dei Comitati di Gestione degli ambiti territoriali
di caccia ed il loro insediamento.

10. Il regolamento regionale prevedera’ i criteri di priorita’ per l’ammissibilita’ da parte degli Organi di
Gestione, in presenza di modificazioni positive della popolazione faunistica, accertate mediante
censimenti, di un numero di cacciatori superiore a quello definito dall’indice di densita’ venatoria minima
nel singolo ambito territoriale di caccia.

Art. 7: CONTROLLO DELLA FAUNA

1. La Regione, sentito l’I.N.F.S., per particolari esigenze anche nelle zone vietate alla caccia provvede al
controllo della fauna. Il controllo deve essere selettivo e basato su metodi ecologici. Qualora tali metodi
non dovessero risultare efficaci la Regione puo’ autorizzare piani di abbattimento.

Art. 8: DELEGA DI FUNZIONI AMMINISTRATIVE

1. In attuazione della legge dello stato n. 142/90, n. 157/92 e, per l’effettivo decentramento e
partecipazione di tutte le categorie interessate ai problemi della fauna e dell’ambiente, sono delegate
alle Province le funzioni amministrative in materia di caccia e di protezione della fauna, salvo quelle che
la legge dello Stato riserva espressamente alla Regione.

Le Province coordinano l’attivita’ delle guardie volontarie delle Associazioni agricole, venatorie ed
ambientaliste. E’ altresi’ demandata alle Province l’applicazione delle sanzioni per le infrazioni alle
norme in materia di caccia.

2. Le Province si avvalgono, quali organi tecnico consultivi, dei Comitati tecnici faunistico – venatori
provinciali previsti dalla presente legge. Anche le Province nell’ espletamento delle loro funzioni si
avvalgono dell’organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza nazionale denominato I.N.F.S.
(Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica), e possono altresi’ avvalersi della collaborazione di Enti o
Istituti pubblici e delle Associazioni venatorie riconosciute ai sensi delle leggi vigenti.

Art. 9: COMITATI TECNICI FAUNISTICO – VENATORI

1. Il Comitato tecnico faunistico – venatorio provinciale e’ costituito con deliberazione della Giunta
Provinciale ed e’ cosi’ composto:

a) dall’Assessore provinciale alla caccia o da altro amministratore provinciale da lui delegato con funzioni
di Presidente;

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b) da un rappresentante per ciascuna delle Associazioni venatorie organizzate a livello provinciale e
riconosciute in ambito nazionale;

c) da due rappresentanti designati dalle Associazioni ambientaliste organizzate a livello provinciale e
riconosciute in ambito nazionale.

In caso di mancato accordo, i rappresentanti saranno nominati dalla Giunta Provinciale scelti tra terne di
nominativi proposte da ciascuna Associazione;

d) da un rappresentante per ciascuna delle organizzazioni professionali agricole organizzate a livello
provinciale e riconosciute in ambito nazionale;

e) da un rappresentante dell’E.N.C.I.;

f) dal Coordinatore Provinciale del Corpo Forestale dello stato;

g) da un rappresentante designato dalle aziende agro-turistiche – venatorio scelto d’intesa tra quelli
esistenti sul territorio provinciale. In caso di mancato accordo provvede la Giunta provinciale;

h) da un rappresentante designato di comune intesa dalle aziende faunistico – venatorio presenti nella
Provincia. In caso di mancato accordo, il rapresentante sara’ nominato dalla Giunta Provinciale tra terne
di nominativi proposte da ciascuna azienda faunistica – venatoria;

i) da un rappresentante di ciascun Comitato di Gestione degli ambiti territoriali di caccia;

l) da un rappresentante dei titolari di centri riproduzione della selvaggina presenti sul territorio
provinciale. In caso di mancanza d’intesa provvede l’Amministrazione provinciale;

m) da un rappresentante dei Sindaci dei Comuni della Provincia, designato dall’A.N.C.I.;

n) dal Responsabile del Settore caccia della Provincia, con funzioni di Segretario.

2. Ove le disposizioni non dovessero pervenire all’Amministrazione Provinciale entro il termine di 60
giorni dalla data della richiesta, la Giunta Provinciale provvedera’ d’ufficio.

3. Il Comitato ha sede presso l’Assessorato provinciale competente ed e’ convocato dal Presidente, o su
richiesta scritta e motivata di almeno un terzo dei componenti.

4. I componenti durano in carica fino allo scadere del mandato del Consiglio Provinciale e possono essere
riconfermati.

Art. 10: PIANI FAUNISTICO – VENATORI PROVINCIALI

1. Ai fini della realizzazione della pianificazione faunistico ventorio regionale, le Province, entro il mese
di marzo di ogni anno, predispongono, articolandoli per comprensori, i piani faunistico – venatori.

2. I Piani di cui al comma 1 sono approvati dal Consiglio Provinciale su proposta della Giunta, e trasmessi
alla Giunta Regionale per il dovuto coordinamento.

3. I Piani faunistico – venatori devono prevedere:

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a) le oasi di protezione, destinate a rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;

b) le zone di ripopolamento e cattura, destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale
ed alla cattura della stessa per l’immissione nel territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento
fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densita’ faunistica ottimale per il territorio;

c) i centri pubblici di produzione di fauna selvatica allo stato naturale, ai fini di ricostituzione delle
popolazioni autoctone;

d) i centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo Stato naturale, organizzati in forma di azienda
agricola singola, consortile o cooperativa, ove e’ vietato l’esercizio dell’attivita’ venatoria ed e’
consentito il prelievo di animali allevati, appartenenti a specie cacciabili, da parte del titolare della
impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente indicate;

e) aziende faunistico – venatorie senza fini di lucro soggette a tassa di concessione regionale, nei limiti
della presente legge, nelle quali la caccia e’ consentita ai solo soci da concedersi in gestione con
provvedimento della Giunta Regionale a chi ne faccia richiesta;

f) le zone per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani da caccia anche su fauna selvatica
naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, la cui gestione
puo’ essere affidata ad associazioni venatorie e cinofili ovvero ad imprenditori singoli o associati;

g) quagliodromi di superficie oscillanti fra i quattro dieci ettari fino al raggiungimento di una superficie
massima di 25 ettari, in cui sia consentito l’allenamento e l’addestramento dei cani da ferma anche
mediante l’abbattimento di fauna selvatica cacciabile di allevamento da concedersi con provvedimento
della Giunta Regionale a chi ne faccia richiesta;

h) la costituzione ed il mantenimento degli appostamenti fissi senza richiami vivi, la cui ubicazione non
deve comunque ostacolare l’attuazione del piano faunistico – venatorio ( legge 157/92 art. 14, comma
12).

4. Le zone di cui al comma 3 lettere a), b) e c) devono essere perimetrate con tabelle, esenti da tasse, a
cura delle Province interessate, mentre quelle alle lettere e), f), g) ed h) a cura dell’Ente, associazione o
privato affidatario della singola zona.

5. La deliberazione che determina il perimetro delle zone da vincolare come indicato al comma 3 lettere
a), b), c), e) deve essere notificata ai proprietari o conduttori dei fondi interessati e pubblicata
mediante affissione all’albo pretorio dei comuni territorialmente interessati.

6. Qualora nei successivi sessanta giorni sia presentata opposizione motivata, in carta ed esente da oneri
fiscali, da parte dei proprietari o conduttori dei fondi costituenti almeno il 40% della superficie
complessiva che si intende vincolare, la zona non puo’ essere istituita.

7. Il consenso si intende validamente accordato nel caso in cui non sia stata presentata formale
opposizione nel termine di cui al comma 6.

8. Nelle zone non vincolate ai sensi del comma 3, lettera a), b), c), per la opposizione manifesta dei
proprietari o conduttori dei fondi interessati, resta, in ogni caso, precluso l’esercizio dell’attivita’
venatoria. Le Province possono destinare le suddette aree ad altro uso nell’ambito della pianificazione
faunistico – venatorio.

9. Le Province in via eccezionale ed in vista di particolari necessita’ ambientali, possono disporre la

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costituzione coattiva di oasi di protezione e di zone di ripopolamento e cattura, nonche’ l’attuazione dei
piani di miglioramento ambientale di cui al successivo articolo 11.

10. Nel caso di mancato adempimento da parte delle Province la Regione esercita il potere sostitutivo di
cui al precedente articolo 3 comma 1.

11. Le tabelle di segnalazione di divieto o di regimi particolari di caccia devono essere delle dimensioni di
cm. 20 per cm. 30, con scritta nera sul fondo bianco e collocate lungo tutto il perimetro dei territori
interessati, ad una distanza di circa 100 metri e comunque in modo che da una tabella siano visibili le due
contigue.

Art. 11: PIANI DI MIGLIORAMENTO AMBIENTALE

1. Le Province predispongono piani di miglioramento ambientale tesi a favorire la riproduzione naturale di
fauna selvatica nonche’ piani di immissione di detta fauna anche tramite la cattura dei selvatici presenti
in soprannumero nei parchi nazionali e regionali ed in altri ambiti faunistici, salvo accertamento delle
compatibilita’ genetiche da parte dell’I.N.F.S. e sentite le organizzazioni professionali agricole
maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro strutture regionali.

2. L’attivita’ di cattura e di ripopolamento viene esercitata dalle Province e tende all’immissione
equilibrata sul territorio, delle specie di fauna selvatica autoctona, fino al raggiungimento delle densita’
faunistiche ottimali.

3. Le catture sono effettuate dagli agenti venatori dipendenti dalle Province, con la collaborazione delle
guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale presenti nel Comitato
tecnico faunistico-venatorio nazionale di cui all’art. 8 della legge 11 febbraio 1992, n. 157.

Art. 12: OASI DI PROTEZIONE

1. Le oasi di protezione di cui alla lettera a) del comma 3 dell’art. 10 sono destinate alla conservaz ione
della fauna selvatica, favorendo l’insediamento e l’irradiamento naturale delle specie stanziali e la sosta
delle specie migratorie, al fine di preservare il flusso delle correnti migratorie. Nelle oasi di protezione
e’ vietata ogni forma di esercizio venatorio.

2. Le oasi di protezione sono istituite e gestite dalla Provincia, sentito l’I.N.F.S. Con le stesse modalita’,
l’istituzione di oasi puo’ essere revocata qualora non sussistano, per modificazioni oggettive, le
condizioni idonee al conseguimento delle finalita’ specifiche. Il territorio adibito ad oasi di protezione e’
delimitato con tabelle indicanti il divieto di caccia, secondo le modalita’ previste dall’art. 10 comma 11
della presente legge.

3. La Provincia, su richiesta dell’I.N.F.S., puo’ autorizzare nelle oasi di protezione catture a scopo di
studio o di ricerca scientifica e puo’ altresi’ autorizzare, sentito il predetto Istituto, le guardie
venatorie dipendenti alla cattura di determinate specie di fauna selvatica presenti in accertato
soprannumero, a scopo di ripopolamento o di reintroduzione, secondo i criteri dettati dalla pianificazione
faunistica.

4. In via eccezionale e per la sola riduzione di determinate specie che pregiudichino l’equilibrio biologico
e la funzionalita’ delle oasi di protezione, la Provincia, sentito l’I.N.F.S., puo’ autorizzare abbattimenti
selettivi le operazioni di abbattimento debbono avvenire alla presenza di dipendenti di Pubblica
Amministrazione aventi la qualifica di Agenti di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza.

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Art. 13: ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA

1. Le zone di ripopolamento e cattura di cui al comma 3 lettera b) dell’art. 10 sono destinate alla
riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, al suo irradiamento nelle zone circostanti ed alla
cattura della medesima per l’immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino
alla ricostruzione ed alla stabilizzazione della densita’ faunistica ottimale del territorio. Esse devono
essere costituite in terreni idonei e non destinati a coltivazioni specializzate o suscettibili di particolare
danneggiamento per la rilevante presenza di fauna selvatica; in esse e’ vietata ogni forma di esercizio
venatorio. Le zone di ripopolamento e cattura hanno una durata di 5 anni salvo rinnovo alla scadenza.

2. Le zone di ripopolamento e cattura sono istituite e gestite dalle province e dalle stesse revocate,
qualora non sussistano, per modificazioni oggettive, le condizioni idonee al conseguimento delle finalita’
specifiche. Ciascuna zona di ripopolamento e cattura deve avere una superficie commisurata alle
esigenze biologiche delle specie selvatiche principalmente interessate e deve essere adeguatamente
tabellata a cura dell’ ente gestore.

3. Le catture devono essere compiute in modo da garantire la continuita’ della riproduzione della fauna
selvatica.

4. Nel caso estremo di superaffollamento della fauna selvatica, recante eccessivo danno alle colture
agrarie, la Provincia se non ha i mezzi per procedere all’immediata cattura, e’ autorizzata a porre in
essere le procedure previste dall’art. 19, 2° comma, della legge 157/92.

5. Nelle zone di ripopolamento e cattura, la Provincia puo’ autorizzare gare cinofile con divieto di
abbattimento della fauna selvatica e sempre che tali gare non arrechino danno alle colture agricole ed
alla fauna.

Art. 14: CENTRI PUBBLICI E PRIVATI DI RIPRODUZIONE DI FAUNA SELVATICA

1. I centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica, di cui alla lettera c) dell’articolo 10 comma 3 hanno
per scopo la riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, ai fini di ricostituzione della fauna
autoctona, da utilizzare esclusivamente per le azioni di ripopolamento e rinsanguamento del territorio
regionale.

2. I centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica sono istituiti, preferibilmente su terreni demaniali,
dalle Province che ne curano anche la gestione per la quale possono avvalersi della collaborazione delle
Comunita’ Montane, dei Comuni, singoli od associati, nonche’ degli organi di gestione degli ambiti
territoriali di caccia, quando ricadenti nei rispettivi territori.

3. Le Province, sulla base delle previsioni del piano faunistico – venatorio regionale, autorizzano gli
imprenditori agricoli singoli o associati, che ne facciano richiesta, a costituire Centri privati di
riproduzione, lett. d) art. 10, della fauna selvatica allo stato naturale.

4. La richiesta di autorizzazione deve essere corredata dalla planimetria del territorio interessato, da
una relazione illustrativa dell’attivita’ che si intende svolgere e dall’atto comprovante il titolo di
proprieta’ o di possesso dei fondi da vincolarsi. Nella richiesta devono essere elencati i nominativi delle
persone autorizzate al prelievo di animali allevati.

5. L’autorizzazione della Provincia fissa i quantitativi minimi per specie che il Centro e’ tenuto a
produrre annualmente ed ogni altra prescrizione per il funzionamento del Centro.

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6. Nessuna indennita’ e’ dovuta al concessionario per i danni eventualmente arrecati da specie selvatiche
alle colture del Centro privato o a quelle circostanti in possesso del titolare del Centro.

7. Le Province, ai fini di ripopolamento, hanno diritto di prelazione sull’acquisto di selvaggina prodotta
nei centri privati. A tale scopo entro il mese di novembre di ogni anno, le Province comunicano ai Centri
privati il proprio fabbisogno di fauna selvatica.

8. Nei Centri privati, e’ consentito, ai fini di impresa agricola, il prelievo di animali allevati appartenenti
a specie cacciabili da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone
nominativamente indicate.

Detto prelievo non costituisce esercizio venatorio.

9. Nei Centri privati di riproduzione della fauna selvatica, la caccia e’ vietata. I Centri sono segnalati da
tabelle, previste all’art. 10 comma 11 della presente legge.

10. Le Province esercitano attivita’ di controllo e vigilanza nei centri privati.

Art. 15: ZONE PER L’ALLENAMENTO E L’ADDESTRAMENTO DEI CANI PER LE GARE DEGLI
STESSI E QUAGLIODROMI

1. Le Province, nel rispetto del regolamento regionale, istituiscono, su terreni incolti o a coltura
svantaggiata, zone destinate all’addestramento, l’allenamento dei cani da caccia ed allo svolgimento
delle gare e prove cinofile e ne affidano la gestione alle associazioni venatorie e cinofile, riconosciute a
livello nazionale, ovvero ad imprenditori agricoli singoli o associati.

2. Le zone di addestramento cani gia’ in essere, possono continuare l’attivita’, previa istanza da
presentare all’ Amministrazione Provinciale competente per territorio entro e non oltre quattro mesi
dall’entrata in vigore della presente legge.

3. Il regolemento regionale potra’ prevedere solo ed esclusivamente per le zone affidate in gestione, il
divieto di caccia.

4. Le Province, nel rispetto del regolamento regionale, su richiesta degli interessati, istituiscono
qagliodromi per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani da caccia in cui e’ consentito
l’abbattimento di fauna selvatica di allevamento. La concessione o revoca viene effettuata dalla Giunta
Provinciale.

Art. 16: AZIENDE FAUNISTICO – VENATORIE SENZA FINI DI LUCRO

1. La Regione, su richiesta degli interessati, sentito l’ I.N.F.S. e nei limiti della presente legge,
istituiscono per prevalenti finalita’ naturalistiche e faunistiche, nonche’ per il potenziamento, lo sviluppo
e l’irradiamento della fauna selvatica autoctona, aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro in cui
non e’ consentito immettere fauna selvatica successivamente al 31 agosto.

2. Dette concessioni, al fine di garantire l’obiettivo naturalistico e faunistico, devono essere corredate
di programmi di conservazione, potenziamento e ripristino di ambienti naturali atti a favorire la
riproduzione delle specie cacciabili, nonche’ dei criteri per il risarcimento dei danni arrecati dalla fauna
selvatica alle colture agricole.

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3. In dette aziende la caccia e’ consentita nel pieno rispetto del calendario venatorio e con l’indice di
densita’ minima stabilita per gli altri territori cacciabili della Regione, secondo piani di assestamento e
di abbattimento, tali da garantire una presenza costante sui territori interessati di un contingente di
riproduttori pari al 30% delle sue risorse faunistiche.

4. Le aziende faunistico – venatorie vengono concesse e revocate dalla Giunta Regionale sulla base del
regolamento tipo.

5. Le aziende faunistico – venatorie senza fini di lucro, poiche’ perseguono finalita’ d’interesse
generale, sono soggette a tassa di concessione regionale ridotta.

Art. 17: ALLEVAMENTI DI FAUNA SELVATICA

1. Gli allevamenti di fauna selvatica delle specie cacciabili, di cui all’art. 27 della presente legge, a scopo
alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale, sono soggetti ad autorizzazione da parte
dell’Amministrazione provinciale competente per territorio.

2. L’autorizzazione deve essere rilasciata entro il termine di 60 giorni dalla richiesta.

3. Il titolare di un’ impresa agricola puo’ esercitare l’allevamento di fauna selvatica a scopo alimentare,
di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale, dandone semplice comunicazione alla competente Provincia,
secondo le disposizioni dalla medesima emanate.

4. Le Province sono delegate all’attuazione di quanto previsto al comma 4 dell’art. 17 della legge 11
febbraio 1992, n. 157.

5. Sono soggette ad autorizzazione della Provincia anche le attivita’ relative alla detenzione e
allevamento in cattivita’ e creazione di ibridi di volatili. Tali attivita’ possono essere svolte soltanto con
esemplari appartenenti alle specie autoctone cacciabili o a quelle esotiche non protette da accordi
internazionali.

6. Gli esemplari prodotti negli allevamenti, di cui al comma 1, devono essere muniti di anelli inamovibili.

7. Nelle manifestazioni fieristiche, nelle mostre ornitologiche e negli esercizi commerciali specializzati,
possono essere esposti e venduti esclusivamente esemplari muniti di regolari anelli.

8. La Giunta Regionale e’ autorizzata a concedere contributi per l’impianto e la gestione di Centri
consortili di allevamento di selvaggina, istituiti dalle Province per il ripopolamento faunistico. Il
contributo e’ concesso sulla base di un programma di spesa, l’erogazione e’ disposta per il 50 per cento
in via d’acconto per il restante 50 per cento previa presentazione della documentazione probatoria della
spesa.

Art. 18: AMBITI TERRITORIALI DI CACCIA

1. La Giunta Regionale, sentita la Commissione Consiliare competente, ripartisce il territorio regionale
agro – silvo – pastorale destinato alla caccia programmata in non piu’ di quattro ambiti territoriali di
caccia, subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali, di estensione non inferiore
a 60.000 ettari.

2. D’intesa con le regioni confinanti e per esigenze motivate, la Giunta Regionale puo’ altresi’ individuare

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ambiti territoriali di caccia interessanti anche due o piu’ Province.

3. Ad ogni ambito di Caccia, in rapporto all’estensione territoriale ed alle risorse faunistico ambientali,
viene applicato l’indice di densita’ venatoria minima indicata dal Ministero per l’Agricoltura e Foreste.

Art. 19: COMITATI DI GESTIONE DEGLI AMBITI TERRITORIALI

1. I Comitati di gestione degli ambiti territoriali per la gestione programmata della caccia, sono
costituiti con provvedimento della Giunta Provinciale competente per territorio e sono cosi’ composti:

a) da cinque rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a
livello nazionale ed organizzate nella provincia di cui uno per organizzazione.

Nel caso in cui le associazioni anzi dette siano presenti in numero inferiori a cinque, le designazioni
necessarie per completare le rappresentative saranno espresse dalle organizzazioni aventi il maggior
numero di iscritti;

b) da cinque rappresentanti delle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale ed organizzate
nella provincia, di cui uno per associazione;

c) da tre rappresentanti delle Associazioni ambientali, presenti nel Consiglio Nazionale per l’Ambiente
ed organizzate nella provincia, di intesa tra le stesse. In caso di mancato accordo, i rappresentanti
saranno nominati dalla Giunta Provinciale tra terne di nominativi proposte da ciascun associazione
ambientale;

d) dai Sindaci dei tre Comuni territorialmente piu’ estesi ricadenti nell’A.T.C.;

e) da un rappresentante dell’ Amministrazione Provinciale competente per territorio con voto consultivo.

