Normative

Calendario Venatorio 2019/2020

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REGIONE MOLISE
DIREZIONE GENERALE DELLA GIUNTA AREA SECONDA
PROGRAMMAZIONE REGIONALE, COORDINAMENTO DELLE POLITICHE DI SVILUPPO TERRITORIALE

SERVIZIO “COORDINAMENTO E GESTIONE DELLE POLITICHE EUROPEE PER AGRICOLTURA, ACQUACOLTURA E PESCA
ATTIVITA’ VENATORIA”
CALENDARIO E
REGOLAMENTO VENATORIO 2019 – 2020

Atto: GIUNTA 2019/324 del 19-08-2019
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i n d i c e
1. ATTIVITA’ VENATORIA ……………………………………………………………………………………………………………..3
2. ANNATA VENATORIA…………………………………………………………………………………………………………………3
3. SPECIE CACCIABILI E PERIODI ………………………………………………………………………………………………….3
4. AREA CONTIGUA DEL PARCO NAZIONALE. ULTERIORI INDICAZIONI…………………………………..7
5. CARNIERE…………………………………….……………………………….………………………….8
6. GIORNATE DI CACCIA………………………………………………………………………………………………………………..9
7. USO DEI CANI ……………………………………………………………………………………………………………………………..9
8. ADDESTRAMENTO CANI ……………………………………………………………………………………………………………9
9. GARE E PROVE CINOFILE …………………………………………………………………………………………………………..9
10. DIVIETI………………………………………………………………………………………………………………………………………….9
11. SANZIONI ……………………………………………………………………………………………………………………………………10
12. REGOLAMENTO PER L’ESERCIZIO VENATORIO………………………………………………………………………10
13. DISPOSIZIONI PARTICOLARI……………………………………………………………………………………………………..12
14. DISPOSIZIONI FINALI …………………………………………………………………………………………………………………13
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Atto: GIUNTA 2019/324 del 19-08-2019
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1. ATTIVITA’ VENATORIA
L’attività venatoria nella Regione Molise è esercitata negli appositi Ambiti Territoriali di Caccia nelle forme
indicate dall’articolo 12, comma 5, lett. c) della Legge 157/92, ed è disciplinata dal presente calendario ed
annesso regolamento, nel rispetto della Legge Quadro 157/92 e successive modificazioni, della L.R. 19/93 e
successive modificazioni, delle Direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE e 2009/147/CEE e nelle more dell’attuazione
del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale del Molise 2016/2021 approvato con delibera consiliare n° 359
del 29.11.2016 e pubblicato sul BURM n° 46 del 16.12.2016.
L’attività venatoria nell’Area Contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, versante molisano, è
disciplinata dal Regolamento approvato dalla Giunta regionale con deliberazione n.802 del 29.07.2008.
L’attività venatoria oltre che dal presente Calendario e Regolamento è disciplinata:
o nelle Zone di Protezione Speciale (ZPS) dalla Delibera di Giunta regionale n. 889/2008;
o nei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) dalla Delibera di Giunta regionale n.772/2015.
2. ANNATA VENATORIA
L’annata venatoria ha inizio il 15 settembre 2019 e termina il 10 febbraio 2020.
Nelle ZPS (Zone di Protezione Speciale) identificate con codice IT7222287 (La Gallinola – Monte Miletto –
Monti del Matese), IT7222248 (Lago di Occhito), IT7222265 (Torrente Tona), IT7222267 (Località Fantina –
Fiume Fortore), IT7228230 (Lago di Guardialfiera – Foce Fiume Biferno) e IT7120132 (Parco Nazionale
d’Abruzzo, Lazio e Molise – PNALM), anche se ricadenti all’interno di Aziende-Agri-Turistico Venatorie e
Faunistico Venatorie, l’attività venatoria non può avere inizio prima del primo ottobre, con l’eccezione della
caccia agli ungulati.
In tutte le ZPS (Zone di Protezione Speciale), anche se ricadenti all’interno di Aziende-Agri-Turistico Venatorie
e Faunistico Venatorie, nel mese di gennaio l’attività venatoria è consentita solo nelle giornate di mercoledì e
domenica.
I cacciatori non residenti nella Regione Molise possono esercitare la caccia dal 2 ottobre al 30 dicembre 2019,
con prelievo venatorio solo nelle giornate di caccia coincidenti con quelle stabilite dalla regione di residenza.
La limitazione temporale di cui sopra, relativa ai cacciatori non residenti, non si applica per l’attività venatoria
svolta nelle Aziende-Agri-Turistico Venatorie e Faunistico Venatorie.
3. SPECIE CACCIABILI E PERIODI
A. UCCELLI NON MIGRATORI
• Cornacchia grigia (Corvus corone cornix), Ghiandaia (Garrulus glandarius), Gazza (Pica pica).
Prelievo venatorio:
a) in pre-apertura nelle giornate del 1 e 8 settembre 2019 da appostamento temporaneo senza l’ausilio del
cane, con l’obbligo di raggiungere e lasciare il sito con arma scarica in custodia;
b) dal 15 settembre 2019 al 13 gennaio 2020;
c) l’apertura anticipata per le specie di cui sopra non è consentita nelle zone ZPS e nell’Area Contigua del
PNALM, versante molisano.
La caccia da appostamento potrà essere esercitata a non meno di 150 metri dalle zone umide frequentate da
uccelli acquatici.
Le suddette disposizioni valgono anche per le Aziende Faunistico Venatorie.
• Fagiano (Phasianus colchicus)
Prelievo venatorio:
dal 15 settembre 2019 al 30 novembre 2019.
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B. UCCELLI ACQUATICI
• Alzavola (Anas crecca), Canapiglia (Anas strepara), Folaga (Fulica atra), Fischione (Anas penelope),
Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), Marzaiola (Anas querquedula), Mestolone (Anas clypeata),
Porciglione (Rallus aquaticus), Frullino (Lynnocryptes minimus) e Germano Reale (Anas playtyhnchos):
Prelievo venatorio:
a) dal 2 ottobre 2019 al 20 gennaio 2020.
È fatto divieto di caccia su terreno in tutto o nella maggior parte coperto di neve. È comunque consentita la
caccia ai palmipedi e trampolieri, ad esclusione della beccaccia, lungo i corsi di acqua perenni;
nelle Zone di Protezione Speciale (ZPS) è vietato l’utilizzo di munizioni a pallini di piombo all’interno delle
zone umide quali laghi, stagni, paludi, acquitrini, lanche e lagune di acqua dolce, salata e salmastra, nonché
nel raggio di 150 metri dalle rive più esterne.
• Beccaccino (Gallinago gallinago)
Prelievo venatorio
b) dal 2 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020.
Consentirne il prelievo:
c) dal 2 ottobre 2019 al 30 dicembre 2019, il prelievo massimo giornaliero non potrà superare n. 6 capi;
d) dal 1° gennaio 2020 al 19 gennaio 2020, il prelievo massimo giornaliero non potrà superare n. 3 capi.
Il prelievo massimo stagionale non potrà comunque superare il limite di n. 25 capi.
C. UCCELLI MIGRATORI
• Quaglia (Coturnix coturnix)
Prelievo venatorio:
a) in pre-apertura dall’alba alle ore 14 nelle giornate del 11 e 14 settembre 2019;
b) dal 15 settembre 2019 al 24 novembre 2019.
• Tortora (Streptopelia turtur)
Prelievo venatorio:
a) in pre-apertura, esclusivamente nelle giornate del 1 e 8 settembre 2019, in appostamento e senza l’ausilio
del cane, con l’obbligo di raggiungere e lasciare il sito con arma scarica in custodia;
b) dal 15 settembre 2019 al 30 settembre 2019.
La caccia da appostamento potrà essere esercitata a non meno di 150 metri dalle zone umide frequentate da
uccelli acquatici.
Le suddette disposizioni valgono anche per le Aziende Faunistico Venatorie.
• Colombaccio (Columba palumbus)
Prelievo venatorio:
a) dal 2 ottobre 2019 al 30 dicembre 2019;
b) dal 1° gennaio 2020 al 10 febbraio 2020 in appostamento senza l’ausilio del cane, con l’obbligo di
raggiungere e lasciare il sito con arma scarica in custodia; con la specificazione che nelle Zone di
Protezione Speciale (ZPS) il prelievo è consentito soltanto nelle giornate di mercoledì e domenica.
In tale periodo è previsto un limite di carniere giornaliero pari a 5 capi.
Le suddette disposizioni valgono anche per le Aziende Faunistico Venatorie.
• Allodola (Alauda arvensis)
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Prelievo venatorio:
dal 2 ottobre 2019 al 30 dicembre 2019.
• Merlo (Turdus merula)
Prelievo venatorio:
dal 2 ottobre 2019 al 30 dicembre 2019.
• Beccaccia (Scolopax rusticola)
Prelievo venatorio:
e) dal 2 ottobre 2019 al 30 dicembre 2019, il prelievo massimo giornaliero non potrà superare n. 3 capi;
f) dal 1° gennaio 2020 al 20 gennaio 2020, il prelievo massimo giornaliero non potrà superare n. 2 capi;
g) dal 22 gennaio 2020 al 30 gennaio 2020, il prelievo massimo giornaliero non potrà superare n. 1 capo.
Il prelievo massimo stagionale non potrà comunque superare il limite di n. 20 capi.
Disposizioni particolari per la specie
Entro il 31 marzo 2020, in concomitanza con la riconsegna del tesserino, i cacciatori che hanno abbattuto
beccacce dovranno consegnare, all’ATC in cui si è residenti o ammessi l’ala destra (o la sinistra se rovinata
la destra), degli esemplari prelevati. La lettura delle ali consentirà di rilevare dei dati relativi alla classe di
età e dovrà essere effettuata dagli ATC stessi anche con l’ausilio di enti e/o associazioni specializzate.
Nel periodo di svernamento e di migrazione primaverile prenuziale, gli ATC organizzano il monitoraggio
della specie beccaccia (Scolopax rusticola), secondo quanto stabilito nel “Protocollo operativo per il
monitoraggio della beccaccia nelle aree di svernamento mediante cane da ferma” approvato con delibera di
G.R. N.110 del 02.03.2015. Ciò consentirà non solo di omogeneizzare le tecniche di censimento sul
territorio della regione ma di acquisire elementi utili per la stesura del calendario venatorio.
• Cesena (Turdus palaris), Tordo bottaccio (Turdus philomelos), Tordo sassello (Turdus iliacus.
Prelievo venatorio:
dal 2 ottobre 2019 al 20 gennaio 2020;
D. MAMMIFERI
• Lepre (Lepus europaeus)
Prelievo venatorio:
a) dal 15 settembre 2019 al 16 dicembre 2019;
b) dal 16 ottobre 2019 al 28 novembre 2019, nei territori dove è stata accertata la presenza della Lepre
Italica (Lepus corsicanus) che non ricadono all’interno di Istituti faunistici in cui l’attività venatoria è
vietata (ZAC, ZRC, Oasi, etc.), in particolare dei comuni di Pozzilli e Filignano in provincia di Isernia,
e in quelli di Jelsi, Campochiaro e San Giuliano del Sannio in provincia di Campobasso.
Oltre alla restrizione dei tempi di caccia, saranno poste in essere tutte le misure a salvaguardia della lepre
italica e, nel contempo, sarà vietato qualsiasi ripopolamento e/o immissione di lepre europea ad una distanza
inferiore a 5 Km dall’area dove è stata accertata la presenza di Lepre Italica.
Nell’Area Contigua del PNALM, versante molisano, la caccia alla lepre potrà essere esercitata con l’utilizzo
massimo di due cani per equipaggio; i cani devono essere iscritti in un apposito elenco predisposto dalle
ATC, indicando nome del cane, razza, sesso e numero del microchip. Sono consentiti l’utilizzo e la
detenzione esclusivamente di munizioni spezzate con diametro non superiore allo 0 (3,9 mm).
• Cinghiale (Sus scrofa)
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Prelievo venatorio:
a) dal 16 ottobre 2019 al 15 gennaio 2020;
b) la caccia al cinghiale è regolamentata secondo il disciplinare approvato con D.G.R. n. 134 del
30/04/2019;
c) è consentito l’abbattimento occasionale dei cinghiali in forma individuale, senza l’ausilio di cani da
seguita;
d) la caccia al cinghiale all’interno delle aziende faunistiche venatorie e agrituristiche venatorie verrà
svolta nel rispetto delle norme sancite dai rispettivi Regolamenti Regionali;
e) Il prelievo in Selezione alla specie cinghiale, è consentito, in attuazione di uno specifico Piano di
Abbattimento Selettivo, ai sensi dell’art. 11 – Quaterdecies, comma 5 della Legge 02 dicembre 2005, n°
248, redatto dalla Regione Molise previo parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca
Ambientale ( ISPRA) dal 1° aprile 2020 al 15 agosto 2020;
f) all’interno dell’Area Contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo e Molise, la caccia al cinghiale potrà
essere esercitata dal 2 novembre 2019 al 29 gennaio 2020.
• in forma collettiva mediante la tecnica della “girata” con squadre formate da 6-10 unità con unico
cane che ha funzione anche di “limiere”;
• in forma individuale da appostamento e/o alla “cerca” con carabina munita di ottica di puntamento
e senza l’ausilio dei cani.
La caccia al cinghiale è consentita nei giorni di mercoledì, sabato e domenica.
All’interno dell’Area Contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise la caccia al cinghiale è
consentita secondo le modalità di cui al Regolamento allegato alla D.G.R. n. 802/2008 e nelle giornate
stabilite al precedente punto.
Per la caccia agli ungulati (cinghiale), fermo restando i divieti di cui alle prescrizioni territoriali consultabili
al paragrafo 10 “Divieti”, è tollerato l’uso di munizioni contenenti piombo, a condizione che si utilizzino
cartucce a palla singola.
E’ fatto obbligo, all’interno dei territori ricadenti nell’Area Contigua al PNALM, di vaccinazione per tutti i
cani impiegati nell’attività venatoria contro le principali malattie trasmissibili all’orso (o utilizzazione
esclusiva di cani vaccinati), così come disposto dall’allegato “Azione A2” alla D.G.R. n. 43/2014.
Allo scopo di tutelare la propria e l’altrui incolumità, durante il periodo di apertura della caccia al cinghiale,
nelle giornate consentite, è obbligatorio che tutti i cacciatori indossino un capo di abbigliamento ad elevata
visibilità (gilet, casacca, pettorina, giacconi, trisacca, cappello, ecc.). Tale obbligo si estende a tutti coloro
che, durante la stagione venatoria al cinghiale in corso, si apprestano ad effettuare attività ludico-sportive e
ricreative (cercatori di funghi, cercatori di tartufi, ecc.) all’interno di aree ove sia consentita l’attività
venatoria.
Come disposto dal Reg. CE n. 2075/2005 recepito con D.G.R. n. 56 del 28 gennaio 2008 e novellato dal
Reg. CE n.1375/2015, le carcasse dei suidi selvatici abbattuti, devono essere sottoposti all’esame
trichinoscopico da effettuarsi, a spese degli interessati, se ad iniziativa privata, presso l’Istituto
Zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise previa compilazione di un’apposita scheda resa nota
con il tesserino venatorio utile alla rilevazione dei dati biometrici. Al fine di garantire una maggiore tutela
della salute pubblica, si delegano gli AA.TT.CC. di Campobasso, Isernia e Termoli, ai sensi della normativa
vigente, ad organizzare e regolamentare con propri atti, tutti gli aspetti sanitari legati agli esami
trichinoscopici ed allo smaltimento delle carcasse dei suidi selvatici abbattuti, attraverso convenzioni con
soggetti competenti pubblici e/o privati, regolarmente accreditati.
Le carcasse degli animali abbattuti, destinati agli stabilimenti di manipolazione e trasformazione, verranno
sottoposte in quella sede, ai controlli ispettivi previsti dal Reg. CE 854/2004 Cap. VIII – Selvaggina
Selvatica.
L’obbligo, tra l’altro, era già stato sancito con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 1860 del 21
novembre 1978, avente per oggetto “Obbligo dell’esame trichinoscopico dei cinghiali, dei suini allevati allo
stato brado e di animali non domestici di altre specie di cui è consentita la cattura”.
• Volpe (Vulpes volpe)
Prelievo venatorio:
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a) dal 15 settembre 2019 al 30 gennaio 2020;
b) dal 2 novembre 2019 al 30 dicembre 2019 nell’Area Contigua del PNALM, versante molisano, in
forma individuale da postazione fissa con carabina munita di ottica di puntamento da parte di cacciatori
in possesso di abilitazione rilasciata dalla Provincia o di altri titoli formativi equipollenti di cui alla nota
Ispra 22478/T-Dl del 28 giugno 2010 e ss.mm.ii.. Nelle zone di caccia al cinghiale assegnate alle
squadre, la caccia alla volpe richiede la preventiva comunicazione al Caposquadra e non può essere
effettuata in contemporanea allo svolgimento della girata.
4. AREA CONTIGUA DEL PARCO NAZIONALE. ULTERIORI INDICAZIONI
All’interno dell’Area Contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, versante molisano, in
accordo con quanto stabilito dal protocollo d’intesa per l’attuazione delle priorità di azioni previste nel
“Piano di Azione per la Tutela dell’Orso bruno Marsicano” (PATOM), nonché con quanto previsto dal
“Protocollo per la tutela dell’orso bruno marsicano e il miglioramento della gestione venatoria” vigono le
seguenti prescrizioni:
• divieto dell’allenamento e dell’addestramento cani;
• divieto della c.d. pre-apertura;
• la caccia alla volpe potrà essere effettuata in forma individuale da postazione fissa con carabina munita
di ottica di puntamento da parte di cacciatori in possesso di abilitazione rilasciata dalla Provincia o di
altri titoli formativi equipollenti di cui alla nota Ispra 22478/T-Dl del 28 giugno 2010 e ss.mm.ii.. Nelle
zone di caccia al cinghiale assegnate alle squadre, la caccia alla volpe richiede la preventiva
comunicazione al Caposquadra e non può essere effettuata in contemporanea allo svolgimento della
girata. Ciascun equipaggio può utilizzare una muta di cani costituita al massimo da due esemplari ed
essere iscritti in apposito elenco predisposto dagli ATC, indicando nome del cane, razza, sesso e
numero di microchip. Sono consentiti l’utilizzo e la detenzione esclusivamente di munizioni spezzate
con diametro non superiore allo 0 (3,9 mm);
• divieto di qualsiasi forma di pasturazione della fauna selvatica;
• la caccia al cinghiale potrà essere esercitata in forma collettiva mediante la tecnica della “girata” con
squadre formate da 6-10 unità con unico cane che ha funzione anche di “limiere”, ed in forma
individuale, da appostamento e/o alla “cerca” con carabina munita di ottica di puntamento e senza
l’ausilio dei cani;
• al fine di assicurare la correttezza tecnica e la sicurezza delle operazioni di girata, ciascuna squadra
dovrà operare in una zona di caccia fissa, assegnata in via esclusiva alla medesima;
• la caccia alla lepre potrà essere esercitata con l’utilizzo massimo di due cani per equipaggio; i cani
devono essere iscritti in un apposito elenco predisposto dagli ATC, indicando nome del cane, razza,
sesso e numero del microchip;
• la caccia alle altre specie (fagiano, quaglia, beccaccia, ecc.) è consentita con l’ausilio dei soli cani da
ferma o da cerca, escludendo l’uso del cane da seguita. Sono consentiti l’utilizzo e la detenzione
esclusivamente di munizioni spezzate.
5. CARNIERE
Per ogni giornata consentita, ciascun cacciatore potrà abbattere complessivamente due capi di selvaggina
stanziale con i seguenti limiti per specie:
SPECIE LIMITE GIORNALIERO LIMITE
STAGIONALE
LEPRE 1 CAPO NON
PREVISTO
CINGHIALE 1 CAPO NON
PREVISTO
FAGIANO 2 CAPI DA SOLO
1 CAPO SE ABBINATO ALLA
LEPRE O AL CINGHIALE
NON
PREVISTO
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Per la selvaggina migratoria, il limite massimo giornaliero è stabilito in complessivi 20 capi, con i seguenti
limiti:
SPECIE LIMITE GIORNALIERO LIMITE
STAGIONALE
ALLODOLA 10 CAPI 50 CAPI
BECCACCIA
3 CAPI fino al 30 dicembre 2019
2 CAPI dal 1° al 20 gennaio 2020
1 CAPO dal 22 al 30 gennaio 2020
20 CAPI
BECCACCINO
6 CAPI fino al 30 dicembre 2019
3 CAPI dal 1° al 19 gennaio 2020 25 CAPI
QUAGLIA 5 CAPI 25 CAPI
TORTORA 5 CAPI 20 CAPI
MERLO 5 CAPI 25 CAPI
COLOMBACCIO 10 CAPI
Dal 01/01/2020 al 10/02/2020
5 capi
NON PREVISTO
FRULLINO E ANATIDI 8 CAPI 25 CAPI
Sono escluse dalle limitazioni la cornacchia grigia, la gazza, la ghiandaia e la volpe.
6. GIORNATE DI CACCIA
La caccia può essere esercitata da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto per tre giorni alla settimana
a scelta del cacciatore, con l’esclusione del Martedì e del Venerdì considerati giornate di silenzio venatorio. La
caccia al cinghiale è consentita nei giorni di mercoledì, sabato e domenica. Nelle ZPS (Zone di Protezione
Speciale), anche se ricadenti all’interno di Aziende-Agri-Turistico Venatorie e Faunistico Venatorie, nel mese di
gennaio, l’attività venatoria è consentita solo nelle giornate di Mercoledì e Domenica.
7. USO DEI CANI
L’uso del cane è consentito nei giorni di pre-apertura 11 e 14 settembre 2019 fino alle ore 14.
L’uso del cane è consentito dal 15 settembre 2019 fino al 30 gennaio 2020.
I cani utilizzati per l’attività venatoria devono essere registrati all’anagrafe canina; in ogni caso, si evidenzia che
corre l’obbligo, all’interno dei territori ricadenti nell’Area Contigua al PNALM, della vaccinazione contro le
principali malattie trasmissibili all’orso, cosi come disposto dall’allegato “Azione A2″ alla DGR n. 43/2014.
8. ADDESTRAMENTO CANI
L’addestramento dei cani è consentito, ad eccezione delle giornate di pre-apertura, nelle modalità sotto elencate
e solo agli ammessi all’ATC:
PERIODO ORARIO
15 agosto 2019 fino
al 13 settembre 2019 Da un’ ora prima del sorgere del sole
fino alle ore 18.00
L’addestramento dei cani è vietato all’interno dell’Area Contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e
Molise, versante molisano, nelle Zone di Ripopolamento e Cattura, Oasi di Protezione, terreni in attualità di
coltivazione e, comunque, in tutti i terreni sottratti all’esercizio della caccia. Nelle Zone di Protezione Speciale
(ZPS) è vietato addestrare i cani prima del primo settembre e dopo la chiusura della stagione venatoria.
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9. GARE E PROVE CINOFILE
Le gare e prove cinofile potranno essere effettuate nelle apposite Zone di Addestramento Cani già istituite e
affidate, rispettando il relativo regolamento regionale.
Inoltre, le prove cinofile ad esclusivo carattere nazionale ed internazionale approvate ed inserite nei calendari
ENCI senza l’abbattimento ed immissione del selvatico e a condizione che non si arrechi danno alle colture
agricole ad alla fauna, potranno essere effettuate anche all’interno delle Zone di Ripopolamento e Cattura nonché
nelle Oasi di protezione, previa autorizzazione dell’Amministrazione regionale.
10. DIVIETI
Tra i casi espressamente previsti dalla Legge n. 157/92, art. 21 e L.R.19/93, art. 31, nonché dai regolamenti
vigenti, si evidenziano i seguenti divieti:
a) la posta alla beccaccia e al beccaccino, nonché cacciare a rastrello in più di tre persone;
b) la caccia da appostamento con richiami vivi;
c) la caccia nelle Zone di Ripopolamento e Cattura, nelle Zone di Addestramento Cani, nelle Oasi di
Protezione, nei parchi naturali, parchi e riserve regionali e in tutto quanto contenuto nelle more
dell’attuazione del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale del Molise 2016/2021 approvato con
delibera consiliare n° 359 del 29/11/2016 e pubblicato sul BURM n° 46 del 16/12/2016;
d) la caccia alle allodole con l’uso di civette;
e) la caccia di tutte le specie di fauna non contemplate nel presente calendario. Relativamente alla specie
cinghiale (Sus scrofa) è vietata l’immissione, sull’intero territorio regionale; è vietato, inoltre, qualsiasi
ripopolamento e/o immissione di lepre europea ad una distanza inferiore a 5 Km dall’area dove è stata
accertata la presenza di Lepre Italica;
f) qualsiasi forma di pasturazione della fauna selvatica ad eccezione di quella effettuata a scopo di controllo;
g) la caccia su terreno in tutto o nella maggior parte coperto di neve. E’ comunque consentita la caccia ai
palmipedi e trampolieri ad esclusione della beccaccia, lungo i corsi d’acqua perenni;
h) la caccia da appostamento, oltre il 22 gennaio, non può essere esercitata:
– a non meno di 150 metri dalle zone umide frequentate dagli uccelli acquatici;
– a non meno di 500 metri dalle pareti rocciose o da altri ambienti potenzialmente idonei alla
nidificazione di rapaci rupicoli;
i) l’attività venatoria nelle aree boscate colpite da incendi come individuate ai sensi della Legge n. 353/2000;
j) la caccia in forma diversa da quelle stabilite dall’articolo 12, comma 5, lett. c) della Legge n. 157/92;
k) l’addestramento dei cani nelle apposite ZAC per coloro che non hanno provveduto a farne specifica richiesta
al Gestore previo versamento della relativa quota.
Nelle Zone di Protezione Speciale (ZPS) oltre ai divieti sopra citati è vietato:
I. l’utilizzo di munizioni a pallini di piombo all’interno delle zone umide quali laghi, stagni, paludi, acquitrini,
lanche e lagune di acqua dolce, salata e salmastra, nonché nel raggio di 150 metri dalle rive più esterne;
II. l’attività di addestramento cani da caccia prima del primo settembre e dopo la chiusura della stagione
venatoria;
III. la distruzione o il danneggiamento intenzionale di nidi e ricoveri di uccelli;
IV. abbattere esemplari appartenenti alla specie Moretta (Aythia fuligula);
V. l’attività venatoria negli specchi e corsi d’acqua anche parzialmente ghiacciati nelle ZPS identificate con
codice:
• IT7222248 (Lago di Occhito)
• IT 7222265 (Torrente Toma)
• IT 7222267 (Località Fantina – Fiume Fortore)
• IT7228230 (Lago di Guardialfiera – Foce Fiume Biferno).
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Nel Siti di Importanza Comunitaria (SIC), oltre ai divieti sopra citati, valgono le prescrizioni previste dai Piani di
Gestione approvati dall’Amministrazione regionale con delibera di Giunta n. 772 del 31.12.2015.
11. SANZIONI
Ai trasgressori si applicano le sanzioni previste dalla Legge 11.02.1992 n. 157 e dalla L.R. 10.08.93 n. 19 e
successive modificazioni e integrazioni.
12. REGOLAMENTO PER L’ESERCIZIO VENATORIO
a) L’attività venatoria nella Regione Molise può essere esercitata nei seguenti Ambiti Territoriali di Caccia:
1. CAMPOBASSO comprendente i Comuni di:
Acquaviva Collecroce, Baranello, Boiano, Busso, Campobasso, Casalciprano, Campochiaro,
Castelbottaccio, Castelmauro, Castropignano, Civitacampomarano, Colle d’Anchise, Duronia, Fossalto,
Guardialfiera, Guardiaregia, Guglionesi, Limosano, Lucito, Lupara, Mafalda, Molise, Montagano,
Montecilfone, Montefalcone del Sannio, Montemitro, Montenero di Bisaccia, Oratino, Palata, Petacciato,
Petrella Tifernina, Pietracupa, Ripalimosani, Roccavivara, Salcito, S. Biase, S. Felice del Molise, S.
Giacomo degli Schiavoni, S. Massimo, S. Polo Matese, S. Angelo Limosano, Spinete, Tavenna, Torella del
Sannio, Trivento, Vinchiaturo.
2. TERMOLI comprendente i Comuni di:
Bonefro, Campodipietra, Campolieto, Campomarino, Casacalenda, Castellino del Biferno, Cercemaggiore,
Cercepiccola, Colletorto, Ferrazzano, Gambatesa, Gildone, Ielsi, Larino, Macchia Val Fortore, Matrice,
Mirabello Sannitico, Monacilioni, Montelongo, Montorio nei Frentani, Morrone del Sannio, Pietracatella,
Portocannone, Provvidenti, Rotello, Riccia, Ripabottoni, S. Giovanni in Galdo, S. Giuliano del Sannio, S.
Giuliano di Puglia, S. Martino in Pensilis, S. Croce di Magliano, S. Elia a Pianisi, Sepino, Termoli, Toro,
Tufara, Ururi.
3. ISERNIA comprendente i Comuni di:
Acquaviva d’Isernia, Agnone, Bagnoli del Trigno, Belmonte del Sannio, Cantalupo del Sannio, Capracotta,
Carovilli, Carpinone, Castel del Giudice, Castelpetroso, Castelpizzuto, Castelverrino, Chiauci, Civitanova
del Sannio, Conca Casale, Forlì del Sannio, Fornelli, Frosolone, Isernia, Longano, Macchia d’Isernia,
Macchiagodena, Miranda, Montaquila, Monteroduni, Pesche, Pescolanciano, Pescopennataro, Pettoranello
del Molise, Pietrabbondante, Poggio Sannita, Pozzilli, Rionero Sannitico, Roccamandolfi, Roccasicura, S.
Pietro Avellana, S. Agapito, S. Angelo del Pesco, S. Elena Sannita, S. Maria del Molise, Sessano del
Molise, Sesto Campano, Vastogirardi, Venafro.
Nei Comuni di Castel S. Vincenzo, Cerro al Volturno, Filignano, Montenero Val Cocchiara, Pizzone,
Rocchetta a Volturno, Scapoli e su parte del territorio del Comune di Colli al Volturno vigono le
disposizioni previste per l’esercizio venatorio all’interno dell’Area Contigua del PNALM.
b) Se nella corrente stagione venatoria saranno istituiti quagliodromi, Aziende Faunistico Venatorie e Agri
Turistico Venatorie, l’attività, l’accesso e i prelievi faunistici potranno essere consentiti solo agli autorizzati
con le modalità previste dai rispettivi regolamenti della Regione Molise.
c) Per esercitare la caccia occorre essere muniti di apposito tesserino rilasciato dalla regione di residenza e
valido su tutto il territorio nazionale. Detto tesserino deve riportare negli appositi spazi il timbro
dell’Amministrazione Regionale competente comprovante l’autorizzazione all’esercizio venatorio negli
A.T.C.
d) Ai cacciatori residenti nel Molise verrà rilasciato il tesserino con il relativo carniere.
e) Per il rilascio del tesserino dovrà essere esibito quanto segue:
– porto d’armi del richiedente valido, a norma di legge, per l’annata venatoria in corso;
– polizza di assicurazione per la responsabilità civile verso terzi e per gli infortuni secondo i massimali
stabiliti dalla legge;
– ricevuta del versamento della tassa di Concessione Governativa di Euro 173,16, comprensiva
dell’addizionale di Euro 5,16 di cui all’art. 24 — comma 10 — della Legge 157/92 da versare sul c/c
postale n. 8003;
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– ricevuta del versamento della tassa di concessione regionale di Euro 84,00 intestata alla Tesoreria
regionale – c/c postale n° 67971630 — cod. 00210.
f) Ai cacciatori residenti in regione che concedono giornate di propria competenza ad altri cacciatori residenti
fuori regione (c.d. Interscambio) non è consentita, per lo stesso giorno, alcuna attività venatoria in nessun
Ambito Territoriale di Caccia sul territorio regionale.
g) In applicazione delle disposizioni di cui all’art. 22 comma 11 — L.R. 19/1993 e successive modificazioni e
integrazioni che garantisce l’accesso a tutti gli Ambiti Territoriali ai cacciatori residenti nel Molise e nel
rispetto del comma 13 dello stesso articolo, il numero dei cacciatori non residenti in regione da ammettere
nei suddetti A.T.C. sarà determinato e notificato dall’Assessorato regionale alla Caccia.
I posti da destinare ai cacciatori extra regionali per ciascun Ambito Territoriale di Caccia saranno divisi in
parti uguali fra tutte le regioni d’Italia ed assegnati ai rispettivi cacciatori. Eventuali posti in più non
utilizzati, possono essere ridistribuiti in parti uguali alle altre Regioni.
h) Il tesserino è strettamente personale, nessun cacciatore potrà farne richiesta più di una volta durante il corso
della stessa annata venatoria. In caso di provata perdita (dimostrabile attraverso la denuncia all’Autorità di
Pubblica Sicurezza) o deterioramento del tesserino, potrà essere rilasciato un duplicato valido a tutti gli
effetti di legge.
i) Il cacciatore è obbligato ad indicare, in modo indelebile, negli appositi spazi del tesserino:
1. la giornata di caccia all’inizio della stessa, contrassegnando con una crocetta il numero corrispondente
all’A.T.C. in cui esercita l’attività;
2. Il cacciatore, inoltre, solo in caso di abbattimento ed immediatamente dopo lo stesso, è obbligato ad
annotare nell’apposito carniere allegato al tesserino venatorio, in modo indelebile:
3. La giornata di caccia coincidente con quella indicata nel tesserino venatorio;
4. L’Ambito Territoriale di Caccia in cui si esercita l’attività venatoria;
5. I capi di selvaggina stanziale e migratoria, immediatamente dopo averli incarnierati e in loco,
annerendo con un punto o con una x gli appositi spazi corrispondenti al numero e alla specie prelevata.
j) Onde consentire all’Amministrazione regionale di rilevare i dati relativi ai capi abbattuti e di adempiere al
disposto del D.M. 6 novembre 2012, in deroga a quanto previsto dall’art. 22, comma 6 della L.R. 10 agosto
1993, n. 19, è obbligatoria, da parte del cacciatore, la restituzione del tesserino debitamente compilato, entro
e non oltre il 31 marzo 2020. Per i cacciatori non residenti nella regione Molise è obbligatoria la consegna
della copia del tesserino rilasciato dalla propria regione o provincia di residenza, entro e non oltre il 10
marzo di ogni anno, pena la non ammissibilità all’esercizio venatorio della stagione successiva.
k) In caso di smarrimento del tesserino dopo la chiusura dell’attività venatoria, deve essere effettuata apposita
denuncia all’Autorità di Pubblica sicurezza.
l) Al fine di tutelare la propria e l’altrui incolumità, durante il periodo di apertura della caccia al cinghiale,
nelle giornate consentite è obbligatorio che tutti i cacciatori indossino un capo di abbigliamento ad elevata
visibilità, (gilet, casacca, pettorina, giaccone, trisacca, cappello ecc.). Tale obbligo si estende a tutti coloro
che, durante la stagione venatoria al cinghiale in corso, si apprestano ad effettuare attività ludico-sportive e
ricreative (cercatori di funghi, cercatori di tartufi, ecc.) all’interno di aree ove sia consentita l’attività
venatoria.
m) E’ fatto obbligo a chiunque uccide, cattura o rinviene uccelli inanellati, di darne notizia all’ISPRA (via Cà
Fornacetta 9, Ozzano Emilia – Bologna) o al competente A.T.C. che ne darà comunicazione all’Istituto
nazionale. Alla comunicazione va allegato, altresì, l’anello tolto all’uccello abbattuto.
13. DISPOSIZIONI PARTICOLARI
Beccaccia
Entro il 31 marzo 2020, in concomitanza con la riconsegna del tesserino, i cacciatori che hanno abbattuto
beccacce dovranno consegnare, all’ATC in cui si è residenti o ammessi l’ala destra (o la sinistra se rovinata la
destra), degli esemplari prelevati. La lettura delle ali consentirà di rilevare dei dati relativi alla classe di età e
dovrà essere effettuata dagli A.T.C. stessi anche con l’ausilio di enti e/o associazioni specializzate.
Nel periodo di svernamento e di migrazione primaverile, gli A.T.C. organizzano il monitoraggio della specie
beccaccia (Scolopax rusticola), secondo quanto stabilito nel “Protocollo operativo per il monitoraggio della
beccaccia nelle aree di svernamento mediante cane da ferma” approvato con delibera di G.R. N.110 del
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02.03.2015. Ciò consentirà non solo di omogeneizzare le tecniche di censimento sul territorio della regione, ma
di acquisire elementi utili per la stesura del calendario venatorio.
Cinghiale
Come disposto dal Reg. CE n. 2075/2005 recepito con D.G.R. n. 56 del 28 gennaio 2008 e novellato dal Reg. CE
N.1375/2015, le carcasse dei suidi selvatici abbattuti, devono essere sottoposti all’esame
trichinoscopico da effettuarsi, a spese degli interessati, se ad iniziativa privata, presso l’Istituto Zooprofilattico
sperimentale dell’Abruzzo e del Molise. Al fine di garantire una maggiore tutela della salute pubblica, si
delegano gli AA.TT.CC. di Campobasso, Isernia e Termoli, ai sensi della normativa vigente, ad organizzare e
regolamentare con propri atti, tutti gli aspetti sanitari legati agli esami trichinoscopici ed allo smaltimento delle
carcasse dei suidi selvatici abbattuti, attraverso convenzioni con soggetti competenti pubblici e/o privati,
regolarmente accreditati.
Le carcasse degli animali abbattuti, destinati agli stabilimenti di manipolazione e trasformazione, verranno
sottoposte in quella sede, ai controlli ispettivi previsti dal Reg. CE 854/2004 Cap. VIII – Selvaggina Selvatica.
L’obbligo, tra l’altro, era già stato sancito con Decreto del Presidente della Giunta regionale n. 1860 del 21
novembre 1978, avente per oggetto “Obbligo dell’esame trichinoscopico dei cinghiali, dei suini allevati allo
stato brado e di animali non domestici di altre specie di cui è consentita la cattura”.
Lepre
Si precisa che, per quanto riguarda i territori dei comuni dove è stata accertata la presenza della Lepre Italica
(Lepus corsicanus) che non ricadono all’interno di Istituti faunistici in cui l’attività venatoria è vietata (ZAC,
ZRC, Oasi, etc.), sarà consentita la caccia alla Lepre comune (Lepus europaeus) nel periodo 16 ottobre 2019 –
28 novembre 2019.
In maniera particolare, nei territori dei comuni di Pozzilli e Filignano, in provincia di Isernia e in quelli di Jelsi,
Campochiaro e San Giuliano del Sannio, in provincia di Campobasso, la caccia alla Lepre comune sarà
consentita dal 16 ottobre 2019 al 28 novembre 2019. Oltre alla restrizione dei tempi di caccia, saranno poste in
essere tutte le misure a salvaguardia della lepre italica e, nel contempo, sarà vietato qualsiasi ripopolamento e/o
immissione di lepre europea ad una distanza inferiore a 5 Km dall’area dove è stata accertata la presenza di
Lepre Italica.
14. DISPOSIZIONI FINALI
Per tutto quanto non espressamente previsto dal presente calendario, vigono le norme di cui alla Legge 11/02/92
n. 157 e successive modificazioni, alla Legge regionale 10.08.93 n. 19 e successive modificazioni e integrazioni
e alla D.G.R. 889/2008 e alla D.G.R. 43/2014.
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Legge Regionale del 10 agosto 1993, n. 19 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio

Leggi Regionali d’Italia
Molise L.R. 10-8-1993 n. 19 Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Pubblicata nel B.U. Molise 16 agosto 1993, n. 18.
Epigrafe
Art. 1 – Obiettivi.
Art. 2 – Tutela e uccellagione.
Art. 3 – Funzioni amministrative.
Art. 4 – Catture e inanellamento.
Art. 5 – Tassidermia.
Art. 6 – Piano faunistico venatorio regionale.
Art. 7 – Controllo della fauna.
Art. 8 – Delega di funzioni amministrative.
Art. 9 – Organismi tecnici consultivi.
Art. 9-bis – Consulta regionale.
Art. 9-ter – Osservatorio regionale tecnico-scientifico degli habitat naturali e delle popolazioni faunistiche.
Art. 10 – Piani faunistico-venatori provinciali.
Art. 11 – Piani di miglioramento ambientale.
Art. 12 – Oasi di protezione.
Art. 13 – Zone di ripopolamento e cattura.
Art. 14 – Centri pubblici e privati di riproduzione di fauna selvatica.
Art. 15 – Zone per l’allenamento e l’addestramento dei cani per le gare degli stessi e quagliodromi.
Art. 16 – Aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro.
Art. 17 – Allevamenti di fauna selvatica.
Art. 17-bis – Commercio di fauna selvatica.
Art. 18 – Ambiti territoriali di caccia.
Art. 19 – Comitati di gestione degli ambiti territoriali.
Art. 20 – Gestione degli ambiti territoriali di caccia.
Art. 21 – Compiti dei comitati di gestione.
Art. 22 – Esercizio dell’attività venatoria.
Art. 23 – Mezzi di caccia consentiti.
Art. 24 – Uso dei falchi.
Art. 25 – Utilizzazione dei terreni agricoli ai fini della gestione programmata dalla caccia. – Fondi chiusi.
Art. 26 – Azienda agri-turistico-venatorie.
Art. 27 – Specie cacciabili e periodi di attività venatoria.
Art. 27-bis – Disciplina dell’esercizio delle deroghe.
Art. 28 – Calendario venatorio.
Art. 29 – Controllo della fauna selvatica.
Art. 30 – Introduzione di fauna selvatica dall’estero.
Art. 31 – Divieti.
Art. 32 – Risarcimento danni alle produzioni agricole.
Art. 33 – Abilitazione all’esercizio venatorio.
Art. 34 – Tasse di concessione regionale.
Art. 35 – Vigilanza venatoria.
Art. 36 – Poteri e compiti degli agenti di vigilanza venatoria.
Art. 37 – Sanzioni penali.
Art. 38 – Sanzioni amministrative.
Art. 39 – Sospensione, revoca e divieto di rilascio delle licenze di porto di fucile per uso caccia chiusura o sospensione dell’esercizio.
Art. 40 – Rapporti sull’attività di vigilanza.
Art. 41 – Utilizzazione dei proventi regionali.
Art. 42 – Norma finanziaria.
Art. 43 – Disposizioni finali.
Art. 44 – Norme transitorie.
Art. 45 – Dichiarazione d’urgenza.
L.R. 10 agosto 1993, n. 19 (1).
Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio (2). (3)
(1) Pubblicata nel B.U. Molise 16 agosto 1993, n. 18.
(2) Vedi, anche, il D.P.G.R. 29 maggio 2007, n. 169, il D.P.G.R. 8 giugno 2007, n. 180, il D.P.G.R. 16 maggio 2008, n. 155 e il punto 1, Delib.G.R. 11 aprile 2017, n. 124.
(3) Vedi, anche, la Delib.G.R. 23 giugno 2017, n. 226.
Art. 1 Obiettivi.
1. La Regione Molise, nel rispetto dei princìpi stabiliti dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157, delle Convenzioni internazionali e delle Direttive Comunitarie, detta norme destinate a disciplinare l’esercizio della caccia nell’ambito del territorio regionale al fine di proteggere e salvaguardare il patrimonio faunistico, nonché per la tutela dell’agricoltura e dell’ambiente. La Regione, per le suddette finalità promuove la collaborazione attiva degli Enti, delle Associazioni agricole e venatorie, per diffondere e approfondire la conoscenza
del patrimonio faunistico e la difesa dell’ambiente.
2. La Regione esercita funzioni amministrative, di programmazione e di coordinamento ai fini della pianificazione faunistico venatoria.
3. La Giunta regionale sentita la Commissione Consiliare competente, propone al Consiglio regionale che li approva i piani pluriennali per gli interventi nel settore della caccia:
a) realizza la pianificazione del territorio mediante la destinazione differenziata del territorio stesso;
b) provvede a pubblicare annualmente entro e non oltre il 15 giugno il calendario venatorio regionale e il relativo regolamento (4);
c) entro un anno dall’entrata in vigore della legge la Regione promuove corsi di formazione sulle caratteristiche innovative della legge stessa.
4. In attuazione delle direttive C.E.E. la Regione provvede ad istituire lungo le rotte di migrazione dell’avi fauna segnalate dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), zone di protezione finalizzate al mantenimento degli habitat interni a tali zone e ad essi limitrofi (5).
5. Su parere dell’ISPRA la Regione può autorizzare esclusivamente Istituti a carattere scientifico a catturare per scopi scientifici. Può inoltre rilasciare allo stesso scopo autorizzazione per inanellare (6).
6. Emana norme in ordine al soccorso alla detenzione temporanea e alla successiva liberazione di fauna selvatica in difficoltà.
6-bis. La Regione, nel rispetto dei principi e delle norme statali e dell’Unione europea, nonché della presente legge, disciplina con regolamento l’esercizio dell’attività venatoria nelle Zone di protezione speciale (7).
(4) Con D.P.G.R. 8 agosto 2000, n. 155 sono stati approvati il calendario e il regolamento per l’annata venatoria 1997-1998. Per l’annata 1998-1999 vedi il D.P.G.R. 30 luglio 1998, n. 83; per l’annata 1999-2000 vedi il D.P.G.R. 7 luglio 1999, n. 72 per l’annata 2000-2001 vedi il D.P.G.R. 2 agosto 2000, n. 86.
(5) Comma così modificato dall’art. 1, comma 1, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(6) Comma così modificato dall’art. 1, comma 1, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(7) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, lettera a), L.R. 9 settembre 2011, n. 23, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 2 della stessa legge).
Art. 2 Tutela e uccellagione.
1. Fanno parte della fauna selvatica, oggetto della tutela della presente legge i mammiferi e gli uccelli dei quali esistono popolazioni viventi, stabilmente o temporaneamente, in stato di naturale libertà nel territorio regionale.
2. Sono particolarmente protette, anche sotto il profilo sanzionatorio, le specie di fauna selvatica elencate all’art. 2, 1° comma lettere a), b) e c) della legge 11 febbraio 1992, n. 157, comunque presenti sul territorio regionale, nonché le specie autoctone minacciate di estinzione riportate annualmente nel calendario venatorio.
3. È vietata in tutto il territorio regionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, il prelievo di uova, nidi e piccoli nati; è vietata altresì la cattura di uccelli con mezzi e per fini diversi da quelli previsti dalla presente legge.
Art. 3 Funzioni amministrative.
1. La Regione esercita le funzioni amministrative, di programmazione e di coordinamento ai fini della pianificazione faunistico venatoria e svolge compiti di orientamento, di controllo e sostitutivi nei casi previsti dalla presente legge e dal proprio statuto.
2. [Le Province esercitano le funzioni amministrative previste dall’art. 14 della legge 8 giugno 1990, n. 142, dalla legge n. 157 del 1992 e dalla presente legge regionale] (8).
3. La Regione, nell’espletamento delle funzioni in materia, si avvale sia dell’ISPRA, quale organo scientifico e tecnico di ricerca, che della collaborazione di Enti ed istituti pubblici e privati specializzati nella ricerca (9).
(8) Comma abrogato dall’art. 1, comma 2, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(9) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 2, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «3. La Regione e le Province, nell’espletamento delle rispettive funzioni in materia, si avvalgono sia dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica (I.N.F.S.), quale organo scientifico e tecnico di ricerca, che della collaborazione di Enti ed istituti pubblici e privati specializzati nella ricerca.».
Art. 4 Catture e inanellamento.
1. La Giunta regionale, su parere dell’ISPRA, può autorizzare esclusivamente gli Istituti Scientifici delle Università e del Consiglio Nazionale delle ricerche e i Musei di storia naturale ad effettuare, a scopo di studio e ricerca scientifica, la cattura e l’utilizzazione di mammiferi ed uccelli, nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati (10).
2. L’attività di cattura temporanea per l’inanellamento degli uccelli a scopo scientifico può essere svolta esclusivamente da titolari di specifica autorizzazione, rilasciata dalla Giunta regionale, su parere dell’ISPRA; l’espressione di tale parere è subordinata alla partecipazione a specifici corsi di istruzione, organizzati dallo stesso Istituto, e al superamento del relativo esame finale (11).
3. Chiunque abbatte, cattura o rinviene uccelli inanellati è obbligato a darne notizia entro 10 gg all’ISPRA o al Comune nel cui territorio è avvenuto il fatto, il quale provvede ad informare il predetto Istituto (12).
4. Con decreto del Presidente della giunta regionale vengono emanate norme in ordine al soccorso, alla detenzione temporanea ed alla successiva liberazione di fauna selvatica in difficoltà (13).
(10) Comma così modificato dall’art. 1, comma 3, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(11) Comma così modificato dall’art. 1, comma 3, lettera b), L.R. 30 gennaio
2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(12) Comma così modificato dall’art. 1, comma 3, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(13) Vedi il D.P.G.R. 17 aprile 2002, n. 60 con il quale sono state emanate le norme tecniche di cui al presente comma.
Art. 5 Tassidermia.
1. L’esercizio dell’attività di Tassidermia è subordinato al possesso di regolare iscrizione presso la Camera di Commercio Industria e Artigianato competente per territorio.
2. I dipendenti e titolari di Enti ed Istruzioni Pubbliche (quali Musei di Storia Naturale, Collezioni e Raccolte di interesse didattico scientifico) e gli Istituti Universitari, sono esonerati dal possesso dei documenti di cui al comma precedente, ma non possono esercitare l’attività di tassidermia se non per conto esclusivo degli Enti.
3. L’attività di Tassidermia è consentita esclusivamente nei confronti di esemplari appartenenti:
a) alla fauna selvatica, oggetto di caccia nella Regione Molise o nel restante territorio nazionale;
b) agli uccelli mammiferi provenienti da territorio diverso da quello nazionale (fauna esotica), purché l’abbattimento, l’importazione o, comunque, l’impossessamento siano avvenuti in conformità alla legislazione vigente in materia e nel rispetto degli accordi internazionali;
c) alla fauna, sia indigena che esotica, tradizionalmente allevata per fini amatoriali ed alla fauna domestica. È consentita, inoltre, la preparazione tassidermistica, negli stessi limiti nei quali è permesso l’abbattimento di tutti gli animali di cui sia comprovata la provenienza da allevamenti conformi alle disposizioni vigenti in materia;
d) la Regione può autorizzare la preparazione di ogni specie di selvatico deceduto per cause naturali o accidentali (14).
4. Il tassidermista deve annotare su di un apposito Registro di carico e scarico, vidimato dalla Regione, tutti i dati relativi agli animali appartenenti alle specie
protette eventualmente consegnatigli per la preparazione. Deve, inoltre indicare le generalità di chi ha consegnato l’animale e le circostanze nelle quali ne è venuto in possesso. La responsabilità di qualsiasi illecito è del committente. Sarà cura dello stesso produrre eventualmente una adeguata documentazione di supporto. È responsabile il tassidermista se non ottempera all’obbligo di registrazione ed a quanto previsto dal successivo comma (15).
5. All’atto della richiesta per la preparazione di cui al comma 4, viene compilato un modulo, appositamente predisposto in triplice copia, una delle quali viene trasmessa alla Regione. Il tassidermista non può procedere alla naturalizzazione dell’esemplare, in attesa dell’esito che, comunque, deve essere comunicato dalla Regione entro il termine di trenta giorni dall’avvenuta segnalazione. In caso di esito sfavorevole la stessa Amministrazione deve provvedere alla conservazione ed alla destinazione d’uso a fini didattico-scientifici, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 7 febbraio 1992, n. 150 (16).
6. Sono esonerati dall’obbligo della predetta segnalazione i Musei di Storia Naturale e le Collezioni scientifiche didattiche non private.
7. Il Tassidermista è obbligato ad apporre su tutti i preparati di esemplari appartenenti a specie protette e consegnati al committente, un contrassegno con il numero di riferimento del Registro, di cui al precedente comma 1. Tale obbligo non è esteso a soggetti zoologici affidati per la preparazione da Enti ed Istituzioni Pubbliche.
8. Eventuali controlli potranno essere effettuati da funzionari debitamente autorizzati dagli organi competenti nel rispetto delle norme costituzionali e legislative vigenti in materia.
9. Chiunque detenga, alla data di pubblicazione della presente legge, esemplari di animali imbalsamati, appartenenti alla fauna protetta, deve inviare, ai fini dell’ulteriore detenzione, il loro elenco alla Regione con lettera raccomandata/avviso di ricevimento entro e non oltre un’anno dalla data sopra citata (17).
10. È tenuto all’obbligo di cui al comma precedente anche colui che è in possesso di esemplari già dichiarati e/o già contrassegnati, tutto ciò anche al fine di conoscere il patrimonio zoologico regionale.
11. La Regione apporrà su ciascuno degli esemplari dichiarati o parte di essi, ovvero sul basamento di sostegno degli stessi, un apposito contrassegno di modello uniforme saldamente fissato (18).
12. Nei confronti degli inadempienti trovano applicazione le sanzioni previste dagli art. 30 e 31 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 per quanto concerne la detenzione ed il possesso di specie protette.
(14) Lettera così modificata dall’art. 1, comma 4, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(15) Comma così modificato dall’art. 1, comma 4, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(16) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 4, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «5. All’atto della richiesta per la preparazione di cui al precedente comma, viene compilato un modulo, appositamente predisposto in triplice copia, una delle quali viene trasmessa all’Amministrazione provinciale. Nel contempo il tassidermista non potrà procedere alla naturalizzazione dell’esemplare, in attesa dell’esito che, comunque, dovrà essere comunicato dall’Amministrazione provinciale entro il termine di trenta giorni dall’avvenuta segnalazione. In caso di esito sfavorevole la stessa Amministrazione dovrà provvedere alla conservazione ed alla destinazione d’uso a fini didattico scientifici, ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge 7 febbraio 1992, n. 150.».
(17) Comma così modificato dall’art. 1, comma 4, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(18) Comma così modificato dall’art. 1, comma 4, lettera e), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 6 Piano faunistico venatorio regionale (19).
1. Il territorio agro-silvo-pastorale regionale è soggetto a pianificazione faunistico-venatoria finalizzata, per quanto attiene alle specie carnivore, alla conservazione delle effettive capacità riproduttive delle loro popolazioni e, per le altre specie, al conseguimento delle densità ottimali ed alla loro conservazione, mediante la riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del prelievo venatorio.
2. La pianificazione faunistico-venatoria regionale è attuata mediante la destinazione differenziata del territorio.
3. Il territorio agro-silvo-pastorale della Regione, utile all’esercizio venatorio, è
destinato per una quota non superiore al 20 per cento a protezione della fauna selvatica, comprendendo tutte le aree ove sia comunque vietata l’attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni.
4. Nei territori di protezione, compresi quelli di cui al successivo art. 10 lettere a), b), e c), sono vietati l’abbattimento e la cattura a fini venatori e sono previsti interventi atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione, la cura della prole.
5. Il 15 per cento del territorio agro-silvo-pastorale regionale utile all’esercizio venatorio può essere così destinato:
a) 8 per cento alle aziende faunistico-venatorie;
b) 5 per cento alle aziende agri-turistiche-venatorie;
c) 2 per cento ai centri privati di produzione della selvaggina.
6. Sul rimanente territorio agro-silvo-pastorale la Regione promuove forme di gestione programmata della caccia, stabilite dagli articoli 18 e 20 della presente legge.
7. Il piano faunistico-venatorio regionale, predisposto dalla Giunta regionale in attuazione delle normative nazionali e comunitarie vigenti, è; approvato dal Consiglio regionale. Tale strumento è predisposto per comprensori omogenei e per comparti sub-regionali corrispondenti ai territori provinciali di Campobasso e Isernia. Esso ha durata quinquennale e può essere rivisto nel corso della sua efficacia (20).
8. Il Piano faunistico-venatorio regionale deve prevedere:
a) le oasi di protezione, destinate a rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;
b) le zone di ripopolamento e cattura, destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l’immissione nel territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio;
c) i centri pubblici di produzione di fauna selvatica allo stato naturale, ai fini di ricostituzione delle popolazioni autoctone;
d) i centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, organizzati in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa, ove è vietato l’esercizio dell’attività venatoria ed è consentito il prelievo di animali allevati, appartenenti a specie cacciabili, da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente indicate;
e) le aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro soggette a tassa di concessione regionale, nei limiti della presente legge, nelle quali la caccia è consentita ai soli soci da concedersi in gestione con provvedimento della Giunta regionale a chi ne faccia richiesta;
f) le zone per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani da caccia anche su fauna selvatica naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, la cui gestione può essere affidata ad associazioni venatorie e cinofili ovvero ad imprenditori singoli o associati;
g) i quagliodromi di superficie normalmente oscillante fra i quattro e dieci ettari, fino al raggiungimento di una superficie massima di 80 ettari, in cui sia consentito l’allenamento e l’addestramento dei cani da ferma anche mediante l’abbattimento di fauna selvatica cacciabile di allevamento da concedersi con provvedimento della Regione a chi ne faccia richiesta;
h) la costituzione ed il mantenimento degli appostamenti fissi senza richiami vivi, la cui ubicazione non deve comunque ostacolare l’attuazione del piano faunistico-venatorio (legge n. 157 del 1992, articolo 14, comma 12) (21).
9. Le zone di cui al comma 8, lettere a), b) e c), devono essere perimetrate con tabelle, esenti da tasse, a cura della Regione, mentre quelle alle lettere e), f), g) ed h) a cura dell’ente, associazione o privato affidatario della singola zona (22).
10. La deliberazione che determina il perimetro delle zone da vincolare come indicato al comma 8, lettere a), b), c) ed e), deve essere notificata ai proprietari o conduttori dei fondi interessati e/o pubblicata mediante affissione all’albo pretorio dei Comuni territorialmente interessati (23).
11. Qualora nei successivi sessanta giorni sia presentata opposizione motivata, in carta ed esente da oneri fiscali, da parte dei proprietari o conduttori dei fondi costituenti almeno il 40 per cento della superficie complessiva che si intende vincolare, la zona non può essere istituita (24).
12. Il consenso si intende validamente accordato nel caso in cui non sia stata presentata formale opposizione nel termine di cui al comma 11 (25).
13. Nelle zone non vincolate ai sensi del comma 8, lettere a), b), c), per la opposizione manifesta dei proprietari o conduttori dei fondi interessati, resta, in ogni caso, precluso l’esercizio dell’attività venatoria (26).
14. La Regione può destinare le suddette aree ad altro uso nell’ambito della pianificazione faunistico-venatoria (27).
15. La Regione, in via eccezionale ed in vista di particolari necessità ambientali, può disporre la costituzione coattiva di oasi di protezione e di zone di ripopolamento e cattura, nonché l’attuazione dei piani di miglioramento
ambientale di cui all’articolo 11 (28).
16. In attesa dell’approvazione del piano da parte del Consiglio regionale, la Regione può, eccezionalmente, disporre l’istituzione dei quagliodromi previsti nella pianificazione stessa (29).
17. Le tabelle di segnalazione di divieto o di regimi particolari di caccia devono essere delle dimensioni di cm. 20 per cm.30, con scritta nera su fondo bianco e collocate lungo tutto il perimetro dei territori interessati, ad una distanza tale che da una tabella siano visibili le due contigue (30).
18. Il Piano faunistico-venatorio regionale, oltre a contenere indirizzi generali sulle attività miranti al giusto equilibrio e conservazione della fauna sul territorio deve indicare:
a) i criteri per la determinazione del risarcimento in favore dei conduttori dei fondi rustici per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere;
b) i criteri per la corresponsione degli incentivi in favore dei proprietari e conduttori dei fondi rustici singoli o associati che si impegnino alla tutela ed al ripristino degli habitat naturali ed all’incremento della fauna selvatica nelle zone di cui alle lettere a) e b) del comma 8;
c) gli impegni finanziari per la realizzazione degli obiettivi della presente legge;
d) i criteri per l’individuazione dei territori da destinare alla costituzione di aziende faunistiche venatorie, di aziende agro-turistico-venatorie, di centri privati di produzione della fauna selvatica allo stato naturale (31).
(19) Il piano faunistico venatorio regionale è stato approvato con Delib.C.R. 24 giugno 1998, n.191, pubblicata nel B.U. 1° agosto 1998, n. 15.
(20) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 5, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «7. Il piano faunistico-regionale che realizza il coordinamento dei piani provinciali è predisposto dalla Giunta regionale, sentita la Commissione regionale Competente, è approvato dal Consiglio regionale, ha durata quinquennale e può essere rivisto nel corso della sua efficacia.».
(21) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «8. Il Piano faunistico regionale, oltre a contenere indirizzi generali sulle attività miranti al giusto equilibrio e conservazione della fauna sul
territorio deve indicare:
a) i criteri per la determinazione del risarcimento in favore dei conduttori dei fondi rustici per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere lettere a), b) e c) del successivo art. 10;
b) i criteri per la corresponsione degli incentivi in favore dei proprietari e conduttori dei fondi rustici singoli o associati che si impegnino alla tutela ed al ripristino degli habitat naturali ed all’incremento della fauna selvatica nelle zone di cui alle lettere a), e b), del successivo art. 10;
c) gli impegni finanziari per la realizzazione degli obiettivi della presente legge;
d) i criteri per l’individuazione dei territori da destinare alla costituzione di aziende faunistiche venatorie, di aziende agro-turistico-venatorie, di centri privati di produzione della fauna selvatica allo stato naturale.».
(22) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «9. Il Piano faunistico regionale deve essere accompagnato da un regolamento attuativo nel quale, tra l’altro, devono essere indicati i tempi per la costituzione dei Comitati di Gestione degli ambiti territoriali di caccia ed il loro insediamento.».
(23) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «10. Il regolamento regionale prevederà i criteri di priorità per l’ammissibilità da parte degli Organi di Gestione, in presenza di modificazioni positive della popolazione faunistica, accertate mediante censimenti, di un numero di cacciatori superiore a quello definito dall’indice di densità venatoria minima nel singolo ambito territoriale di caccia.».
(24) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(25) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(26) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(27) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13,
comma 1 della medesima legge).
(28) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(29) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(30) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(31) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 5, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 7 Controllo della fauna (32).
[1. La Regione, sentito l’I.N.F.S., per particolari esigenze anche nelle zone vietate alla caccia provvede al controllo della fauna. Il controllo deve essere selettivo e basato su metodi ecologici. Qualora tali metodi non dovessero risultare efficaci la Regione può autorizzare piani di abbattimento.
1-bis. È istituito l’Osservatorio regionale degli habitat naturali e delle popolazioni faunistiche (33)].
(32) Articolo abrogato dall’art. 1, comma 6, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(33) Comma aggiunto dall’art. 1, L.R. 21 aprile 2011, n. 8, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 4 della stessa legge).
(giurisprudenza)
Art. 8 Delega di funzioni amministrative (34).