2. Svolge le funzioni di Segretario, un dipendente dell’ Ufficio caccia competente per territorio con
qualifica funzionale non inferiore a VII livello.

3. Le designazioni di nomina o di revoca avvengono ad iniziativa delle rispettive strutture provinciali.
Qualora le designazioni non dovessero pervenire all ‘Amministrazione Provinciale entro il termine di 60
giorni dalla data della richiesta, la Giunta Provinciale provvedera’ d’ufficio.

4. I Comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia hanno sede presso le competenti
Amministrazioni Provinciali e sono convocati dai rispettivi Presidenti, o su richiesta scritta e motivata di
almeno un terzo dei componenti. I componenti durano in carica fino allo scadere del mandato del
Consiglio Provinciale e possono essere riconfermati una sola volta.

5. I Comitati di gestione cosi’ costituiti, eleggono nel proprio seno il Presidente ed il Collegio dei revisori
dei conti in numero non inferiore a tre.
Art . 20: GESTIONE DEGLI AMBITI TERRITORIALI DI CACCIA FUNZIONI DELLE PROVINCE

1. Ai fini del Coordinamento della gestione programmata della Caccia, le Province:

a) regolamentano il prelievo venatorio nel rispetto della forma o dei tempi di caccia previsti dalla
presente legge, in rapporto alla consistenza delle popolazioni di fauna selvatica stanziale accertata
tramite censimenti effettuati di intesa con i Comitati di gestione;

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b) indicano il numero di capi di fauna selvatica stanziale prelevabili durante la gestione venatoria;

c) determinano il numero dei cacciatori ammissibili in ogni ambito territoriale, in modo che risulti un
rapporto cacciatore territorio utile alla caccia non inferiore alla media regionale sulla base dei tesserini
rilasciati l’anno precedente;

d) fissano le quote di partecipazione economica da parte dei cacciatori a favore dei Comitati di gestione
in una misura base non superiore all’importo della tassa di concessione regionale per fucile a due colpi
ridotta al 50% per i cacciatori residenti nel Molise.

2. Le suddette quote, da versare all’Amministrazione Provinciale competente, sono da quest’ultima
accreditate ai Comitati di gestione ed utilizzate esclusivamente per finalita’ faunistico – venatorie,
nonche’ per lo sviluppo delle attivita’ compatibili con l’ambiente.

Art. 21: COMPITI DEI COMITATI DI GESTIONE

1. Il Comitato di gestione, entro quattro mesi dal suo insediamento, approva un proprio regolamento nel
quale devono essere comunque previsti:

a) piani poliennali di utilizzazione del territorio interessato per ciascuna stagione venatoria con i
programmi delle immissioni e degli abbattimenti di fauna selvatica;

b ) l’istituzione e le modalita’ organizzative di centri di allevamento organizzati in forma di azienda
agricola della fauna selvatica stanziale, muniti di adeguate strutture venatorie per l’adattamento in
liberta';

c) le condizioni perche’ venga garantita una consistenza di base della fauna selvatica durante l’anno
solare.

2. Il Comitato di gestione promuove e organizza le attivita’ di ricognizione delle risorse ambientali e
della consistenza faunistica, programma gli interventi per il miglioramento degli habitat, provvede
all’attribuzione degli incentivi economici ai proprietari e ai conduttori dei fondi rustici per:

a) la ricostituzione di una presenza faunistica ottimale per il territorio;

b) le coltivazioni per l’alimentazione naturale dei mammiferi e degli uccelli soprattutto nei terreni
dismessi da interventi agricoli, ai sensi del regolamento CEE n. 1094/88 del Consiglio del 25 aprile 1988
e successive modificazioni;

c) il ripristino di zone umide e di fossati;

d) la differenziazione delle colture;

e ) la coltivazine di siepi, cespugli e alberi adatti alla riproduzione della fauna selvatica ed alla
nidificazione;

f) la tutela dei nidi e dei nuovi nati di fauna selvatica nonche’ dei riproduttori;

g) la collaborazione operativa ai fini del tabellamento, della difesa preventiva delle coltivazioni passibili
di danneggiamento, della pasturazione invernale degli animali in difficolta’, della manutenzione degli
apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica.

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3. Il Comitato di gestione degli A.T.C. provvede, altresi’, alla erogazione di contributi per il risarcimento
dei danni arrecati alle produzioni agricole della fauna selvatica e dall’esercizio dell’attivita’ venatoria
nonche’ di contributi per interventi, previamente concordati, ai fini della prevenzione delle azioni di
danno.

4. A partire dalla stagione venatoria 1995/96, il Comitato di gestione deve fornire all’Amministrazione
Provinciale elementi di valutazione al fine della determinazione del contributo da assegnare ai
proprietari o conduttori ai sensi del successivo art. 25.

5. Il bilancio preventivo dell’A.T.C. viene approvato dal Comitato di gestione entro il 31 dicembre
dell’anno precedente a quello a cui si riferisce ed e’ inviato alla Provincia, corredato dalla relazione del
Collegio dei revisori dei conti.

6. Ogni A.T.C. ha facolta’ di spesa nei limiti delle disponibilita’ di bilancio.

7. Ogni A.T.C. deve trasmettere alla Provincia, entro il 31 marzo di ogni anno, il rendiconto tecnico
finanziario relativo all’esercizio precedente, corredato dalla relazione del Collegio dei revisori dei conti.

Art. 22: ESERCIZIO DELL’ATTIVITA VENATORIA

1. L’attivita’ venatoria si svolge in base ad una concessione che lo Stato rilascia ai cittadini che la
richiedono e che posseggono i requisiti previsti dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 e dalla presente
legge.

2. Costituisce esercizio venatorio ogni atto diretto all’ abbattimento o alla cattura di fauna selvatica
secondo le modalita’, nei tempi e con l’impiego dei mezzi a cio’ destinati, secondo le norme della
presente legge; e’ considerato, altresi’, esercizio venatorio il vagare o il soffermarsi con i mezzi
destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna o in attesa della medesima per abbatterla o
catturarla. Ogni altro modo di abbattimento e’ vietato, salvo che non avvenga per caso fortuito o per
forza maggiore. Non costituisce esercizio venatorio il prelievo di fauna selvatica ai fini di impresa
agricola di cui all’art. 10, comma 3, lettera d).

3. La fauna selvatica abbattuta durante l’esercizio venatorio, nel rispetto delle disposizioni della
presente legge, appartiene a colui che l’ha cacciata. Il cacciatore che insegue la fauna selvatica scovata
o sia intento al recupero di quella da lui ferita non deve subire intromissioni finche’ non ne abbia
abbandonato l’inseguimento o il recupero.

4. L’attivita’ venatoria puo’ essere esercitata da chi abbia compiuto il 18° anno di eta’ e sia munito della
licenza di porto di fucile per uso di caccia e delle polizze assicurative RCVT ed infortuni, con relativi
massimali, previsti dalla legge dello Stato.

5. Ai fini dell’esercizio dell’attivita’ venatoria e’, inoltre, necessario il possesso di un’apposito tesserino
regionale, rilasciato dalla Provincia di residenza con allegato il calendario regionale riportante, tra
l’altro, gli ambiti di caccia ove e’ consentita l’attivita’ venatoria.

6. Il tesserino, predisposto e stampato a cura della Regione, ha validita’ per una stagione venatoria e
deve essere restituito all’Amministrazione Provinciale che l’ha rilasciato entro e non oltre il 1 marzo di
ogni anno.

7. Il rilascio del tesserino regionale e’ subordinato al possesso di valida licenza di porto d’armi per uso
di caccia, all’avvenuto versamento delle tasse prescritte, alla restituzione del tesserino della stagione

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precedente.

8. Il cacciatore di altre Regioni, che intenda praticare la caccia nel territorio di una Provincia del Molise,
deve fare apporre dalla Provincia stessa sul tesserino rilasciato dalla Regione di residenza, le indicazioni
dell’ambito territoriale concesso.

9. In caso di smarrimento, deterioramento o distruzione del tesserino, il titolare puo’ ottenere il
duplicato, previa esibizione della copia della denuncia del fatto all’autorita’ di pubblica sicurezza e delle
ricevute del versamento delle tasse per l’esercizio dell’attivita’ venatoria.

10. Fatto salvo l’esercizio venatorio con l’arco e con il falco, l’esercizio venatorio stesso nella Regione
Molise puo’ essere praticato in forma vagante e fissa, con o senza l’ausilio del cane.

11. Ogni cacciatore residente nel Molise ha diritto d’accesso gratuito, a domanda, da presentare
all’Amministrazione Provinciale competente per territorio, a tutti gli ambiti territoriali di caccia,
istituiti nella Regione, previo il pagamento di una sola quota.

12. Il Comitato direttivo dell’A.T.C., sulla base di modalita’ da esso determinate e comunicate alla
Provincia, puo’ riconoscere ai cacciatori iscritti la facolta’ di utilizzare giornate di competenza, dopo il
primo mese di caccia, per ospitare sotto forma di interscambio e senza finalita’ di lucro un altro
cacciatore, anche se residente in altra regione.

13. La Regione promuove scambi interregionali per realizzare una equilibrata distribuzione dei cacciatori
sul territorio nazionale e tale fine determina il numero dei cacciatori non residenti ammissibili in Molise.

Art. 23: MEZZI DI CACCIA CONSENTITI

1. L’attivita’ venatoria e’ consentita con l’uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a
ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non piu’ di due cartucce, di calibro non
superiore a 12, nonche’ con fucile con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a
ripetizione semiautomatica di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non
inferiore a millimetri 40.

E’ consentito, altresi’, l’uso del fucile a due o tre canne (combinato) di cui una o due ad anima rigata di
calibro non inferiore a millimetri 5,6 nonche’ l’uso dell’arco e del falco.

2. I bossoli delle cartucce devono essere recuperati dal cacciatore e non lasciati sul luogo di caccia.

3. Sono vietate tutte le armi e i mezzi per l’esercizio venatorio non esplicitamente ammessi dal presente
articolo.

4. Il titolare della licenza di porto di fucile per uso di caccia e’ autorizzato, per l’esercizio venatorio, a
portare, oltre alle armi consentite, gli utensili da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie.

Art. 24: USO DEI FALCHI

1. L’uso dei falchi come mezzo di caccia e’ consentito sotto il controllo dell’I.N F.S. esclusivamente con
soggetti provenienti da allevamenti nazionali od esteri di provata serieta’, oppure legalmenti importati
da quei paesi ove la cattura e l’esportazione sono permesse, ma strettamente controllate,
nell’osservanza della Convenzione di Washington (legge 19 dicembre 1975 n. 874).

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2. I possessori di falchi per uso di caccia debbono farne notifica alla Regione, tramite l’Amministraz ione
Provinciale competente per territorio, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

3. L’Amministrazione Regionale, avvalendosi dell’I.N.F.S. o del Dipartimento di Biologia Animale
dell’Universita’ di Roma e tramite le Amministrazioni Provinciali competenti per territorio, provvedera’
al marcaggio degli esemplari detenuti che non potranno essere superiori a due con contrassegni
inamovibili e numerati forniti dall’ I.N.F.S. ed alla redazione di una scheda in quadruplice copia, fornita
anch’essa dall’I.N F.S, dove saranno riportate tutte le notizie relative all’identificazione dei diversi
soggetti, una copia verra’ archiviata presso l’Amministrazione Regionale, una presso la competente
Amministrazione Provinciale, una copia verra’ inviata all’I.N.F.S. ed una copia verra’ rilasciata al
possessore del rapace.

4. Trascorso il periodo di moratoria suddetto, le variazioni di consistenza dovranno essere denunciate
entro 10 giorni all’Amministrazione Regionale ed a quella Provinciale competente per territorio, con
specificazione del soggetto e dei motivi della variazione verificatasi.

5. All’atto della denuncia, il possessore dovra’ esibire la documentazionee che dimostra la provenienza
degli esemplari detenuti e la destinazione di quelli non piu’ presenti, fatta salva la denuncia di perdita
dell’animale; tale documentazione dovra’ essere conservata dal possessore del falco.

6. Trascorso il periodo di moratoria suddetto, saranno considerati detenuti illegalmente e sequestrati,
fatte salve altre sanzioni previste a termine di legge, i falchi privi di contrassegno e/o per i quali manchi
la documentazione di provenienza.

7. I rapaci sequestrati dovranno, nel piu’ breve tempo possibile, essere consegnati all’ I.N.F.S. che
provvedera’, seguendo programmi anche coordinati con altri enti o associazioni, al loro reinserimento in
natura o al loro utilizzo per finalita’ scientifiche.

Art. 25: UTILIZZAZIONE DEI TERRENI AGRICOLI AI FINI DELLA GESTIONE
PROGRAMMATA DALLA CACCIA – FONDI CHIUSI

1. Per l’utilizzazione dei fondi inclusi nel piano faunistico – venatorio Regionale ai fini della gestione
programmata della caccia, e’ dovuto ai proprietari o conduttori un contributo determinato, per ciascun
anno finanziario a partire dalla stagione venatoria 1995/96, dalle Amministrazioni Provinciali, sentit i i
Comitati di gestione degli A.T.C. in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure
dirette alla tutela ed alla valorizzazione dell’ambiente.

2. Il proprietario o conduttore di un fondo che intenda vietare sullo stesso l’esercizio della attivita’
venatoria, deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico – venatorio, al
Presidente della Giunta Regionale, richiesta motivata che, ai sensi dell’art. 2 della legge 7 agosto 1990 n.
241, dalla stessa e’ esaminata entro 60 giorni; la richiesta e’ accolta se non ostacola l’attuazione della
pianificazione faunistico-venatoria di cui agli artt. 7 e 8. E’ altresi’ accolta, in casi da individuarsi
specificatamente con regolamento del Consiglio Regionale quando l’attivita’ venatoria sia in contrasto
con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonche’ di produzioni agricole condotte
con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo
ad attivita’ di rilevante interesse economico, sociale o ambientale.

3. Il divieto e’ reso noto mediante l’apposizione di tabelle, esenti da tasse, a cura del proprietario o
conduttore del fondo, le quali delimitano in maniera chiara e visibile il perimetro dell’area interessata.
Nei fondi sottratti alla gestione programmata della caccia e’ vietato a chiunque, compreso il proprietario
o conduttore, esercitare l’attivita’ venatoria fino al venir meno delle ragioni del divieto.

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4. L’esercizio venatorio e’ comunque vietato in forma vagante sui terreni in attualita’ di coltivazione. Si
considerano in attualita’ di coltivazione i terreni con coltivazioni erbacee da seme, i frutteti
specializzati, i vigneti e gli uliveti specializzati fino alla data del raccolto, i terreni coltivati a soia e a
riso, nonche’ mais per la produzione di seme fino alla data del raccolto.

L’esercizio venatorio in forma vagante e’, inoltre, vietato sui terreni in attualita’ di coltivazione
individuati dalla Giunta Regionale, sentito il settore decentrato competente per territorio, su richiesta
delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le
loro strutture regionali, in relazione all’esigenza di protezione di altre colture specializzate o intensive.

5. L’esercizio venatorio e’ vietato a chiunque nei fondi rustici chiusi da muro o da rete metallica o da
altra effettiva chiusura, di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o da specchi d’acqua perenni il
cui letto abbia profondita’ di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri. I fondi chiusi esistenti
alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli che si intendera’ successivamente istituire
devono essere notificati a cura del proprietario o del conduttore alla Giunta Regionale, precisando
l’estensione del fondo ed allegando planimetria catastale in scala 1:2000 con l’indicazione dei relativi
confini. I proprietari o conduttori dei fondi di cui al presente comma provvedono ad apporre a loro
carico adeguate tabellazioni esenti da tasse regionali.

6. La superficie dei fondi chiusi, di cui ai commi 2 e 5, entra a far parte della quota non superiore al 20
per cento del territorio agro – silvo – pastorale della Regione, utile all’esercizio venatorio destinato a
protezione della fauna selvatica di cui all’art. 6, comma 3.

Art. 26: AZIENDA AGRI – TURISTICO – VENATORIE

1. Entro i limiti percentuali del territorio agro- silvo – pastorale regionale utile alla caccia, la Giunta
Regionale, su richiesta degli interessati, sentito il parere della Commissione Consiliare competente e
dell’I.N.F.S., puo’ autorizzare l’istituzione di aziende agri – turistico – venatorie, ai fini di impresa
agricola, soggette a tassa regionale, nelle quali sono consentiti l’immissione e l’abbattimento per tutta la
stagione venatoria di fauna selvatica e di allevamento.

2. Le aziende agri-turistico-venatorie devono:

a) essere preferibilmente situate nei territori di scarso rilievo faunistico;

b) coincidere preferibilmente con il territorio di una o piu’ aziende agricole ricadenti in aree di
agricoltura svantaggiata, ovvero dismesse da interventi agricoli ai sensi del regolamento n. 1049/88/CEE
e successive modificazioni.

3. La domanda di concessione per la istituzione di aziende agri-turistico-venatorie e’ presentata dai
proprietari o conduttori dei fondi rustici interessati alla costituzione.

4. La Giunta Regionale disciplina le procedure e le prescrizioni per la gestione delle aziende di cui al
presente articolo.

5. L’esercizio dell’attivita’ venatoria nelle aziende di cui al comma 1 e’ consentito nel rispetto delle
norme della presente legge.

Art. 27: SPECIE CACCIABILI E PERIODI DI ATTIVITA’ VENATORIA

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1. Ai fini dell’esercizio venatorio e’ consentito abbattere esemplari di fauna selvatica appartenenti alle
seguenti specie e per i periodi sotto indicati:

a) specie cacciabili dal primo settembre al 31 dicembre: quaglia (Coturnix coturnix); tortora
(Streptopeia turtur); merlo (Turdus merula); passero (Passer italiae); passera mattugia (Passer
montanus); allodola (Alauda arvensis); starna (Perdix perdix); pernice rossa (Alectoris rufa); lepre
comune (Lepus europaeus); fagiano (Phasianus colchicus);

b) specie cacciablli dal primo settembre al 15 gennaio; volpe (Vulpes vulpes);

c) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio: storno (Sturnus vulgaris); cesena
(turdus pilaris); tordo bottaccio (Tuldis philomelos); tordo sassello (Turdus iliacus); germano reale (Anas
platyrhynchos); fologa (Fulica atra); gallinella d’acqua (Gallinula chloropus); alzavola (Anas crecca;
canapiglia (Anas strepera); porciglione (Rallus aquaticus); fischione (Anas penelope); codone (Ansa
acuta); marzaiola (Anas quequedula); mestolone (Ans cljpeata); moriglione (Aythya ferina); moretta
(Aythya fuligula); beccaccino (Gallinago gallinago), colombaccio (columba palumbus); frullino
(Lymnocryptes minimus); fringuello (Fringilla coelebs), peppola (Fringilla montifringilla); combattente
(Philomachus pugnax); beccaccia (Solopx risticola); taccola (corbus monedula); pavoncella (Vanellus
vanellus); pittima reale (Limosa limosa); cornicchia grigia (Corvus cornone cornix); ghiandaia (Garrulus
glandarius); gazza (Pica pica);

d) specie cacciabili dal primo ottobre al 30 novembre: coturnice (Alecstoris graeca); capriolo (capreolu
capreolus); cervo (Cervus elaphus; daino (Dama dama);

e) specie cacciabili dal primo ottobre al 31 dicembre o dal primo novembre al 31 genaio: cinghiale (Sus
scrofa).

2. La Regione fissa le giornate di caccia a tre settimanali a libera scelta del cacciatore.

Art. 28: CALENDARIO VENATORIO

1. Entro e non oltre il 15 giugno, la Giunta Regionale, sentiti l’Istituto nazionale per la fauna selvatica e
la Competente Commissione Consiliare, approva e pubblica il calendario ed il regolamento relativo
all’intera stagione venatoria.

2. Nel calendario venatorio regionale devono essere, in particolare, indicate:

a) le specie cacciabili e periodi di caccia;

b) le giornate di caccia;

c) il carniere giornaliero;

d) inizio e termine della giornata di caccia;

e) i periodi e le modalita’ per l’addestramento dei cani da caccia;

f) l’ uso dei cani;

g) disposizioni per le gare cinofile;

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h) indicazione per la caccia al cinghiale;

i) divieti e sanzioni.

3. Il numero delle giornate di caccia settimanali non puo’ essere superiore a tre, a scelta del cacciatore,
ad esclusione dei giorni di martedi’ e venerdi’ nei quali l’ esercizio dell’attivita’ venatoria e’ in ogni caso
sospeso.

4. La caccia e’ consentita da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. La caccia di selezione
agli ungulati e’ consentita fino ad un’ora dopo il tramonto.

5. La Giunta Regionale puo’ definire nel calendario venatorio l’ora legale di inizio della giornata
venatoria, per periodi mensili o quindicinali, indicando con la stessa cadenza periodica, l’ora legale di
termine.

Art. 29: CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA

1. La Giunta Regionale, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per
sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamita’,
puo’ vietare o ridurre per periodi prestibiliti la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui
all’art. 27.

2. Le Province, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi
sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle
produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche
nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma
mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’I.N.F.S.. Qualora venga verificata l’inefficacia dei
predetti metodi, la Giunta Regionale puo’ autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere
attuati dalle guardie venatorie dipendenti delle Province. Queste ultime possono avvalersi dei proprietari
o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi o di altre persone, purche’ tutti muniti di
licenza per l’esercizio venatorio, nonche’ delle guardie forestali e delle guardie comunali.

3. Nel caso che il controllo della fauna selvatica sia effettuato nei parchi naturali regionali e nelle
riserve naturali regionali per ricomporre squilibri ecologici, lo stesso deve essere attuato dal personale
dipendente del parco o da persone residenti nominativamente designate dall’Ente di gestione, munite di
licenza per l’esercizio venatorio.

4. La Giunta Regionale, per comprovate ragioni, di protezione dei fondi coltivati e degli allevamenti, da
forme inselvatichite di specie domestiche, puo’ autorizzare, su proposta delle oroganizzazioni
professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro strutture
regionali piani di abbattimento attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle Province con la
collaboraziore dei proprietari o conduttori dei fondi su cui si attuano i piani medesimi, tutti munite di
licenza per l’esercizio venatorio.

Art. 30: INTRODUZIONE DI FAUNA SELVATICA DALL’ESTERO

1. E’ vietato introdurre nel territorio della Regione Molise fauna selvatica viva proveniente dall’estero
senza la preventiva autorizzazione del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste su parere dell’I.N.F.S.

2. L’introduzione di selvaggina dall’estero e’ comunque regolamentata dall’art. 20 della legge 11

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febbraio 1992 n. 157.
Art. 31: DIVIETI

1. Oltre ai divieti contenuti nell’art. 21 comma 1 della legge 11 febbraio 1992 n. 157, nella Regione Molise
non e’ consentito:

a) esercitare la caccia da appostamento fisso a qualsiasi tipo di selvaggina con uso di richiami vivi;

b) la posta alla beccaccia e al beccaccino;

c) esercitare la caccia al colombaccio con colombi ammaestrati;

d) utilizzare civette per la caccia delle allodole;

e) esercitare la caccia sui terreni in attualita’ di coltivazione, nei frutteti ed in vigneti specializzati;

f) l’abbattimento di giovani nati di cinghiali con manto rigato;

g) bruciare sui campi le stoppie delle colture graminacee e leguminose nonche’ prati, erbepalustri ed
infestanti, anche nei terreni incolti in tutto il territorio della Regione dal 1 aprile al 20 settembre:
l’osservanza del periodo temporale predetto puo’ essere derogato, con espressa motivata richiesta del
Sindaco del Comune interessato, al Presidente della Provincia;

h) abbandonare e lasciare incustoditi i cani di ogni razza. I cani trovati a vagare sul territorio utile alla
caccia in tempo di divieto o sui territori comunque vincolati per fini faunistici e venatori, devono essere
catturati;

i) l’esercizio della caccia su terreno in tutto o in gran parte coperto di neve,ad eccezione della caccia ai
palmipedi e trampolieri lungo i corsi d’acqua perenne, limitatamente alle specie cacciabili e per i periodi
consentiti dalla legge.

Art. 32: RISARCIMENTO DANNI ALLE PRODUZIONI AGRICOLE

1. Per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola ed alle opere
approntate sui terreni coltivati e a pascolo dalla fauna selvatica, in particolare da quella protetta e
dall’attivita’ venatoria, e’ costituito in ogni provincia un fondo destinato alla prevenzione ed ai
risarcimenti.

2. In ciascuna Provincia, viene costituito dalla Giunta Provinciale un comitato composto dall’Assessore
Provinciale delegato alla materia, cinque rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole,
maggiormente rappresentative a livello nazionale e da cinque rappresentanti delle associazioni venatorie
riconosciute a livello nazionale, maggiormente rappresentative nella regione. Il Comitato ha sede presso
l’Amministrazione Provinciale e dura in carica fino alla scadenza del mandato del Consiglio Provinciale.
Svolge le funzioni di segretario un dipendente della Provincia, designato dall’Assessore Provinciale
competente per materia.

3. Il proprietario o il conduttore del fondo e’ tenuto a denunciare tempestivamente i danni al comitato
competente per territorio che procede entro 30 giorni alle relative verifiche anche mediante
sopralluoghi ed ispezioni e, nei 90 giorni successivi, alla liquidazione.

4. I danni arrecati dalle specie selvatiche possono essere risarciti anche mediante polizze assicurative

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stipulate dalle Province o dai Comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia.

5. Il risarcimento dei danni provocati nei centri privati di produzione della selvaggina, nelle aziende
faunistiche – venatorie ed agri – turistico – venatorie e nelle zone per l’addestramento cani e per gare
cinofile, fa carico ai rispettivi concessionari. Il risarcimento dei danni provocati negli ambiti territoriali
destinati alla caccia programmatica, e’ disposto dai Comitati di gestione.

Art. 33: ABILITAZIONE ALL’ESERCIZIO VENATORIO

1. In applicazione dell’art. 22 della legge n. 157/92, la licenza di porto di fucile per uso di caccia e’
rilasciata, secondo le leggi di pubblica sicurezza, a coloro che hanno superato l’abilitazione all’esercizio
venatorio sostenuto dinanzi all’apposita Commissione nominata dalla Regione in ciascun capoluogo di
provincia.

2. Presso le Amministrazioni Provinciali ha sede la Commissione di cui al precedente comma.

Gli esami devono vertere sulle seguenti nozioni:

a) Legislazione venatoria e in particolare: -Concetto di fauna selvatica; specie cacciabili e periodi caccia:
differenza fra selvaggina Stanziale e Migratoria: concetto di esercizio venatorio: tempi e forme di
caccia consentiti: limitazioni all’esercizio venatorio rispetto ai luoghi ed alle modalita': calendario
venatorio e concetto di caccia programmata. Nozioni sulla licenza di caccia (rilascio, validita’, rinnovo,
assicurazione per responsabilita’ civile, tesserino venatorio regionale). Zone di ripopolamento e cattura;
oasi di protezione ed ambiti territoriali di caccia. Addestramento ed utilizzazione dei cani; organi
preposti alla gestione della caccia; agenti di vigilanza e loro poteri; sanzioni e procedure;

b) Zoologia applicata alla caccia con prove pratiche di riconoscimento delle specie cacciabili: -Concetti
fondamentali di equilibrio della natura; rapporto fra fauna selvatica ed ambiente naturale; conoscenza
delle varie specie di fauna selvatica omeoterma con particolare riferimento alle specie cacciabili ed a
quelle protette;

c) Armi e munizioni da caccia: -Nozioni generali e particolari sui vari tipi di armi e munizioni da caccia;
custodia, manutenzione, controllo, trasporto e conservazione delle armi e munizioni; uso corretto delle
armi durante l’attivita’ venatoria, gittata delle armi impiegate a distanza di sicurezza da osservare per
la prevenzione degli infortuni;

d) Tutela della natura e principi di salvaguardia delle colture agricole: -Rapporto tra agricoltura ed
attivita’ venatoria Rispetto degli ambienti naturali e ripristino dell’habitat per lo sviluppo e l’incremento
della fauna selvatica. Conoscenza delle norme che impediscono o limitano l’esercizio venatorio per il
rispetto e la salvaguardia delle colture agricole;

e) Norme di pronto soccorso.

3. La Commissione sara’ cosi’ composta in base alle materie di cui al comma 1: a) da numero cinque
esperti delle materie di cui innanzi; b) da numero cinque supplenti; c) da funzionario del Settore caccia
della Provincia, con funzioni di segretario, designato dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale.

I componenti della Commissione restano in carica tre anni. I commissari effettivi eleggono tra di loro un
Presidente. In caso di assenza del Presidente, ne assume le funzioni il commissario piu’ anziano in eta’.

4. L’abilitazione e’ concessa se il giudizio e’ favorevole per tutte e cinque le materie elencate al comma

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3 e la commissione valuta la preparazione del candidato con un giudizio di idoneita’ o di inidoneita'; in
caso di idoneita’ il Presidente della commissione rilascia il relativo attestato.

5. Coloro i quali siano stati giudicati inidonei, non possono sostenere la prova d’esame prima che siano
trascorsi 3 mesi.

6. Gli esami sulle precisate materie si svolgono mediante una prova scritta a quiz ed una prova orale.

7. L’abilitazione venatoria e’ necessaria sia per il rilascio della prima licenza di porto d’armi per uso di
caccia che per il rinnovo della stessa in caso di revoca.

8. Nei dodici mesi successivi al rilascio della prima licenza, il cacciatore puo’ praticare l’esercizio
venatorio solo se accompagnato da cacciatore in possesso di licenza rilasciata da almeno tre anni, che
non abbia commesso violazioni alle norme vigenti in materia comportanti la sospensione o la revoca del la
licenza.

9. Per essere ammesso a sostenere l’esame di abilitazione, il candidato deve presentare domanda in
carta legale diretta al Presidente della Commissione presso la provincia di residenza, allegando il
certificato medico di idoneita’ fisica all’esercizio venatorio rilasciato in conformita’ alle vigenti
disposizioni di legge ed il certificato di residenza.

10. Le norme di cui al presente articolo si applicano anche per l’esercizio della caccia mediante l’uso
dell’arco e del falco.

11. Ai componenti della Commissione spettano le indennita e rimborsi di cui alla legge regionale 1 marzo
1983 n. 7. Allegato A. e successive modificazioni.

Art. 34: TASSE DI CONCESSIONE REGIONALE

1. La Regione, per conseguire i mezzi finanziari necessari per realizzare i fini previsti dalla presente
legge e della legge 11 febbraio 1992 n. 157, istituisce ai sensi dell’art. 3 della legge 16 maggio 1970 n.
281, la tassa di concessione regionale per il rilascio dell’abilitazione all’ esercizio venatorio nella misura
pari al 50% della tassa erariale di cui al n. 26, sottonumero 1) della tariffa annessa al decreto del
Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 641 e successive modificazioni.

2. La tassa di cui al comma 1 e’ soggetta al rinnovo annuale e non e’ dovuto qualora durante l’anno il
cacciatore non eserciti l’attivita’ venatoria o l’eserciti esclusivamente all’estero.

3. La tassa regionale deve essere rimborsata nel caso di diniego della licenza di porto di fucile per uso di
caccia ed in caso di rinuncia all’assegnazione dell ‘ambito territoriale di caccia.

4. Sono inoltre soggetti a tasse annuali di concessione regionale:

a) gli appostamenti fissi;

b) i centri privati di produzione della selvaggina, allo stato naturale;

c) le aziende faunistiche venatorie, in relazione alle quali, quando non sussistano fini di lucro e’ ridotta
ad 1/4;

d) le aziende agri – turistico – venatorie.

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5. I proventi della tassa di cui al primo comma sono utilizzati, per le finalita’ di cui all’art. 23 comma 4
della legge 157/92.

Art. 35: VIGILANZA VENATORIA

1. La vigilanza sull’applicazione della presente legge e’ affidata alle Province. Gli agenti di vigilanza delle
Province, ferme restando le competenze tecniche per la conservazione e gestione della fauna selvatica,
rivestono qualifica di agente di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza ai sensi delle disposizioni
legislative vigenti. Essi possono portare durante il servizio e per i compiti di istituto le armi da caccia,
nonche’ le armi con proiettili a narcotico. Le armi di cui sopra sono portate e detenute in conformita ‘ al
regolamento di cui all’art. 5, comma 5 della legge 7 marzo 1986 n. 65.

2. Gli agenti di vigilanza delle Province esercitano la loro attivita’ nell’ambito territoriale dell’ente di
appartenenza e nei luoghi nei quali sono comandati a prestare servizio; portano senza licenza le armi di
cui sono dotati nei luoghi predetti ed in quelli attraversati per raggiungerli e per farvi ritorno.

3. Gli agenti di vigilanza della Provincia possono redigere i verbali di contestazione delle violazioni e degli
illeciti amministrativi previsti dalla presente legge e gli altri atti indicati dall’art. 36 anche fuori
dall’orario di servizio.

4. Concorrono alla vigilanza, le guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protez ione
ambientale presenti nel comitato tecnico faunistico – venatorio nazionale, nonche’ quelle delle
associazioni di protezione ambientali, riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, alle quali sia riconosciuta
la qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con
regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

5. La vigilanza di cui al comma 1 e’, altresi’, affidata agli ufficiali, sotto ufficiali e guardie del Corpo
Forestale dello Stato, alle guardie addette a parchi naturali, nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti
di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri, alle guardie private
riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e alle guardie ecologiche e zoofile
riconosciute da legge regionale.

6. Il riconoscimento della qualifica di guardia venatoria volontaria di cui al comma 4 e’ subordinato alla
frequenza di corsi di preparazione organizzati dalle Province ed al conseguimento di un attestato di
idoneita’, previo esame dinanzi alla commissione di cui al precedente art. 33.

7. A tutti gli agenti di vigilanza e’ vietata la caccia durante l’esercizio delle loro funzioni.

8. Agli agenti di cui ai commi 1, 4 e 5 con compiti dl vigilanza sull’esercizio venatorio e’ vietata la caccia
nell’ ambito del territorio in cui esercitano le funzioni.

9. Le Province organizzano corsi di preparazione e di aggiornamento delle guardie per lo svolgimento
delle funzioni di vigilanza sull’esercizio venatorio, sulla tutela dell’ambiente e della fauna selvatica e
sulla salvaguardia delle produziuni agricole.

10. A detti corsi possono partecipare, su richiesta delle rispettive organizzazioni di appartenenza, gli
aspiranti <<guardie venatorie volontarie>> delle associazioni venatorie, agricole e di protezione
ambientale riconosciute a livello nazionale. Ai cittadini in possesso della qualifica di guardia venatoria
alla data di entrata in vigore della presente legge non e’ richiesto l’attestato di cui al comma 6.

11. Le Province coordinano l’attivita’ di vigilanza delle guardie volontarie delle associazioni venatorie,

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agricole e di protezione ambientale.

Art. 36: POTERI E COMPITI DEGLI AGENTI DI VIGILANZA VENATORIA

1. I soggetti preposti alla vigilanza venatoria, ai sensi dell’art. 35, possono chiedere a qualsiasi persona
trovata in possesso di armi o arnesi atti alla caccia, in esercizio o attitudine di caccia la esibizione della
licenza di porto di fucile per uso di caccia, del tesserino, del contrassegno della polizza di assicurazione
nonche’ della fauna selvatica abbattuta o catturata.

2. Nei casi previsti dall’art. 30 della legge 157/92, gli agenti che esercitano funzioni di polizia
giudiziaria procedono al sequestro delle armi, della fauna selvatica e dei mezzi di caccia, con esclusione
del cane e dei richiami vivi autorizzati. In caso di condanna per le ipotesi di cui al medesimo articolo 30,
comma 1, lettere a), b), d) ed e), le armi ed i suddetti mezzi sono in ogni caso confiscati.

3. Quando e’ sequestrata fauna selvatica, viva o morta, gli ufficiali o agenti la consegnano alla Provincia
competente la quale, nel caso di fauna viva, provvede a liberarla in localita’ adatta ovvero, qualora non
risulti liberabile, a consegnarla ad un organismo in grado di provvedere alla sua riabilitazione e cura ed
alla successiva reintroduzione nel suo ambientale naturale; in caso di fauna viva sequestrata in campagna,
e che risulti liberabile, la liberazione e’ effettuata sul posto dagli agenti accertatori.

Nel caso di fauna morta, la Provincia provvede alla sua vendita tenendo la somma ricavata a disposizione
della persona cui e’ contestata l’infrazione ove si accerti successivamente che l’illecito non sussiste;
nell’ipotesi di illecito riconosciuto, l’importo relativo deve essere versato su un conto corrente intestato
alla Provincia per essere destinato a finalita’ faunistiche – venatorie.

4. Della consegna o della liberazione di cui al comma 3, gli ufficiali o agenti danno atto in apposito
verbale nel quale sono descritte le specie e le condizioni degli esemplari sequestrati, e quant’altro possa
avere rilievo ai fini penali.

5. Gli organi di vigilanza che non esercitano funzioni di polizia giudiziaria, i quali accertino, anche a
seguito di denuncia, violazioni delle disposizioni sull’attivita’ venatoria, redigono verbali, conformi alla
legislazione vigente, nei quali devono essere specificate tutte le circostanze del fatto e le eventuali
osservazioni del contravventore, e li trasmettono all’ente da cui dipendono ed alla Provincia competente
ai sensi delle disposizioni vigenti.

6. Gli agenti venatori dipendenti degli Enti locali che abbiano prestato servizio sostitutivo ai sensi della
legge 15 dicembre 1972, n. 772, e successive modifiche ed integrazioni, non sono ammessi all’esercizio
di funzioni di pubblica sicurezza, fatto salvo il divieto di cui all’art. 9 della medesima legge.

Art. 37: SANZIONI PENALI

1. Per le violazioni delle disposizioni contenute nella legge, 11 febbraio 1992 n. 157 e nella presente legge,
si applicano integralmente le sanzioni penali previste nell’art. 30 della legge 157/92.

Art. 38: SANZIONI AMMINISTRATIVE

1. Per le violazioni delle disposizioni contenute nella legge 11 febbraio 1992 n. 157 e nella presente legge,
salvo che il fatto sia previsto come reato, si applicano integralmente le sanzioni amministrative previste
nell’art. 31 della legge 157/92.

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2. Sono inoltre previste le seguenti sanzioni:

a ) L. 5.000 per ogni bossolo non raccolto di proprie cartucce usate;

b) da L. 50.000 a L. 150.000 per ogni cane lasciato incustodito o in allenamento od addestramento in
periodi o su territori non consentiti. Se la violazione viene nuovamente commessa la sanzione e’
raddoppiata;

c) da L. 300.000 a L. 1.200.000 per chi viola le disposizioni di cui all’art. 31, lettera g), della presente
legge;

d) L. 50.000 per ogni tabella abusiva o poste in difformita’ o in contrasto con le disposizioni della
presente legge o della legge 157/92;

e ) da L. 200.000 a L. 1.200.000 per la violazione di cui all’art. 33, ottavo comma, della presente legge.

Art. 39: SOSPENSIONE, REVOCA E DIVIETO DI RILASCIO DELLE LICENZE DI PORTO DI
FUCILE PER USO CACClA CHIUSURA O SOSPENSIONE DELL’ESERCIZIO

1. Oltre alle sanzioni penali previste nell’art.30 della legge 11 febbraio 1992 n. 157, nei confronti di chi
riporta sentenza di condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo per una delle
violazioni di cui al comma 1 dello stesso articolo, l’Autorita’ amministrativa dispone:

a) la sospensione della licenza di porto di fucile per un periodo da uno a tre anni nei casi previsti dall’art.
30 della legge 157/92 comma 1 lettere a), b), d) ed i) nonche’ di quelle delle lettere f), g) ed h)
limitatamente all’ipotesi di recidiva di cui all’art. 99, secondo comma n. 1 del Codice Penale;

b) la revoca della licenza di porto di fucile per uso di caccia ed il divieto di rilascio per un periodo di
dieci anni nei casi previsti dall’art. 30 della legge 157/92 comma 1 lettere c) ed e), nonche’ per i fatti
delle lettere d) ed i), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all’art. 99 secondo comma n. 1 del
Codice Penale;

c) l’esclusione definitiva della concessione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, nei casi
previsti dal predetto art. 30, comma 1, lettere a), b), c), ed e), limitatamente alle ipotesi di recid iva di
cui all’art. 99, secondo comma 1 n.1 del Codice Penale;

d) la chiusura dell’esercizio o la sospensione del relativo provvedimento autorizzatorio per un periodo di
un mese, nel caso previsto dal predetto all’art. 30 comma 1, lettera l), nell’ipotesi di recidiva di cui all’
art. 99, secondo comma, n. 1 del Codice Penale, la chiusura o la sospensione e’ disposta per un periodo da
due a quattro mesi.

2. I provvedimenti indicati nel comma 1, sono adottati dal questore della Provincia del luogo di residenza
del contravventore, a seguito della comunicazione del competente ufficio giudiziario, quando e’
effettuata oblazione ovvero quando diviene definitivo il provvedimento di condanna.

3. Se l’oblazione non e’ ammessa, o non effettuata nei 30 giorni successivi all’accertamento, l’organo
accertatore da’ notizia delle contestazioni effettuate a norma dell’ art. 30 legge 157/92 comma 1,
lettere a), b), c), d) ed i), al questore il quale puo’ disporre la sospensione cautelare ed il ritiro
temporaneo della licenza a norma delle leggi di pubblica sicurezza.

4. Oltre alle sanzioni amministrative, si applica il provvedimento di sospensione per un anno della licenza

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di porto di fucile per uso di caccia nei casi indicati dall’ art. 31 legge 157/92 comma 1, lettera a),
nonche’, laddove la violazione sia nuovamente commessa, nei casi indicati alle lettere b), d), f) e g), del
medesimo comma. Se la violazione di cui alla citata lettera a) e’ nuovamente commessa, la sospensione e’
disposta per un periodo di tre anni.

5. Il provvedimento di sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia di cui al comma 4 e’
adottato dal questore della Provincia del luogo di residenza di chi ha commesso l’infrazione, previa
comunicazione, da parte della Provincia competente, che e’ stato effettuato il pagamento in misura
ridotta della sanzione pecuniaria o che non e’ stata proposta opposizione avverso l’ordinanza, ingiunzione
ovvero che e’ stato definito il relativo giudizio.

6. L’ organo accertatore da’ notizia delle contestazioni effettuate a norma del comma 4 al questore, il
quale puo’ valutare il fatto ai fini della sospensione e del ritiro temporaneo della licenza a norma delle
leggi di pubblica sicurezza.

Art. 40: RAPPORTI SULL’ATTIVITA’ DI VIGILANZA

1. Nell’esercizio delle funzicni amministrative di cui all’art. 3, la Giunta Regionale entro il mese di maggio
di ciascun anno trasmette al Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste un rapporto informativo nel quale,
sulla base di dettagliate relazioni fornite dalle Provincie, e riportato lo stato dei servizi preposti alla
vigilanza, il numero degli accertamenti effettuati in relazione alle singole fattispecie di illecito e un
prospetto riepilogativo delle sanzioni amministrative e delle misure accessorie applicate. A tale fine il
questore di ciascun Provincia comunica alla Giunta Regionale, entro il mese di aprile di ciascun anno, i dati
numerici inerenti alle misure accessorie applicate nell’anno precedente.

Art. 41: UTILIZZAZIONE DEI PROVENTI REGIONALI

1. A decorrere dall’anno finanziario successivo a quello dell’entrata in vigore della presente legge, le
entrate derivanti dal gettito delle tasse sulle concessioni regionali per l’esercizio venatorio, per
appostamenti fissi, per aziende faunistico – venatorie, per aziende agrituristiche – venatorie, per centri
privati di produzione di selvaggina e le somme riscosse quale provento delle sanzioni amministrative, sono
utilizzate dalla Regione per realizzare i fini della presente legge.