[1. In attuazione della legge n. 142 del 1990, e della legge n. 157 del 1992 e, per l’effettivo decentramento e partecipazione di tutte le categorie interessate ai problemi della fauna e dell’ambiente, sono delegate alle Province le funzioni amministrative in materia di caccia e di protezione della fauna, salvo quelle che la legge dello Stato riserva espressamente alla Regione. Le Province coordinano l’attività delle guardie volontarie delle Associazioni agricole, venatorie ed ambientaliste. È altresì demandata alle Province l’applicazione delle sanzioni per le infrazioni alle norme in materia di caccia.
2. Le Province si avvalgono, quali organi tecnico consultivi, dei Comitati tecnici faunistico-venatori provinciali previsti dalla presente legge. Anche le Province nell’espletamento delle loro funzioni si avvalgono dell’organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza nazionale denominato I.N.F.S. (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica), e possono altresì avvalersi della collaborazione di Enti o Istituti pubblici e delle Associazioni venatorie riconosciute ai sensi delle leggi vigenti].
(34) Articolo abrogato dall’art. 1, comma 7, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 9 Organismi tecnici consultivi (35).
1. La Regione nell’espletamento delle funzioni tecnico-scientifiche, si avvale dell’ISPRA e della Consulta regionale, a cui sono conferiti compiti di organo tecnico consultivo per problemi riguardanti la protezione della fauna selvatica e degli ambienti naturali nonché la disciplina dell’attività venatoria.
(35) Articolo così sostituito dall’art. 1, comma 2, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e dall’art. 1, comma 8, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «Art. 9. Organismi tecnici consultivi. 1. La Regione e le Province nell’espletamento delle loro funzioni tecnico-scientifiche, si avvalgono dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS) e, rispettivamente, della Consulta regionale e delle Consulte Provinciali, a cui sono conferiti compiti di organi tecnici consultivi per problemi riguardanti la protezione della fauna selvatica e degli ambienti naturali nonché la disciplina
dell’attività venatoria.».
Art. 9-bis Consulta regionale (36).
1. Con decreto del Presidente della Giunta regionale è costituita, presso l’Assessorato competente, la Consulta regionale per la caccia, così composta:
a) Assessore regionale alla caccia in qualità di Presidente, o suo delegato;
b) [gli Assessori provinciali pro-tempore o consiglieri delegati alla caccia] (37);
c) quattro rappresentanti delle tre organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale ed organizzate nella Regione, designati dalle stesse in ragione proporzionale alla loro rappresentatività come emerge nell’ambito dei consigli delle Camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura (38);
d) un rappresentante per ogni associazione venatoria riconosciuta a livello nazionale ed organizzata in Regione da almeno 1 anno (39);
e) un rappresentante regionale dell’Ente nazionale cinofila italiana;
f) un rappresentante regionale della Società italiana pro-segugio;
g) un rappresentante delle associazioni naturalistiche e di protezione ambientale, designato di concerto tra le stesse, presenti nel Consiglio nazionale per l’ambiente e che risultino organizzate nella Regione;
h) dal Coordinatore regionale del Corpo forestale dello Stato o suo delegato;
i) un rappresentante degli ambiti territoriali di caccia designato di concerto dagli stessi.
2. Il Presidente, ove lo ritenga opportuno per le peculiarità degli argomenti da trattare, dispone la partecipazione ai lavori della Commissione di un esperto.
3. I componenti, di cui alle lettere c), d), e), f), g) ed h), sono designati dalle rispettive Associazioni ed Enti, entro 15 giorni dalla richiesta.
4. La Consulta è costituita entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge con decreto del Presidente della Giunta regionale sulla base delle designazioni pervenute.
5. Le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente addetto al Servizio caccia e pesca della Regione designato dal dirigente responsabile del Servizio stesso.
6. I componenti durano in carica fino allo scadere del mandato del Consiglio regionale e possono essere riconfermati.
7. La Giunta regionale corrisponde a ciascun componente della consulta, che non sia dipendente regionale, il rimborso delle spese di viaggio, ai sensi della normativa regionale vigente in materia (40).
(36) Vedi, anche, per la decadenza della Consulta regionale, l’art. 3, L.R. 2 ottobre 2006, n. 34.
(37) Lettera abrogata dall’art. 1, comma 9, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(38) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 1, lettera b), L.R. 10 agosto 2006, n. 21. Il testo originario era così formulato: «c) un rappresentante delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale ed organizzate nella Regione designato di concerto tra le stesse;».
(39) La presente lettera, già sostituita dall’art. 1, comma 1, lettera a), L.R. 10 agosto 2006, n. 21, è stata poi nuovamente così sostituita dall’art. 1, comma 1, lettera a), L.R. 2 ottobre 2006, n. 34. Il testo precedente era così formulato: «d) un rappresentante per ogni associazione venatoria riconosciuta a livello nazionale ed organizzata in Regione e un rappresentante per ogni decimo di iscritti per le associazioni con oltre un decimo dei cacciatori aderenti, residenti nella Regione Molise, fino ad un massimo di tre componenti.».
(40) Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 3, L.R. 20 maggio 2004, n. 15, poi così modificato come indicato nelle note che precedono.
Art. 9-ter Osservatorio regionale tecnico-scientifico degli habitat naturali e delle popolazioni faunistiche (41).
1. È istituito, con atto di Giunta regionale, l’Osservatorio regionale tecnico-scientifico degli habitat naturali e delle popolazioni faunistiche. I compiti principali di tale organismo sono:
a) fornire criteri e metodologie per censire le popolazioni animali
stabilmente residenti sul territorio oppure migratrici e svernanti ed effettuare studi sulla loro distribuzione;
b) studiare i rapporti tra le specie animali e l’ambiente;
c) predisporre progetti di ricerca finalizzati su specifici aspetti legati alla protezione della fauna selvatica e alla salvaguardia ovvero al recupero degli equilibri ambientali nonché agli aspetti connessi all’uso dei fitofarmaci in agricoltura e agli effetti sulla fauna selvatica, da effettuarsi direttamente o con la collaborazione di enti, amministrazioni pubbliche ed istituti specializzati pubblici e privati;
d) promuovere corsi di formazione per ricercatori e tecnici per i censimenti qualitativi e quantitativi della fauna stanziale e migratoria;
e) monitorare i dati relativi agli abbattimenti effettuati nell’attività venatoria, costituire una banca dati quale strumento fondamentale per la gestione, la pianificazione e la redazione dei calendari venatori regionali.
(41) Articolo così sostituito dall’art. 1, comma 10, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «Art. 9-ter. Consulta provinciale. 1. Presso la Giunta provinciale è istituita la “Consulta provinciale”, quale organo tecnico-consultivo della Provincia.
2. La Consulta provinciale è composta da:
a) l’Assessore provinciale pro-tempore o consigliere delegato alla caccia, con funzioni di Presidente;
b) i Presidenti degli Ambiti territoriali di caccia ricadenti nella Provincia, o loro delegati;
c) un rappresentante per ogni associazione venatoria riconosciuta a livello nazionale ed organizzata in Regione da almeno 1 anno ;
d) un rappresentante di ciascuna delle organizzazioni professionali agricole organizzate a livello provinciale e riconosciute in ambito nazionale;
e) un rappresentante dell’ENCI o società specializzata, allo stesso ente affiliata, designato di concerto tra le stesse;
f) un rappresentante provinciale della Società italiana pro-segugio;
g) il Coordinatore provinciale del Corpo forestale dello Stato o funzionario da lui delegato;
h) un rappresentante delle associazioni naturalistiche e di protezione ambientale, presenti nel Consiglio nazionale per l’ambiente e che risultino organizzate nella Provincia, designato di concerto tra le stesse, in caso di mancato accordo, i rappresentanti saranno nominati dalla Giunta provinciale scelti tra terne proposte da ciascuna Associazione.
3. Ove le designazioni non dovessero pervenire all’Amministrazione provinciale entro il termine di 60 giorni dalla richiesta, la Giunta provinciale provvede d’ufficio.
4. La Consulta ha sede presso l’Assessorato provinciale competente ed è convocata dal Presidente, o su richiesta scritta e motivata di almeno un terzo dei componenti.
5. I componenti durano in carica fino allo scadere del mandato del Consiglio provinciale e possono essere confermati.
6. L’Amministrazione provinciale può corrispondere a ciascun componente della Consulta il rimborso delle spese di viaggio, ai sensi della normativa vigente in materia, attingendo dai fondi erogati dalla Regione, ai sensi del successivo articolo 41.». In precedenza, il presente articolo era già stato modificato dall’art. 1, comma 3, L.R. 20 maggio 2004, n. 15, dall’art. 1, comma 1, lettera c), L.R. 10 agosto 2006, n. 21 e dall’art. 1, comma 1, lettera b), L.R. 2 ottobre 2006, n. 34.
Art. 10 Piani faunistico-venatori provinciali (42).
[1. Ai fini della realizzazione della pianificazione faunistico venatorio regionale, le Province, entro il mese di marzo di ogni anno, predispongono, articolandoli per comprensori, i piani faunistico-venatori.
2. I piani di cui al comma 1 sono approvati dal Consiglio provinciale su proposta della Giunta e trasmessi alla Giunta regionale per il dovuto coordinamento (43).
3. I Piani faunistico-venatori devono prevedere:
a) le oasi di protezione, destinate a rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;
b) le zone di ripopolamento e cattura, destinate alle riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l’immissione nel territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il
territorio;
c) i centri pubblici di produzione di fauna selvatica allo stato naturale, ai fini di ricostituzione delle popolazioni autoctone;
d) i centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, organizzati in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa, ove è vietato l’esercizio dell’attività venatoria ed è consentito il prelievo di animali allevati, appartenenti a specie cacciabili, da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente indicate;
e) aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro soggette a tassa di concessione regionale, nei limiti della presente legge, nelle quali la caccia è consentita ai solo soci da concedersi in gestione con provvedimento della Giunta regionale a chi ne faccia richiesta;
f) le zone per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani da caccia anche su fauna selvatica naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, la cui gestione può essere affidata ad associazioni venatorie e cinofili ovvero ad imprenditori singoli o associati;
g) quagliodromi di superficie normalmente oscillante fra i quattro e dieci ettari, fino al raggiungimento di una superficie massima di 80 ettari, in cui sia consentito l’allenamento e l’addestramento dei cani da ferma anche mediante l’abbattimento di fauna selvatica cacciabile di allevamento da concedersi con provvedimento della Provincia competente per territorio a chi ne faccia richiesta (44);
h) la costituzione ed il mantenimento degli appostamenti fissi senza richiami vivi, la cui ubicazione non deve comunque ostacolare l’attuazione del piano faunistico-venatorio (legge n. 157 del 1992 art. 14, comma 12).
4. Le zone di cui al comma 3 lettere a), b) e c) devono essere perimetrate con tabelle, esenti da tasse, a cura delle Province interessate, mentre quelle alle lettere e), f), g) ed h) a cura dell’Ente, associazione o privato affidatario della singola zona.
5. La deliberazione che determina il perimetro delle zone da vincolare come indicato al comma 3, lettere a), b), c) ed e) deve essere notificata ai proprietari o conduttori dei fondi interessati e/o pubblicata mediante affissione all’albo pretorio dei Comuni territorialmente interessati (45).
6. Qualora nei successivi sessanta giorni sia presentata opposizione motivata, in carta ed esente da oneri fiscali, da parte dei proprietari o conduttori dei fondi costituenti almeno il 40% della superficie complessiva che si intende vincolare, la zona non può essere istituita.
7. Il consenso si intende validamente accordato nel caso in cui non sia stata
presentata formale opposizione nel termine di cui al comma 6.
8. Nelle zone non vincolate ai sensi del comma 3 lettera a), b), c), per la opposizione manifesta dei proprietari o conduttori dei fondi interessati, resta, in ogni caso, precluso l’esercizio dell’attività venatoria.
Le Province possono destinare le suddette aree ad altro uso nell’ambito della pianificazione faunistico-venatorio.
9. Le Province in via eccezionale ed in vista di particolari necessità ambientali, possono disporre la costituzione coattiva di oasi di protezione e di zone di ripopolamento e cattura, nonché l’attuazione dei piani di miglioramento ambientale di cui al successivo articolo 11.
10. Nel caso di mancato adempimento da parte delle Province la Regione esercita il potere sostitutivo di cui al precedente articolo 3 comma 1.
11. Le tabelle di segnalazione di divieto o di regimi particolari di caccia devono essere delle dimensioni di cm. 20 per cm. 30, con scritta nera su fondo bianco e collocate lungo tutto il perimetro dei territori interessati, ad una distanza di circa 100 metri e comunque in modo che da una tabella siano visibili le due contigue].
(42) Articolo abrogato dall’art. 1, comma 11, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(43) Il presente comma, già sostituito dall’art. 1, comma 4, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 è stato poi nuovamente così sostituito dall’art. 2, L.R. 10 agosto 2006, n. 21. Il testo precedente era così formulato: «2. I piani, di cui al comma 1 sono approvati dal Consiglio provinciale su proposta della Giunta e trasmessi alla Giunta regionale per il dovuto coordinamento. Essi devono essere approvati, secondo le procedure previste al precedente articolo 6, comma 7, entro e non oltre 150 giorni dalla trasmissione della delibera del Consiglio provinciale. Trascorso tale termine, gli stessi si intendono approvati.».
(44) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 5, L.R. 20 maggio 2004, n. 15. Il testo originario era così formulato: «g) quagliodromi di superficie oscillanti fra i quattro dieci ettari fino al raggiungimento di una superficie massima di 25 ettari, in cui sia consentito l’addestramento dei cani da ferma anche mediante l’abbattimento di fauna selvatica cacciabile di allevamento da concedersi con provvedimento della Giunta Regionale a chi ne faccia richiesta.».
(45) Comma così sostituito dall’art. 1, L.R. 17 luglio 2001, n. 19. Il testo originario era così formulato: «5. La deliberazione che determina il perimetro delle zone da vincolare come indicato al comma 3 lettere a), b), c), e) deve
essere notificata ai proprietari o conduttori dei fondi interessati e pubblicata mediante affissione all’albo pretorio dei comuni territorialmente interessati.».
Art. 11 Piani di miglioramento ambientale.
1. La Regione predispone piani di miglioramento ambientale tesi a favorire la riproduzione naturale di fauna selvatica nonché piani di immissione di detta fauna anche tramite la cattura dei selvatici presenti in soprannumero nei parchi nazionali e regionali ed in altri ambiti faunistici, salvo accertamento delle compatibilità genetiche da parte dell’ISPRA e sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro strutture regionali (46).
2. L’attività di cattura e di ripopolamento viene esercitata dalla Regione con la collaborazione degli agenti venatori dipendenti delle Province. Essa tende all’immissione equilibrata sul territorio delle specie di fauna selvatica autoctona, fino al raggiungimento delle densità faunistiche ottimali (47).
3. Le catture sono effettuate dalla Regione con la collaborazione diretta degli agenti venatori delle Province. La Regione può richiedere, altresì, la collaborazione delle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale di cui all’articolo 8 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (48).
3-bis. Ferma restando la funzione di supervisione e di coordinamento della Regione, le attività di cui ai commi 2 e 3 nonché quelle legate alla realizzazione di piani di miglioramento ambientale a scopo faunistico, possono essere affidate in tutto o in parte agli Ambiti Territoriali di Caccia, ognuno per la propria competenza territoriale, previa stipula di apposite convenzioni (49).
3-ter. In attuazione degli indirizzi programmatici regionali, su proposta degli ATC, sono istituite le Zone di Rispetto Venatorio preposte al recupero, al potenziamento e all’eventuale reintroduzione della piccola selvaggina stanziale, al fine di favorire l’insediamento sul territorio e la ricostituzione di popolazioni selvatiche di queste specie, e sono disciplinate da apposito regolamento (50).
(46) Comma così modificato dall’art. 1, comma 12, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(47) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 12, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto
dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «2. L’attività di cattura e di ripopolamento viene esercitata dalle Province e tende all’immissione equilibrata sul territorio, delle specie di fauna selvatica autoctona, fino al raggiungimento delle densità faunistiche ottimali.».
(48) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 12, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «3. Le catture sono effettuate dagli agenti venatori dipendenti dalle Province, con la collaborazione delle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale di cui all’art. 8 della legge 11 febbraio 1992, n. 157.».
(49) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 12, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(50) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 12, lettera e), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 12 Oasi di protezione.
1. Le oasi di protezione di cui all’articolo 6, comma 8, lettera a), sono destinate alla conservazione della fauna selvatica, favorendo l’insediamento e l’irradiamento naturale delle specie stanziali e la sosta delle specie migratorie, al fine di preservare il flusso delle correnti migratorie. Nelle oasi di protezione è vietata ogni forma di esercizio venatorio (51).
2. Le oasi di protezione sono istituite e gestite dalla Regione, sentito l’ISPRA. Con le stesse modalità, l’istituzione di oasi può essere revocata qualora non sussistano, per modificazioni oggettive, le condizioni idonee al conseguimento delle finalità specifiche. Il territorio adibito ad oasi di protezione è delimitato con tabelle indicanti il divieto di caccia, secondo le modalità previste dall’articolo 6, comma 17 (52).
3. La Regione, su richiesta dell’ISPRA, può autorizzare nelle oasi di protezione catture a scopo di studio o di ricerca scientifica e può altresì autorizzare, sentito il predetto Istituto, la cattura di determinate specie di fauna selvatica presenti in accertato soprannumero, a scopo di ripopolamento o di reintroduzione secondo i criteri dettati dalla pianificazione faunistico-venatoria (53).
4. In via eccezionale e per la sola riduzione di determinate specie che pregiudichino l’equilibrio biologico e la funzionalità delle oasi di protezione, la Regione, sentito l’ISPRA, dispone abbattimenti selettivi. Per le operazioni di abbattimento la Regione può autorizzare persone nominativamente individuate, oltre i soggetti previsti all’articolo 29, comma 2 (54).
4-bis. Le oasi di protezione possono essere trasformate in Parchi regionali (55).
(51) Comma così modificato dall’art. 1, comma 13, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(52) Comma così modificato dall’art. 1, comma 13, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(53) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 13, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «3. La Provincia, su richiesta dell’I.N.F.S., può autorizzare nelle oasi di protezione catture a scopo di studio o di ricerca scientifica e può altresì autorizzare, sentito il predetto Istituto, le guardie venatorie dipendenti alla cattura di determinate specie di fauna selvatica presenti in accertato soprannumero, a scopo di ripopolamento o di reintroduzione secondo i criteri dettati dalla pianificazione faunistica.».
(54) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, lettera b), L.R. 9 settembre 2011, n. 23, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 2 della stessa legge) e dall’art. 1, comma 13, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «4. In via eccezionale e per la sola riduzione di determinate specie che pregiudichino l’equilibrio biologico e la funzionalità delle oasi di protezione, le Province, sentito l’I.N.F.S., dispongono abbattimenti selettivi. Per le operazioni. di abbattimento le Province possono autorizzare persone nominativamente individuate, oltre i soggetti previsti all’articolo 29, comma 2.».
(55) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 6, L.R. 20 maggio 2004, n. 15.
Art. 13 Zone di ripopolamento e cattura.
1. Le zone di ripopolamento e cattura di cui al comma 3 lettera b) dell’art. 10 sono destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, al suo irradiamento nelle zone circostanti ed alla cattura della medesima per l’immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino alla ricostruzione ed alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale del territorio. Esse devono essere costituite in terreni idonei e non destinati a coltivazioni specializzate o suscettibili di particolare danneggiamento per la rilevante presenza di fauna selvatica; in esse è vietata ogni forma di esercizio venatorio. Le zone di ripopolamento e cattura hanno una durata di 5 anni salvo rinnovo alla scadenza.
2. Le zone di ripopolamento e cattura sono istituite e gestite dalla Regione e dalla stessa revocate, qualora non sussistano, per modificazioni oggettive, le condizioni idonee al conseguimento delle finalità specifiche. Ciascuna zona di ripopolamento e cattura deve avere una superficie commisurata alle esigenze biologiche delle specie selvatiche principalmente interessate e deve essere adeguatamente tabellata a cura dell’ente gestore (56).
3. Le catture devono essere compiute in modo da garantire la continuità della riproduzione della fauna selvatica.
4. Nel caso estremo di superaffollamento della fauna selvatica, recante eccessivo danno alle colture agrarie, la la Regione se non ha i mezzi per procedere all’immediata cattura, è autorizzata a porre in essere le procedure previste dall’art. 19, 2° comma, della legge n. 157 del 1992 (57).
5. Nelle zone di ripopolamento e cattura la Regione autorizza prove cinofile ad esclusivo carattere nazionale ed internazionale, con divieto di abbattimento e di immissione di fauna selvatica, a condizione che tali prove non arrechino danno alle colture agricole ed alla fauna, che le medesime siano approvate dall’ENCI ed inserite nei calendari ufficiali dello stesso Ente (58).
5-bis. In via del tutto eccezionale su richiesta di associazioni cinofile riconosciute dall’ENCI, e solo per prove aventi carattere nazionale e internazionale (classiche su selvaggina liberata), è concessa da parte della Regione, l’autorizzazione a svolgere tali manifestazioni nei territori destinati alla caccia programmata al di fuori del periodo consentito per l’addestramento cani, nel rispetto delle vigenti norme in materia di salvaguardia della flora e della fauna selvatica (59).
(56) Comma così modificato dall’art. 1, comma 14, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(57) Comma così modificato dall’art. 1, comma 14, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto
dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(58) Comma così modificato dall’art. 1, comma 14, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). In precedenza, il presente comma era già stato modificato dall’art. 1, comma 7, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e dall’art. 1, comma 1, lettera c), L.R. 9 settembre 2011, n. 23. Il testo precedente era così formulato: «5. Nelle zone di ripopolamento e cattura, la Provincia può autorizzare gare cinofile con divieto di abbattimento della fauna selvatica e sempre che tali gare non arrechino danno alle colture agricole ed alla fauna.».
(59) Comma dapprima aggiunto dall’art. 32, comma 1, lettera a), L.R. 17 gennaio 2013, n. 4, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 37 della stessa legge) e poi così modificato dall’art. 1, comma 14, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 14 Centri pubblici e privati di riproduzione di fauna selvatica.
1. I centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica di cui alla lettera c) del comma 8 dell’articolo 6 hanno per scopo la riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, ai fini di ricostituzione della fauna autoctona, da utilizzare esclusivamente per le azioni di ripopolamento e rinsanguamento del territorio regionale (60).
2. I centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica sono istituiti, preferibilmente su terreni demaniali, dalla Regione che ne cura anche la gestione per la quale possono avvalersi della collaborazione dei Comuni singoli od associati, nonché degli organi di gestione degli ambiti territoriali di caccia, quando ricadenti nei rispettivi territori (61).