2. La Regione determina annualmente, con legge di approvazione del bilancio ed in misura non inferiore ai
proventi delle tasse di concessione regionale e delle sanzioni amministrative previste nel comma
precedente le risorse complessivamente destinate agli interventi seguenti:

a) nella misura del 70% a favore delle Province per la realizzazione del Piano faunistico-venatorio,
ripopolamento di selvaggina e miglioramento ambientale, di cui gli articoli 10 e 11;

b) nella misura del 5% a favore delle Province per il finanziamento dei fondi;

c) nella misura del 10% a favore delle Province per i contributi ai proprietari o conduttori per l’utilizzo
dei terreni agricoli inclusi nel piano faunistico-venatorio;

d) nella misura del 5% a favore delle Province per l’esercizio delle funzioni delegate;

e) nella misura del 2% a favore delle Province per corsi di preparazione e di aggiornamento per agenti di
vigilanza sulla caccia, guardie giurate volontarie ed aspiranti guardie volontarie;

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f) nella misura massima dell’8% a favore delle Province per la gestione delle zone di ripopolamento e
cattura.

3. Le Amministrazioni Provinciali presentano annualmente entro il 30 giugno, insieme alle proposte
programmatiche, la relazione sull’attivita’ svolta e sulla utilizzazione fatta delle assegnazioni ricevute
nell’anno precedente con l’indicazione dei relativi provvedimenti di bilancio nonche’ il rendiconto de lle
spese effettuate nell’ anno precedente nell’esercizio delle funzioni ad esse delegate in materia
faunistico – venatoria.

4. Le Amministrazioni Provinciali utilizzano le assegnazioni disposte dal presente articolo, nonche’ le
entrate di cui al precedente art. 20 con l’osservanza delle destinazioni programmate.

Art. 42: NORMA FINANZIARIA

1. Nello stato di previsione dell’entrata del bilancio regionale vengono istituiti due appositi capitoli con le
seguenti denominazioni:

a) <<Proventi delle tasse di concessione regionale per l’esercizio venatorio>>;

b) << Proventi delle tasse di concessione regionale per aziende faunistico – venatorie, per aziende agri –
turistico – venatorie e per centri privati di produzione della fauna selvatica allo stato naturale ed
appostamenti fissi;

c) <<Proventi delle sanzioni amministrative per violazioni in materia di caccia e di concessioni>>.

2. Per ciascun anno finanziario successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, con la legge
di approvazione del bilancio vengono iscritti stanziamenti nei seguenti capitoli di previsione della spesa:

a) << Spese per la stampa del Calendario e regolamento venatorio e dei tesserini per la caccia
programmata >> articoli 16 e 28;

b) << Spese per la realizzazione del piano faunistico – venatorio, per ripopolamento di selvaggina e
miglioramento ambientale >> articoli 11 e 12;

c) <<Spese per il fondo risarcimento danni alle produzioni agricole prodotti dalla fauna selvatica e
dall’attivita’ venatoria articolo 32;

d) <<Spese per contributi ai proprietari o conduttori per l’utilizzo di terreni agricoli >> – art. 25;

e) <<Spese per funzioni amministrazione delegate>> art. 3;

f) <<Spese per i corsi di preparazione e aggiornamento per agenti di vigilanza sulla caccia, guardie
giurate volontarie >> – art. 35.

3. I singoli stanziamenti annuali dei capitoli vengono stabiliti, nel rispetto delle norme di cui alla
presente legge, con legge di approvazione del bilancio regionale.

Art. 43: DISPOSIZIONI FINALI

1. Il Consiglio Regionale approva i regolamenti attuativi della presente legge.

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2. Al termine dell’annata venatoria 1994/95 la Giunta Regionale trasmette al Ministero dell’Agricoltura
e Foreste ed al Ministero dell’Ambiente una relazione sull’attuazione della legge 11 febbraio 1992 n.
157.

3. Per tutto quanto non previsto dalla seguente legge, si applicano le norme contenute nella legge 11
febbraio 1992 n. 157.

4. Sono abrogate le leggi regionali 27 luglio 1979 n. 20 e 6 giugno 1988 n. 14.

Art. 44: NORME TRANSITORIE

1. Nelle more di applicazione della presente legge, l’attuale ordinamento, resta in vigore per la stagione
venatoria 1993, previo decreto del Presidente della Giunta Regionale.

Art. 45: DICHIARAZIONE D’URGENZA

1. La presente legge e’ dichiarata urgente ai sensi dell’ art. 127 della Costituzione e dell’art.38 de llo
Statuto Regionale ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino
Ufficiale della Regione.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

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Legge 11 febbraio 1992 n.157 (legge sulla caccia)

Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
Legge 11 febbraio 1992 n.157 (legge sulla caccia)
Pubblicazione: Gazzetta Ufficiale n. 46 del 25-2-1992 – Suppl. Ordinario n. 41
Entrata in vigore della legge: 11/3/1992
Note:
1- Il D.L. 8 giugno 1992, n. 306 (in G.U. 8/6/1992 n. 133), convertito con L. 7 agosto 1992, n. 356 (G.U. 15/9/1992, n. 217) aveva disposto l’abrogazione dell’art. 37, secondo comma.
2 – Il D.L. 23 ottobre 1996, n. 542 (in G.U. 23/10/1996 n. 249), nel testo introdotto dalla legge di conversione 23 dicembre 1996, n. 649, (in G.U. 23/12/1996 n. 300), ha disposto (con l’art. 11-bis) la modifica degli artt. 15, 21 e 36.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato:
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge:
Art. 1.

(Fauna selvatica)

1. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.

2. L’esercizio dell’attività venatoria è consentito purchè non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole.

3. Le regioni a statuto ordinario provvedono ad emanare norme relative alla gestione ed alla tutela di tutte le specie della fauna selvatica in conformità alla presente legge, alle convenzioni internazionali ed alle direttive comunitarie. Le regioni a statuto speciale e le province autonome provvedono in base alle competenze esclusive nei limiti stabiliti dai rispettivi statuti. Le province attuano la disciplina regionale ai sensi dell’articolo 14, comma 1, lettera f), della legge 8 giugno 1990, n. 142.

4. Le direttive 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979, 85/411/CEE della Commissione del 25 luglio 1985 e 91/244/CEE della Commissione del 6 marzo 1991, con i relativi allegati, concernenti la conservazione degli uccelli selvatici, sono integralmente recepite ed attuate nei modi e nei termini previsti dalla presente legge la quale costituisce inoltre attuazione della Convenzione di Parigi del 18 ottobre 1950, resa esecutiva con legge 24 novembre 1978, n. 812, e della Convenzione di Berna del 19 settembre 1979, resa esecutiva con legge 5 agosto 1981, n. 503.

5. Le regioni e le province autonome in attuazione delle citate direttive 70/409/CEE, 85/411/CEE e 91/244/CEE provvedono ad istituire lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, segnalate dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica di cui all’articolo 7 entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, zone di protezione finalizzate al mantenimento ed alla sistemazione, conforme alle esigenze ecologiche, degli habitat interni a tali zone e ad esse limitrofi; provvedono al ripristino dei biotopi distrutti e alla creazione di biotopi. Tali attività concernono particolarmente e prioritariamente le specie di cui all’elenco allegato alla citata direttiva 79/409/CEE, come sostituito dalle citate direttive 85/411/CEE e 91/244/CEE. In caso di inerzia delle regioni e delle province autonome per un anno dopo la segnalazione da parte dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, provvedono con controllo sostitutivo, d’intesa, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste e il Ministro dell’ambiente.

6. Le regioni e le province autonome trasmettono annualmente al Ministro dell’agricoltura e delle foreste e al Ministro dell’ambiente una relazione sulle misure adottate ai sensi del comma 5 e sui loro effetti rilevabili.

7. Ai sensi dell’articolo 2 della legge 9 marzo 1989, n. 86, il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, di concerto con il Ministro dell’agricoltura e delle foreste e con il Ministro dell’ambiente, verifica, con la collaborazione delle regioni e delle province autonome e sentiti il Comitato tecnico faunistico- venatorio nazionale di cui all’articolo 8 e l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, lo stato di conformità della presente legge e delle leggi regionali e provinciali in materia agli atti emanati dalle istituzioni delle Comunità europee volti alla conservazione della fauna selvatica.

Art. 2.

(Oggetto della tutela)

1. Fanno parte della fauna selvatica oggetto della tutela della presente legge le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale. Sono particolarmente protette, anche sotto il profilo sanzionatorio, le seguenti specie:

a) mammiferi: lupo (Canis lupus), sciacallo dorato (Canis aureus), orso (Ursus arctos), martora (Martes martes), puzzola (Mustela putorius), lontra (Lutra lutra), gatto selvatico (Felis sylvestris), lince (Lynx lynx), foca monaca (Monachus monachus), tutte le specie di cetacei (Cetacea), cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus), camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica);

b) uccelli: marangone minore (Phalacrocorax pigmeus), marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), tutte le specie di pellicani (Pelecanidae), tarabuso (Botaurus stellaris), tutte le specie di cicogne (Ciconiidae), spatola (Platalea leucorodia), mignattaio (Plegadis falcinellus), fenicottero (Phoenicopterus ruber), cigno re- ale (Cygnus olor), cigno selvatico (Cygnus cygnus), volpoca (Tadorna tadorna), fistione turco (Netta rufina), gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala), tutte le specie di rapaci diurni (Accipitriformes e falconiformes), pollo sultano (Porphyrio porphyrio), otarda (Otis tarda), gallina prataiola (Tetrax tetrax), gru (Grus grus), piviere tortolino (Eudromias morinellus), avocetta (Recurvirostra avosetta), cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), occhione (Burhinus oedicnemus), pernice di mare (Glareola pratincola), gabbiano corso (Larus audouinii), gabbiano corallino (Larus melanocephalus), gabbiano roseo (Larus genei), sterna zampenere (Gelochelidon nilotica), sterna maggiore (Sterna caspia), tutte le specie di rapaci notturni (Strigiformes), ghiandaia marina (Coracias garrulus), tutte le specie di picchi (Picidae), gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax);

c) tutte le altre specie che direttive comunitarie o convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri indicano come minacciate di estinzione.

2. Le norme della presente legge non si applicano alle talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti, alle arvicole.

3. Il controllo del livello di popolazione degli uccelli negli aeroporti, ai fini della sicurezza aerea, è affidato al Ministro dei trasporti.

Art. 3.

(Divieto di uccellagione)

1. E’ vietata in tutto il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, nonchè il prelievo di uova, nidi e piccoli nati.

Art. 4.

(Cattura temporanea e inanellamento)

1. Le regioni, su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, possono autorizzare esclusivamente gli istituti scientifici delle università e del Consiglio nazionale delle ricerche e i musei di storia naturale ad effettuare, a scopo di stu- dio e ricerca scientifica, la cattura e l’utilizzazione di mammiferi ed uccelli, nonchè il prelievo di uova, nidi e piccoli nati.

2. L’attività di cattura temporanea per l’inanellamento degli uccelli a scopo scientifico è organizzata e coordinata sull’intero territorio nazionale dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica;

tale attività funge da schema nazionale di inanellamento in seno all’Unione europea per l’inanellamento (EURING). L’attività di inanellamento puo’ essere svolta esclusivamente da titolari di specifica autorizzazione, rilasciata dalle regioni su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica; l’espressione di tale parere è subordinata alla partecipazione a specifici corsi di istruzione, organizzati dallo stesso Istituto, ed al superamento del relativo esame finale.

3. L’attività di cattura per l’inanellamento e per la cessione a fini di richiamo puo’ essere svolta esclusivamente da impianti della cui autorizzazione siano titolari le province e che siano gestiti da personale qualificato e valutato idoneo dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica. L’autorizzazione alla gestione di tali impianti è concessa dalle regioni su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, il quale svolge altresì compiti di controllo e di certificazione dell’attività svolta dagli impianti stessi e ne determina il periodo di attività.

4. La cattura per la cessione a fini di richiamo è consentita solo per esemplari appartenenti alle seguenti specie: allodola; cesena;

tordo sassello; tordo bottaccio; storno; merlo; passero; passera mattugia; pavoncella e colombaccio. Gli esemplari appartenenti ad altre specie eventualmente catturati devono essere inanellati ed immediatamente liberati.

5. E’ fatto obbligo a chiunque abbatte, cattura o rinviene uccelli inanellati di darne notizia all’Istituto nazionale per la fauna selvatica o al comune nel cui territorio è avvenuto il fatto, il quale provvede ad informare il predetto Istituto.

6. Le regioni emanano norme in ordine al soccorso, alla detenzione temporanea e alla successiva liberazione di fauna selvatica in difficoltà.

Art. 5.

(Esercizio venatorio da appostamento fisso e richiami vivi)

1. Le regioni, su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, emanano norme per regolamentare l’allevamento, la vendita e la detenzione di uccelli allevati appartenenti alle specie cacciabili, nonchè il loro uso in funzione di richiami.

2. Le regioni emanano altresì norme relative alla costituzione e gestione del patrimonio di richiami vivi di cattura appartenenti alle specie di cui all’articolo 4, comma 4, consentendo, ad ogni cacciatore che eserciti l’attività venatoria ai sensi dell’articolo 12, comma 5, lettera b), la detenzione di un numero massimo di dieci unità per ogni specie, fino ad un massimo complessivo di quaranta unità. Per i cacciatori che esercitano l’attività venatoria da appostamento temporaneo con richiami vivi, il patrimonio di cui sopra non potrà superare il numero massimo complessivo di dieci unità.

3. Le regioni emanano norme per l’autorizzazione degli appostamenti fissi, che le province rilasciano in numero non superiore a quello rilasciato nell’annata venatoria 1989-1990.

4. L’autorizzazione di cui al comma 3 puo’ essere richiesta da coloro che ne erano in possesso nell’annata venatoria 1989-1990. Ove si realizzi una possibile capienza, l’autorizzazione puo’ essere richiesta dagli ultrasessantenni nel rispetto delle priorità defi- nite dalle norme regionali.

5. Non sono considerati fissi ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 12, comma 5, gli appostamenti per la caccia agli ungulati e ai colombacci e gli appostamenti di cui all’articolo 14, comma 12.

6. L’accesso con armi proprie all’appostamento fisso con l’uso di richiami vivi è consentito unicamente a coloro che hanno optato per la forma di caccia di cui all’articolo 12, comma 5, lettera b). Oltre al titolare, possono accedere all’appostamento fisso le persone autorizzate dal titolare medesimo.

7. E’ vietato l’uso di richiami che non siano identificabili mediante anello inamovibile, numerato secondo le norme regionali che disciplinano anche la procedura in materia.

8. La sostituzione di un richiamo puo’ avvenire soltanto dietro presentazione all’ente competente del richiamo morto da sostituire.

9. E’ vietata la vendita di uccelli di cattura utilizzabili come richiami vivi per l’attività venatoria.

Art. 6.

(Tassidermia)

1. Le regioni, sulla base di apposito regolamento, disciplinano l’attività di tassidermia ed imbalsamazione e la detenzione o il possesso di preparazioni tassidermiche e trofei.

2. I tassidermisti autorizzati devono segnalare all’autorità competente le richieste di impagliare o imbalsamare spoglie di specie protette o comunque non cacciabili ovvero le richieste relative a spoglie di specie cacciabili avanzate in periodi diversi da quelli previsti nel calendario venatorio per la caccia della specie in questione.

3. L’inadempienza alle disposizioni di cui al comma 2 comporta la revoca dell’autorizzazione a svolgere l’attività di tassidermista, oltre alle sanzioni previste per chi detiene illecitamente esemplari di specie protette o per chi cattura esemplari cacciabili al di fuori dei periodi fissati nel calendario venatorio.

4. Le regioni provvedono ad emanare, non oltre un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, un regolamento atto a disciplinare l’attività di tassidermia ed imbalsamazione di cui al comma 1.

Art. 7.

(Istituto nazionale per la fauna selvatica)

1. L’Istituto nazionale di biologia della selvaggina di cui all’articolo 35 della legge 27 dicembre 1977, n. 968, dalla data di entrata in vigore della presente legge assume la denominazione di Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS) ed opera quale organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza per lo Stato, le regioni e le province.

2. L’Istituto nazionale per la fauna selvatica, con sede centrale in Ozzano dell’Emilia (Bologna), è sottoposto alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Presidente del Consiglio dei ministri, di intesa con le regioni, definisce nelle norme regolamentari dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica l’istituzione di unità operative tecniche consultive decentrate che forniscono alle regioni supporto per la predisposizione dei piani regionali.

3. L’Istituto nazionale per la fauna selvatica ha il compito di censire il patrimonio ambientale costituito dalla fauna selvatica, di studiarne lo stato, l’evoluzione ed i rapporti con le altre componenti ambientali, di elaborare progetti di intervento ricostitutivo o migliorativo sia delle comunità animali sia degli ambienti al fine della riqualificazione faunistica del territorio nazionale, di effettuare e di coordinare l’attività di inanellamento a scopo scientifico sull’intero territorio italiano, di collaborare con gli organismi stranieri ed in particolare con quelli dei Paesi della Comunità economica europea aventi analoghi compiti e finalità, di collaborare con le università e gli altri organismi di ricerca nazionali, di controllare e valutare gli interventi faunistici operati dalle regioni e dalle province autonome, di esprimere i pareri tecnico-scientifici richiesti dallo Stato, dalle regioni e dalle province autonome.

4. Presso l’Istituto nazionale per la fauna selvatica sono istituiti una scuola di specializzazione post-universitaria sulla biologia e la conservazione della fauna selvatica e corsi di preparazione professionale per la gestione della fauna selvatica per tecnici diplomati. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge una commissione istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, composta da un rappresentante del Ministro dell’agricoltura e delle foreste, da un rappresentante del Ministro dell’ambiente, da un rappresentante del Ministro della sanità e dal direttore generale dell’Istituto nazionale di biologia della selvaggina in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, provvede ad adeguare lo statuto e la pianta organica dell’Istituto ai nuovi compiti previsti dal presente articolo e li sottopone al Presidente del Consiglio dei ministri, che li approva con proprio decreto.

5. Per l’attuazione dei propri fini istituzionali, l’Istituto nazionale per la fauna selvatica provvede direttamente alle attività di cui all’articolo 4.

6. L’Istituto nazionale per la fauna selvatica è rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato nei giudizi attivi e passivi avanti l’autorità giudiziaria, i collegi arbitrali, le giurisdizioni amministrative e speciali.

Art. 8.

(Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale)

1. Presso il Ministero dell’agricoltura e delle foreste è istituito il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale (CTFVN) composto da tre rappresentanti nominati dal Ministro dell’agricoltura e delle foreste, da tre rappresentanti nominati dal Ministro dell’ambiente, da tre rappresentanti delle regioni nominati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da tre rappresentanti delle province nominati dall’Unione delle province d’Italia, dal direttore dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, da un rappresentante per ogni associazione venatoria nazionale riconosciuta, da tre rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, da quattro rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale presenti nel Consiglio nazionale per l’ambiente, da un rappresentante dell’Unione zoologica italiana, da un rappresentante dell’Ente nazionale per la cinofilia italiana, da un rappresentante del Consiglio internazionale della caccia e della conservazione della selvaggina, da un rappresentante dell’Ente nazionale per la protezione degli animali, da un rappresentante del Club alpino italiano.

2. Il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale è costituito, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sulla base delle designazioni delle organizzazioni ed associazioni di cui al comma 1 ed è presieduto dal Ministro dell’agricoltura e delle foreste o da un suo delegato.

3. Al Comitato sono conferiti compiti di organo tecnico consultivo per tutto quello che concerne l’applicazione della presente legge.

4. Il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale viene rinnovato ogni cinque anni.

Art. 9.

(Funzioni amministrative)

1. Le regioni esercitano le funzioni amministrative di programmazione e di coordinamento ai fini della pianificazione faunistico-venatoria di cui all’articolo 10 e svolgono i compiti di orientamento, di controllo e sostitutivi previsti dalla presente legge e dagli statuti regionali. Alle province spettano le funzioni amministrative in materia di caccia e di protezione della fauna secondo quanto previsto dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, che esercitano nel rispetto della presente legge.

2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome esercitano le funzioni amministrative in materia di caccia in base alle competenze esclusive nei limiti stabiliti dai rispettivi statuti.

Art. 10.

(Piani faunistico-venatori)

1. Tutto il territorio agro-silvo-pastorale nazionale è soggetto a pianificazione faunistico-venatoria finalizzata, per quanto attiene alle specie carnivore, alla conservazione delle effettive capacità riproduttive e al contenimento naturale di altre specie e, per quanto riguarda le altre specie, al conseguimento della densità ottimale e alla sua conservazione mediante la riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del prelievo venatorio.

2. Le regioni e le province, con le modalità ai commi 7 e 10, realizzano la pianificazione di cui al comma 1 mediante la destinazione differenziata del territorio.

3. Il territorio agro-silvo-pastorale di ogni regione è destinato per una quota dal 20 al 30 per cento a protezione della fauna selvatica, fatta eccezione per il territorio delle Alpi di ciascuna regione, che costituisce una zona faunistica a sè stante ed è destinato a protezione nella percentuale dal 10 al 20 per cento. In dette percentuali sono compresi i territori ove sia comunque vietata l’attività venatoria anche per effetto di altri leggi o disposizioni.

4. Il territorio di protezione di cui al comma 3 comprende anche i territori di cui al comma 8, lettera a), b) e c). Si intende per protezione il divieto di abbattimento e cattura a fini venatori accompagnato da provvedimenti atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione, la cura della prole.

5. Il territorio agro-silvo-pastorale regionale puo’ essere destinato nella percentuale massima globale del 15 per cento a caccia riservata a gestione privata ai sensi dell’articolo 16, comma 1, e a centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale.

6. Sul rimanente territorio agro-silvo-pastorale le regioni promuovono forme di gestione programmata della caccia, secondo le modalità stabilite dall’articolo 14.

7. Ai fini della pianificazione generale del territorio agro-silvo- pastorale le province predispongono, articolandoli per comprensori omogenei, piani faunistico-venatori. Le province predispongono altresì piani di miglioramento ambientale tesi a favorire la riproduzione naturale di fauna selvatica nonchè piani di immissione di fauna selvatica anche tramite la cattura di selvatici presenti in soprannumero nei parchi nazionali e regionali ed in altri ambiti faunistici, salvo accertamento delle compatibilità genetiche da parte dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica e sentite le organizzazioni professionali agricole presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale tramite le loro strutture regionali.

8. I piani faunistico-venatori di cui al comma 7 comprendono:

a) le oasi di protezione, destinate al rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;

b) le zone di ripopolamento e cattura, destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l’immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio;

c) i centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, ai fini di ricostituzione delle popolazioni autoctone;

d) i centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, organizzati in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa, ove è vietato l’esercizio dell’attività venatoria ed è consentito il prelievo di animali allevati appartenenti a specie cacciabili da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente in- dicate;

e) le zone e i periodi per l’addestramento, l’allenamento e le gare di cani anche su fauna selvatica naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, la cui gestione puo’ essere affidata ad associazioni venatorie e cinofile ovvero ad imprenditori agricoli singoli o associati;

f) i criteri per la determinazione del risarcimento in favore dei conduttori dei fondi rustici per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere approntate su fondi vincolati per gli scopi di cui alle lettere a), b) e c);

g) i criteri della corresponsione degli incentivi in favore dei proprietari o conduttori dei fondi rustici, singoli o associati, che si impegnino alla tutela ed al ripristino degli habitat naturali e all’incremento della fauna selvatica nelle zone di cui alle lettere a) e b);

h) l’identificazione delle zone in cui sono collocabili gli appostamenti fissi.

9. Ogni zona dovrà essere indicata da tabelle perimetrali, esenti da tasse, secondo le disposizioni impartite dalle regioni, apposte a cura dell’ente, associazione o privato che si preposto o incaricato della gestione della singola zona.

10. Le regioni attuano la pianificazione faunistico-venatoria mediante il coordinamento dei piani provinciali di cui al comma 7 secondo criteri dei quali l’Istituto nazionale per la fauna selvatica garantisce la omogeneità e la congruenza a norma del comma 11, nonchè con l’esercizio di poteri sostitutivi nel caso di mancato adempimento da parte delle province dopo dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

11. Entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’Istituto nazionale per la fauna selvatica trasmette al Ministro dell’agricoltura e delle foreste e al Ministro dell’ambiente il primo documento orientativo circa i criteri di omogeneità e congruenza che orienteranno la pianificazione faunistico-venatoria. I Ministri, d’intesa, trasmettono alle regioni con proprie osservazioni i criteri della programmazione, che deve essere basata anche sulla conoscenza delle risorse e della consistenza faunistica, da conseguirsi anche mediante modalità omogenee di rilevazione e di censimento.

12. Il piano faunistico-venatorio regionale determina i criteri per la individuazione dei territori da destinare alla costituzione di aziende faunistico-venatorie, di aziende agri-turistico-venatorie e di centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale.

13. La deliberazione che determina il perimetro delle zone da vincolare, come indicato al comma 8, lettere a), b) e c), deve essere notificata ai proprietari o conduttori dei fondi interessati e pubblicata mediante affissione all’albo pretorio dei comuni territorialmente interessati.

14. Qualora nei successivi sessanta giorni sia presentata opposizione motivata, in carta semplice ed esente da oneri fiscali, da parte dei proprietari o conduttori dei fondi costituenti almeno il 40 per cento della superficie complessiva che si intende vincolare, la zona non puo’ essere istituita.

15. Il consenso si intende validamente accordato anche nel caso in cui non sia stata presentata formale opposizione.

16. Le regioni, in via eccezionale, ed in vista di particolari necessità ambientali, possono disporre la costituzione coattiva di oasi di protezione e di zone di ripopolamento e cattura, nonchè l’attuazione dei piani di miglioramento ambientale di cui al comma 7.

17. Nelle zone non vincolate per la opposizione manifestata dai proprietari o conduttori di fondi interessati, resta, in ogni caso, precluso l’esercizio dell’attività venatoria. Le regioni possono destinare le suddette aree ad altro uso nell’ambito della pianificazione faunistico-venatoria.

Art. 11.

(Zona faunistica delle Alpi)

1. Agli effetti della presente legge il territorio delle Alpi, individuabile nella consistente presenza della tipica flora e fauna alpina, è considerato zona faunistica a sè stante.

2. Le regioni interessate, entro i limiti territoriali di cui al comma 1, emanano, nel rispetto dei principi generali della presente legge e degli accordi internazionali, norme particolari al fine di proteggere la caratteristica fauna e disciplinare l’attività venatoria, tenute presenti le consuetudini e le tradizioni locali.

3. Al fine di ripristinare l’integrità del biotopo animale, nei territori ove sia esclusivamente presente la tipica fauna alpina è consentita la immissione di specie autoctone previo parere favorevole dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica.

4. Le regioni nei cui territori sono compresi quelli alpini, d’intesa con le regioni a statuto speciale e con le province autonome di Trento e di Bolzano, determinano i confini della zona faunistica delle Alpi con l’apposizione di tabelle esenti da tasse.

Art. 12.

(Esercizio dell’attività venatoria)

1. L’attività venatoria si svolge per una concessione che lo Stato rilascia ai cittadini che la richiedano e che posseggano i requisiti previsti dalla presente legge.

2. Costituisce esercizio venatorio ogni atto diretto all’abbattimento o alla cattura di fauna selvatica mediante l’impiego dei mezzi di cui all’articolo 13.

3. E’ considerato altresì esercizio venatorio il vagare o il soffermarsi con i mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica o di attesa della medesima per abbatterla.

4. Ogni altro modo di abbattimento è vietato, salvo che non avvenga per caso fortuito o per forza maggiore.

5. Fatto salvo l’esercizio venatorio con l’arco o con il falco, l’esercizio venatorio stesso puo’ essere praticato in via esclusiva in una delle seguenti forme:

a) vagante in zona Alpi;

b) da appostamento fisso;

c) nell’insieme delle altre forme di attività venatoria consentite dalla presente legge e praticate nel rimanente territorio destinato all’attività venatoria programmata.

6. La fauna selvatica abbattuta durante l’esercizio venatorio nel rispetto delle disposizioni della presente legge appartiene a colui che l’ha cacciata.

7. Non costituisce esercizio venatorio il prelievo di fauna selvatica ai fini di impresa agricola di cui all’articolo 10, comma 8, lettera d).

8. L’attività venatoria puo’ essere esercitata da chi abbia compiuto il diciottesimo anno di età e sia munito della licenza di porto di fucile per uso di caccia, di polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi derivante dall’uso delle armi o degli arnesi utili all’attività venatoria, con massimale di lire un miliardo per ogni sinistro, di cui lire 750 milioni per ogni persona danneggiata e lire 250 milioni per danni ad animali ed a cose, nonchè di polizza assicurativa per infortuni correlata all’esercizio dell’attività venatoria, con massimale di lire 100 milioni per morte o invalidità permanente.

9. Il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, sentito il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, provvede ogni quattro anni, con proprio decreto, ad aggiornare i massimali suddetti.

10. In caso di sinistro colui che ha subito il danno puo’ procedere ad azione diretta nei confronti della compagnia di assicurazione presso la quale colui che ha causato il danno ha contratto la relativa polizza.

11. La licenza di porto di fucile per uso di caccia ha validità su tutto il territorio nazionale e consente l’esercizio venatorio nel rispetto delle norme di cui alla presente legge e delle norme emanate dalle regioni.

12. Ai fini dell’esercizio dell’attività venatorio è altresì necessario il possesso di un apposito tesserino rilasciato dalla regione di residenza, ove sono indicate le specifiche norme inerenti il calendario regionale, nonchè le forme di cui al comma 5 e gli ambiti territoriali di caccia ove è consentita l’attività venatoria. Per l’esercizio della caccia in regioni diverse da quella di residenza è necessario che, a cura di quest’ultima, vengano apposte sul predetto tesserino le indicazioni sopramenzionate.

Art. 13.

(Mezzi per l’esercizio dell’attività venatoria)

1. L’attività venatoria è consentita con l’uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non piu’ di due cartucce, di calibro non superiore al 12, nonchè con fucile con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri 40.

2. E’ consentito, altresì, l’uso del fucile a due o tre canne (combinato), di cui una o due ad anima liscia di calibro non superiore al 12 ed una o due ad anima rigata di calibro non inferiore a millimetri 5,6, nonchè l’uso dell’arco e del falco.

3. I bossoli delle cartucce devono essere recuperati dal cacciatore e non lasciati sul luogo di caccia.

4. Nella zona faunistica delle Alpi è vietato l’uso del fucile con canna ad anima liscia a ripetizione semiautomatica salvo che il relativo caricatore sia adattato in modo da non contenere piu’ di un colpo.

5. Sono vietati tutte le armi e tutti i mezzi per l’esercizio venatorio non esplicitamente ammessi dal presente articolo.

6. Il titolare della licenza di porto di fucile anche per uso di caccia è ; autorizzato, per l’esercizio venatorio, a portare, oltre alle armi consentite, gli utensili da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie.

Art. 14.

(Gestione programmata della caccia)

1. Le regioni, con apposite norme, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e le province interessate, ripartiscono il territorio agro- silvo-pastorale destinato alla caccia programmata ai sensi dell’articolo 10, comma 6, in ambiti territoriali di caccia, di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali.

2. Le regioni tra loro confinanti, per esigenze motivate, possono, altresì, individuare ambiti territoriali di caccia interessanti anche due o piu’ province contigue.

3. Il Ministero dell’agricoltura e delle foreste stabilisce con periodicità quinquennale, sulla base dei dati censuari, l’indice di densità venatoria minima per ogni ambito territoriale di caccia.

Tale indice è costituito dal rapporto fra il numero dei cacciatori, ivi compresi quelli che praticano l’esercizio venatorio da appostamento fisso, ed il territorio agro-silvo-pastorale nazionale.

4. Il Ministero dell’agricoltura e delle foreste stabilisce altresì l’indice di densità venatoria minima per il territorio compreso nella zona faunistica delle Alpi che è organizzato in comprensori secondo le consuetudini e tradizioni locali. Tale indice è costituito dal rapporto tra il numero dei cacciatori, ivi compresi quelli che praticano l’esercizio venatorio da appostamento fisso, e il territorio regionale compreso, ai sensi dell’articolo 11, comma 4, nella zona faunistica delle Alpi.

5. Sulla base di norme regionali, ogni cacciatore, previa domanda all’amministrazione competente, ha diritto all’accesso in un ambito territoriale di caccia o in un comprensorio alpino compreso nella regione in cui risiede e puo’ avere accesso ad altri ambiti o ad altri comprensori anche compresi in una diversa regione, previo consenso dei relativi organi di gestione.

6. Entro il 30 novembre 1993 i cacciatori comunicano alla provincia di residenza la propria opzione ai sensi dell’articolo 12. Entro il 31 dicembre 1993 le province trasmettono i relativi dati al Ministero dell’agricoltura e delle foreste.

7. Entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 6, il Ministero dell’agricoltura e delle foreste comunica alle regioni e alle province gli indici di densità minima di cui ai commi 3 e 4. Nei successivi novanta giorni le regioni approvano e pubblicano il piano faunistico-venatorio e il regolamento di attuazione, che non puo’ prevedere indici di densità venatoria inferiori a quelli stabiliti dal Ministero dell’agricoltura e delle foreste. Il regolamento di attuazione del piano faunistico-venatorio deve prevedere, tra l’altro, le modalità di prima costituzione degli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, la loro durata in carica nonchè le norme rela- tive alla loro prima elezione e ai successivi rinnovi. Le regioni provvedono ad eventuali modifiche o revisioni del piano faunistico- venatorio e del regolamento di attuazione con periodicità quinquennale.

8. E’ facoltà degli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, con delibera motivata, di ammettere nei rispettivi territori di competenza un numero di cacciatori superiore a quello fissato dal regolamento di attuazione, purchè si siano accertate, anche mediante censimenti, modificazioni positive della popolazione faunistica e siano stabiliti con legge regionale i criteri di priorità per l’ammissibilità ai sensi del presente comma.

9. Le regioni stabiliscono con legge le forme di partecipazione, anche economica, dei cacciatori alla gestione, per finalità faunistico-venatorie, dei territori compresi negli ambiti territoriali di caccia e nei comprensori alpini ed, inoltre, sentiti i relativi organi, definiscono il numero dei cacciatori non residenti ammissibili e ne regolamentano l’accesso.

10. Negli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia deve essere assicurata la presenza paritaria, in misura pari complessivamente al 60 per cento dei componenti, dei rappresentanti di strutture locali delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e delle associazioni venatorie nazionali riconosciute, ove presenti in forma organizzata sul territorio. Il 20 per cento dei componenti è costituito da rappresentanti di associazioni di protezione ambientale presenti nel Consiglio nazionale per l’ambiente e il 20 per cento da rappresentanti degli enti locali.

11. Negli ambiti territoriali di caccia l’organismo di gestione promuove e organizza le attività di ricognizione delle risorse ambientali e della consistenza faunistica, programma gli interventi per il miglioramento degli habitat, provvede all’attribuzione di incentivi economici ai conduttori dei fondi rustici per:

a) la ricostituzione di una presenza faunistica ottimale per il territorio; le coltivazioni per l’alimentazione naturale dei mammiferi e degli uccelli soprattutto nei terreni dismessi da interventi agricoli ai sensi del regolamento (CEE) n. 1094/88 del Consiglio del 25 aprile 1988; il ripristino di zone umide e di fossati; la differenziazione delle colture; la coltivazione di siepi, cespugli, alberi adatti alla nidificazione;

b) la tutela dei nidi e dei nuovi nati di fauna selvatica nonchè dei riproduttori;

c) la collaborazione operativa ai fini del tabellamento, della difesa preventiva delle coltivazioni passibili di danneggiamento, della pasturazione invernale degli animali in difficoltà, della manutenzione degli apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica.

12. Le province autorizzano la costituzione ed il mantenimento degli appostamenti fissi senza richiami vivi, la cui ubicazione non deve comunque ostacolare l’attuazione del piano faunistico-venatorio.

Per gli appostamenti che importino preparazione del sito con modificazione e occupazione stabile del terreno, è necessario il consenso del proprietario o del conduttore del fondo, lago o stagno privato. Agli appostamenti fissi, costituiti alla data di entrata in vigore della presente legge, per la durata che sarà definita dalle norme regionali, non è applicabile l’articolo 10, comma 8, lettera h).

13. L’appostamento temporaneo è inteso come caccia vagante ed è consentito a condizione che non si produca modifica di sito.

14. L’organo di gestione degli ambiti territoriali di caccia provvede, altresì, all’erogazione di contributi per il risarcimento dei danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica e dall’esercizio dell’attività venatoria nonchè alla erogazione di contributi per interventi, previamente concordati, ai fini della prevenzione dei danni medesimi.

15. In caso di inerzia delle regioni negli adempimenti di cui al presente articolo, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, di concerto con il Ministro dell’ambiente, assegna ad esse il termine di novanta giorni per provvedere, decorso inutilmente il quale il Presidente del Consiglio dei ministri provvede in via sostitutiva, previa deliberazione del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell’agricoltura e delle foreste, di concerto con il Ministro dell’ambiente.

16. A partire dalla stagione venatoria 1995-1996 i calendari venatori delle province devono indicare le zone dove l’attività venatoria è consentita in forma programmata, quelle riservate alla gestione venatoria privata e le zone dove l’esercizio venatorio non è consentito.

17. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, in base alle loro competenze esclusive, nei limiti stabiliti dai rispettivi statuti ed ai sensi dell’articolo 9 della legge 9 marzo 1989, n. 86, e nel rispetto dei principi della presente legge, provvedono alla pianificazione faunistico-venatoria, alla suddivisione territoriale, alla determinazione della densità venatoria, nonchè alla regolamentazione per l’esercizio di caccia nel territorio di competenza.

Art. 15.

(Utilizzazione dei fondi ai fini della gestione programmata della caccia)

1. Per l’utilizzazione dei fondi inclusi nel piano faunistico- venatorio regionale ai fini della gestione programmata della caccia, è dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente.

2. All’onere derivante dalla erogazione del contributo di cui al comma 1, si provvede con il gettito derivante dalla istituzione delle tasse di concessione regionale di cui all’articolo 23.

3. Il proprietario o conduttore di un fondo che intenda vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività venatoria deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico- venatorio, al presidente della giunta regionale richiesta motivata che, ai sensi dell’articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dalla stessa è esaminata entro sessanta giorni.

4. La richiesta è accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria di cui all’articolo 10. E’ altresì accolta, in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonchè di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale.

5. Il divieto è reso noto mediante l’apposizione di tabelle, esenti da tasse, a cura del proprietario o conduttore del fondo, le quali delimitino in maniera chiara e visibile il perimetro dell’area interessata.

6. Nei fondi sottratti alla gestione programmata della caccia è vietato a chiunque, compreso il proprietario o il conduttore, esercitare l’attività venatoria fino al venir meno delle ragioni del divieto.

7. L’esercizio venatorio è, comunque, vietato in forma vagante sui terreni in attualità di coltivazione. Si considerano in attualità di coltivazione: i terreni con coltivazioni erbacee da seme; i frutteti specializzati; i vigneti e gli uliveti specializzati fino alla data del raccolto; i terreni coltivati a soia e a riso, nonchè a mais per la produzione di seme fino alla data del raccolto.

L’esercizio venatorio in forma vagante è inoltre vietato sui terreni in attualità di coltivazione individuati dalle regioni, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro strutture regionali, in relazione all’esigenza di protezione di altre colture specializzate o inten- sive.

8. L’esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o specchi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri. I fondi chiusi esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli che si intenderà successivamente istituire devono essere notificati ai competenti uffici regionali. I proprietari o i conduttori dei fondi di cui al presente comma provvedono ad apporre a loro carico adeguate tabellazioni esenti da tasse.

9. La superficie dei fondi di cui al comma 8 entra a far parte della quota dal 20 al 30 per cento del territorio agro-silvo- pastorale di cui all’articolo 10, comma 3.

10. Le regioni regolamentano l’esercizio venatorio nei fondi con presenza di bestiame allo stato brado o semibrado, secondo le particolari caratteristiche ambientali e di carico per ettaro, e stabiliscono i parametri entro i quali tale esercizio è vietato nonchè le modalità di delimitazione dei fondi stessi.

11. Scaduti i termini di cui all’articolo 36, commi 5 e 6, fissati per l’adozione degli atti che consentano la piena attuazione della presente legge nella stagione venatoria 1994-1995, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste provvede in via sostitutiva secondo le modalità di cui all’articolo 14, comma 15. Comunque, a partire dalla stagione venatoria 1994-1995 le disposizioni di cui al primo comma dell’articolo 842 del codice civile si applicano esclusivamente nei territori sottoposti al regime di gestione programmata della caccia ai sensi degli articoli 10 e 14.

Art. 16.

(Aziende faunistico-venatorie e aziende agri-turistico-venatorie)

1. Le regioni, su richiesta degli interessati e sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, entro i limiti del 15 per cento del proprio territorio agro-silvo-pastorale, possono:

a) autorizzare, regolamentandola, l’istituzione di aziende faunistico-venatorie, senza fini di lucro, soggette a tassa di concessione regionale, per prevalenti finalità naturalistiche e faunistiche con particolare riferimento alla tipica fauna alpina e appenninica, alla grossa fauna europea e a quella acquatica; dette concessioni devono essere corredate di programmi di conservazione e di ripristino ambientale al fine di garantire l’obiettivo naturalistico e faunistico. In tali aziende la caccia è consentita nelle giornate indicate dal calendario venatorio secondo i piani di assestamento e di abbattimento. In ogni caso, nelle aziende faunistico-venatorie non è consentito immettere o liberare fauna selvatica posteriormente alla data del 31 agosto;

b) autorizzare, regolamentandola, l’istituzione di aziende agri- turistico-venatorie, ai fini di impresa agricola, soggette a tassa di concessione regionale, nelle quali sono consentiti l’immissione e l’abbattimento per tutta la stagione venatoria di fauna selvatica di allevamento.

2. Le azienda agri-turistico-venatorie devono:

a) essere preferibilmente situate nei territori di scarso rilievo faunistico;

b) coincidere preferibilmente con il territorio di una o piu’ aziende agricole ricadenti in aree di agricoltura svantaggiata, ovvero dismesse da interventi agricoli ai sensi del citato regolamento (CEE) n. 1094/88.

3. Le aziende agri-turistico-venatorie nelle zone umide e vallive possono essere autorizzate solo se comprendono bacini artificiali e fauna acquatica di allevamento, nel rispetto delle convenzioni internazionali.

4. L’esercizio dell’attività venatoria nelle aziende di cui al comma 1 è consentito nel rispetto delle norme della presente legge con la esclusione dei limiti di cui all’articolo 12, comma 5.

Art. 17.

(Allevamenti)

1. Le regioni autorizzano, regolamentandolo, l’allevamento di fauna selvatica a scopo alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale.

2. Le regioni, ferme restando le competenze dell’Ente nazionale per la cinofilia italiana, dettano altresì norme per gli allevamenti dei cani da caccia.

3. Nel caso in cui l’allevamento di cui al comma 1 sia esercitato dal titolare di un’impresa agricola, questi è tenuto a dare semplice comunicazione alla competente autorità provinciale nel rispetto delle norme regionali.