3. La Regione, sulla base delle previsioni del piano faunistico-venatorio regionale, autorizza gli imprenditori agricoli singoli o associati o le associazioni venatorie che ne facciano richiesta a costituire centri privati di riproduzione di cui all’articolo 6, comma 8, lettera d), della fauna selvatica allo stato naturale (62).
4. La richiesta di autorizzazione deve essere corredata dalla planimetria del territorio interessato, da una relazione illustrativa dell’attività che si intende svolgere e dall’atto comprovante il titolo di proprietà o di possesso dei fondi da vincolarsi. Nella richiesta devono essere elencati i nominativi delle persone
autorizzate al prelievo di animali allevati.
5. L’autorizzazione della Regione fissa i quantitativi minimi per specie che il Centro è tenuto a produrre annualmente ed ogni altra prescrizione per il funzionamento del Centro (63).
6. Nessuna indennità è dovuta al concessionario per i danni eventualmente arrecati da specie selvatiche alle colture del Centro privato o a quelle circostanti in possesso del titolare del Centro.
7. La Regione, ai fini del ripopolamento, ha diritto di prelazione sull’acquisto di selvaggina prodotta nei centri privati. A tale scopo entro il mese di novembre di ogni anno, la Regione comunica ai Centri privati il proprio fabbisogno di fauna selvatica (64).
8. Nei centri privati è consentito il prelievo di animali allevati appartenenti a specie cacciabili da parte del titolare dell’impresa agricola o dell’associazione venatoria, di dipendenti delle stesse e di persone nominativamente indicate. Detto prelievo non costituisce esercizio venatorio (65).
9. Nei Centri privati di riproduzione della fauna selvatica, la caccia è vietata. I Centri sono segnalati da tabelle, previste all’articolo 6, comma 17 (66).
10. La Regione esercita attività di controllo e vigilanza nei centri privati (67).
(60) Comma così modificato dall’art. 1, comma 15, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(61) Comma così modificato dall’art. 1, comma 15, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(62) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 8, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e dall’art. 1, comma 15, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «3. Le Province, sulla base delle previsioni del piano faunistico-venatorio regionale, autorizzano gli imprenditori agricoli singoli o associati o le associazioni venatorie che ne facciano richiesta a costituire centri privati di riproduzione, di cui alla lettera d) dell’articolo 10, della fauna selvatica allo stato naturale.».
(63) Comma così modificato dall’art. 1, comma 15, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(64) Comma così modificato dall’art. 1, comma 15, lettera e), L.R. 30 gennaio
2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(65) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 9, L.R. 20 maggio 2004, n. 15. Il testo originario era così formulato: «8. Nei Centri privati, è consentito, ai fini di impresa agricola, il prelievo di animali allevati appartenenti a specie cacciabili da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente indicate. Detto prelievo non costituisce esercizio venatorio.».
(66) Comma così modificato dall’art. 1, comma 15, lettera f), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(67) Comma così modificato dall’art. 1, comma 15, lettera g), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 15 Zone per l’allenamento e l’addestramento dei cani per le gare degli stessi e quagliodromi.
1. La Regione, nel rispetto del regolamento regionale, istituisce, su terreni incolti o a coltura svantaggiata, zone destinate all’addestramento, l’allenamento dei cani da caccia ed allo svolgimento delle gare e prove cinofile e ne affidano la gestione alle associazioni venatorie e cinofile, riconosciute a livello nazionale, ovvero ad imprenditori agricoli singoli o associati (68).
2. Le zone di addestramento cani già in essere, sempre che riconfermate nella pianificazione faunistico-venatoria regionale, possono continuare l’attività fino a scadenza naturale dell’affidamento (69).
3. Il regolamento regionale potrà prevedere solo ed esclusivamente per le zone affidate in gestione, il divieto di caccia.
4. La Regione, nel rispetto del regolamento regionale, su richiesta degli interessati, istituisce quagliodromi per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani da caccia in cui è consentito l’abbattimento di fauna selvatica di allevamento. La concessione o revoca viene effettuata dalla Giunta regionale (70) (71).
(68) Comma così modificato dall’art. 1, comma 16, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto
dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(69) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 16, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «2. Le zone di addestramento cani già in essere, possono continuare l’attività previa istanza da presentare all’Amministrazione provinciale competente per territorio entro e non oltre quattro mesi dall’entrata in vigore della presente legge.».
(70) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 16, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «4. Le Province, nel rispetto del regolamento regionale, su richiesta degli interessati istituiscono quagliodromi per l’addestramento, l’allenamento e le gare dei cani da caccia in cui è consentito l’abbattimento di fauna selvatica di allevamento. La concessione o revoca viene effettuata dalla Giunta provinciale.».
(71) Vedi il Reg. 15 gennaio 1996, n. 1 «Regolamento per i quagliodromi», pubblicato nel B.U. 1° febbraio 1996, n. 2; e il Reg. 24 marzo 1997, n. 1 «Regolamento regionale per le zone addestramento cani e per le gare cinofile», pubblicato nel B.U. 31 maggio 1997, n. 11.
Art. 16 Aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro.
1. La Regione, su richiesta degli interessati, sentito l’ISPRA e nei limiti della presente legge, istituiscono per prevalenti finalità naturalistiche e faunistiche, nonché per il potenziamento, lo sviluppo e l’irradiamento della fauna selvatica autoctona, aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro in cui non è consentito immettere fauna selvatica successivamente al 31 agosto (72).
2. Dette concessioni, al fine di garantire l’obiettivo naturalistico e faunistico, devono essere corredate di programmi di conservazione, potenziamento e ripristino di ambienti naturali atti a favorire la riproduzione delle specie cacciabili, nonché dei criteri per il risarcimento dei danni arrecati dalla fauna selvatica alle colture agricole.
3. Nelle aziende di cui al comma 1 la caccia è consentita nel pieno rispetto del calendario venatorio e con l’indice di densità minima stabilita per gli altri territori cacciabili della regione, secondo piani di assestamento e di abbattimento tali da garantire una presenza costante nei territori interessati di un contingente di riproduttori pari al 30 per cento delle loro risorse faunistiche
(73).
4. Le aziende faunistico-venatorie vengono concesse e revocate dalla Giunta regionale sulla base del regolamento tipo.
5. Le aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro, poiché perseguono finalità d’interesse generale, sono soggette a tassa di concessione regionale ridotta (74).
(72) Comma così modificato dall’art. 1, comma 17, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(73) Il presente comma, già modificato dall’art. 1, comma 1, lettera d), L.R. 10 agosto 2006, n. 21, è stato poi così sostituito dall’art. 2, L.R. 21 aprile 2011, n. 8, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 4 della stessa legge). Il testo precedente era così formulato: «3. In dette aziende la caccia è consentita nel pieno rispetto del calendario venatorio e con l’indice di densità minima stabilita per gli altri territori cacciabili della Regione, secondo piani di assestamento e di abbattimento, tali da garantire una presenza costante sui territori interessati di un contingente di riproduttori pari al 30% delle sue risorse faunistiche. Il cacciatore non residente è ammesso ad esercitare la caccia nell’azienda faunistico-venatoria se possiede l’ammissione nell’ATC territorialmente competente.».
(74) Vedi il Reg. 8 giugno 1995, n. 1 « Regolamento per le aziende faunistico venatorie senza scopo di lucro», pubblicato nel B.U. 16 giugno 1995, n 13.
Art. 17 Allevamenti di fauna selvatica (75).
1. La Regione, nel rispetto del regolamento regionale, autorizza gli allevamenti di fauna selvatica, a scopo alimentare, ornamentale, di ripopolamento ed amatoriale (76).
2. L’autorizzazione deve essere rilasciata entro il termine di 60 giorni dalla richiesta.
3. Il titolare di un’impresa agricola può esercitare l’allevamento di fauna selvatica a scopo alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale, dandone semplice comunicazione alla Regione, secondo le disposizioni dalla medesima emanate (77).
3-bis. La Regione e gli ambiti territoriali di caccia possono applicare il diritto di prelazione sull’acquisto dei capi prodotti negli allevamenti disciplinati dal presente articolo secondo le procedure individuate al comma 7 dell’articolo 14 (78).
4. La Regione, ai fini dell’esercizio dell’allevamento a scopo di ripopolamento, organizzato in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa, può consentire al titolare, nel rispetto delle norme vigenti, il prelievo di mammiferi ed uccelli in stato di cattività con i mezzi di cui all’articolo 23 (79).
5. Sono soggette ad autorizzazione della Regione anche le attività relative alla detenzione e allevamento in cattività e creazione di ibridi di volatili di fauna selvatica (80).
6. Gli esemplari prodotti negli allevamenti di cui al comma 1, devono essere muniti di anelli inamovibili.
7. Nelle manifestazioni fieristiche, nelle mostre ornitologiche e negli esercizi commerciali specializzati, possono essere esposti e venduti esclusivamente esemplari muniti di regolari anelli.
8. La Giunta regionale può erogare finanziamenti per l’impianto e la gestione di Centri consortili di allevamento di specie faunistiche di interesse venatorio, istituiti dalla Regione stessa a scopo di ripopolamento (81).
(75) Vedi, anche, il Reg. 29 dicembre 1999, n. 3 riguardante la disciplina degli allevamenti a scopo di ripopolamento ed alimentare.
(76) Comma dapprima sostituito dall’art. 1, comma 10, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e poi così modificato dall’art. 1, comma 18, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «1. Gli allevamenti di fauna selvatica delle specie cacciabili, di cui all’art. 27 della presente legge, a scopo alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale, sono soggetti ad autorizzazione da parte dell’Amministrazione provinciale competente per territorio.».
(77) Comma così modificato dall’art. 1, comma 18, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(78) Comma così modificato dall’art. 1, comma 18, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). In precedenza, il presente comma era già stato modificato dall’art. 1, comma 11, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e dall’art. 1, comma 1, lettera d), L.R. 9 settembre 2011, n. 23 e dall’art. 1, L.R. 30 aprile 2012, n. 10. Il testo precedente era così formulato: «3-bis. Le
Province e gli ambiti territoriali di caccia, a parità di qualità e di prezzo offerti, acquistano capi di fauna selvatica prioritariamente dagli allevamenti autorizzati presenti nel territorio regionale avvalendosi del diritto di prelazione previsto al comma 7 dell’articolo 14.».
(79) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 18, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «4. Le Province sono delegate all’attuazione di quanto previsto al comma 4 dell’art 17 della legge 11 febbraio 1992, n. 157.».
(80) Comma dapprima sostituito dall’art. 1, comma 12, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e poi così modificato dall’art. 1, comma 18, lettera e), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «5. Sono soggette ad autorizzazione della Provincia anche le attività relative alla detenzione e allevamento in cattività e creazione di ibridi di volatili. Tali attività possono essere svolte soltanto con esemplari appartenenti alle specie autoctone cacciabili o a quelle esotiche non protette da accordi internazionali.».
(81) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 18, lettera f), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «8. La Giunta regionale è autorizzata a concedere contributi per l’impianto e la gestione di Centri consortili di allevamento di selvaggina, istituiti dalle Province per il ripopolamento faunistico. Il contributo è concesso sulla base di un programma di spesa, l’erogazione è disposta per il 50 per cento in via d’acconto per il restante 50 per cento previa presentazione della documentazione probatoria della spesa.».
Art. 17-bis Commercio di fauna selvatica (82).
1. La fauna selvatica abbattuta, utilizzabile per fini alimentari nel rispetto delle vigenti norme sanitarie nazionali e comunitarie, può essere commercializzata nel rispetto dei criteri generali stabiliti in apposito regolamento regionale da predisporre di concerto con il competente Servizio veterinario regionale e con l’ASREM.
(82) Articolo inserito dall’art. 1, comma 19, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma
1 della medesima legge).
Art. 18 Ambiti territoriali di caccia.
1. La Giunta regionale ripartisce il territorio regionale agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata in non più di quattro ambiti territoriali di caccia, subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali, di estensione non inferiore ai 50.000 ettari (83).
2. D’intesa con le regioni confinanti e per esigenze motivate, la Giunta regionale può altresì individuare ambiti territoriali di caccia interessanti anche due o più Province.
3. Ad ogni ambito di caccia, in rapporto all’estensione territoriale ed alle risorse faunistico ambientali, viene applicato l’indice di densità venatoria minima indicata dal Ministero per l’Agricoltura e Foreste.
(83) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 13, L.R. 20 maggio 2004, n. 15. Il testo originario era così formulato: «1. La Giunta regionale, sentita la Commissione Consiliare competente, ripartisce il territorio regionale agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata in non più di quattro ambiti territoriali di caccia, subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali, di estensione non inferiore a 60.000 ettari.». Con D.P.G.R. 13 giugno 1994, n. 613, pubblicato sul B.U. 16 luglio 1994, n. 14, il territorio è stato ripartito in tre ambiti territoriali di caccia.
(giurisprudenza)
Art. 19 Comitati di gestione degli ambiti territoriali (84).
1. I Comitati di gestione degli ambiti territoriali per la gestione programmata della caccia sono soggetti privati senza scopo di lucro di interesse pubblico, sono costituiti con provvedimento della della Giunta regionale e sono così composti (85):
a) da sei rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale ed organizzate nella
provincia, di cui uno per organizzazione. Nel caso in cui le associazioni anzidette siano presenti in numero inferiore a sei, le designazioni necessarie per completare le rappresentative sono espresse dalle organizzazioni aventi il maggior numero di iscritti;
b) da sei rappresentanti, di cui uno per ogni singola associazione venatoria riconosciuta a livello nazionale ove presente in forma organizzata nel territorio della provincia. Nel caso in cui le associazioni anzidette siano presenti in numero inferiore a sei, le designazioni necessarie per completare le rappresentative sono espresse dalle associazioni aventi il maggior numero di iscritti;
c) da quattro rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale, presenti nel Consiglio Nazionale per l’Ambiente ed organizzate nella provincia, di intesa tra le stesse. In caso di mancato accordo, i rappresentanti sono nominati dalla Giunta regionale tra terne di nominativi proposte da ciascuna associazione di protezione ambientale (86);
d) dai sindaci dei quattro comuni territorialmente più estesi ricadenti nell’A.T.C.;
e) [da un rappresentante dell’Amministrazione provinciale competente per territorio con voto consultivo] (87) (88).
2. Svolge le funzioni di Segretario, un dipendente dell’Ufficio Caccia competente per territorio (89).
3. 3. Le designazioni di nomina o di revoca avvengono ad iniziativa della struttura regionale. Qualora le designazioni non dovessero pervenire alla Regione entro il termine di 30 giorni dalla data della richiesta, la Giunta regionale provvede d’ufficio (90).
4. I Comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia hanno sede presso gli uffici competenti della Regione siti nei capoluoghi di provincia e sono convocati dai rispettivi Presidenti, o su richiesta scritta e motivata di almeno un terzo dei componenti. I componenti durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati. I predetti organismi restano comunque in carica fino alla loro ricostituzione (91).
5. I Comitati di gestione così costituiti eleggono nel proprio seno il Presidente e nominano il collegio dei revisori dei conti tra esperti, estranei al Comitato di Gestione, in numero di tre iscritti nell’apposito albo (92).
(84) Vedi anche, per la decadenza dei comitati di gestione qui indicati, l’art. 3, L.R. 2 ottobre 2006, n. 34.
(85) Alinea così modificato dall’art. 1, comma 20, lettera a), L.R. 30 gennaio
2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(86) Lettera così modificata dall’art. 1, comma 1, L.R. 22 dicembre 2017, n. 25.
(87) Lettera abrogata dall’art. 1, comma 20, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(88) Il presente comma, già modificato dall’art. 1, comma 14, L.R. 20 maggio 2004, n. 15, dall’art. 1, L.R. 3 dicembre 2004, n. 30 e dall’art. 1, comma 1, lettera e), L.R. 10 agosto 2006, n. 21 e dichiarato parzialmente illegittimo dalla Corte costituzionale con sentenza 7-22 luglio 2010, n. 268 (Gazz. Uff. 28 luglio 2010, n. 30, 1a serie speciale, è stato poi così sostituito dall’art. 3, comma 1, L.R. 21 aprile 2011, n. 8, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 4 della stessa legge). Il testo precedente era così formulato: «1. I Comitati di gestione degli ambiti territoriali per la gestione programmata della caccia sono soggetti privati senza scopo di lucro d’interesse pubblico, sono costituiti con provvedimento della Giunta provinciale competente per territorio e sono così composti:
a) da cinque rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale ed organizzate nella provincia di cui uno per organizzazione. Nel caso in cui le associazioni anzidette siano presenti in numero inferiore a cinque, le designazioni necessarie per completare le rappresentative saranno espresse dalle organizzazioni aventi il maggior numero di iscritti;
b) da un rappresentante per ciascuna associazione venatoria riconosciuta a livello nazionale ed organizzata nella provincia da almeno 1 anno. Inoltre ciascuna associazione designa, fino ad un massimo di tre, un numero di componenti che rappresentino ciascuno almeno un decimo del totale dei cacciatori residenti nella provincia ammessi ad esercitare l’attività venatoria negli ATC;
c) da tre rappresentanti delle Associazioni ambientali, presenti nel Consiglio Nazionale per l’Ambiente ed organizzate nella provincia, di intesa tra le stesse. In caso di mancato accordo, i rappresentanti saranno nominati dalla Giunta provinciale tra terne di nominativi proposte da ciascuna associazione ambientale;
d) dai Sindaci dei tre Comuni territorialmente più estesi ricadenti nell’A.T.C.;
e) da un rappresentante dell’Amministrazione provinciale competente per territorio con voto consultivo.».
(89) Comma così modificato dall’art. 1, comma 20, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto
dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(90) Comma dapprima modificato dall’art. 3, comma 2, L.R. 21 aprile 2011, n. 8, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 4 della stessa legge) e poi così sostituito dall’art. 1, comma 20, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «3. Le designazioni di nomina o di revoca avvengono ad iniziativa delle rispettive strutture provinciali. Qualora le designazioni non dovessero pervenire all’Amministrazione provinciale entro il termine di 30 giorni dalla data della richiesta, la Giunta provinciale provvederà d’ufficio.».
(91) Comma dapprima modificato dall’art. 1, comma 28, lettera a), L.R. 9 maggio 2007, n. 14, dall’art. 32, comma 1, lettera b), L.R. 17 gennaio 2013, n. 4, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 37 della stessa legge) e poi così sostituito dall’art. 1, comma 20, lettera e), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «4. I Comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia hanno sede presso le competenti Amministrazioni Provinciali e sono convocati dai rispettivi Presidenti, o su richiesta scritta e motivata di almeno un terzo dei componenti. I componenti durano in carica fino allo scadere del mandato del Consiglio provinciale e possono essere riconfermati.».
(92) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 15, L.R. 20 maggio 2004, n. 15. Il testo originario era così formulato: «5. I Comitati di gestione così costituiti, eleggono nel proprio seno il Presidente ed il Collegio dei revisori dei conti in numero non inferiore a tre.».
Art. 20 Gestione degli ambiti territoriali di caccia (93) (94).
1. Ai fini del coordinamento della gestione programmata della caccia, la Regione:
a) regolamenta il prelievo venatorio nel rispetto della forma o dei tempi di caccia previsti dalla presente legge, in rapporto alla consistenza delle popolazioni di fauna selvatica stanziale accertata tramite censimenti effettuati di intesa con i Comitati di gestione;
b) indica il numero dei capi di fauna selvatica stanziale prelevabili durante la gestione venatoria;
c) determina il numero dei cacciatori ammissibili in ogni ambito territoriale, in modo che risulti un rapporto cacciatore/territorio utile alla caccia non inferiore alla media regionale sulla base dei tesserini rilasciati l’anno precedente;
d) fissa, per ogni ambito territoriale di caccia, la quota di partecipazione economica a carico dei cacciatori, secondo i criteri e nei limiti di cui al comma 1-bis;
e) provvede a disciplinare le procedure per il rilascio dei tesserini validi per l’esercizio venatorio. Per la convalida degli ambiti territoriali di caccia sul tesserino è sufficiente il timbro dell’ufficio regionale territorialmente competente (95).
1-bis. La partecipazione economica dei cacciatori alla gestione, per finalità faunistico-venatorie, dei territori compresi negli ambiti territoriali di caccia si realizza mediante il versamento di una quota annuale stabilita dalla Regione per ciascun Ambito Territoriale di Caccia. L’ammontare della quota è fissato in misura non inferiore all’importo della tassa di concessione governativa, al netto dell’addizionale, e non superiore al suo triplo. L’ammontare così determinato può essere ridotto, di non oltre l’ottanta per cento, per i cacciatori residenti nel territorio regionale (96) (97).
2. [Le suddette quote, da versare all’Amministrazione provinciale competente, sono da quest’ultima accreditate ai Comitati di gestione ed utilizzate esclusivamente per finalità faunistico-venatorie, nonché per lo sviluppo delle attività compatibili con l’ambiente] (98).
(93) Rubrica così sostituita dall’art. 1, comma 21, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «Gestione degli ambiti territoriali di caccia funzioni delle province.».
(94) Vedi, anche, il punto 3, Delib.G.R. 16 giugno 2017, n. 220.
(95) Comma dapprima modificato dall’art. 1, commi 16 e 17, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e dall’art. 1, comma 1, lettera a), L.R. 11 novembre 2005, n. 39 e poi così sostituito dall’art. 1, comma 21, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «1. Ai fini del Coordinamento della gestione programmata della Caccia, le Province:
a) regolamentano il prelievo venatorio nel rispetto della forma o dei tempi di caccia previsti dalla presente legge, in rapporto alla consistenza delle popolazioni di fauna selvatica stanziale accertata tramite censimenti effettuati di intesa con i Comitati di gestione;
b) indicano il numero dei capi di fauna selvatica stanziale prelevabili durante la gestione venatoria;
c) determinano il numero dei cacciatori ammissibili in ogni ambito territoriale, in modo che risulti un rapporto cacciatore territorio utile alla caccia non inferiore alla media regionale sulla base dei tesserini rilasciati l’anno precedente;
d) fissano, per ogni ambito territoriale di caccia, la quota di partecipazione economica a carico dei cacciatori, secondo i criteri e nei limiti di cui al comma 1-bis;
e) provvedono a comunicarsi il numero dei cacciatori residenti da considerare negli ambiti territoriali di caccia di propria competenza. Per la convalida degli ambiti territoriali di caccia sul tesserino di caccia è sufficiente il timbro della sola Provincia di residenza.».
(96) Comma dapprima aggiunto dall’art. 1, comma 1, lettera b), L.R. 11 novembre 2005, n. 39 e poi così sostituito dall’art. 1, comma 21, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «1-bis. La partecipazione economica dei cacciatori alla gestione, per finalità faunistico-venatorie, dei territori compresi negli ambiti territoriali di caccia si realizza mediante il versamento di una quota annuale stabilita dalle Province per ciascun ATC di propria competenza territoriale. L’ammontare della quota è fissato in misura non inferiore all’importo della tassa di concessione governativa, al netto dell’addizionale, e non superiore al suo triplo. L’ammontare così determinato può essere ridotto, di non oltre l’ottanta per cento, per i cacciatori residenti nel territorio regionale.».
(97) Vedi, anche, il punto 2, Delib.G.R. 16 giugno 2017, n. 220.
(98) Comma abrogato dall’art. 1, comma 21, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 21 Compiti dei comitati di gestione.
1. Il Comitato di gestione, entro quattro mesi dal suo insediamento, approva un proprio regolamento nel quale devono essere comunque previsti:
a) piani poliennali di utilizzazione del territorio interessato per ciascuna stagione venatoria con i programmi delle immissioni e degli abbattimenti di
fauna selvatica;
b) l’istituzione e le modalità organizzative di Centri di allevamento organizzati in forma di azienda agricola della fauna selvatica stanziale, muniti di adeguate strutture venatorie per l’adattamento in libertà;
c) le condizioni perché venga garantita una consistenza di base della fauna selvatica durante l’anno solare.
2. Il Comitato di gestione promuove e organizza le attività di ricognizione delle risorse ambientali e della consistenza faunistica, programma gli interventi per il miglioramento degli habitat, provvede all’attribuzione degli incentivi economici ai proprietari e ai conduttori dei fondi rustici per:
a) la ricostituzione di una presenza faunistica ottimale per il territorio;
b) le coltivazioni per l’alimentazione naturale dei mammiferi e degli uccelli soprattutto nei terreni dismessi da interventi agricoli, ai sensi del regolamento C.E.E. n. 1094 del 1988 del Consiglio del 25 aprile 1988 e successive modificazioni;
c) il ripristino di zone umide e di fossati;
d) la differenziazione delle colture;
e) la coltivazione di siepi, cespugli e alberi adatti alla riproduzione della fauna selvatica ed alla nidificazione;
f) la tutela dei nidi e dei nuovi nati di fauna selvatica nonché dei riproduttori;
g) la collaborazione operativa ai fini del tabellamento, della difesa preventiva delle coltivazioni passibili di danneggiamento, della pasturazione invernale degli animali in difficoltà, della manutenzione degli apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica.
2-bis. La Regione può demandare ai Comitati di Gestione, in tutto o in parte, le attività faunistico-venatorie legate alla gestione dei ripopolamenti e degli istituti faunistici di propria competenza, previa stipula di apposite convenzioni (99).
3. Il Comitato di gestione degli ambiti territoriali di caccia provvede, altresì, alla erogazione di contributi per il risarcimento dei danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica nei territori destinati alla caccia programmata, per una percentuale minima del 15% dell’importo stimato dalla Regione secondo le procedure, di cui al successivo articolo 32. Lo stesso Comitato provvede, altresì, alla erogazione di contributi per interventi previamente concordati, al fine della prevenzione delle azioni di danno (100).
4. A partire dalla stagione venatoria 1995/96, il Comitato di gestione deve fornire alla Regione elementi di valutazione al fine della determinazione del contributo da assegnare ai proprietari o conduttori ai sensi del successivo art. 25 (101).
5. Il bilancio preventivo dell’A.T.C. viene approvato dal Comitato di gestione entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello a cui si riferisce ed è inviato alla Regione, corredato dalla relazione del Collegio dei revisori dei Conti (102).
6. Ogni A.T.C. ha facoltà di spesa nei limiti delle disponibilità di bilancio.
7. Ogni A.T.C. deve trasmettere alla Regione, entro il 31 marzo di ogni anno, il rendiconto tecnico finanziario relativo all’esercizio precedente, corredato dalla relazione del Collegio dei revisori dei conti (103).
(99) Comma inserito dall’art. 1, comma 22, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(100) Comma dapprima sostituito dall’art. 1, comma 18, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e poi così modificato dall’art. 1, comma 22, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «3. Il Comitato di gestione degli A.T.C. provvede, altresì, all’erogazione di contributi per il risarcimento dei danni arrecati alle produzioni agricole della fauna selvatica e dall’esercizio dell’attività venatoria nonché di contributi per interventi, previamente concordati, ai fini della prevenzione delle azioni di danno.».
(101) Comma così modificato dall’art. 1, comma 22, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(102) Comma così modificato dall’art. 1, comma 22, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(103) Comma così modificato dall’art. 1, comma 22, lettera e), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 22
Esercizio dell’attività venatoria.
1. L’attività venatoria si svolge in base ad una concessione che lo Stato rilascia ai cittadini che la richiedono e che posseggono i requisiti previsti dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 e dalla presente legge.
2. Costituisce esercizio venatorio ogni atto diretto all’abbattimento o alla cattura di fauna selvatica secondo le modalità, nei tempi e con l’impiego dei mezzi a ciò destinati, secondo le norme della presente legge; è considerato, altresì, esercizio venatorio il vagare o il soffermarsi con i mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna o in attesa della medesima per abbatterla o catturarla. Ogni altro modo di abbattimento è vietato, salvo che non avvenga per caso fortuito o per forza maggiore. Non costituisce esercizio venatorio il prelievo di fauna selvatica ai fini di impresa agricola di cui all’articolo 6, comma 8, lettera d) (104).
3. La fauna selvatica abbattuta durante l’esercizio venatorio, nel rispetto delle disposizioni della presente legge, appartiene a colui che l’ha cacciata. Il cacciatore che insegue la fauna selvatica scovata o sia intento al recupero di quella da lui ferita non deve subire intromissioni finché non ne abbia abbandonato l’inseguimento o il recupero.
4. L’attività venatoria può essere esercitata da chi abbia compiuto il 18° anno di età e sia munito della licenza di porto di fucile per uso di caccia e delle polizze assicurative RCVT ed infortuni, con relativi massimali, previsti dalla legge dello Stato.
5. Ai fini dell’esercizio dell’attività venatoria è, inoltre, necessario il possesso di un apposito tesserino regionale, rilasciato dai servizi regionali territorialmente competenti con allegato il calendario regionale riportante, tra l’altro, gli ambiti di caccia ove è consentita l’attività venatoria (105).
6. Il tesserino, predisposto e stampato a cura del Servizio regionale competente, ha validità per una stagione venatoria e deve essere restituito alla struttura entro il 31 marzo di ogni anno. Per i cacciatori non residenti nella regione Molise è obbligatoria la consegna della copia del tesserino rilasciato dalla propria Regione o Provincia di residenza, entro e non oltre il 10 marzo di ogni anno, pena la non ammissibilità all’esercizio venatorio della stagione successiva (106).
7. Il rilascio del tesserino regionale è, subordinato al possesso di valida licenza di porto d’armi per uso di caccia, all’avvenuto versamento delle tasse prescritte, alla restituzione del tesserino della stagione precedente.
8. Il cacciatore di altre regioni, che intenda praticare la caccia nel territorio regionale, deve fare apporre dalla Regione stessa sul tesserino rilasciato dalla Regione di residenza, le indicazioni dell’ambito territoriale in cui è stati ammesso (107).
8-bis. [Le quote, di cui al comma 8, da versare all’Amministrazione provinciale competente, sono da quest’ultima accreditate ai rispettivi Comitati di gestione ed utilizzate esclusivamente per finalità faunistico-venatorie, nonché per lo sviluppo delle attività compatibili con l’ambiente] (108).
9. In caso di smarrimento, deterioramento o distruzione del tesserino, il titolare può ottenere il duplicato, previa esibizione della copia della denuncia del fatto all’autorità di pubblica sicurezza e delle ricevute del versamento delle tasse per l’esercizio dell’attività venatoria.
10. Fatto salvo l’esercizio venatorio con l’arco e con il falco, l’esercizio venatorio stesso nella Regione Molise può essere praticato in forma vagante e fissa, con o senza l’ausilio del cane.
11. Ogni cacciatore residente nella regione Molise ha diritto di accesso a tutti gli ambiti territoriali di caccia istituiti nella regione, previo pagamento di una sola quota la cui ricevuta di versamento va allegata all’istanza di ammissione. Il cacciatore non residente nella regione Molise deve produrre domanda di ammissione all’ATC previo versamento della quota stabilita per l’accesso all’esercizio venatorio. Il Comitato di Gestione dell’ATC, nei termini stabiliti dal proprio regolamento interno, provvede a comunicare agli interessati la loro ammissione (109).
11-bis. [Le somme introitate da tutti gli ambiti territoriali di caccia della Regione Molise saranno ripartite in parti uguali tra gli ambiti di cui al precedente comma, con l’esclusione di quelle derivanti dall’interscambio] (110).
12. Il Comitato direttivo dell’ambito territoriale di caccia, sulla base di modalità da esso determinate e comunicate alla Regione, può riconoscere, dopo il primo mese di caccia, ai cacciatori residenti iscritti, la possibilità di concedere giornate di propria competenza, per un massimo di dieci giorni per stagione venatoria, ad altro cacciatore residente fuori Regione previo contributo per ogni giorno concesso pari alla decima parte della quota d’accesso all’ambito territoriale di caccia, prevista per i cacciatori non residenti (111).
12-bis. Le quote di accesso richieste per l’ammissione dei cacciatori residenti nella regione Molise devono essere versate su un conto corrente cointestato ai Comitati di Gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia ricadenti nella regione Molise. Le predette quote devono essere ripartite, a cura e in favore dei Comitati stessi, proporzionalmente al numero di cacciatori che hanno inoltrato richiesta di ammissione a ciascun ambito territoriale di caccia, sulla base dei dati che saranno forniti annualmente dalla Regione Molise. Le quote di accesso richieste per l’ammissione dei cacciatori non residenti nella regione Molise e per l’interscambio di cui al comma 12, devono essere versate direttamente sui conti correnti appositamente predisposti da ciascun ambito territoriale di caccia. I Comitati di Gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia devono utilizzare le predette quote solo per finalità faunistico-venatorie nonché per lo sviluppo delle attività compatibili con l’ambiente (112).
13. La Regione promuove scambi interregionali per realizzare un’equilibrata distribuzione dei cacciatori sul territorio nazionale e tale fine determina il numero dei cacciatori non residenti ammissibili in Molise. Nel numero dei cacciatori non residenti ammissibili non sono calcolati quelli che praticano l’attività venatoria esclusivamente nelle aziende faunistico-venatorie e nelle aziende agrituristico-venatorie (113).
(104) Comma così modificato dall’art. 1, comma 23, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(105) Comma così modificato dall’art. 1, comma 23, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(106) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 1, lettera f), L.R. 10 agosto 2006, n. 21 e dall’art. 1, comma 23, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «6. Il tesserino, predisposto e stampato a cura della Regione, ha validità per una stagione venatoria e deve essere restituito all’Amministrazione provinciale che l’ha rilasciato, all’atto del rilascio del nuovo tesserino. Per i cacciatori non residenti nella Regione Molise è obbligatoria la consegna della copia del tesserino rilasciato dalla propria Regione o Provincia di residenza, entro e non oltre il 10 marzo di ogni anno, pena la non ammissibilità all’esercizio venatorio della stagione successiva.».
(107) Comma così modificato dall’art. 1, comma 23, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). In precedenza, il presente comma era già stato modificato dall’art. 1, comma 19, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e dall’art. 1, comma 1, lettera c), L.R. 11 novembre 2005, n. 39. Il testo precedente era così formulato: «8. Il cacciatore di altre Regioni, che intenda praticare la caccia nel territorio di una Provincia del Molise, deve fare apporre dalla Provincia stessa sul tesserino rilasciato dalla Regione di residenza, le indicazioni dell’ambito territoriale concesso.».
(108) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 20, L.R. 20 maggio 2004, n. 15, poi soppresso dall’art. 1, comma 1, lettera c), L.R. 11 novembre 2005, n. 39.
(109) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 21, L.R. 20 maggio 2004, n. 15, dall’art. 1, comma 28, lettera b), L.R. 9 maggio 2007, n. 14 e dall’art. 1, comma 23, lettera e), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «11. Ogni cacciatore residente nella Regione Molise ha diritto di accesso gratuito, previa domanda anche ad una sola Provincia, a tutti gli ambiti territoriali di caccia istituiti nella Regione,
previo pagamento di una sola quota da effettuare entro il 30 ottobre e da comprovare all’atto della richiesta del tesserino regionale. Il cacciatore non residente nella Regione Molise deve produrre domanda di ammissione all’ATC, che, nei termini stabiliti dal regolamento interno, provvede a comunicare agli interessati la loro ammissione, e deve comprovare il versamento della quota stabilita per accedere all’esercizio venatorio.».
(110) Comma dapprima aggiunto dall’art. 1, comma 22, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e poi abrogato dall’art. 1, comma 23, lettera f), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(111) Comma così modificato dall’art. 1, comma 23, lettera g), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). In precedenza, il presente comma era già stato modificato dall’art. 1, comma 23, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e dall’art. 2, L.R. 30 aprile 2012, n. 10. Il testo precedente era così formulato: «12. Il Comitato direttivo dell’A.T.C., sulla base di modalità da esso determinate e comunicate alla Provincia, può riconoscere ai cacciatori iscritti la facoltà di utilizzare giornate di competenza, dopo il primo mese di caccia, per ospitare sotto forma di interscambio e senza finalità di lucro un altro cacciatore, anche se residente in altra Regione.».
(112) Comma dapprima aggiunto dall’art. 1, comma 24, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e poi così sostituito dall’art. 1, comma 23, lettera h), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «12-bis. Le quote, di cui al comma 12, da versare all’Amministrazione provinciale competente, sono da quest’ultima accreditate ai rispettivi Comitati di gestione ed utilizzate esclusivamente per finalità faunistico-venatorie, nonché per lo sviluppo delle attività compatibili con l’ambente.».
(113) Comma così modificato dall’art. 1, comma 1, lettera e), L.R. 9 settembre 2011, n. 23, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 2 della stessa legge).
Art. 23 Mezzi di caccia consentiti.
1. L’attività venatoria è consentita con l’uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce, di calibro non superiore a 12, nonché con fucile con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non
inferiore a millimetri 40. È consentito, altresì, l’uso del fucile a due o tre canne (combinato) di cui una o due ad anima rigata di calibro non inferiore a millimetri 5,6 nonché l’uso dell’arco e del falco.
2. I bossoli delle cartucce devono essere recuperati dal cacciatore e non lasciati sul luogo di caccia.
2-bis. [È fatto assoluto divieto di uso e di detenzione di munizioni a palla unica o a pallettoni durante il periodo di chiusura della caccia alla specie ungulati] (114).
3. Sono vietate tutte le armi e i mezzi per l’esercizio venatorio non esplicitamente ammessi dal presente articolo.
4. Il titolare della licenza di porto di fucile per uso di caccia è autorizzato, per l’esercizio venatorio, a portare, oltre alle armi consentite gli utensili da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie.
(114) Comma dapprima aggiunto dall’art. 1, comma 1, lettera f), L.R. 9 settembre 2011, n. 23, a decorrere dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione (ai sensi di quanto stabilito dall’art. 2 della stessa legge) e poi abrogato dall’art. 1, comma 1, L.R. 21 ottobre 2016, n. 12.
Art. 24 Uso dei falchi.
1. L’uso dei falchi come mezzo di caccia è consentito sotto il controllo dell’ISPRA esclusivamente con soggetti provenienti da allevamenti nazionali od esteri di provata serietà, oppure legalmente importati da quei paesi ove la cattura e l’esportazione sono permesse, ma strettamente controllate, nell’osservanza della Convenzione di Washington (legge 19 dicembre 1975, n. 874) (115).
2. I possessori di falchi per uso di caccia debbono farne notifica alla Regione, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge (116).
3. L’Amministrazione regionale, avvalendosi dell’ISPRA o del Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Roma, provvede al marcaggio degli esemplari detenuti che non possono essere superiori a due con contrassegni inamovibili e numerati forniti dall’ISPRA ed alla redazione di una scheda in triplice copia, fornita anch’essa dallo stesso istituto, dove saranno riportate tutte le notizie relative all’identificazione dei diversi soggetti. Una copia è archiviata presso l’amministrazione regionale, una copia è inviata all’ISPRA ed
una copia viene rilasciata al possessore del rapace (117).
4. Trascorso il periodo di moratoria suddetto, le variazioni di consistenza dovranno essere denunciate entro 10 giorni all’Amministrazione regionale, con specificazione del soggetto e dei motivi della variazione verificatasi (118).
5. All’atto della denuncia, il possessore dovrà esibire la documentazione che dimostra la provenienza degli esemplari detenuti e la destinazione di quelli non più presenti, fatta salva la denuncia di perdita dell’animale; tale documentazione dovrà essere conservata dal possessore del falco.
6. Trascorso il periodo di moratoria suddetto, saranno considerati detenuti illegalmente e sequestrati, fatte salve altre sanzioni previste a termine di legge, i falchi privi di contrassegno e/o per i quali manchi la documentazione di provenienza.
7. I rapaci sequestrati dovranno, nel più breve tempo possibile, essere consegnati all’ISPRA che provvederà, seguendo programmi anche coordinati con altri enti o associazioni, al loro reinserimento in natura o al loro utilizzo per finalità scientifiche (119).
(115) Comma così modificato dall’art. 1, comma 24, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(116) Comma così modificato dall’art. 1, comma 24, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(117) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 24, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «3. L’Amministrazione regionale, avvalendosi dell’I.N.F.S. o del Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Roma e tramite le Amministrazioni Provinciali competenti per territorio, provvederà al marcaggio degli esemplari detenuti che non potranno essere superiori a due con contrassegni inamovibili e numerati forniti dall’I.N.F.S. ed alla redazione di una scheda in quadruplice copia, fornita anch’essa dall’I.N.F.S., dove saranno riportate tutte le notizie relative all’identificazione dei diversi soggetti, una copia verrà archiviata presso l’Amministrazione regionale, una presso la competente Amministrazione provinciale, una copia verrà inviata all’I.N.F.S. ed una copia verrà rilasciata al possessore del rapace.».
(118) Comma così modificato dall’art. 1, comma 24, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(119) Comma così modificato dall’art. 1, comma 24, lettera e), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 25 Utilizzazione dei terreni agricoli ai fini della gestione programmata dalla caccia. Fondi chiusi.
1. Per l’utilizzazione dei fondi inclusi nel piano faunistico-venatorio regionale ai fini della gestione programmata della caccia, è dovuto ai proprietari o conduttori un contributo determinato, per ciascun anno finanziario a partire dalla stagione venatoria 1995/96, dall’amministrazione regionale, sentiti i Comitati di gestione degli A.T.C. in relazione all’estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela ed alla valorizzazione dell’ambiente (120).
2. Il proprietario o conduttore di un fondo che intenda vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività venatoria, deve inoltrare entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio, al Presidente della Giunta regionale, richiesta motivata che, ai sensi dell’art. 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dalla stessa è esaminata entro 60 giorni; la richiesta è accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria di cui all’articolo 6. È altresì accolta, in casi da individuarsi specificatamente con regolamento del Consiglio regionale quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonché di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale (121).
3. Il divieto è reso noto mediante l’apposizione di tabelle, esenti da tasse, a cura del proprietario o conduttore del fondo, le quali delimitano in maniera chiara e visibile il perimetro dell’area interessata. Nei fondi sottratti alla gestione programmata della caccia è vietato a chiunque, compreso il proprietario o conduttore, esercitare l’attività venatoria fino al venir meno delle ragioni del divieto.
4. L’esercizio venatorio è comunque vietato in forma vagante sui terreni in attualità di coltivazione. Si considerano in attualità di coltivazione i terreni con coltivazioni erbacee da seme, i frutteti specializzati, i vigneti e gli uliveti specializzati fino alla data del raccolto, i terreni coltivati a soia e a riso, nonché mais per la produzione di seme fino alla data del raccolto. L’esercizio venatorio in forma vagante è, inoltre, vietato sui terreni in attualità di coltivazione individuati dalla Giunta regionale, sentito il settore decentrato competente per territorio, su richiesta delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro strutture regionali, in
relazione all’esigenza di protezione di altre colture specializzate o intensive.
5. L’esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi rustici chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura, di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o da specchi d’acqua perenni il cui letto abbia profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri. I fondi chiusi esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli che si intenderà successivamente istituire devono essere notificati a cura del proprietario o del conduttore alla Giunta regionale precisando l’estensione del fondo ed allegando planimetria catastale in scala 1:2000 con l’indicazione dei relativi confini. I proprietari o conduttori dei fondi di cui al presente comma provvedono ad apporre a loro carico adeguate tabellazioni esenti da tasse regionali.
6. La superficie dei fondi chiusi, di cui ai commi 2 e 5, entra a far parte della quota non superiore al 20 per cento del territorio agro-silvo-pastorale della Regione, utile all’esercizio venatorio destinato a protezione della fauna selvatica di cui all’art. 6, comma 3.
(120) Comma così modificato dall’art. 1, comma 25, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(121) Comma così modificato dall’art. 1, comma 25, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 26 Azienda agri-turistico-venatorie.
1. Entro i limiti percentuali del territorio agro-silvo-pastorale regionale utile alla caccia, la Giunta regionale, su richiesta degli interessati, sentito il parere della Commissione Consiliare competente e dell’ISPRA, può autorizzare l’istituzione di aziende agri – turistico – venatorie ai fini di impresa agricola, soggette a tassa regionale, nelle quali sono consentiti l’immissione e l’abbattimento per tutta la stagione venatoria di fauna selvatica e di allevamento (122).
2. Le aziende agri-turistico-venatorie devono:
a) essere preferibilmente situate nei territori di scarso rilievo faunistico;
b) coincidere preferibilmente con il territorio di una o più aziende agricole ricadenti in aree di agricoltura svantaggiata, ovvero dismesse da interventi
agricoli ai sensi del regolamento n. 1049/88/CEE e successive modificazioni.
3. La domanda di concessione per l’istituzione di aziende agri-turistico- venatorie è presentata dai proprietari o conduttori dei fondi rustici interessati alla costituzione.
4. La Giunta regionale disciplina le procedure e le prescrizioni per la gestione delle aziende di cui al presente articolo.
5. L’esercizio dell’attività venatoria nelle aziende di cui al comma 1 è consentito nel rispetto delle norme della presente legge (123).
(122) Comma così modificato dall’art. 1, comma 26, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(123) Vedi il Reg. 23 maggio 1997, n 2 «Regolamento per aziende agri-turistico-venatorie», pubblicato nel B.U. 1° aprile 1997, n. 7.
Art. 27 Specie cacciabili e periodi di attività venatoria.
1. Ai fini dell’esercizio venatorio è consentito abbattere esemplari di fauna selvatica appartenenti alle seguenti specie e per i periodi sotto indicati:
a) specie cacciabili dal 1° settembre al 31 dicembre: quaglia (Coturnix coturnix); tortora (Streptopeia turtur); merlo (Turdus merula); passero (Passer italiae); passera mattugia (Passer montanus); allodola (Alauda arvensis); starna (Perdix perdix); pernice rossa (Alectoris rufa); lepre comune (Lepus europaeus); fagiano (Phasianus colchicus);
b) specie cacciabili dal 1° settembre al 31 gennaio: volpe ( vulpes vulpes) e cinghiale ( sus scrofa) (124).
c) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio: storno (Sturnus vulgaris); germano reale (Anas platyrhynchos); folaga (Fulica atra); gallinella d’acqua (Gallinula chloropus); canapiglia (Anas strepera); porciglione (Rallus aquaticus); moretta (Aythya fuligula); frullino (Lymnocryptes minimus); fringuello (Fringilla coelebs); peppola (Fringilla montifringilla); combattente (Philomachus pugnax); pavoncella (Vanellus vanellus); pittima reale (Limosa limosa); cornacchia grigia (Corvus corone cornix); ghiandaia (Garrutus glandarius); gazza (Pica pica), Taccola (Corvus monedula) (125);
d) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre all’ultimo giorno utile per la caccia: cesena (Turdus pilaris); tordo bottaccio (Turdus philomelos); tordo sassello (Turdus iliacus); alzavola (Anas crecca); fischione (Anas penelope); codone (Anas acuta); mestolone (Anas clipeata); moriglione (Aythya ferina); beccaccino (Gallinago gallinago); colombaccio (Colomba palumbus); beccaccia (Scolopax rusticola), Marzaiola (Anas quequedula) (126);
e) specie cacciabili dal primo ottobre al 30 novembre: coturnice (Alectoring graeca); capriolo (Capreolus capreolus); cervo (Cervus elaphus); daino (Dama dama) (127);
f) [specie cacciabili dal primo ottobre al 31 dicembre o dal primo novembre al 31 gennaio: cinghiale (Sus scrofa)] (128).
2. La Regione fissa le giornate di caccia a tre settimanali a libera scelta del cacciatore.
2-bis. I termini di cui al comma 1 possono essere modificati per le specie colombaccio (Colomba palumbus), cornacchia grigia (Corvus corone cornix), gazza (Pica pica), ghiandaia (Garrulus glandarius), volpe (Vulpes vulpes), cinghiale (sus scrofa) in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali (129). I termini devono essere comunque contenuti tra il 1° di settembre ed il termine utile per la caccia (130).
2-ter. La Regione procede all’adeguamento dinamico dell’elenco delle specie cacciabili, in conformità delle vigenti direttive comunitarie ed alle convenzioni internazionali, ed autorizza prelievi venatori in deroga, in attuazione dell’articolo 9 della direttiva n. 79/409/CEE e dalla legge n. 221/2002 (131).
(124) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 1, L.R. 1° giugno 2007, n. 16. Il testo originario era così formulato: «b) specie cacciabili dal 1° settembre al 15 gennaio: volpe (Vulpes vulpes).».
(125) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 25, L.R. 20 maggio 2004, n. 15. Il testo originario era così formulato: «c) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio: storno (Sturnus vulgaris); cesena (turdus pilaris); tordo bottaccio (Turdis philomelos); tordo sassello (Turdus iliacus); germano reale (Anas platyrhynchos); fologa (Fulica atra); gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) ; alzavola (Anas crecca); canapiglia (Anas strepera); porciglione (Rallus aquaticus); fischione (Anas penelope); codone (Ansa acuta); marzaiola (Anas quequedula); mestolone (Ans clypeata); moriglione (Aythya ferina); moretta (Aythya fuligula); beccaccino (Gallinago gallinago); colombaccio (columba palumbus); frullino (Lymnocryptes minimus); fringuello (Fringilla coelebs); peppola(Fringilla montifringilla); combattente (Philomachus pugnax); beccaccia (Solopx risticola); taccola (corbus monedula); pavoncella (Vanellus vanellus); pittima reale (Limosa limosa); cornicchia grigia (Corvus cornone cornix); ghiandaia (Garrulus
glandarius); gazza (Pica pica).».
(126) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 26, L.R. 20 maggio 2004, n. 15. Il testo originario era così formulato: «d) specie cacciabili dal 1° ottobre al 30 novembre: coturnice (Alecstoris graeca); capriolo (capreolu capreolus); cervo (Cervus elaphus); daino (Dama dama).».
(127) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 27, L.R. 20 maggio 2004, n. 15. Il testo originario era così formulato: «e) specie cacciabili dal 1° ottobre al 31 dicembre o dal 1° novembre al 31 gennaio: cinghiale (Sus scrofa).»
(128) Lettera aggiunta dall’art. 1, comma 28, L.R. 20 maggio 2004, n. 15, poi abrogata dall’art. 1, comma 28, lettera c), L.R. 9 maggio 2007, n. 14.
(129) Periodo così modificato dall’art. 1, comma 2, L.R. 1° giugno 2007, n. 16.
(130) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 29, L.R. 20 maggio 2004, n. 15, poi così modificato come indicato nella nota che precede.
(131) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 29, L.R. 20 maggio 2004, n. 15.
Art. 27-bis Disciplina dell’esercizio delle deroghe (132).
1. In relazione a quanto stabilito dall’articolo 19-bis della legge n. 157/1992 è consentito svolgere attività venatoria, in deroga al divieto di prelievo previsto dalla direttiva 2009/147/CE, in applicazione dell’articolo 9, paragrafo 1, lett. a), della direttiva medesima.
2. Le deroghe sono provvedimenti di carattere eccezionale, di durata non superiore ad un anno, adottati caso per caso in base all’accertata sussistenza dei presupposti e delle condizioni di fatto stabiliti dall’articolo 9 della direttiva 2009/147/CE.
3. La Giunta regionale, in coerenza con i criteri della direttiva 2009/147/CE e previo parere dell’ISPRA, a seguito di una analisi puntuale dei presupposti e delle condizioni relative alle colture danneggiate da ogni singola specie, all’importo dei danni accertati nell’anno precedente, alla localizzazione dei danni, al periodo di concentrazione dei medesimi e all’esito della messa in opera di sistemi preventivi di dissuasione o di controllo, autorizza il prelievo venatorio in regime di deroga indicando:
a) le specie che formano oggetto di prelievo;
b) i mezzi, gli impianti e i metodi di prelievo autorizzati;
c) le condizioni di rischio e le circostanze di tempo e di luogo in cui il prelievo può essere effettuato;
d) il numero dei capi di ciascuna specie giornalmente e complessivamente prelevabili nel periodo;
e) i soggetti abilitati al prelievo in deroga;
f) l’autorità abilitata a dichiarare che le condizioni stabilite sono soddisfatte e a decidere quali mezzi o metodi possono essere utilizzati, entro quali limiti e da quali persone;
g) i controlli che saranno effettuati.
4. Restano, comunque, applicabili le disposizioni e le procedure stabilite dall’articolo 19-bis della legge n. 157/92 e successive modifiche ed integrazioni.
4-bis. La Regione stabilisce le modalità del prelievo di selezione degli ungulati appartenenti alle specie cacciabili in conformità alle disposizioni contenute nell’articolo 18 della legge n. 157/1992 e nell’articolo 11-quaterdecies, comma 5, del decreto legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248 (Conversione in legge con modificazioni del D.L. 30 settembre 2005, n. 203, recante misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria) (133).
(132) Articolo inserito dall’art. 1, comma 27, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(133) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 2, L.R. 22 dicembre 2017, n. 25.
Art. 28 Calendario venatorio.
1. Entro e non oltre il 15 giugno, la Giunta regionale, sentiti l’ISPRA e la Competente Commissione Consiliare, approva e pubblica il calendario ed il regolamento relativo all’intera stagione venatoria (134).
2. Nel calendario venatorio regionale devono essere, in particolare, indicate:
a) le specie cacciabili e periodi di caccia;
b) le giornate di caccia;
c) il carniere giornaliero;
d) inizio e termine della giornata di caccia;
d-bis) i periodi e le modalità per l’accesso agli ambiti territoriali di caccia da parte dei cacciatori extraregionali (135);
e) i periodi e le modalità per l’addestramento dei cani da caccia;
f) l’uso dei cani;
g) disposizioni per le gare cinofile;
h) indicazione per la caccia al cinghiale;
i) divieti e sanzioni.
3. Il numero delle giornate di caccia settimanali non può essere superiore a tre, a scelta del cacciatore, ad esclusione dei giorni di martedì e venerdì nei quali l’esercizio dell’attività venatoria è in ogni caso sospeso.
4. La caccia è consentita da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. La caccia di selezione agli ungulati è consentita fino ad un’ora dopo il tramonto.
5. La Giunta regionale può definire nel calendario venatorio l’ora legale d’inizio della giornata venatoria, per periodi mensili o quindicinali, indicando con la stessa cadenza periodica, l’ora legale di termine (136).
(134) Comma così modificato dall’art. 1, comma 28, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(135) Lettera aggiunta dall’art. 1, comma 30, L.R. 20 maggio 2004, n. 15.
(136) Con D.P.G.R. 8 agosto 2000, n. 155 sono stati approvati il calendario e il regolamento per l’annata venatoria 1997-1998. Per l’annata 1998-1999 vedi il D.P.G.R. 30 luglio 1998, n. 83; per l’annata 1999-2000 vedi il D.P.G.R. 7 luglio 1999, n. 72 per l’annata 2000-2001 vedi il D.P.G.R. 2 agosto 2000, n. 86; per l’annata 2001-2002 vedi il D.P.G.R. 3 agosto 2001, n. 116; per l’annata 2002-2003 vedi il Dec.Ass. 30 luglio 2002, n. 1; per l’annata 2003-2004 vedi il Dec.Ass. 4 agosto 2003, n. 1; per l’annata 2004-2005 vedi il
Dec.Ass. 2 agosto 2004, n. 1; per l’annata 2005-2006 vedi il D.P.G.R. 26 luglio 2005, n. 198.
Art. 29 Controllo della fauna selvatica.
1. La Giunta regionale, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità, può vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui all’art. 27.
2. La Regione, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvede al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’ISPRA. Qualora venga verificata l’inefficacia dei predetti metodi, la Giunta regionale può autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati tramite le guardie venatorie dipendenti delle Province. Queste ultime possono avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l’esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l’esercizio venatorio (137).
3. Nel caso che il controllo della fauna selvatica sia effettuato nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali regionali per ricomporre squilibri ecologici, lo stesso deve essere attuato dal personale dipendente del parco o da persone residenti nominativamente designate dall’Ente di gestione, munite di licenza per l’esercizio venatorio.
4. La Giunta regionale, per comprovate ragioni, di protezione dei fondi coltivati e degli allevamenti, da forme inselvatichite di specie domestiche, può autorizzare, su proposta delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro strutture regionali piani di abbattimento attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle Province con la collaborazione dei proprietari o conduttori dei fondi su cui si attuano i piani medesimi, tutti munite di licenza per l’esercizio venatorio.
4-bis. L’Assessorato alla caccia della Regione Molise predispone, ogni anno, il piano di gestione degli ungulati e ne fissa la densità per ogni 100 ettari di superficie, su indicazione della consulta regionale. La densità dei capi non può, comunque, essere superiore a 2,5. All’eliminazione dell’eventuale supero si provvede attraverso il prelievo di selezione attuato sulla base di appositi piani di abbattimento, in conformità di quanto previsto dal comma 5 dell’articolo 11-
quaterdecies del decreto legge n. 203/2005, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge n. 248/2005 (138).
(137) Comma dapprima sostituito dall’art. 1, comma 29, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1 e poi così modificato dall’art. 1, comma 3, lettera a), L.R. 22 dicembre 2017, n. 25. Il testo precedente era così formulato: «2. Le Province, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’I.N.F.S. Qualora venga verificata l’inefficacia dei predetti metodi, la Giunta regionale può autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti delle Province. Queste ultime possono avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi o di altre persone, purché tutti muniti di licenza per l’esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali.».
(138) Comma dapprima aggiunto dall’art. 1, comma 1, lettera g), L.R. 10 agosto 2006, n. 21 e poi così sostituito dall’art. 1, comma 3, lettera b), L.R. 22 dicembre 2017, n. 25. Il testo precedente era così formulato: «4-bis. L’Assessorato alla caccia della Regione Molise predispone, ogni anno, il piano di gestione degli ungulati e ne fissa la densità per ogni 100 ettari di superficie, su indicazione della consulta regionale. La densità di capi non può, comunque, essere superiore a 2,5, l’eventuale supero va eliminato entro 2 anni.».
Art. 30 Introduzione di fauna selvatica dall’estero.
1. È vietato introdurre nel territorio della Regione Molise fauna selvatica viva proveniente dall’estero senza la preventiva autorizzazione del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste su parere dell’ISPRA (139).
2. L’introduzione di selvaggina dall’estero è comunque regolamentata dall’art. 20 della legge 11 febbraio 1992, n. 157.
(139) Comma così modificato dall’art. 1, comma 30, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(giurisprudenza)
Art. 31 Divieti.
1. Oltre ai divieti contenuti nell’art. 21 comma 1 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, nella Regione Molise non è consentito:
a) esercitare la caccia da appostamento fisso a qualsiasi tipo di selvaggina con uso di richiami vivi;
b) la posta alla beccaccia e al beccaccino;
c) [esercitare la caccia al colombaccio con colombi ammaestrati] (140);
d) utilizzare civette per la caccia delle allodole;
e) esercitare la caccia sui terreni in attualità di coltivazione, nei frutteti ed in vigneti specializzati;
f) l’abbattimento di giovani nati di cinghiali con manto rigato;
g) [bruciare sui campi le stoppie delle colture graminacee e leguminose nonché prati, erbe palustri ed infestanti, anche nei terreni incolti in tutto il territorio della Regione dal 1° aprile al 20 settembre: l’osservanza del periodo temporale predetto può essere derogato, con espressa motivata richiesta del Sindaco del Comune interessato, al Presidente della Provincia (141) ] (142);
h) abbandonare e lasciare incustoditi i cani di ogni razza. I cani trovati a vagare sul territorio utile alla caccia in tempo di divieto o sui territori comunque vincolati per fini faunistici e venatori, devono essere catturati;
i) l’esercizio della caccia su terreno in tutto o in gran parte coperto di neve, ad eccezione della caccia ai palmipedi e trampolieri lungo i corsi d’acqua perenne, limitatamente alle specie cacciabili e per i periodi consentiti dalla legge.
1-bis. Per le violazioni ai divieti previsti dalla presente legge, dai regolamenti di attuazione e dal calendario venatorio, per le quali non è espressamente prevista sanzione, si applica la sanzione amministrativa da un minimo di Euro 105,00 ad un massimo di Euro 630,00 (143).
(140) Lettera abrogata dall’art. 1, comma 28, lettera d), L.R. 9 maggio 2007,
n. 14.
(141) La Bruciatura delle stoppie è ora disciplinata dall’articolo 3 della legge regionale 30 luglio 1998, n. 8 “Norme in materia di eliminazione delle stoppie”
(142) Lettera abrogata dall’art. 1, comma 31, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(143) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 31, L.R. 20 maggio 2004, n. 15.
Art. 32 Risarcimento danni alle produzioni agricole (144).
1. La Regione Molise promuove azioni volte alla prevenzione e al risarcimento dei danni arrecati alle produzioni agricole e alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo dalle specie selvatiche, in particolare da quella protetta e dall’attività venatoria, compatibilmente e nei limiti imposti dalle norme nazionali e comunitarie vigenti.
2. Per le finalità di cui al comma 1 è costituito, presso la Regione Molise, un fondo destinato alla prevenzione ed ai risarcimenti.
3. La Regione istituisce, per ciascun comparto territoriale corrispondente all’ambito provinciale, un comitato composto da cinque rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole, maggiormente rappresentative a livello nazionale, e da cinque rappresentanti delle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale, maggiormente rappresentative nella regione. I Comitati hanno sede presso le strutture regionali territorialmente competenti e durano in carica fino alla scadenza del mandato del Consiglio regionale. Svolgono le funzioni di segretario i dipendenti del Servizio regionale competente.
4. I proprietari o i conduttori del fondo sono tenuti a denunciare sollecitamente i danni ai comitati regionali competenti per territorio, che procedono entro 5 giorni, avvalendosi dei tecnici delle rispettive strutture regionali competenti per territorio, alle occorrenti verifiche mediante sopralluoghi ed ispezioni. A tali ispezioni potranno partecipare due componenti del comitato stesso, in rappresentanza rispettivamente delle associazioni agricole e venatorie. Entro i successivi 60 giorni i tecnici regionali provvedono a redigere la perizia estimativa e, previo parere dei rispettivi comitati, procedono alla liquidazione dei danni. La Regione può riconoscere ai componenti dei comitati che intervengono nelle verifiche il rimborso delle spese sostenute per trasferte, secondo il trattamento previsto per i propri dipendenti con qualifica non dirigenziale, con oneri a carico del fondo costituito ai sensi del comma 1.
5. I danni arrecati dalle specie selvatiche possono essere risarciti anche mediante polizze assicurative stipulate dalla Regione o dai Comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia.
6. Il risarcimento dei danni provocati nei centri privati di produzione della selvaggina, nelle aziende faunistico-venatorie ed agri-turistico-venatorie e nelle zone per l’addestramento cani e per gare cinofile, fa carico ai rispettivi concessionari. Compatibilmente con le disposizioni nazionali e comunitarie vigenti, i danni prodotti nei territori destinati alla caccia programmata vengono valutati e stimati dalla Regione e risarciti dalla stessa per una quota massima dell’85 per cento della perizia estimativa, attingendo dal fondo di cui al comma 2. La restante parte del 15 per cento fa carico al Comitato di Gestione dell’Ambito Territoriale di Caccia competente per territorio, nel rispetto delle disposizioni contenute all’articolo 21, comma 3.
(144) Articolo così sostituito dall’art. 1, comma 32, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «Art. 32. Risarcimento danni alle produzioni agricole. 1. Per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola ed alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo dalla fauna selvatica, in particolare da quella protetta e dall’attività venatoria, è costituito in ogni provincia un fondo destinato alla prevenzione ed ai risarcimenti.
2. In ciascuna Provincia, viene costituito dalla Giunta provinciale un comitato composto dall’Assessore provinciale delegato alla materia, cinque rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole, maggiormente rappresentative a livello nazionale e da cinque rappresentanti delle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale, maggiormente rappresentative nella Regione. Il Comitato ha sede presso l’Amministrazione provinciale e dura in carica fino alla scadenza del mandato del Consiglio provinciale. Svolge le funzioni di segretario un dipendente della Provincia, designato dall’Assessore provinciale competente per materia.
3. Il proprietario o il conduttore del fondo sono tenuti a denunciare sollecitamente i danni al comitato provinciale competente per territorio, che procede entro 30 giorni, avvalendosi dei tecnici delle strutture provinciali e con la partecipazione diretta di due componenti del comitato stesso, rappresentanti rispettivamente le associazioni agricole e quelle venatorie, alle occorrenti verifiche anche mediante sopralluoghi ed ispezioni. Entro i successivi 180 giorni, i tecnici della struttura provinciale provvedono a redigere la perizia estimativa e, previo parere del comitato, procedono alla liquidazione dei danni. Le Province possono riconoscere ai componenti dei comitati che intervengono nelle verifiche il rimborso delle spese sostenute per trasferte, secondo il trattamento previsto per i dipendenti provinciali con qualifica non dirigenziale, con oneri a carico del fondo costituito ai sensi del comma 1.
4. I danni arrecati dalle specie selvatiche possono essere risarciti anche mediante polizze assicurative stipulate dalle Province o dai Comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia.
5. Il risarcimento dei danni provocati nei centri privati di produzione della selvaggina, nelle aziende faunistiche venatorie ed agri-turistico-venatorie e nelle zone per l’addestramento cani e per gare cinofile, fa carico ai rispettivi concessionari. I danni prodotti nei territori destinati alla caccia programmata vengono valutati e stimati dalle Amministrazioni provinciali competenti per territorio e risarciti dalle stesse attingendo, in parte, dal fondo di cui al precedente comma 1 e in parte dal contributo erogato dai competenti Comitati di Gestione secondo le indicazioni, di cui all’articolo 21, comma 3.». In precedenza, il presente articolo era già stato modificato dall’art. 1, comma 32, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e dall’art. 1, comma 1, lettera g), L.R. 9 settembre 2011, n. 23.
Art. 33 Abilitazione all’esercizio venatorio.
1. In applicazione dell’art. 22 della legge n. 157 del 1992, la licenza di porto di fucile per uso di caccia è rilasciata, secondo le leggi di pubblica sicurezza, a coloro che hanno superato l’abilitazione all’esercizio venatorio sostenuto dinanzi all’apposita Commissione nominata dalla Regione in ciascun capoluogo di provincia.
2. Le commissioni di cui al comma 1 hanno sede presso i rispettivi servizi regionali territorialmente competenti.
Gli esami devono vertere sulle seguenti nozioni:
a) Legislazione venatoria e in particolare:
– Concetto di fauna selvatica; specie cacciabili e periodi caccia; differenza fra selvaggina Stanziale e Migratoria; concetto di esercizio venatorio; tempi e forme di caccia consentiti; limitazioni all’esercizio venatorio rispetto ai luoghi ed alle modalità; calendario venatorio e concetto di caccia programmata.
Nozioni sulla licenza di caccia (rilascio, validità, rinnovo, assicurazione per responsabilità civile, tesserino venatorio regionale).
Zone di ripopolamento e cattura; oasi di protezione ed ambiti territoriali di caccia.
Addestramento ed utilizzazione dei cani; organi preposti alla gestione della
caccia; agenti di vigilanza e loro poteri; sanzioni e procedure;
b) Zoologia applicata alla caccia con prove pratiche di riconoscimento delle specie cacciabili:
– Concetti fondamentali di equilibrio della natura; rapporto fra fauna selvatica ed ambiente naturale; conoscenza delle varie specie di fauna selvatica omeoterma con particolare riferimento alle specie cacciabili ed a quelle protette;
c) Armi e munizioni da caccia:
– Nozioni generali e particolari sui vari tipi di armi e munizioni da caccia; custodia, manutenzione, controllo, trasporto e conservazione delle armi e munizioni; uso corretto delle armi durante l’attività venatoria, gittata delle armi impiegate a distanza di sicurezza da osservare per la prevenzione degli infortuni;
d) Tutela della natura e princìpi di salvaguardia delle colture agricole:
– Rapporto tra agricoltura ed attività venatoria. Rispetto degli ambienti naturali e ripristino dell’habitat per lo sviluppo e l’incremento della fauna selvatica.
Conoscenza delle norme che impediscono o limitano l’esercizio venatorio per il rispetto e la salvaguardia delle colture agricole;
e) Norme di pronto soccorso (145).
3. La Commissione sarà così composta (146):
a) da numero cinque esperti delle materie di cui innanzi;
b) da numero cinque supplenti;
c) da un funzionario del Servizio regionale alla caccia territorialmente competente con funzioni di segretario, designato dal Dirigente del Servizio stesso (147).
I componenti della Commissione restano in carica tre anni. I commissari effettivi eleggono tra di loro un Presidente. In caso di assenza del Presidente, ne assume le funzioni il commissario più anziano in età.
4. L’abilitazione è concessa se il giudizio è favorevole per tutte e cinque le materie stabilite dalla Commissione di cui al comma 2 e la commissione valuta la preparazione del candidato con un giudizio di idoneità o di inidoneità; in caso di idoneità il Presidente della commissione rilascia il relativo attestato (148).
5. Coloro i quali siano stati giudicati inidonei, non possono sostenere la prova
d’esame prima che siano trascorsi 3 mesi.
6. Gli esami sulle precisate materie si svolgono mediante una prova scritta a quiz ed una prova orale.
7. L’abilitazione venatoria è necessaria sia per il rilascio della prima licenza di porto d’armi per uso di caccia che per il rinnovo della stessa in caso di revoca.
8. Nei dodici mesi successivi al rilascio della prima licenza, il cacciatore può praticare l’esercizio venatorio solo se accompagnato da cacciatore in possesso di licenza rilasciata da almeno tre anni, che non abbia commesso violazioni alle norme vigenti in materia comportanti la sospensione o la revoca della licenza.
9. Per essere ammesso a sostenere l’esame di abilitazione, il candidato deve presentare domanda in carta legale diretta al Presidente della Commissione presso il Servizio regionale territorialmente competente, allegando il certificato medico di idoneità fisica all’esercizio venatorio rilasciato in conformità alle vigenti disposizioni di legge ed il certificato di residenza (149).
9-bis. La Regione può, con proprio regolamento attuativo, stabilire le modalità di svolgimento degli esami nonché prevedere, a carico degli aspiranti, l’obbligo di partecipazione a specifici corsi di formazione della durata non inferiore a 16 ore sulle materie oggetto di esame, organizzati dai Servizi regionali competenti per territorio (150).