4. Le regioni, ai fini dell’esercizio dell’allevamento a scopo di ripopolamento, organizzato in forma di azienda agricola, singola, consortile o cooperativa, possono consentire al titolare, nel rispetto delle norme della presente legge, il prelievo di mammiferi ed uccelli in stato di cattività ; con i mezzi di cui all’articolo 13.

Art. 18.

(Specie cacciabili e periodi di attività venatoria)

1. Ai fini dell’esercizio venatorio è consentito abbattere esemplari di fauna selvatica appartenenti alle seguenti specie e per i periodi sottoindicati:

a) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre: quaglia (Coturnix coturnix); tortora (Streptopeia turtur), merlo (Turdus merula); passero (Passer italiae); passera mattugia (Passer montanus); passera oltremontana (Passer domesticus); allodola (Alauda arvensis); colino della Virginia (Colinus virginianus);

starna (Perdix perdix); pernice rossa (Alectoris rufa); pernice sarda (Alectoris barbara); lepre comune (Lepus europaeus); lepre sarda (Lepus capensis); coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus);

minilepre (Silvilagus floridamus);

b) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio: storno (Sturnus volgaris); cesena (Turdus pilaris); tordo bottaccio (Turdus philomelos); tordo sassello (Turdus iliacus);

fagiano (Phasianus colchicus); germano reale (Anas platyrhynchos);

folaga (Fulica atra); gallinella d’acqua (Gallinula chloropus);

alzavola (Anas crecca); canapiglia (Anas strepera); porciglione (Rallus aquaticus); fischione (Anas penepole); codone (Anas acuta);

marzaiola (Anas querquedula); mestolone (Anas clypeata); moriglione (Aythya ferina); moretta (Aythya fuligula); beccaccino (Gallinago gallinago); colombaccio (Columba palumbus); frullino (Lymnocryptes minimus); fringuello (Fringilla coelebs); peppola (Fringilla montifringilla); combattente (Philomachus pugnax); beccaccia (Scolopax rusticola); taccola (Corvus monedula) ; corvo (Corvus frugilegus); cornacchia nera (Corvus corone); pavoncella (Vanellus vanellus); pittima reale (Limosa limosa); cornacchia grigia (Corvus corone cornix); ghiandaia (Garrulus glandarius); gazza (Pica pica);

volpe (Vulpes vulpes);

c) specie cacciabili dal 1 ottobre al 30 novembre: pernice bianca (Lagopus mutus); fagiano di monte (Tetrao tetrix); francolino di monte (Bonasa bonasia); coturnice (Alectoris graeca); camoscio alpino (Rupicapra rupicapra); capriolo (Capreolus capreolus); cervo (Cervus elaphus); daino (Dama dama); muflone (Ovis musimon), con esclusione della popolazione sarda; lepre bianca (Lepus timidus) ;

d) specie cacciabili dal 1 ottobre al 31 dicembre o dal 1 novembre al 31 gennaio: cinghiale (Sus scrofa).

2. I termini di cui al comma 1 possono essere modificati per deter- minate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali. Le regioni autorizzano le modifiche previo parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. I termini devono essere comunque contenuti tra il 1 settembre ed il 31 gennaio dell’anno nel rispetto dell’arco temporale massimo indicato al comma 1. L’autorizzazione regionale è condizionata alla preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori. La stessa disciplina si applica anche per la caccia di selezione degli ungulati, sulla base di piani di abbattimento selettivi approvati dalle regioni; la caccia di selezione agli ungulati puo’ essere autorizzata a far tempo dal 1o agosto nel rispetto dell’arco temporale di cui al comma 1.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’agricoltura e delle foreste, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, vengono recepiti i nuovi elenchi delle specie di cui al comma 1, entro sessanta giorni dall’avvenuta approvazione comunitaria o dall’entrata in vigore delle convenzioni internazionali. Il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’agricoltura e delle foreste, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, dispone variazioni dell’elenco delle specie cacciabili in conformità alle vigenti direttive comunitarie e alle convenzioni internazionali sottoscritte, tenendo conto della consistenza delle singole specie sul territorio.

4. Le regioni, sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, pubblicano, entro e non oltre il 15 giugno, il calendario regionale e il regolamento relativi all’intera annata venatoria, nel rispetto di quanto stabilito ai commi 1, 2 e 3, e con l’indicazione del numero massimo di capi da abbattere in ciascuna giornata di attività venatoria.

5. Il numero delle giornate di caccia settimanali non puo’ essere superiore a tre. Le ragioni possono consentirne la libera scelta al cacciatore, escludendo i giorni di martedì e venerdì, nei quali l’esercizio dell’attività venatoria è in ogni caso sospeso.

6. Fermo restando il silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì, le regioni, sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica e tenuto conto delle consuetudini locali, possono, anche in deroga al comma 5, regolarmentare diversamente l’esercizio venatorio da appostamento alla fauna selvatica migratoria nei periodi intercorrenti fra il 1 ottobre e il 30 novembre.

7. La caccia è consentita da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. La caccia di selezione agli ungulati è consentita fino ad un’ora dopo il tramonto.

8. Non è consentita la posta alla beccaccia nè la caccia da appostamento, sotto qualsiasi forma, al beccaccino.

Art. 19.

(Controllo della fauna selvatica)

1. Le regioni possono vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui all’articolo 18, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità.

2. Le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora l’Istituto verifichi l’inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali.

Queste ultime potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purchè muniti di lincenza per l’esercizio venatorio, nonchè delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l’esercizio venatorio.

3. Le provincie autonome di Trento e di Bolzano possono attuare i piani di cui al comma 2 anche avvalendosi di altre persone, purchè munite di licenza per l’esercizio venatorio.

Art. 20.

(Introduzione di fauna selvatica dall’estero)

1. L’introduzione dall’estero di fauna selvatica viva, purchè appartenente alle specie autoctone, puo’ effettuarsi solo a scopo di ripopolamento e di miglioramento genetico.

2. I permessi d’importazione possono essere rilasciati unicamente a ditte che dispongono di adeguate strutture ed attrezzature per ogni singola specie di selvatici, al fine di avere le opportune garanzie per controlli, eventuali quarantene e relativi controlli sanitari.

3. Le autorizzazioni per le attività di cui al comma 1 sono rilasciate dal Ministro dell’agricoltura e delle foreste su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, nel rispetto delle convenzioni internazionali.

Art. 21.

(Divieti)

1. E’ vietato a chiunque:

a) l’esercizio venatorio nei giardini, nei parchi pubblici e privati, nei parchi storici e archeologici e nei terreni adibiti ad attività sportive ;

b) l’esercizio venatorio nei parchi nazionali, nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali conformemente alla legislazione nazionale in materia di parchi e riserve naturali. Nei parchi naturali regionali costituiti anteriormente alla data di entrata in vigore della legge 6 dicembre 1991, n. 394, le regioni adeguano la propria legislazione al disposto dell’articolo 22, comma 6, della predetta legge entro il 1 gennaio 1995, provvedendo nel frattempo all’eventuale riperimetrazione dei parchi naturali regionali anche ai fini dell’applicazione dell’articolo 32, comma 3, della legge medesima;

c) l’esercizio venatorio nelle oasi di protezione e nelle zone di ripopolamento e cattura, nei centri di riproduzione di fauna selvatica, nelle foreste demaniali ad eccezione di quelle che, secondo le disposizioni regionali, sentito il parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, non presentino condizioni favorevoli alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;

d) l’esercizio venatorio ove vi siano opere di difesa dello Stato ed ove il divieto sia richiesto a giudizio insindacabile dell’autorità militare, o dove esistano beni monumentali, purchè dette zone siano delimitate da tabelle, esenti da tasse indicanti il divieto:

e) l’esercizio venatorio nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di cento metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a cinquanta metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali ed interpoderali;

f) sparare da distanza inferiore a centocinquanta metri con uso di fucile da caccia con canna ad anima liscia, o da distanza corrispondente a meno di una volta e mezza la gittata massima in caso di uso di altre armi, in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro; di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccettuate quelle poderali ed interpoderali; di funivie, filovie ed altri impianti di trasporto a sospensione; di stabbi, stazzi, recinti ed altre aree delimitate destinate al ricovero ed all’alimentazione del bestiame nel periodo di utilizzazione agro-silvo-pastorale;

g) il trasporto, all’interno dei centri abitati e delle altre zone ove è vietata l’attività venatoria, ovvero a bordo di veicoli di qualunque genere e comunque nei giorni non consentiti per l’esercizio venatorio dalla presente legge e dalle disposizioni regionali, di armi da sparo per uso venatorio che non siano scariche e in custodia;

h) cacciare a rastrello in piu’ di tre persone ovvero utilizzare, a scopo venatorio, scafandri o tute impermeabili da sommozzatore negli specchi o corsi d’acqua;

i) cacciare sparando da veicoli a motore o da natanti o da aeromobili;

l) cacciare a distanza inferiore a cento metri da macchine operatrici agricole in funzione;

m) cacciare su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve, salvo che nella zona faunistica delle Alpi, secondo le disposizioni emanate dalle regioni interessate;

n) cacciare negli stagni, nelle paludi e negli specchi d’acqua artificiali in tutto o nella maggior parte coperti da ghiaccio e su terreni allagati da piene di fiume;

o) prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di mammiferi ed uccelli appartenenti alla fauna selvatica, salvo che nei casi previsti all’articolo 4, comma 1, o nelle zone di ripopolamento e cattura, nei centri di riproduzione di fauna selvatica e nelle oasi di protezione per sottrarli a sicura distruzione o morte, purchè, in tale ultimo caso, se ne dia pronto avviso nelle ventiquattro ore suc- cessive alla competente amministrazione provinciale;

p) usare richiami vivi, al di fuori dei casi previsti dall’articolo 5;

q) usare richiami vivi non provenienti da allevamento nella caccia agli acquatici;

r) usare a fini di richiamo uccelli vivi accecati o mutilati ovvero legati per le ali e richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono;

s) cacciare negli specchi d’acqua ove si esercita l’industria della pesca o dell’acquacoltura, nonchè nei canali delle valli da pesca, quando il possessore le circondi con tabelle, esenti da tasse, indicanti il divieto d caccia;

t) commerciare fauna selvatica morta non proveniente da allevamenti per sagre e manifestazioni a carattere gastronomico;

u) usare munizione spezzata nella caccia agli ungulati; usare esche o bocconi avvelenati, vischio o altre sostanze adesive, trappole, reti, tagliole, lacci, archetti o congegni similari; fare impiego di civette; usare armi da sparo munite di silenziatore o impostate con scatto provocato dalla preda; fare impiego di balestre;

v) vendere a privati e detenere da parte di questi reti da uccellaggione;

z) produrre, vendere e detenere trappole per la fauna selvatica;

aa) l’esercizio in qualunque forma del tiro al volo su uccelli a partire dal 1o gennaio 1994, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 10, comma 8, lettera e);

bb) vendere, detenere per vendere, acquistare uccelli vivi o morti, nonchè loro parti o prodotti derivati facilmente riconoscibili, appartenenti alla fauna selvatica, che non appartengano alle seguenti specie: germano reale (anas platyrhynchos); pernice rossa (alectoris rufa); pernice di Sardegna (alectoris barbara); starna (perdix perdix); fagiano (phasianus colchicus); colombaccio (columba palumbus);

cc) il commercio di esemplari vivi di specie di avifauna selvatica nazionale non proveniente da allevamenti);

dd) rimuovere, danneggiare o comunque rendere inidonee al loro fine le tabelle legittimamente apposte ai sensi della presente legge o delle disposizioni regionali a specifici ambiti territoriali, ferma restando l’applicazione dell’articolo 635 del codice penale;

ee) detenere, acquistare e vendere esemplari di fauna selvatica, ad eccezione dei capi utilizzati come richiami vivi nel rispetto delle modalità previste dalla presente legge e della fauna selvatica lecitamente abbattuta, la cui detenzione viene regolamentata dalle regioni anche con le norme sulla tassidermia;

ff) l’uso dei segugi per la caccia al camoscio.

2. Se le regioni non provvedono entro il termine previsto dall’articolo 1, comma 5, ad istituire le zone di protezione lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste assegna alle regioni stesse novanta giorni per provvedere. Decorso inutilmente tale termine è vietato cacciare lungo le suddette rotte a meno di cinquecento metri dalla costa marina del continente e delle due isole maggiori; le regioni provvedono a delimitare tali aree con apposite tabelle esenti da tasse.

3. La caccia è vietata su tutti i valichi montani interessati dalle rotte di migrazione dell’avifauna, per una distanza di mille metri dagli stessi.

Art. 22.

(Licenza di porto di fucile per uso di caccia e abilitazione all’esercizio venatorio)

1. La licenza di porto di fucile per uso di caccia è rilasciata in conformità alle leggi di pubblica sicurezza.

2. Il primo rilascio avviene dopo che il richiedente ha conseguito l’abilitazione all’esercizio venatorio a seguito di esami pubblici dinanzi ad apposita commissione nominata dalla regione in ciascun capoluogo di provincia.

3. La commissione di cui al comma 2 è composta da esperti qualificati in ciascuna delle materie indicate al comma 4, di cui almeno un laureato in scienze biologiche o in scienze naturali esperto in vertebrati omeotermi.

4. Le regioni stabiliscono le modalità per lo svolgimento degli esami, che devono in particolare riguardare nozioni nelle seguenti materie:

a) legislazione venatoria;

b) zoologia applicata alla caccia con prove pratiche di riconoscimento della specie cacciabili;

c) armi e munizioni da caccia e relativa legislazione;

d) tutela della natura e principi di salvaguardia della produzione agricola;

e) norme di pronto soccorso.

5. L’abilitazione è concessa se il giudizio è favorevole in tutti e cinque gli esami elencati al comma 4.

6. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge le regioni promuovono corsi di aggiornamento sulle caratteristiche innovative della legge stessa.

7. L’abilitazione all’esercizio venatorio è necessaria, oltre che per il primo rilascio della licenza, anche per il rinnovo della stessa in caso di revoca.

8. Per sostenere gli esami il candidato deve essere munito del certificato medico di idoneità.

9. La licenza di porto di fucile per uso di caccia ha la durata di sei anni e puo’ essere rinnovata su domanda del titolare corredata di un nuovo certificato medico di idoneità di data non anteriore a tre mesi dalla domanda stessa.

10. Nei dodici mesi successivi al rilascio della prima licenza il cacciatore puo’ praticare l’esercizio venatorio solo se accompagnato da cacciatore in possesso di licenza rilasciata da almeno tre anni che non abbia commesso violazioni alle norme della presente legge comportanti la sospensione o la revoca della licenza ai sensi dell’articolo 32.

11. Le norme di cui al presente articolo si applicano anche per l’esercizio della caccia mediante l’uso dell’arco e del falco.

Art. 23.

(Tasse di concessione regionale)

1. Le regioni, per conseguire i mezzi finanziari necessari per realizzare i fini previsti dalla presente legge e dalle leggi regionali in materia, sono autorizzate ad istituire una tassa di concessione regionale, ai sensi dell’articolo 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281, e successive modificazioni, per il rilascio dell’abilitazione all’esercizio venatorio di cui all’articolo 22.

2. La tassa di cui al comma 1 è soggetta al rinnovo annuale e puo’ essere fissata in misura non inferiore al 50 per cento e non superiore al 100 per cento della tassa erariale di cui al numero 26, sottonumero I), della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, e successive modificazioni. Essa non è dovuta qualora durante l’anno il cacciatore eserciti l’attività venatoria esclusivamente all’estero.

3. Nel caso di diniego della licenza di porto di fucile per uso di caccia la tassa regionale deve essere rimborsata. La tassa di concessione regionale viene rimborsata anche al cacciatore che rinunci all’assegnazione dell’ambito territoriale di caccia. La tassa di rinnovo non è dovuta qualora non si eserciti la caccia durante l’anno.

4. I proventi della tassa di cui al comma 1 sono utilizzati anche per il finanziamento o il concorso nel finanziamento di progetti di valorizzazione del territorio presentati anche da singoli proprietari o conduttori di fondi, che, nell’ambito della programmazione regionale, contemplino, tra l’altro, la creazione di strutture per l’allevamento di fauna selvatica nonchè dei riproduttori nel periodo autunnale; la manutenzione degli apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica; l’adozione di forme di lotta integrata e di lotta guidata; il ricorso a tecniche colturali e tecnologie innovative non pregiudizievoli per l’ambiente; la valorizzazione agri-turistica di percorsi per l’accesso alla natura e alla conoscenza scientifica e culturale della fauna ospite; la manutenzione e pulizia dei boschi anche al fine di prevenire incendi.

5. Gli appostamenti fissi, i centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, le azienda faunistico-venatorie e le aziende agri-turistico-venatorie sono soggetti a tasse regionali.

Note all.art. 23 – Il testo dell’art. 3 della legge n. 281/1970 (Provvedimenti finanziari per l’attuazione delle regioni a statuto ordinario), così come sostituito dall’art. 4 della legge 14 giugno 1990, n. 158, poi modificato dall’art. 4 del D.L. 31 ottobre 1990, n. 310, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 1990, n. 403, è il seguente:

“Art. 3 (Tasse sulle concessioni regionali). – 1. Le tasse sulle concessioni regionali si applicano agli atti e provvedimenti, adottati dalle regioni nell’esercizio delle loro funzioni o dagli enti locali nell’esercizio delle funzioni regionali ad essi delegate ai sensi degli articoli 117 e 118 della Costituzione, indicati nell’apposita tariffa approvata con decreto del Presidente della Repubblica, avente valore di legge ordinaria.

2. La tariffa di cui al comma 1 deve essere coordinata con le vigenti tariffe delle tasse sulle concessioni governative e sulle concessioni comunali e deve indicare:

a) gli atti e provvedimenti ai quali, ai sensi di quanto disposto al comma 1, si applicano le tasse sulle concessioni regionali;

b) i termini entro i quali il tributo relativo a ciascun atto o provvedimento soggetto deve essere corrisposto;

c) l’ammontare del tributo dovuto per ciascun atto o provvedimento ad esso soggetto. Nel caso di provvedimenti od atti già soggeti a tassa di concessione, sia governativa che regionale o comunale, l’ammontare del tributo sarà pari a quello dovuto prima della data di entrata in vigore della tariffa. In caso di provvedimenti o atti già assoggettati a tassa di concessione regionale di ammontare diverso in ciascuna regione, l’ammontare del tributo da indicare nella nuova tariffa sarà pari al 90 per cento del tributo di ammontare piu’ elevato, e comunue non inferiore al tributo di ammontare meno elevato;

d) eventuali norme, che disciplinano in modo particolare il tributo indicato in alcune voci di tariffa.

3. Lo stesso decreto delegato deve contenere le voci delle tariffe delle tase sulle concessioni governative e comunali che, per esigenze di coordinamento, devono essere abrogate con decorrenza dalla data di entrata in vigore della tariffa regionale contestualmente approvata.

4. Con la medesima procedura e con l’osservanza degli stessi principi e criteri direttivi, entro due anni dall’entrata in vigore della tariffa di cui al comma 1, possono essere emanati decreti delegati modificati della tariffa stessa.

5. Con legge regionale possono essere disposti, ogni anno, aumenti della tariffa anche con riferimento solo ad alcune voci, con effetto dal 1 gennaio dell’anno successivo, in misura non superiore al 20 per cento degli importi determinati per il periodo precedente, ovvero in misura non eccedente la maggiore percentuale di incremento disposta dallo Stato per le tasse sulle concessioni governative.

6. All’accertamento, alla liquidazione ed alla riscossione delle tasse sulle concessioni regionali provvedono direttamente le regioni.

7. L’atto o il provvedimento, per il quale sia stata corrisposta la tassa di concessione regionale, non è soggetto ad analoga tassa in altra regione, anche se l’atto o il provvedimento spieghi i suoi effetti al di fuori del territorio della regione che lo ha adottato.

8. Le tasse sulle concessioni regionali, per quanto non disposto dalla presente legge e dalla tariffa di cui al comma 1, sono disciplinate dalle leggi dello Stato che regolano le tasse sulle concessioni governative.

9. La tariffa di cui al comma 1 è emanata con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle finanze, sentito il parere della Conferenza di cui all’art.

12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, ed entra in vigore il 1 gennaio dell’anno successivo alla sua emanazione”.

– Il n. 26, sottonumero I), della tariffa annessa al D.P.R. n. 641/1972 (Disciplina delle tasse sulle concessioni governative), così come da ultimo sostituito dall’art. 7 della legge 29 dicembre 1990, n. 405, è il seguente:

“TARIFFA

___________________________________________________________

1 Numero d’ordine

2 Indicazione degli atti soggetti a tassa

3 Ammontare della tassa

4 Modo di pagamento

5 Note

___________________________________________________________

1 26

2 I) Licenza di porto di fucile anche per uso di caccia qualunque sia il numero dei colpi (15) 5 La licenza di porto d’armi è personale ed è rilasciata in conformità delle leggi di pubblica sicurezza; essa ha la durata di sei anni

2 Tassa di rilascio, di rinnovo e annuale……

3 200.000

4 ordinario

5 La tassa annuale non è dovuta qualora non si usufruisca della licenza durante l’anno”

Art. 24.

(Fondo presso il Ministero del tesoro)

1. A decorrere dall’anno 1992 presso il Ministero del tesoro è istituito un fondo la cui dotazione è alimentata da una addizionale di lire 10.000 alla tassa di cui al numero 26, sottonumero I), della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, e successive modificazioni.

2. Le disponibilità del fondo sono ripartite entro il 31 marzo di ciascun anno con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con i Ministri delle finanze e dell’agricoltura e delle foreste, nel seguente modo:

a) 4 per cento per il funzionamento e l’espletamento dei compiti istituzionali del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale;

b) 1 per cento per il pagamento della quota di adesione dello Stato italiano al Consiglio internazionale della caccia e della conservazione della selvaggina;

c) 95 per cento fra le associazioni venatorie nazionali riconosciute, in proporzione alla rispettiva, documentata consistenza associativa.

3. L’addizionale di cui al presente articolo non è computata ai fini di quanto previsto all’articolo 23, comma 2.

4. L’attribuzione della dotazione prevista dal presente articolo alle associazioni venatorie nazionali riconosciute non comporta l’assoggettamento delle stesse al controllo previsto dalla legge 21 marzo 1958, n. 259.

Art. 25.

(Fondo di garanzia per le vittime della caccia)

1. E’ costituito presso l’Istituto nazionale delle assicurazioni un Fondo di garanzia per le vittime della caccia per il risarcimento dei danni a terzi causati dall’esercizio dell’attività venatoria nei seguenti casi:

a) l’esercente l’attività venatoria responsabile dei danni non sia identificato;

b) l’esercente l’attività venatoria responsabile dei danni non risulti coperto dall’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi di cui all’articolo 12, comma 8.

2. Nell’ipotesi di cui alla lettera a) del comma 1 il risarcimento è dovuto per i soli danni alla persona che abbiano comportato la morte od un’invalidità permanente superiore al 20 per cento, con il limite massimo previsto per ogni persona sinistrata dall’articolo 12, comma 8. Nell’ipotesi di cui alla lettera b) del comma 1 il risarcimento è dovuto per i danni alla persona, con il medesimo limite massimo di cui al citato articolo 12, comma 8, nonchè per i danni alle cose il cui ammontare sia superiore a lire un milione e per la parte eccedente tale ammontare, sempre con il limite massimo di cui al citato articolo 12, comma 8. La percentuale di invalidità permanente, la qualifica di vivente a carico e la percentuale di reddito del sinistrato da calcolare a favore di ciascuno dei viventi a carico sono determinate in base alle norme del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, recante il testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

3. Le modalità di gestione da parte dell’Istituto nazionale delle assicurazioni dal Fondo di garanzia per le vittime della caccia sono stabilite con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato.

4. Le imprese esercenti l’assicurazione obbligatoria della responsabilità ; civile di cui all’articolo 12, comma 8, sono tenute a versare annualmente all’Istituto nazionale delle assicurazioni, gestione autonoma del Fondo di garanzia per le vittime della caccia, un contributo da determinarsi in una percentuale dei premi incassati per la predetta assicurazione. La misura del contributo è determinata annualmente con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato nel limite massimo del 5 per cento dei predetti premi. Con lo stesso decreto sono stabilite le modalità di versamento del contributo. Nel primo anno di applicazione della presente legge il contributo predetto è stabilito nella misura dello 0,5 per cento dei premi del ramo responsabilità civile generale risultanti dall’ultimo bilancio approvato, da conguagliarsi l’anno successivo sulla base dell’aliquota che sarà stabilita dal Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, applicata ai premi dell’assicurazione di cui all’articolo 12, comma 8.

5. L’Istituto nazionale delle assicurazioni, gestione autonoma del Fondo di garanzia per le vittime della caccia, che, anche in via di transazione, abbia risarcito il danno nei casi previsti dal comma 1, ha azione di regresso nei confronti del responsabile del sinistro per il recupero dell’indennizzo pagato nonchè dei relativi interessi e spese.

Art. 26.

(Risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica e dall’attività venatoria)

1. Per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola e alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo della fauna selvatica, in particolare da quella protetta, e dall’attività venatoria, è costituito a cura di ogni regione un fondo destinato alla prevenzione e ai risarcimenti, al quale affluisce anche una percentuale dei proventi di cui all’articolo 23.

2. Le regioni provvedono, con apposite disposizioni, a regolare il funzionamento del fondo di cui al comma 1, prevedendo per la relativa gestione un comitato in cui siano presenti rappresentanti di strutture provinciali delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e rappresentanti delle associazioni venatorie nazionali riconosciute maggiormente rappresentative.

3. Il proprietario o il conduttore del fondo è tenuto a denunciare tempestivamente i danni al comitato di cui al comma 2, che procede entro trenta giorni alle relative verifiche anche mediante sopralluogo e ispezioni e nei centottanta giorni successivi alla liquidazione.

4. Per le domande di prevenzione dei danni, il termine entro cui il procedimento deve concludersi è direttamente disposto con norma regionale.

Art. 27.

(Vigilanza venatoria)

1. La vigilanza sulla applicazione della presente legge e delle leggi regionali è affidata:

a) agli agenti dipendenti degli enti locali delegati dalle regioni. A tali agenti è riconosciuta, ai sensi della legislazione vigente, la qualifica di agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. Detti agenti possono portare durante il servizio e per i compiti di istituto le armi da caccia di cui all’articolo 13 nonchè armi con proiettili a narcotico. Le armi di cui sopra sono portate e detenute in conformità al regolamento di cui all’articolo 5, comma 5, della legge 7 marzo 1986, n. 65;

b) alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale nazionali presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale e a quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell’ambiente, alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

2. La vigilanza di cui al comma 1 è, altresì, affidata agli ufficiali, sottufficiali e guardie del Corpo forestale dello Stato, alle guardie addette a parchi nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; è affidata altresì alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute da leggi regionali.

3. Gli agenti svolgono le proprie funzioni, di norma, nell’ambito della circoscrizione territoriale di competenza.

4. La qualifica di guardia volontaria puo’ essere concessa, a norma del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, a cittadini in possesso di un attestato di idoneità rilasciato dalle regioni previo superamento di apposito esame. Le regioni disciplinano la composizione delle commissioni preposte a tale esame garantendo in esse la presenza tra loro paritaria di rappresentanti di associazioni venatorie, agricole ed ambientaliste.

5. Agli agenti di cui ai commi 1 e 2 con compiti di vigilanza è vietato l’esercizio venatorio nell’ambito del territorio in cui esercitano le funzioni. Alle guardie venatorie volontarie è vietato l’esercizio venatorio durante l’esercizio delle loro funzioni.

6. I corsi di preparazione e di aggiornamento delle guardie per lo svolgimento delle funzioni di vigilanza sull’esercizio venatorio, sulla tutela dell’ambiente e della fauna e sulla salvaguardia delle produzioni agricole, possono essere organizzati anche dalle associazioni di cui al comma 1, lettera b), sotto il controllo della regione.

7. Le province coordinano l’attività delle guardie volontarie delle associazioni agricole, venatorie ed ambientaliste.

8. Il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, garantisce il coordinamento in ordine alle attività delle associazioni di cui al comma 1, lettera b), rivolte alla preparazione, aggiornamento ed utilizzazione delle guardie volontarie.

9. I cittadini in possesso, a norma del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, della qualifica di guardia venatoria volontaria alla data di entrata in vigore della presente legge, non necessitano dell’attestato di idoneità di cui al comma 4.

Art. 28.

(Poteri e compiti degli addetti alla vigilanza venatoria)

1. I soggetti preposti alla vigilanza venatoria ai sensi dell’articolo 27 possono chiedere a qualsiasi persona trovata in possesso di armi o arnesi atti alla caccia, in esercizio o in attitudine di caccia, la esibizione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, del tesserino di cui all’articolo 12, comma 12, del contrassegno della polizza di assicurazione nonchè della fauna selvatica abbattuta o catturata.

2. Nei casi previsti dall’articolo 30, gli ufficiali ed agenti che esercitano funzioni di polizia giudiziaria procedono al sequestro delle armi, della fauna selvatica e dei mezzi di caccia, con esclusione del cane e dei richiami vivi autorizzati. In caso di condanna per le ipotesi di cui al medesimo articolo 30, comma 1, lettere a), b), c), d), ed e), le armi e i suddetti mezzi sono in ogni caso confiscati.

3. Quando è sequestrata fauna selvatica, viva o morta, gli ufficiali o agenti la consegnano all’ente pubblico localmente preposto alla disciplina dell’attività venatoria il quale, nel caso di fauna viva, provvede a liberarla in località adatta ovvero, qualora non risulti liberabile, a consegnarla ad un organismo in grado di provvedere alla sua riabilitazione e cura ed alla successiva reintroduzione nel suo ambiente naturale; in caso di fauna viva sequestrata in campagna, e che risulti liberabile, la liberazione è effettuata sul posto dagli agenti accertatori. Nel caso di fauna morta, l’ente pubblico provvede alla sua vendita tenendo la somma ricavata a disposizione della persona cui è contestata l’infrazione ove si accerti successivamente che l’illecito non sussiste; se, al contrario, l’illecito sussiste, l’importo relativo deve essere versato su un conto corrente intestato alla regione.

4. Della consegna o della liberazione di cui al comma 3, gli ufficiali o agenti danno atto in apposito verbale nel quale sono descritte le specie e le condizioni degli esemplari sequestrati, e quant’altro possa avere rilievo ai fini penali.

5. Gli organi di vigilanza che non esercitano funzioni di polizia giudiziaria, i quali accertino, anche a seguito di denuncia, violazioni delle disposizioni sull’attività venatoria, redigono verbali, conformi alla legislazione vigente, nei quali devono essere specificate tutte le circostanze del fatto e le eventuali osservazioni del contravventore, e li trasmettono all’ente da cui dipendono ed all’autorità competente ai sensi delle disposizioni vigenti.

6. Gli agenti venatori dipendenti degli enti locali che abbiano prestato servizio sostitutivo ai sensi della legge 15 dicembre 1972, n. 772, e successive modifiche e integrazioni, non sono ammessi all’esercizio di funzioni di pubblica sicurezza, fatto salvo il divieto di cui all’articolo 9 della medesima legge.

Art. 29.

(Agenti dipendenti degli enti locali)

1. Ferme restando le altre disposizioni della legge 7 marzo 1986, n. 65, gli agenti dipendenti degli enti locali, cui sono conferite a norma di legge le funzioni di agente di polizia giudiziaria e di agente di pubblica sicurezza per lo svolgimento dell’attività di vigilanza venatoria, esercitano tali attribuzioni nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei luoghi nei quali sono comandati a prestare servizio, e portano senza licenza le armi di cui sono dotati nei luoghi predetti ed in quelli attraversati per raggiungerli e per farvi ritorno.

2. Gli stessi agenti possono redigere i verbali di contestazione delle violazioni e degli illeciti amministrativi previsti dalla presente legge, e gli altri atti indicati dall’articolo 28, anche fuori dall’orario di servizio.

Art. 30.

(Sanzioni penali)

1. Per le violazioni delle disposizioni della presente legge e delle leggi regionali si applicano le seguenti sanzioni:

a) l’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda da lire 1.800.000 a lire 5.000.000 per chi esercita la caccia in periodo di divieto generale, intercorrente tra la data di chiusura e la data di apertura fissata dall’articolo 18;

b) l’arresto da due a otto mesi o l’ammenda da lire 1.500.000 a lire 4.000.000 per chi abbatte, cattura o detiene mammiferi o uccelli compresi nell’elenco di cui all’articolo 2;

c) l’arresto da tre mesi ad un anno e l’ammenda da lire 2.000.000 a lire 12.000.000 per chi abbatte, cattura o detiene esemplari di orso, stambecco, camoscio d’Abruzzo, muflone sardo;

d) l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da lire 900.000 a lire 3.000.000 per chi esercita la caccia nei parchi nazionali, nei parchi naturali regionali, nelle riserve naturali, nelle oasi di protezione, nelle zone di ripopolamento e cattura, nei parchi e giardini urbani, nei terreni adibiti ad attività sportive;

e) l’arresto fino ad un anno o l’ammenda da lire 1.500.000 a lire 4.000.000 per chi esercita l’uccellagione;

f) l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a lire 1.000.000 per chi esercita la caccia nei giorni di silenzio venatorio;

g) l’ammenda fino a lire 6.000.000 per chi abbatte, cattura o detiene esemplari appartenenti alla tipica fauna stanziale alpina, non contemplati nella lettera b), della quale sia vietato l’abbattimento;

h) l’ammenda fino a lire 3.000.000 per chi abbatte, cattura o detiene specie di mammiferi o uccelli nei cui confronti la caccia non è consentita o fringillidi in numero superiore a cinque o per chi esercita la caccia con mezzi vietati. La stessa pena si applica a chi esercita la caccia con l’ausilio di richiami vietati di cui all’articolo 21, comma 1, lettera r). Nel caso di tale infrazione si applica altresì la misura della confisca dei richiami;

i) l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a lire 4.000.000 per chi esercita la caccia sparando da autoveicoli, da natanti o da aeromobili;

l) l’arresto da due a sei mesi o l’ammenda da lire 1.000.000 a lire 4.000.000 per chi pone in commercio o detiene a tal fine fauna selvatica in violazione della presente legge. Se il fatto riguarda la fauna di cui alle lettere b), c) e g), le pene sono raddoppiate.

2. Per la violazione delle disposizioni della presente legge in materia di imbalsamazione e tassidermia si applicano le medesime sanzioni che sono comminate per l’abbattimento degli animali le cui spoglie sono oggetto del trattamento descritto. Le regioni possono prevedere i casi e le modalità di sospensione e revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di tassidermia e imbalsamazione.

3. Nei casi di cui al comma 1 non si applicano gli articoli 624, 625 e 626 del codice penale. Salvo quanto espressamente previsto dalla presente legge, continuano ad applicarsi le disposizioni di legge e di regolamento in materia di armi.

4. Ai sensi dell’articolo 23 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, le sanzioni penali stabilite dal presente articolo si applicano alle corrispondenti fattispecie come disciplinate dalle leggi provinciali.

Art. 31.

(Sanzioni amministrative)

1. Per le violazioni delle disposizioni della presente legge e delle leggi regionali, salvo che il fatto sia previsto dalla legge come reato, si applicano le seguenti sanzioni amministrative:

a) sanzione amministrativa da lire 400.000 a lire 2.400.000 per chi esercita la caccia in una forma diversa da quella prescelta ai sensi dell’articolo 12, comma 5;

b) sanzione amministrativa da lire 200.000 a lire 1.200.000 per chi esercita la caccia senza avere stipulato la polizza di assicurazione; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 400.000 a lire 2.400.000;

c) sanzione amministrativa da lire 300.000 a lire 1.800.000 per chi esercita la caccia senza aver effettuato il versamento delle tasse di concessione governativa o regionale; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000;

d) sanzione amministrativa da lire 300.000 a lire 1.800.000 per chi esercita senza autorizzazione la caccia all’interno delle aziende faunistico-venatorie, nei centri pubblici o privati di riproduzione e negli ambiti e comprensori destinati alla caccia programmata; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000; in caso di ulteriore violazione la sanzione è da lire 700.000 a lire 4.200.000. Le sanzioni previste dalla presente lettera sono ridotte di un terzo se il fatto è commesso mediante sconfinamento in un comprensorio o in un ambito territoriale di caccia viciniore a quello autorizzato;

e) sanzione amministrativa da lire 200.000 a lire 1.200.000 per chi esercita la caccia in zone di divieto non diversamente sanzionate; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000;

f) sanzione amministrativa da lire 200.000 a lire 1.200.000 per chi esercita la caccia in fondo chiuso, ovvero nel caso di violazione delle disposizioni emanate dalle regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano per la protezione delle coltivazioni agricole; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000;

g) sanzione amministrativa da lire 200.000 a lire 1.200.000 per chi esercita la caccia in violazione degli orari consentiti o abbatte, cattura o detiene fringillidi in numero non superiore a cinque; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 400.000 a lire 2.400.000;

h) sanzione amministrativa da lire 300.000 a lire 1.800.000 per chi si avvale di richiami non autorizzati, ovvero in violazione delle disposizioni emanate dalle regioni ai sensi dell’articolo 5, comma 1;

se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000;

i) sanzione amministrativa da lire 150.000 a lire 900.000 per chi non esegue le prescritte annotazioni sul tesserino regionale;

l) sanzione amministrativa da lire 150.000 a lire 900.000 per ciascun capo, per chi importa fauna selvatica senza l’autorizzazione di cui all’articolo 20, comma 2; alla violazione consegue la revoca di eventuali autorizzazioni rilasciate ai sensi dell’articolo 20 per altre introduzioni;

m) sanzione amministrativa da lire 50.000 a lire 300.000 per chi, pur essendone munito, non esibisce, se legittimamente richiesto, la licenza, la polizza di assicurazione o il tesserino regionale; la sanzione è applicata nel minimo se l’interessato esibisce il documento entro cinque giorni.

2. Le leggi regionali prevedono sanzioni per gli abusi e l’uso improprio della tabellazione dei terreni.

3. Le regioni prevedono la sospensione dell’apposito tesserino di cui all’articolo 12, comma 12, per particolari infrazioni o violazioni delle norme regionali sull’esercizio venatorio.

4. Resta salva l’applicazione delle norme di legge e di regolamento per la disciplina delle armi e in materia fiscale e doganale.

5. Nei casi previsti dal presente articolo non si applicano gli articoli 624, 625 e 626 del codice penale.

6. Per quanto non altrimenti previsto dalla presente legge, si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni.

Art. 32.

(Sospensione, revoca e divieto di rilascio della licenza di porto di fucile per uso di caccia. Chiusura o sospensione dell’esercizio)

1. Oltre alle sanzioni penali previste dall’articolo 30, nei confronti di chi riporta sentenza di condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo per una delle violazioni di cui al comma 1 dello stesso articolo, l’autorità amministrativa dispone:

a) la sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, per un periodo da uno a tre anni, nei casi previsti dal predetto articolo 30, comma 1, lettera a), b), d) ed i), nonchè, relativamente ai fatti previsti dallo stesso comma, lettere f), g) e h), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all’articolo 99, secondo comma, n. 1, del codice penale;

b) la revoca della licenza di porto di fucile per uso di caccia ed il divieto di rilascio per un periodo di dieci anni, nei casi previsti dal predetto articolo 30, comma 1, lettere c) ed e), nonchè, relativamente ai fatti previsti dallo stesso comma, lettere d) ed i), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all’articolo 99, secondo comma, n. 1, del codice penale;

c) l’esclusione definitiva della concessione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, nei casi previsti dal predetto articolo 30, comma 1, lettere a), b), c) ed e), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all’articolo 99, secondo comma, n. 1, del codice penale;

d) la chiusura dell’esercizio o la sospensione del relativo provvedimento autorizzatorio per un periodo di un mese, nel caso previsto dal predetto articolo 30, comma 1, lettera l); nelle ipotesi di recidiva di cui all’articolo 99, secondo comma, n.1, del codice penale, la chiusura o la sospensione è disposta per un periodo da due a quattro mesi.

2. I provvedimenti indicati nel comma 1 sono adottati dal questore della provincia del luogo di residenza del contravventore, a seguito della comunicazione del competente ufficio giudiziario, quando è effettuata l’oblazione ovvero quando diviene definitivo il provvedimento di condanna.

3. Se l’oblazione non è ammessa, o non è effettuata nei trenta giorni successivi all’accertamento, l’organo accertatore dà notizia delle contestazioni effettuate a norma dell’articolo 30, comma 1, lettere a), b), c), d), e) ed i), al questore, il quale puo’ disporre la sospensione cautelare ed il ritiro temporaneo della licenza a norma delle leggi di pubblica sicurezza.

4. Oltre alle sanzioni amministrative previste dall’articolo 31, si applica il provvedimento di sospensione per un anno della licenza di porto di fucile per uso di caccia nei casi indicati dallo stesso articolo 31, comma 1, lettera a), nonchè, laddove la violazione sia nuovamente commessa, nei casi indicati alle lettere b), d), f) e g) del medesimo comma. Se la violazione di cui alla citata lettera a) è nuovamente commessa, la sospensione è disposta per un periodo di tre anni.

5. Il provvedimento di sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia di cui al comma 4 è adottato dal questore della provincia del luogo di residenza di chi ha commesso l’infrazione, previa comunicazione, da parte dell’autorità amministrativa competente, che è stato effettuato il pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria o che non è stata proposta opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione ovvero che è stato definito il relativo giudizio.

6. L’organo accertatore dà notizia delle contestazioni effettuate a norma del comma 4 al questore, il quale puo’ valutare il fatto ai fini della sospensione e del ritiro temporaneo della licenza a norma delle leggi di pubblica sicurezza.

Art. 33 (Rapporti sull’attività di vigilanza) 1. Nell’esercizio delle funzioni amministrative di cui all’articolo 9 le regioni, entro il mese di maggio di ciascun anno a decorrere dal 1993, trasmettono al Ministro dell’agricoltura e delle foreste un rapporto informativo nel quale, sulla base di dettagliate relazioni fornite dalle province, è riportato lo stato dei servizi preposti alla vigilanza, il numero degli accertamenti effettuati in relazione alle singole fattispecie di illecito e un prospetto riepilogativo delle sanzioni amministrative e delle misure accessorie applicate. A tal fine il questore comunica tempestivamente all’autorità regionale, entro il mese di aprile di ciascun anno, i dati numerici inerenti alle misure accessorie, applicate nell’anno precedente.

2. I rapporti di cui al comma 1 sono trasmessi al Parlamento entro il mese di ottobre di ciascun anno.

Art. 34

(Associazioni venatorie)

1. Le associazioni venatorie sono libere.

2. Le associazioni venatorie istituite per atto pubblico possono chiedere di essere riconosciute agli effetti della presente legge, purchè posseggano i seguenti requisiti:

a) abbiano finalità ricreative, formative e tecnico-venatorie;

b) abbiano ordinamento democratico e posseggano una stabile organizzazione a carattere nazionale, con adeguati organi periferici;

c) dimostrino di avere un numero di iscritti non inferiore ad un quindicesimo del totale dei cacciatori calcolato dall’Istituto nazionale di statistica, riferito al 31 dicembre dell’anno precedente quello in cui avviene la presentazione della domanda di riconoscimento.

3. Le associazioni di cui al comma 2 sono riconosciute con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste di concerto con il Ministro dell’interno, sentito il Comitato tecnico faunistico- venatorio nazionale.

4. Qualora vengano meno i requisiti previsti per il riconoscimento, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste dispone con decreto la revoca del riconoscimento stesso.

5. Si considerano riconosciute agli effetti della presente legge la Federazione italiana della caccia e le associazioni venatorie nazionali (Associazione migratoristi italiani, Associazione nazionale libera caccia, ARCI-Caccia, Unione nazionale Enalcaccia pesca e tiro, Ente produttori selvaggina, Associazione italiana della caccia – Italcaccia) già riconosciute ed operanti ai sensi dell’articolo 86 del testo unico delle norme per la protezione della selvaggina e per l’esercizio della caccia, approvato con regio decreto 5 giugno 1939, n. 1016, come sostituito dall’articolo 35 della legge 2 agosto 1967, n. 799.

6. Le associazioni venatorie nazionali riconosciute sono sottoposte alla vigilanza del Ministro dell’agricoltura e delle foreste.

Art. 36

(Disposizioni transitorie)

1. Le aziende faunistico-venatorie autorizzate dalle regioni ai sensi dell’articolo 36 della legge 27 dicembre 1977, n. 968, fino alla naturale scadenza della concessione sono regolate in base al provvedimento di concessione.

2. Su richiesta del concessionario, le regioni possono trasformare le aziende faunistico-venatorie di cui al comma 1 in aziende agri- turistico-venatorie.

3. Coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, detengano richiami vivi appartenenti a specie non consentite ovvero, se appartenenti a specie consentite, ne detengano un numero superiore a quello stabilito dalla presente legge, sono tenuti a farne denuncia all’ente competente.

4. In sede di prima attuazione, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste definisce l’indice di densità venatoria minima di cui all’articolo 14, commi 3 e 4, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

5. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste sono fissati i termini per l’adozione, da parte dei soggetti partecipanti al procedimento di programmazione ai sensi della presente legge, degli atti di rispettiva competenza, secondo modalità che consentano la piena attuazione della legge stessa nella stagione venatoria 1994- 1995.

6. Le regioni adeguano la propria legislazione ai principi ed alle norme stabiliti dalla presente legge entro e non oltre un anno dalla data di entrata in vigore della stessa.

7. Le regioni a statuto speciale e le province autonome, entro il medesimo termine di cui al comma 6, adeguano la propria legislazione ai principi ed alle norme stabiliti dalla presente legge nei limiti della Costituzione e dei rispettivi statuti.

Art. 37

(Disposizioni finali)

1. E’ abrogata la legge 27 dicembre 1977, n. 98, ed ogni altra disposizione in contrasto con la presente legge.

2. Il limite per la detenzione delle armi da caccia di cui al sesto comma dell’articolo 10 della legge 18 aprile 1975, n. 110, come modificato dall’articolo 1 della legge 25 marzo 1986, n. 85, e dall’articolo 4 della legge 21 febbraio 1990, n. 36, è soppresso.

3. Ferme restando le disposizioni che disciplinano l’attività dell’Ente nazionale per la protezione degli animali, le guardie zoofile volontarie che prestano servizio presso di esso esercitano la vigilanza sull’applicazione della presente legge e delle leggi regionali in materia di caccia a norma dell’articolo 27, comma 1, lettera b).

LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n. 61):

Presentato dall’on. FIANDROTTI ed altri il 2 luglio 1987.

Assegnato alla XIII commissione (Agricoltura), in sede referente, il 20 gennaio 1988, con pareri delle commissioni I, II, VII e XI.

Esaminato dalla XIII commissione il 4, 10, 11, 17, 18, 19 aprile 1990; 15 maggio 1990.

Esaminato in aula il 16, 18, 23 maggio 1990; 3 luglio 1990;

2 agosto 1990; 16 ottobre 1990; 21 dicembre 1990; 7 febbraio 1991; 24 aprile 1991 e approvato il 23 maggio 1991; in un testo unificato con atti numeri 626 (FIANDROTTI ed altri), 745 (LODIGIANI), 1832 (GROSSO ed altri), 3185 (MARTINAZZOLI ed altri), 3669 (MARTELLI ed altri), 3721 (MINUCCI ed altri), 3874 (DIGLIO ed altri), 4143 (ANIASI ed altri), 4271 (SCOTTI Vincenzo ed aaltri), 4402 (iniziativa popolare), 4467 (BASSANINI ed altri) e 4577 (BERSELLI ed altri).

Senato della Repubblica (atto n. 2854):

Assegnato alla 13a commissione (Territorio), in sede redigente, il 13 giugno 1991, con pareri delle commissioni 1a, 2a, 3a, 5a, 6a, 7a, 9a, 10a, 12a, della giunta per gli affari delle comunità europee e della commissione per le questioni regionali.

Esaminato dalla 13a commissione il 4, 9, 18, 31 luglio 1991; 1 agosto 1991; 16 ottobre 1991; 5, 17, 18, 19 dicembre 1991; 8, 14, 15 gennaio 1992.

Presentazione del testo degli articoli annunciata il 21 gennaio 1992 (atto n. 2854/A – relatore sen. BAUSI).

Esaminato in aula e approvato il 21 gennaio 1992, in un testo unificato con atti numeri 575 (BOATO ed altri), 803 (SERRI ed altri), 1645 (BERLINGUER ed altri) e 2086 (SCEVAROLLI ed altri). Camera dei deputati (atti numeri 61-626-745-1832-3185-3669-3721-3874- 4143-4271-4402-4467-4577/B):

Assegnato alla XIII commissione (Agricoltura), in sede referente, il 23 gennaio 1992, con pareri delle commissioni I, II e V.

Esaminato dalla XIII commissione, in sede referente, il 23 gennaio 1992.

Assegnato nuovamente alla XIII commissione, in sede legislativa, il 28 gennaio 1992.

Esaminato dalla XIII commissione, in sede legislativa, il 28 gennaio 1992 e approvato il 30 gennaio 1992.

Data a Roma, addì 11 febbraio 1992

COSSIGA

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei Ministri

Visto, il Guardasigilli: MARTELLI

AVVERTENZA Il testo delle note qui pubbicato è stato redatto ai sensi dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di leggi alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Note all’art. 1:

– Il testo dell’art. 14, comma 1, lettera f), della legge n. 142/1990 (Ordinamento delle autonomie locali) è il seguente:

“1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale nei seguenti settori:

a)-e) (omissis);

f) caccia e pesca nelle acque interne”.

– La legge n. 812/1978 reca: “Adesione alla convenzione internazionale per la protezione degli uccelli, adottata a Parigi il 18 ottobre 1950, e sua esecuzione”.

– La legge n. 503/1981 reca: “Ratifica ed esecuzione della convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa, con allegati, adottata a Berna il 19 settembre 1979″.

– Il testo dell’art. 2 della legge n. 86/1989 (Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo comunitario e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari) è il seguente:

“Art. 2 (Legge comunitaria): – 1. Entro il 31 gennaio di ogni anno il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, sulla base degli atti emanati dalle istituzioni delle Comunità europee, verifica, con la collaborazione delle amministrazioni interessate, lo stato di conformità dell’ordinamento interno all’ordinamento comunitario e sottopone al Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri e gli altri Ministri interessati, un disegno di leggi recante:

“Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee” (legge comunitaria per l’anno in riferimento).

2. Il disegno di legge è presentato alle Camere entro il 1 marzo successivo.

3. Nella relazione introduttiva del disegno di legge si dà conto, in particolare, della giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità ; europee per quanto riguarda le sentenze aventi riflessi, sotto il profilo giuridico- istituzionale, sull’ordinamento interno e per quelle rela- tive alle eventuali inadempienze e violazioni degli obblighi comunitari da parte della Repubblica italiana.

4. All’art. 10 della legge 16 aprile 1987, n. 183, il comma 2 è sostituito dal seguente:

“2. Il Governo, entro il termine di novanta giorni, riferisce per iscritto alle Camere sullo stato di conformità o meno delle norme vigenti nell’ordinamento interno alle prescrizioni della raccomandazione o direttiva comunitaria”.

Nota all’art. 7:

– Il testo dell’art. 35 della legge n. 968/1977 (Principi generali e disposizioni per la protezioni e la tutela della fauna e la disciplina della caccia) è il seguente:

“Art. 35 (Istituto nazionale di biologia della selvaggina). – Il laboratorio di zoologia applicata alla caccia, con sede in Bologna, dall’entrata in vigore della presente legge assume la denominazione di ” Istituto nazionale di biologia della selvaggina”.

All’Istituto nazionale ddi biologia della selvaggina, con sede in Bologna, continuano ad applicarsi le norme di cui all’art. 34 della legge 2 agosto 1967, n. 799.

L’Istituto di cui ai precedenti commi è rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato nei giudizi attivi e passsivi avanti l’autorità giudiziaria, i collegi arbitrali, le giurisdizioni amministrative e speciali”.

Nota all’art. 9:

– Per il titolo della legge n. 142/1990 si vede in nota all’art. 1.

Nota all’art. 14:

– Il testo dell’art. 9 della citata legge n. 86/1989 è il seguente:

“Art. 9 (Competenze delle regioni e delle provincie autonome). – 1. Le regioni a statuto speciale e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di competenza esclusiva, possono dare immediata attuazione alle direttive comunitarie.

2. Le regioni, anche a statuto ordinario, e le province autonome di Trento e Bolzano, nelle materie di competenza concorrente, possono dare attuazione alle direttive dopo l’entrata in vigore della prima legge comunitaria successiva alla notifica della direttiva.

3. La legge comunitaria o altra legge dello Stato che dia attuazione a direttive in materia di competenza regionale indica quali disposizioni di principio non sono derogabili dalla legge regionale sopravvenuta e prevalgono sulle contrarie disposizioni eventualmente già emanate dagli organi regionali. Nelle materie di competenza esclusiva, le regioni a statuto speciale e le provincie autonome si adeguano alla legge dello Stato nei limiti della Costituzione e dei rispettivi statuti.

4. In mancanza degli atti normativi della regione, previsti nei commi 1, 2 e 3, si applicano tutte le disposizioni dettate per l’adempimento degli obblighi comunitari dalla legge dello Stato ovvero dal regolamento di cui all’art. 4.

5. La funzione di indirizzo e coordinamento delle attività amministrative delle regioni, nelle materie cui hanno riguardo le direttive, attiene ad esigenze di carattere unitario, anche in riferimento agli obiettivi della programmazione economica ed agli impegni derivanti dagli obblighi internazionali.

6. Fuori dei casi in cui sia esercitata con legge o con atto avente forza di legge nei modi indicati dal comma 3, sulla base della legge comunitaria, con il regolamento preveduto dall’art. 4, la funzione di indirizzo e coordinamento di cui al comma 5 è esercitata mediante deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, d’intesa con i Ministri competenti”.

Note all’art. 15:

– Il testo dell’art. 2 della legge n. 241/1990 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) è il seguente:

“Art. 2. – 1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio, la pubblica amministrazione ha il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso.

2. Le pubbliche amministrazioni determinano per ciascun tipo di procedimento, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, il termine entro cui esso deve concludersi. Tale termine decorre dall’inizio di ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda se il procedimento è ad iniziativa di parte.

3. Qualora le pubbliche amministrazioni non provvedano ai sensi del comma 2, il termine è di trenta giorni.

4. Le determinazioni adottate ai sensi del comma 2 sono rese pubbliche secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti”.

– Il testo dell’art. 842 del codice civile è il seguente:

“Art. 842 (Caccia e pesca). – Il proprietario di un fondo non puo’ impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.

Egli puo’ sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità.

Per l’esercizio della pesca occorre il consenso del proprietario del fondo.

Nota all’art. 21:

– Il testo dell’art. 22 della legge n. 349/1991 (Legge quadro sulle aree protette), entrata in vigore il 28 dicembre 1991, è il seguente:

“Art. 22 (Norme quadro). – 1. Costituiscono principi fondamentali per la disciplina delle aree naturali protette regionali:

a) la partecipazione delle province, delle comunità montane e dei comuni al procedimento di istituzione dell’area protetta, fatta salva l’attribuzione delle funzioni amministrative alle province, ai sensi dell’art.

14 della legge 8 giugno 1990, n. 142. Tale partecipazione si realizza, tenuto conto dell’art. 3 della stessa legge n.

142 del 1990, attraverso conferenze per la redazione di un documento di indirizzo relativo all’analisi territoriale dell’area da destinare a protezione, alla perimetrazione provvisoria, all’individuazione degli obiettivi da perseguire, alla valutazione degli effetti dell’istituzione dell’area protetta sul territorio;

b) la pubblicità degli atti relativi all’istituzione dell’area protetta e alla definizione del piano per il parco di cui all’art. 25;

c) la partecipazione degli enti locali interessati alla gestione dell’area protetta;

d) l’adozione, secondo criteri stabiliti, con legge regionale in conformità ai principi di cui all’art. 11, di regolamenti delle aree protette;

e) la possibilità di affidare la gestione alle comunioni familiari montane, anche associate fra loro, qualora l’area naturale protetta sia in tutto o in parte compresa fra i beni agro-silvo- pastorali costituenti patrimonio delle comunità stesse.

2. Fatte salve le rispettive competenze per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano, costituiscono principi fondamentali di riforma economico-sociale la partecipazione degli enti locali all’istituzione e alla gestione delle aree protette e la pubblicità degli atti relativi all’istituzione dell’area protetta e alla definizione del piano per il parco.

3. Le regioni istituiscono parchi naturali regionali e riserve naturali regionali utilizzando soprattutto i demani e i patrimoni forestali regionali, provinciali, comunali e di enti pubblici, al fine di un utilizzo razionale del territorio e per attività compatibili con la speciale destinazione dell’area.

4. Le aree protette regionali che insistono sul territorio di piu’ regioni sono istituite dalle regioni interessate, previa intesa tra le stesse, e gestito secondo criteri unitari per l’intera area delimitata.

5. Non si possono istituire aree protette regionali nel territorio di un parco nazionale o di una riserva naturale statale.

6. Nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali regionali l’attività venatoria è vietata, salvo eventuali prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi necessari per ricomporre squilibri ecologici. Detti prelievi ed abbattimenti devono avvenire in conformità al regolamento del parco o, qualora non esista, alle direttive regionali per iniziativa e sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell’organismo di gestione del parco e devono essere attuati dal personale da esso dipendente o da persone da esso autorizzate”.

Nota all.art. 24:

– Per il n. 26, sottonumero I), della triffa annessa al D.P.R. n. 6141/1972 si veda in nota all’art. 23.

Nota all.art. 25

– Il D.P.R. n. 1124/1965 approva il testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Note all.art. 27:

– Il testo dell’art. 5, comma 5, della legge n. 65/1986 (Legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale) è il seguente: “5. Gli addetti al servizio di polizia municipale ai quali è conferita, la qualità di agente di pubblica sicurezza portano, senza licenza, le armi, di cui possono essere dotati in relazione al tipo di servizio nei termini e nelle modalità previsti dai rispettivi regolamenti, anche fuori dal servizio, purchè nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei casi di cui all’art. 4. Tali modalità e casi sono stabiliti, in via generale, con apposito regolamento approvato con decreto del Ministro dell’interno, sentita l’Associazione nazionale dei comuni d’Italia. Detto regolamento stabilisce anche la tipologia, il numero delle armi in dotazione e l’accesso ai poligoni di tiro per l’addestramento al loro uso”.

– Il R.D. n. 773/1931 approva il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

Nota all’art. 28:

– La legge n. 772/1972 reca: “Norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza”.

Nota all’art. 29:

– Per il titolo della legge n. 65/1986 si veda in nota all’art. 27.

Note all’art. 30:

– Il testo degli articoli 624, 625 e 626 del codice penale è il seguente:

“Art. 624 (Furto). – Chiunque s’impossessa della cosa mo- bile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sè o per altri, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da lire sessantamila a un milione.

Agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico.

Art. 625 (Circostanze aggravanti). – La pena è della reclusione da uno a sei anni e della multa da lire ducentomila a due milioni:

1) se il colpevole, per commettere il fatto, si intro- duce o si trattiene in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione;

2) se il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento;

3) se il colpevole porta indosso armi o narcotici, senza farne uso;

4) se il fatto è commesso con destrezza, ovvero strappando la cosa di mano o di dosso alla persona;

5) se il fatto è commesso da tre a piu’ persone, ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la qualità di pubblico ufficiale o d’incarico di un pubblico servizio;

6) se il fatto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi o bevande;

7) se il fatto è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento, o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza;

8) se il fatto è commesso su tre o piu’ capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria.

Se concorrono due o piu’ delle circostanze prevedute dai numeri precedenti ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell’art. 61, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da lire quattrocentomila a tre milioni.

Art. 626 (Furti punibili a querela dell’offeso). – Si applica la reclusione fino a un anno ovvero la multa fino a lire quattrocentomila, e il delitto è punibile a querela della persona offesa:

1) se il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa sottratta, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita;

2) se il fatto è commesso su cose di tenue valore, per provvedere a un grave ed urgente bisogno;

3) se il fatto consiste nello spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati interamente dal raccolto.

Tali disposizioni non si applicano se concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1), 2), 3) e 4) dell’articolo precedente”.

– L’art. 23 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con D.P.R. n. 670/1972, è così formulato:

“Art. 23. – La regione e le provincie utilizzano – a presidio delle norme contenute nelle rispettive leggi – le sansioni penali che le leggi dello Stato stabiliscono per le stesse fattispecie”.

Nota all’art. 31:

– Per gli articoli 624, 625 e 626 del codice penale si veda in nota all’art. 30.

– La legge n. 689/1981 reca: “Modifiche al sistema penale”.

Nota all’art. 34:

– L’art. 86 del testo unico delle norme per la protezione della selvaggina e per l’esercizio delle caccia, approvato con D.P.R. n. 1016/1939, così come sostituito dall’art.35 della legge n. 799/1967, è così formulato:

“Art. 86. – Le associazioni venatorie sono libere.

La Federazione italiana della caccia ha personalità giuridica di diritto pubblico ed ha sede in Roma.

Essa si compone dei propri organi locali e fa parte del Comitato olimpico nazionale italiano. Per l’esercizio delle attività di interesse tecnico-venatorio la Federazione è sottoposta alla vigilanza del Ministero dell’agricoltura e delle foreste il quale, previa ratifica del Comitato olimpico nazionale, approva lo statuto e le eventuali modificazioni.

Le associazioni nazionali fra i cacciatori istituite per atto pubblico sono riconosciute come associazioni venatorie agli effetti della presente legge con decreto del Ministro per l’agricoltura e le foreste d’intesa con quello per l’intero, purchè posseggano i seguenti requisiti:

a) abbiano finalità esclusivamente sportive, ricreative o tecnico-venatorie;

b) posseggano un’efficiente e stabile organizzazione a carattere nazionale con adeguati organi periferici.

Le associazioni riconosciute sono sottoposte alla vigilanza del Ministero dell’agricoltura e delle foreste.

Nelle associazioni venatorie riconosciute non possono rivestire cariche coloro che abbiano riportato condanne per violazioni alla legge sulla caccia.

Qualora vengano meno, in tutto o in parte, i requisiti previsti per il riconoscimento, il Ministro per l’agricoltura e le foreste dispone con proprio decreto, d’intesa con il Ministro per gli interni, la revoca del riconoscimento stesso”.

Art. 35 (Relazione sullo stato di attuazione della legge) 1. Al termine dell’annata venatoria 1994-1995 le regioni trasmettono al Ministro dell’agricoltura e delle foreste e al Ministro dell’ambiente una relazione sull’attuazione della presente legge.

2. Sulla base delle relazioni di cui al comma 1, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, presenta al Parlamento una relazione complessiva sullo stato di attuazione della presente legge.

Nota all’art. 36:

– Il testo dell’art. 36 della legge n. 968/1977 è il seguente: ” Art. 36 (Disposizioni transitorie sulle riserve di caccia – Aziende faunistico-venatorie). – Le concessioni in atto delle riserve di caccia restano in vigore fino alla loro scadenza e per un solo rinnovo della concessione e, comunque, per non oltre tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Sono fatte salve le riserve di rappresentanza della Presidenza della Repubblica.

Scaduto il triennio di cui al primo comma, le regioni, sentito l’istituto di biologia della selvaggina, possono autorizzare l’istituzione e la trasformazione in azienda faunistico-venatorie delle riserve di rilevante interesse naturalistico e faunistico, con particolare riferimento alla tipica fauna alpina (stambecco, camoscio, gallo forcello, gallo cedrone, pernice bianca, lepre bianca, francolino di monte e coturnice), alla grossa selvaggina europea (cervo, capriolo, daino, muflone) e alla fauna acquatica in specie nelle zone umide e vallive, sempre in numero e per superfici complessive limitati, purchè presentino strutture ed ambiente adeguati.

Le aziende faunistico-venatorie hanno come scopo il mantenimento, l’organizzazione e il miglioramento degli ambienti naturali anche ai fini dell’incremento della fauna selvatica.

Le regioni coordinano ed approvano i piani annuali di ripopolamento e di abbattimento della selvaggina compatibili con le finalità naturalistiche e faunistiche, ed indicano i criteri di gestione delle aziende faunistico- venatorie”.

Nota all’art. 37:

– Per il titolo della legge n. 968/1977 si veda in nota all’art. 7.

– Il testo dell’art. 10, sesto comma, della legge n. 110/1975 (Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi), così come da ultimo modificato dall’art. 4 della legge n. 36/1990, è il seguente: “La detenzione di armi comuni da sparo per fini diversi da quelli previsti dall’art. 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, è consentita nel numero di tre per le armi comuni da sparo, di sei per le armi da caccia previste dall’art. 9, primo e secondo comma, della legge 27 dicembre 1977, n. 968, e di sei per le armi per uso sportivo. La detenzione di armi comuni da sparo in misura superiore è subordinata al rilascio di apposita licenza di collezione da parte del questore, nel limite di un esemplare per ogni modello del catalogo nazionale; il limite di un esemplare per ogni modello non si applica ai fucili da caccia ad anima liscia ed alle repliche di armi ad avancarica”.