10. Le norme di cui al presente articolo si applicano anche per l’esercizio della caccia mediante l’uso dell’arco e del falco.
11. Ai componenti della Commissione spettano le indennità e rimborsi di cui alla legge regionale 1° marzo 1983, n. 7 Allegato A e successive modificazioni.
(145) Comma così modificato dall’art. 1, comma 33, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(146) Alinea così modificato dall’art. 1, comma 33, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(147) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 33, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «c) da funzionario del Settore caccia della Provincia, con funzioni di segretario, designato dal Presidente dell’Amministrazione provinciale.».
(148) Comma così modificato dall’art. 1, comma 33, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto
dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(149) Comma così modificato dall’art. 1, comma 33, lettera e), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(150) Comma inserito dall’art. 1, comma 33, lettera f), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 34 Tasse di concessione regionale.
1. La Regione, per conseguire i mezzi finanziari necessari per realizzare i fini previsti dalla presente legge e della legge 11 febbraio 1992, n. 157, istituisce ai sensi dell’art. 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281, la tassa di concessione regionale per il rilascio dell’abilitazione all’esercizio venatorio nella misura pari al 50% della tassa erariale di cui al n. 26, sottonumero 1) della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641 e successive modificazioni.
2. La tassa di cui al comma 1 è soggetta al rinnovo annuale e non è dovuto qualora durante l’anno il cacciatore non eserciti l’attività venatoria o l’eserciti esclusivamente all’estero.
3. La tassa regionale deve essere rimborsata nel caso di diniego della licenza di porto di fucile per uso di caccia ed in caso di rinuncia alla assegnazione dell’ambito territoriale di caccia.
4. Sono inoltre soggetti a tasse annuali di concessione regionale:
a) gli appostamenti fissi;
b) i centri privati di produzione della selvaggina, allo stato naturale;
c) le aziende faunistiche venatorie, in relazione alle quali, quando non sussistano fini di lucro è ridotta ad 1/4;
d) le aziende agri – turistico – venatorie.
5. I proventi della tassa di cui al primo comma sono utilizzati, per le finalità di cui all’art. 23 comma 4 della legge n. 157 del 1992.
Art. 35 Vigilanza venatoria.
1. La vigilanza sull’applicazione della presente legge è affidata agli agenti di polizia provinciale dipendenti delle Province (151).
2. Gli agenti di vigilanza delle Province esercitano la loro attività nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei luoghi nei quali sono comandati a prestare servizio; portano senza licenza le armi di cui sono dotati nei luoghi predetti ed in quelli attraversati per raggiungerli e per farvi ritorno.
3. Gli agenti di vigilanza della Provincia possono redigere i verbali di contestazione delle violazioni e degli illeciti amministrativi previsti dalla presente legge e gli altri atti indicati dall’art. 36 anche fuori dall’orario di servizio.
4. Concorrono alla vigilanza, le guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale presenti nel comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, nonché quelle delle associazioni di protezione ambientale, riconosciute dal Ministero dell’Ambiente, alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
5. La vigilanza di cui al comma l è, altresì, affidata agli ufficiali, sotto ufficiali e guardie del Corpo Forestale dello Stato, alle guardie addette a parchi naturali, nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri, alle guardie private riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute da legge regionale.
6. Il riconoscimento della qualifica di guardia venatoria volontaria di cui al comma 4 è subordinato alla frequenza di corsi di preparazione organizzati dalla Regione ed al conseguimento di un attestato di idoneità, previo esame dinanzi alla commissione di cui al precedente art. 33 (152).
7. A tutti gli agenti di vigilanza è vietata la caccia durante l’esercizio delle loro funzioni.
8. Agli agenti di cui ai commi 1 e 5 con compiti di vigilanza sull’esercizio venatorio è vietata la caccia nell’ambito del territorio in cui esercitano le funzioni (153).
9. La Regione organizza corsi di preparazione e di aggiornamento delle guardie per lo svolgimento delle funzioni di vigilanza sull’esercizio venatorio, sulla tutela dell’ambiente e della fauna selvatica e sulla salvaguardia delle produzioni
agricole (154).
10. A detti corsi possono partecipare, su richiesta delle rispettive organizzazioni di appartenenza, gli aspiranti «guardie venatorie volontarie » delle associazioni venatorie agricole e di protezione ambientale riconosciute a livello nazionale. Ai cittadini in possesso della qualifica di guardia venatoria alla data di entrata in vigore della presente legge non è richiesto l’attestato di cui al comma 6.
11. La Regione, sulla base degli elenchi dei decreti rilasciati dalle Province, coordina l’attività di vigilanza delle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale (155).
(151) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 34, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1 e dall’art. 1, comma 4, L.R. 22 dicembre 2017, n. 25. Il testo precedente era così formulato: «1. La vigilanza sull’applicazione della presente legge è affidata agli agenti di Polizia Provinciale. Questi, ferme restando le competenze tecniche per la conservazione e gestione della fauna selvatica, rivestono qualifica di agente di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza ai sensi delle disposizioni legislative vigenti. Essi possono portare durante il servizio e per i compiti di istituto le armi da caccia, nonché le armi con proiettili a narcotico. Le armi di cui sopra sono portate e detenute in conformità al regolamento di cui all’articolo 5, comma 5, della legge 7 marzo 1986, n. 65.».
(152) Comma così modificato dall’art. 1, comma 34, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(153) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 33, L.R. 20 maggio 2004, n. 15. Il testo originario era così formulato: «8. Agli agenti di cui ai commi 1, 4 e 5 con compiti di vigilanza sull’esercizio venatorio è vietata la caccia nell’ambito del territorio in cui esercitano le funzioni.».
(154) Comma così modificato dall’art. 1, comma 34, lettera c), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(155) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 34, lettera d), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «11. Le Province coordinano l’attività di vigilanza delle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale.».
Art. 36 Poteri e compiti degli agenti di vigilanza venatoria.
1. I soggetti preposti alla vigilanza venatoria, ai sensi dell’art. 35, possono chiedere a qualsiasi persona trovata in possesso di armi o arnesi atti alla caccia, in esercizio o attitudine di caccia, l’esibizione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, del tesserino, del contrassegno della polizza di assicurazione nonché della fauna selvatica abbattuta o catturata.
2. Nei casi previsti dall’art. 30 della legge n. 157 del 1992, gli agenti che esercitano funzioni di polizia giudiziaria procedono al sequestro delle armi, della fauna selvatica e dei mezzi di caccia, con esclusione del cane e dei richiami vivi autorizzati. In caso di condanna per le ipotesi di cui al medesimo articolo 30, comma 1, lettere a), b), d) ed e), le armi ed i suddetti mezzi sono in ogni caso confiscati.
3. Quando è sequestrata fauna selvatica, viva o morta, gli ufficiali o agenti la consegnano alla struttura regionale competente per territorio la quale, nel caso di fauna viva, provvede a liberarla in località adatta, ovvero, qualora non risulti liberabile, a consegnarla ad un organismo in grado di provvedere alla sua riabilitazione e cura ed alla successiva reintroduzione nel suo ambiente naturale; in caso di fauna viva sequestrata in campagna, e che risulti liberabile, la liberazione è effettuata sul posto dagli agenti accertatoli Nel caso di fauna morta e qualora sia possibile, la Regione provvede alla sua vendita tenendo la somma ricavata a disposizione della persona cui è contestata l’infrazione ove si accerti successivamente che l’illecito non sussiste; nell’ipotesi di illecito riconosciuto, l’importo relativo deve essere versato su un conto corrente intestato alla Regione per essere destinato a finalità faunistiche-venatorie (156).
4. Della consegna o della liberazione di cui al comma 3, gli ufficiali o agenti danno atto in apposito verbale nel quale sono descritte le specie e le condizioni degli esemplari sequestrati, e quant’altro possa avere rilievo ai fini penali.
5. Gli organi di vigilanza che non esercitano funzioni di polizia giudiziaria, i quali accertino, anche a seguito di denuncia, violazioni delle disposizioni sull’attività venatoria, redigono verbali, conformi alla legislazione vigente, nei quali devono essere specificate tutte le circostanze del fatto e le eventuali osservazioni del contravventore, e li trasmettono all’ente da cui dipendono ed alla Regione ai sensi delle disposizioni vigenti (157).
6. Gli agenti venatori dipendenti degli Enti locali che abbiano prestato servizio sostitutivo ai sensi della legge 15 dicembre 1972, n. 772, e successive modifiche ed integrazioni, non sono ammessi all’esercizio di funzioni di pubblica sicurezza, fatto salvo il divieto di cui all’art. 9 della medesima legge.
(156) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 35, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «3. Quando è sequestrata fauna selvatica, viva o morta, gli ufficiali o agenti la consegnano alla Provincia competente la quale, nel caso di fauna viva, provvede a liberarla in località adatta ovvero, qualora non risulti liberabile, a consegnarla ad un organismo in grado di provvedere alla sua riabilitazione e cura ed alla successiva reintroduzione nel suo ambientale naturale; in caso di fauna viva sequestrata in campagna, e che risulti liberabile, la liberazione è effettuata sul posto dagli agenti accertatori. Nel caso di fauna morta, la Provincia provvede alla sua vendita tenendo la somma ricavata a disposizione della persona cui è contestata l’infrazione ove si accerti successivamente che l’illecito non sussiste; nell’ipotesi di illecito riconosciuto, l’importo relativo deve essere versato su un conto corrente intestato alla Provincia per essere destinato a finalità faunistiche-venatorie.».
(157) Comma così modificato dall’art. 1, comma 35, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 37 Sanzioni penali.
1. Per le violazioni delle disposizioni contenute nella legge 11 febbraio 1992, n. 157 e nella presente legge, si applicano integralmente le sanzioni penali previste nell’art. 30 della legge n. 157 del 1992.
Art. 38 Sanzioni amministrative.
1. Per le violazioni delle disposizioni contenute nella legge 11 febbraio 1992 n. 157 e nella presente legge, salvo che il fatto sia previsto come reato, si applicano integralmente le sanzioni amministrative previste nell’art. 31 della legge n. 157 del 1992.
2. Sono inoltre previste le seguenti sanzioni:
a) euro 3,00 per ogni bossolo non raccolto di proprie cartucce usate;
b) da euro 26,00 a euro 78,00 per ogni cane lasciato incustodito o in allenamento od addestramento in periodi o su territori non consentiti. Se la violazione viene nuovamente commessa la sanzione è raddoppiata;
c) euro 26,00 per ogni tabella abusiva o posta in difformità o in contrasto con le disposizioni della presente legge o della legge n. 157 del 1992;
d) da euro 103,00 a euro 618,00 per la violazione di cui all’articolo 33, comma 8 (158).
(158) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 36, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato:
«2. Sono inoltre previste le seguenti sanzioni:
a) L. 5.000 per ogni bossolo non raccolto di proprie cartucce usate;
b) da L. 50.000 a L. 150.000 per ogni cane lasciato incustodito o in allenamento od addestramento in periodi o su territori non consentiti. Se la violazione viene nuovamente commessa la sanzione è raddoppiata;
c) da L. 300.000 a L. 1.200.000 per chi viola le disposizioni di cui all’art. 31, lettera g), della presente legge;
d) L. 50.000 per ogni tabella abusiva o poste in difformità o in contrasto con le disposizioni della presente legge o della legge n. 157 del 1992;
e) da L. 200.000 a L. 1.200.000 per la violazione di cui all’art. 33, ottavo comma, della presente legge.».
Art. 39 Sospensione, revoca e divieto di rilascio delle licenze di porto di fucile per uso caccia chiusura o sospensione dell’esercizio.
1. Oltre alle sanzioni penali previste nell’art. 30 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, nei confronti di chi riporta sentenza di condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo per una delle violazioni di cui al comma 1 dello stesso articolo, l’Autorità amministrativa dispone:
a) la sospensione della licenza di porto di fucile per un periodo da uno a tre anni nei casi previsti dall’art. 30 della legge n. 157 del 1992 comma 1 lettere a), b), d) ed i) nonché di quelle delle lettele f), g) ed h) limitatamente
all’ipotesi di recidiva di cui all’art. 99, secondo comma n. 1 del Codice Penale;
b) la revoca della licenza di porto di fucile per uso di caccia ed il divieto di rilascio per un periodo di dieci anni nei casi previsti dall’art. 30 della legge n. 157 del 1992 comma 1 lettere c) ed e), nonché per i fatti delle lettere d) ed i), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all’art. 99 secondo comma n. 1 del Codice Penale;
c) l’esclusione definitiva della concessione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, nei casi previsti dal predetto art. 30, comma l, lettere a), b), c), ed e), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all’art. 99, secondo comma 1 n. 1 del Codice Penale;
d) la chiusura dell’esercizio o la sospensione del relativo provvedimento autorizzatorio per un periodo di un mese, nel caso previsto dal predetto all’art. 30 comma 1, lettera l), nell’ipotesi di recidiva di cui all’art. 99, secondo comma n. 1 del Codice Penale, la chiusura o la sospensione è disposta per un periodo da due a quattro mesi.
2. I provvedimenti indicati nel comma 1, sono adottati dal questore della Provincia del luogo di residenza del contravventore, a seguito della comunicazione del competente ufficio giudiziario, quando è effettuata oblazione ovvero quando diviene definitivo il provvedimento di condanna.
3. Se l’oblazione non è ammessa, o non effettuata nei 30 giorni successivi all’accertamento, l’organo accertatore dà notizia delle contestazioni effettuate a norma dell’art. 30 legge n. 157 del 1992 comma 1, lettere a), b), c), d ed i), al questore il quale può disporre la sospensione cautelare ed il ritiro temporaneo della licenza a norma delle leggi di pubblica sicurezza.
4. Oltre alle sanzioni amministrative, si applica il provvedimento di sospensione per un anno della licenza di porto di fucile per uso di caccia nei casi indicati dall’art. 31 legge n. 157 del 1992 comma l, lettera a), nonché, laddove la violazione sia nuovamente commessa, nei casi indicati alle lettere b), d), f) e g), del medesimo comma. Se la violazione di cui alla citata lettera a) è nuovamente commessa la sospensione è disposta per un periodo di tre anni.
5. Il provvedimento di sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia di cui al comma 4 è adottato dal questore della Provincia del luogo di residenza di chi ha commesso l’infrazione, previa comunicazione, da parte della Regione, che è stato effettuato il pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria o che non è stata proposta opposizione avverso l’ordinanza, ingiunzione ovvero che è stato definito il relativo giudizio (159).
6. L’organo accertatore dà notizia delle contestazioni effettuate a norma del comma 4 al questore, il quale può valutare il fatto ai fini della sospensione e del ritiro temporaneo della licenza a norma delle leggi di pubblica sicurezza.
(159) Comma così modificato dall’art. 1, comma 37, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 40 Rapporti sull’attività di vigilanza.
1. Nell’esercizio delle funzioni amministrative di cui all’art. 3, la Giunta regionale entro il mese di maggio di ciascun anno trasmette al Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste un rapporto informativo nel quale, sulla base di dettagliate relazioni fornite a cura del Servizio regionale competente, è riportato lo stato dei servizi preposti alla vigilanza, il numero degli accertamenti effettuati in relazione alle singole fattispecie di illecito e un prospetto riepilogativo delle sanzioni amministrative e delle misure accessorie applicate. A tale fine il questore di ciascun Provincia comunica alla Giunta regionale, entro il mese di aprile di ciascun anno, i dati numerici inerenti alle misure accessorie applicate nell’anno precedente (160).
(160) Comma così modificato dall’art. 1, comma 38, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 41 Utilizzazione dei proventi regionali.
1. A decorrere dall’anno finanziario successivo a quello dell’entrata in vigore della presente legge, le entrate derivanti dal gettito delle tasse sulle concessioni regionali per l’esercizio venatorio, per appostamenti fissi, per aziende faunistico-venatorie, per aziende agri-turistico-venatorie, per centri privati di produzione di selvaggina e le somme riscosse quale provento delle sanzioni amministrative, sono utilizzate dalla Regione per realizzare i fini della presente legge.
2. La Regione determina annualmente, con legge di approvazione del bilancio ed in misura non inferiore ai proventi delle tasse di concessione regionale e delle sanzioni amministrative previste nel comma 1 le risorse
complessivamente destinate agli interventi seguenti:
a) nella misura del 45 per cento in favore degli ATC per le attività faunistico-venatorie nel rispetto delle finalità previste dalla presente legge;
b) nella misura del 40 per cento per l’esercizio delle attività di competenza della Regione ed, in particolare, per la realizzazione ed attuazione del piano faunistico-venatorio regionale, per la gestione delle zone di ripopolamento e cattura, compreso il ripopolamento venatorio, e per l’attuazione di interventi di miglioramento ambientale a scopo faunistico e per le attività amministrative;
c) nella misura del 10 per cento per l’espletamento dei corsi di preparazione e aggiornamento per gli agenti di vigilanza sulla caccia, per le guardie giurate volontarie ed aspiranti guardie volontarie, nonché per i corsi di formazione per l’abilitazione all’esercizio venatorio, qualora previsti;
d) nella misura del 5 per cento in favore delle attività di vigilanza espletate dalle guardie venatorie volontarie (161).
3. [Le Amministrazioni Provinciali presentano annualmente entro il 30 giugno, insieme alle proposte programmatiche, la relazione sull’attività svolta e sull’utilizzazione fatta delle assegnazioni ricevute nell’anno precedente con l’indicazione dei relativi provvedimenti di bilancio nonché il rendiconto delle spese effettuate nell’anno precedente nell’esercizio delle funzioni ad esse delegate in materia faunistico-venatoria] (162).
4. [Le Amministrazioni Provinciali utilizzano le assegnazioni disposte dal presente articolo, nonché le entrate di cui al precedente art. 20 con l’osservanza delle destinazioni programmate] (163).
(161) Comma così sostituito dall’art. 1, comma 39, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «2. La Regione determina annualmente, con legge di approvazione del bilancio ed in misura non inferiore ai proventi delle tasse di concessione regionale e delle sanzioni amministrative previste nel comma precedente le risorse complessivamente destinate agli interventi seguenti:
a) nella misura del 43 per cento a favore degli ATC per le attività faunistico-venatorie nel rispetto delle finalità previste dalla presente legge;
b) nella misura del 40 per cento a favore delle Province per la realizzazione ed attuazione del piano faunistico-venatorio, per il ripopolamento di fauna selvatica, per la gestione delle zone di ripopolamento e cattura e per l’attuazione di interventi di miglioramento ambientale a scopo faunistico;
c) alle associazioni venatorie nazionali riconosciute ed operanti con strutture
organizzate sul territorio regionale, quale concorso per la collaborazione alle operazioni di ripopolamento, di vigilanza, di prevenzione incendi, di educazione venatoria-ambientale, nella misura del 10 per cento di cui il 30 per cento da ripartire in egual misura tra le associazioni stesse ed il rimanente 70 per cento in proporzione alla loro documentata consistenza associativa;
d) nella misura del 2 per cento a favore delle Province per i corsi di preparazione e di aggiornamento per gli agenti di vigilanza sulla caccia, guardie giurate volontarie ed aspiranti guardie volontarie;
e) nella misura del 5 per cento a favore delle attività di vigilanza espletate dalle guardie venatorie volontarie.». In precedenza, il presente comma era già stato modificato dall’art. 1, comma 28, lettera e), L.R. 9 maggio 2007, n. 14, dall’art. 1, commi 34 e 35, L.R. 20 maggio 2004, n. 15 e dall’art. 21, L.R. 9 maggio 2008, n. 12.
(162) Comma abrogato dall’art. 1, comma 39, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(163) Comma abrogato dall’art. 1, comma 39, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 42 Norma finanziaria.
1. Nello stato di previsione dell’entrata del bilancio regionale vengono istituiti tre appositi capitoli con le seguenti denominazioni (164):
a) «Proventi delle tasse di concessione regionale per l’esercizio venatorio»;
b) «Proventi delle tasse di concessione regionale per aziende faunistico-venatorie, per aziende agri-turistico – venatorie e per centri privati di produzione della fauna selvatica allo stato naturale ed appostamenti fissi»;
c) «Proventi delle sanzioni amministrative per violazioni in materia di caccia e di concessioni».
2. Per ciascun anno finanziario successivo a quello di entrata in vigore della presente legge con la legge di approvazione del bilancio vengono iscritti stanziamenti nei seguenti capitoli di previsione della spesa:
a) «Spese per la stampa del calendario e regolamento venatorio e dei tesserini per la caccia programmata» – articoli 16 e 28 – e per le attività
amministrative (165);
b) «Spese per la realizzazione del piano faunistico-venatorio, per ripopolamento di selvaggina e miglioramento ambientale» articoli 11 e 12;
c) «Spese per il fondo risarcimento danni alle produzioni agricole prodotti dalla fauna selvatica e dall’attività venatoria» articolo 32;
d) «Spese per contributi ai proprietari o conduttori per l’utilizzo di terreni agricoli» art. 25;
e) «Spese per le attività di vigilanza espletate dalle guardie venatorie volontarie» (166);
f) «Spese per i corsi di preparazione e aggiornamento per agenti di vigilanza sulla caccia, guardie giurate volontarie» art. 35;
f-bis) Spese per funzioni e gestione degli AA.TT.CC. della Regione (167).
2-bis. La Giunta regionale eroga risorse finanziarie agli ATC che operano le proprie funzioni nel territorio regionale nei limiti delle disponibilità di bilancio (168).
3. I singoli stanziamenti annuali dei capitoli vengono stabiliti, nel rispetto delle norme di cui alla presente legge, con legge di approvazione del bilancio regionale.
(164) Alinea modificato dall’art. 1, comma 1, lettera h), L.R. 10 agosto 2006, n. 21.
(165) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 40, lettera a), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: «Spese per la stampa del Calendario e regolametno venatorio e dei tesserini per la caccia programmata, articoli 16 e 28.».
(166) Lettera così sostituita dall’art. 1, comma 40, lettera b), L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge). Il testo precedente era così formulato: ««Spese per funzioni amministrazione delegate» art. 3.».
(167) Lettera aggiunta dall’art. 1, comma 1, lettera i), L.R. 10 agosto 2006, n. 21.
(168) Comma aggiunto dall’art. 1, comma 1, lettera l), L.R. 10 agosto 2006, n. 21.
Art. 43 Disposizioni finali.
1. [Il Consiglio regionale approva i regolamenti attuativi della presente legge] (169).
2. [Al termine dell’annata venatoria 1994/95 la Giunta regionale trasmette al Ministero dell’Agricoltura e Foreste ed al Ministero dell’Ambiente una relazione sull’attuazione della legge 11 febbraio 1992, n. 157.
3. Per tutto quanto non previsto dalla seguente legge, si applicano le norme contenute nella legge 11 febbraio 1992, n. 157] (170).
4. Sono abrogate la legge regionale 27 luglio 1979, n. 20 e la legge regionale 6 giugno 1988, n. 14.
(169) Comma abrogato dall’art. 1, comma 41, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
(170) Comma abrogato dall’art. 1, comma 41, L.R. 30 gennaio 2017, n. 1, a decorrere dal 1° febbraio 2017 (ai sensi di quanto disposto dall’art. 13, comma 1 della medesima legge).
Art. 44 Norme transitorie.
1. Nelle more di applicazione della presente legge, l’attuale ordinamento, resta in vigore per la stagione venatoria 1993, previo decreto del Presidente della Giunta regionale.
Art. 45
Dichiarazione d’urgenza.
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi dell’art. 127 della Costituzione e dell’art. 38 dello Statuto regionale ed entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.
2. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.
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Legge 11 febbraio 1992 n.157 (legge sulla caccia)

Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
Legge 11 febbraio 1992 n.157 (legge sulla caccia)
Pubblicazione: Gazzetta Ufficiale n. 46 del 25-2-1992 – Suppl. Ordinario n. 41
Entrata in vigore della legge: 11/3/1992
Note:
1- Il D.L. 8 giugno 1992, n. 306 (in G.U. 8/6/1992 n. 133), convertito con L. 7 agosto 1992, n. 356 (G.U. 15/9/1992, n. 217) aveva disposto l’abrogazione dell’art. 37, secondo comma.
2 – Il D.L. 23 ottobre 1996, n. 542 (in G.U. 23/10/1996 n. 249), nel testo introdotto dalla legge di conversione 23 dicembre 1996, n. 649, (in G.U. 23/12/1996 n. 300), ha disposto (con l’art. 11-bis) la modifica degli artt. 15, 21 e 36.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato:
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge:
Art. 1.

(Fauna selvatica)

1. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.

2. L’esercizio dell’attività venatoria è consentito purchè non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole.

3. Le regioni a statuto ordinario provvedono ad emanare norme relative alla gestione ed alla tutela di tutte le specie della fauna selvatica in conformità alla presente legge, alle convenzioni internazionali ed alle direttive comunitarie. Le regioni a statuto speciale e le province autonome provvedono in base alle competenze esclusive nei limiti stabiliti dai rispettivi statuti. Le province attuano la disciplina regionale ai sensi dell’articolo 14, comma 1, lettera f), della legge 8 giugno 1990, n. 142.

4. Le direttive 79/409/CEE del Consiglio del 2 aprile 1979, 85/411/CEE della Commissione del 25 luglio 1985 e 91/244/CEE della Commissione del 6 marzo 1991, con i relativi allegati, concernenti la conservazione degli uccelli selvatici, sono integralmente recepite ed attuate nei modi e nei termini previsti dalla presente legge la quale costituisce inoltre attuazione della Convenzione di Parigi del 18 ottobre 1950, resa esecutiva con legge 24 novembre 1978, n. 812, e della Convenzione di Berna del 19 settembre 1979, resa esecutiva con legge 5 agosto 1981, n. 503.

5. Le regioni e le province autonome in attuazione delle citate direttive 70/409/CEE, 85/411/CEE e 91/244/CEE provvedono ad istituire lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, segnalate dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica di cui all’articolo 7 entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, zone di protezione finalizzate al mantenimento ed alla sistemazione, conforme alle esigenze ecologiche, degli habitat interni a tali zone e ad esse limitrofi; provvedono al ripristino dei biotopi distrutti e alla creazione di biotopi. Tali attività concernono particolarmente e prioritariamente le specie di cui all’elenco allegato alla citata direttiva 79/409/CEE, come sostituito dalle citate direttive 85/411/CEE e 91/244/CEE. In caso di inerzia delle regioni e delle province autonome per un anno dopo la segnalazione da parte dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, provvedono con controllo sostitutivo, d’intesa, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste e il Ministro dell’ambiente.

6. Le regioni e le province autonome trasmettono annualmente al Ministro dell’agricoltura e delle foreste e al Ministro dell’ambiente una relazione sulle misure adottate ai sensi del comma 5 e sui loro effetti rilevabili.

7. Ai sensi dell’articolo 2 della legge 9 marzo 1989, n. 86, il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, di concerto con il Ministro dell’agricoltura e delle foreste e con il Ministro dell’ambiente, verifica, con la collaborazione delle regioni e delle province autonome e sentiti il Comitato tecnico faunistico- venatorio nazionale di cui all’articolo 8 e l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, lo stato di conformità della presente legge e delle leggi regionali e provinciali in materia agli atti emanati dalle istituzioni delle Comunità europee volti alla conservazione della fauna selvatica.

Art. 2.

(Oggetto della tutela)

1. Fanno parte della fauna selvatica oggetto della tutela della presente legge le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale. Sono particolarmente protette, anche sotto il profilo sanzionatorio, le seguenti specie:

a) mammiferi: lupo (Canis lupus), sciacallo dorato (Canis aureus), orso (Ursus arctos), martora (Martes martes), puzzola (Mustela putorius), lontra (Lutra lutra), gatto selvatico (Felis sylvestris), lince (Lynx lynx), foca monaca (Monachus monachus), tutte le specie di cetacei (Cetacea), cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus), camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica);

b) uccelli: marangone minore (Phalacrocorax pigmeus), marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), tutte le specie di pellicani (Pelecanidae), tarabuso (Botaurus stellaris), tutte le specie di cicogne (Ciconiidae), spatola (Platalea leucorodia), mignattaio (Plegadis falcinellus), fenicottero (Phoenicopterus ruber), cigno re- ale (Cygnus olor), cigno selvatico (Cygnus cygnus), volpoca (Tadorna tadorna), fistione turco (Netta rufina), gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala), tutte le specie di rapaci diurni (Accipitriformes e falconiformes), pollo sultano (Porphyrio porphyrio), otarda (Otis tarda), gallina prataiola (Tetrax tetrax), gru (Grus grus), piviere tortolino (Eudromias morinellus), avocetta (Recurvirostra avosetta), cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), occhione (Burhinus oedicnemus), pernice di mare (Glareola pratincola), gabbiano corso (Larus audouinii), gabbiano corallino (Larus melanocephalus), gabbiano roseo (Larus genei), sterna zampenere (Gelochelidon nilotica), sterna maggiore (Sterna caspia), tutte le specie di rapaci notturni (Strigiformes), ghiandaia marina (Coracias garrulus), tutte le specie di picchi (Picidae), gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax);

c) tutte le altre specie che direttive comunitarie o convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri indicano come minacciate di estinzione.

2. Le norme della presente legge non si applicano alle talpe, ai ratti, ai topi propriamente detti, alle arvicole.

3. Il controllo del livello di popolazione degli uccelli negli aeroporti, ai fini della sicurezza aerea, è affidato al Ministro dei trasporti.

Art. 3.

(Divieto di uccellagione)

1. E’ vietata in tutto il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura di uccelli e di mammiferi selvatici, nonchè il prelievo di uova, nidi e piccoli nati.

Art. 4.

(Cattura temporanea e inanellamento)

1. Le regioni, su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, possono autorizzare esclusivamente gli istituti scientifici delle università e del Consiglio nazionale delle ricerche e i musei di storia naturale ad effettuare, a scopo di stu- dio e ricerca scientifica, la cattura e l’utilizzazione di mammiferi ed uccelli, nonchè il prelievo di uova, nidi e piccoli nati.

2. L’attività di cattura temporanea per l’inanellamento degli uccelli a scopo scientifico è organizzata e coordinata sull’intero territorio nazionale dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica;

tale attività funge da schema nazionale di inanellamento in seno all’Unione europea per l’inanellamento (EURING). L’attività di inanellamento puo’ essere svolta esclusivamente da titolari di specifica autorizzazione, rilasciata dalle regioni su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica; l’espressione di tale parere è subordinata alla partecipazione a specifici corsi di istruzione, organizzati dallo stesso Istituto, ed al superamento del relativo esame finale.

3. L’attività di cattura per l’inanellamento e per la cessione a fini di richiamo puo’ essere svolta esclusivamente da impianti della cui autorizzazione siano titolari le province e che siano gestiti da personale qualificato e valutato idoneo dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica. L’autorizzazione alla gestione di tali impianti è concessa dalle regioni su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, il quale svolge altresì compiti di controllo e di certificazione dell’attività svolta dagli impianti stessi e ne determina il periodo di attività.

4. La cattura per la cessione a fini di richiamo è consentita solo per esemplari appartenenti alle seguenti specie: allodola; cesena;

tordo sassello; tordo bottaccio; storno; merlo; passero; passera mattugia; pavoncella e colombaccio. Gli esemplari appartenenti ad altre specie eventualmente catturati devono essere inanellati ed immediatamente liberati.

5. E’ fatto obbligo a chiunque abbatte, cattura o rinviene uccelli inanellati di darne notizia all’Istituto nazionale per la fauna selvatica o al comune nel cui territorio è avvenuto il fatto, il quale provvede ad informare il predetto Istituto.

6. Le regioni emanano norme in ordine al soccorso, alla detenzione temporanea e alla successiva liberazione di fauna selvatica in difficoltà.

Art. 5.

(Esercizio venatorio da appostamento fisso e richiami vivi)

1. Le regioni, su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, emanano norme per regolamentare l’allevamento, la vendita e la detenzione di uccelli allevati appartenenti alle specie cacciabili, nonchè il loro uso in funzione di richiami.

2. Le regioni emanano altresì norme relative alla costituzione e gestione del patrimonio di richiami vivi di cattura appartenenti alle specie di cui all’articolo 4, comma 4, consentendo, ad ogni cacciatore che eserciti l’attività venatoria ai sensi dell’articolo 12, comma 5, lettera b), la detenzione di un numero massimo di dieci unità per ogni specie, fino ad un massimo complessivo di quaranta unità. Per i cacciatori che esercitano l’attività venatoria da appostamento temporaneo con richiami vivi, il patrimonio di cui sopra non potrà superare il numero massimo complessivo di dieci unità.

3. Le regioni emanano norme per l’autorizzazione degli appostamenti fissi, che le province rilasciano in numero non superiore a quello rilasciato nell’annata venatoria 1989-1990.

4. L’autorizzazione di cui al comma 3 puo’ essere richiesta da coloro che ne erano in possesso nell’annata venatoria 1989-1990. Ove si realizzi una possibile capienza, l’autorizzazione puo’ essere richiesta dagli ultrasessantenni nel rispetto delle priorità defi- nite dalle norme regionali.

5. Non sono considerati fissi ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 12, comma 5, gli appostamenti per la caccia agli ungulati e ai colombacci e gli appostamenti di cui all’articolo 14, comma 12.

6. L’accesso con armi proprie all’appostamento fisso con l’uso di richiami vivi è consentito unicamente a coloro che hanno optato per la forma di caccia di cui all’articolo 12, comma 5, lettera b). Oltre al titolare, possono accedere all’appostamento fisso le persone autorizzate dal titolare medesimo.

7. E’ vietato l’uso di richiami che non siano identificabili mediante anello inamovibile, numerato secondo le norme regionali che disciplinano anche la procedura in materia.

8. La sostituzione di un richiamo puo’ avvenire soltanto dietro presentazione all’ente competente del richiamo morto da sostituire.

9. E’ vietata la vendita di uccelli di cattura utilizzabili come richiami vivi per l’attività venatoria.

Art. 6.

(Tassidermia)

1. Le regioni, sulla base di apposito regolamento, disciplinano l’attività di tassidermia ed imbalsamazione e la detenzione o il possesso di preparazioni tassidermiche e trofei.

2. I tassidermisti autorizzati devono segnalare all’autorità competente le richieste di impagliare o imbalsamare spoglie di specie protette o comunque non cacciabili ovvero le richieste relative a spoglie di specie cacciabili avanzate in periodi diversi da quelli previsti nel calendario venatorio per la caccia della specie in questione.

3. L’inadempienza alle disposizioni di cui al comma 2 comporta la revoca dell’autorizzazione a svolgere l’attività di tassidermista, oltre alle sanzioni previste per chi detiene illecitamente esemplari di specie protette o per chi cattura esemplari cacciabili al di fuori dei periodi fissati nel calendario venatorio.

4. Le regioni provvedono ad emanare, non oltre un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, un regolamento atto a disciplinare l’attività di tassidermia ed imbalsamazione di cui al comma 1.

Art. 7.

(Istituto nazionale per la fauna selvatica)

1. L’Istituto nazionale di biologia della selvaggina di cui all’articolo 35 della legge 27 dicembre 1977, n. 968, dalla data di entrata in vigore della presente legge assume la denominazione di Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS) ed opera quale organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza per lo Stato, le regioni e le province.

2. L’Istituto nazionale per la fauna selvatica, con sede centrale in Ozzano dell’Emilia (Bologna), è sottoposto alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Presidente del Consiglio dei ministri, di intesa con le regioni, definisce nelle norme regolamentari dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica l’istituzione di unità operative tecniche consultive decentrate che forniscono alle regioni supporto per la predisposizione dei piani regionali.

3. L’Istituto nazionale per la fauna selvatica ha il compito di censire il patrimonio ambientale costituito dalla fauna selvatica, di studiarne lo stato, l’evoluzione ed i rapporti con le altre componenti ambientali, di elaborare progetti di intervento ricostitutivo o migliorativo sia delle comunità animali sia degli ambienti al fine della riqualificazione faunistica del territorio nazionale, di effettuare e di coordinare l’attività di inanellamento a scopo scientifico sull’intero territorio italiano, di collaborare con gli organismi stranieri ed in particolare con quelli dei Paesi della Comunità economica europea aventi analoghi compiti e finalità, di collaborare con le università e gli altri organismi di ricerca nazionali, di controllare e valutare gli interventi faunistici operati dalle regioni e dalle province autonome, di esprimere i pareri tecnico-scientifici richiesti dallo Stato, dalle regioni e dalle province autonome.

4. Presso l’Istituto nazionale per la fauna selvatica sono istituiti una scuola di specializzazione post-universitaria sulla biologia e la conservazione della fauna selvatica e corsi di preparazione professionale per la gestione della fauna selvatica per tecnici diplomati. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge una commissione istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, composta da un rappresentante del Ministro dell’agricoltura e delle foreste, da un rappresentante del Ministro dell’ambiente, da un rappresentante del Ministro della sanità e dal direttore generale dell’Istituto nazionale di biologia della selvaggina in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, provvede ad adeguare lo statuto e la pianta organica dell’Istituto ai nuovi compiti previsti dal presente articolo e li sottopone al Presidente del Consiglio dei ministri, che li approva con proprio decreto.

5. Per l’attuazione dei propri fini istituzionali, l’Istituto nazionale per la fauna selvatica provvede direttamente alle attività di cui all’articolo 4.

6. L’Istituto nazionale per la fauna selvatica è rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato nei giudizi attivi e passivi avanti l’autorità giudiziaria, i collegi arbitrali, le giurisdizioni amministrative e speciali.

Art. 8.

(Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale)

1. Presso il Ministero dell’agricoltura e delle foreste è istituito il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale (CTFVN) composto da tre rappresentanti nominati dal Ministro dell’agricoltura e delle foreste, da tre rappresentanti nominati dal Ministro dell’ambiente, da tre rappresentanti delle regioni nominati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da tre rappresentanti delle province nominati dall’Unione delle province d’Italia, dal direttore dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, da un rappresentante per ogni associazione venatoria nazionale riconosciuta, da tre rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, da quattro rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale presenti nel Consiglio nazionale per l’ambiente, da un rappresentante dell’Unione zoologica italiana, da un rappresentante dell’Ente nazionale per la cinofilia italiana, da un rappresentante del Consiglio internazionale della caccia e della conservazione della selvaggina, da un rappresentante dell’Ente nazionale per la protezione degli animali, da un rappresentante del Club alpino italiano.

2. Il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale è costituito, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sulla base delle designazioni delle organizzazioni ed associazioni di cui al comma 1 ed è presieduto dal Ministro dell’agricoltura e delle foreste o da un suo delegato.

3. Al Comitato sono conferiti compiti di organo tecnico consultivo per tutto quello che concerne l’applicazione della presente legge.

4. Il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale viene rinnovato ogni cinque anni.

Art. 9.

(Funzioni amministrative)

1. Le regioni esercitano le funzioni amministrative di programmazione e di coordinamento ai fini della pianificazione faunistico-venatoria di cui all’articolo 10 e svolgono i compiti di orientamento, di controllo e sostitutivi previsti dalla presente legge e dagli statuti regionali. Alle province spettano le funzioni amministrative in materia di caccia e di protezione della fauna secondo quanto previsto dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, che esercitano nel rispetto della presente legge.

2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome esercitano le funzioni amministrative in materia di caccia in base alle competenze esclusive nei limiti stabiliti dai rispettivi statuti.

Art. 10.

(Piani faunistico-venatori)

1. Tutto il territorio agro-silvo-pastorale nazionale è soggetto a pianificazione faunistico-venatoria finalizzata, per quanto attiene alle specie carnivore, alla conservazione delle effettive capacità riproduttive e al contenimento naturale di altre specie e, per quanto riguarda le altre specie, al conseguimento della densità ottimale e alla sua conservazione mediante la riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del prelievo venatorio.

2. Le regioni e le province, con le modalità ai commi 7 e 10, realizzano la pianificazione di cui al comma 1 mediante la destinazione differenziata del territorio.

3. Il territorio agro-silvo-pastorale di ogni regione è destinato per una quota dal 20 al 30 per cento a protezione della fauna selvatica, fatta eccezione per il territorio delle Alpi di ciascuna regione, che costituisce una zona faunistica a sè stante ed è destinato a protezione nella percentuale dal 10 al 20 per cento. In dette percentuali sono compresi i territori ove sia comunque vietata l’attività venatoria anche per effetto di altri leggi o disposizioni.

4. Il territorio di protezione di cui al comma 3 comprende anche i territori di cui al comma 8, lettera a), b) e c). Si intende per protezione il divieto di abbattimento e cattura a fini venatori accompagnato da provvedimenti atti ad agevolare la sosta della fauna, la riproduzione, la cura della prole.

5. Il territorio agro-silvo-pastorale regionale puo’ essere destinato nella percentuale massima globale del 15 per cento a caccia riservata a gestione privata ai sensi dell’articolo 16, comma 1, e a centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale.

6. Sul rimanente territorio agro-silvo-pastorale le regioni promuovono forme di gestione programmata della caccia, secondo le modalità stabilite dall’articolo 14.

7. Ai fini della pianificazione generale del territorio agro-silvo- pastorale le province predispongono, articolandoli per comprensori omogenei, piani faunistico-venatori. Le province predispongono altresì piani di miglioramento ambientale tesi a favorire la riproduzione naturale di fauna selvatica nonchè piani di immissione di fauna selvatica anche tramite la cattura di selvatici presenti in soprannumero nei parchi nazionali e regionali ed in altri ambiti faunistici, salvo accertamento delle compatibilità genetiche da parte dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica e sentite le organizzazioni professionali agricole presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale tramite le loro strutture regionali.

8. I piani faunistico-venatori di cui al comma 7 comprendono:

a) le oasi di protezione, destinate al rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;

b) le zone di ripopolamento e cattura, destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l’immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio;

c) i centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, ai fini di ricostituzione delle popolazioni autoctone;

d) i centri privati di riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale, organizzati in forma di azienda agricola singola, consortile o cooperativa, ove è vietato l’esercizio dell’attività venatoria ed è consentito il prelievo di animali allevati appartenenti a specie cacciabili da parte del titolare dell’impresa agricola, di dipendenti della stessa e di persone nominativamente in- dicate;

e) le zone e i periodi per l’addestramento, l’allenamento e le gare di cani anche su fauna selvatica naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, la cui gestione puo’ essere affidata ad associazioni venatorie e cinofile ovvero ad imprenditori agricoli singoli o associati;

f) i criteri per la determinazione del risarcimento in favore dei conduttori dei fondi rustici per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere approntate su fondi vincolati per gli scopi di cui alle lettere a), b) e c);

g) i criteri della corresponsione degli incentivi in favore dei proprietari o conduttori dei fondi rustici, singoli o associati, che si impegnino alla tutela ed al ripristino degli habitat naturali e all’incremento della fauna selvatica nelle zone di cui alle lettere a) e b);

h) l’identificazione delle zone in cui sono collocabili gli appostamenti fissi.

9. Ogni zona dovrà essere indicata da tabelle perimetrali, esenti da tasse, secondo le disposizioni impartite dalle regioni, apposte a cura dell’ente, associazione o privato che si preposto o incaricato della gestione della singola zona.

10. Le regioni attuano la pianificazione faunistico-venatoria mediante il coordinamento dei piani provinciali di cui al comma 7 secondo criteri dei quali l’Istituto nazionale per la fauna selvatica garantisce la omogeneità e la congruenza a norma del comma 11, nonchè con l’esercizio di poteri sostitutivi nel caso di mancato adempimento da parte delle province dopo dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

11. Entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’Istituto nazionale per la fauna selvatica trasmette al Ministro dell’agricoltura e delle foreste e al Ministro dell’ambiente il primo documento orientativo circa i criteri di omogeneità e congruenza che orienteranno la pianificazione faunistico-venatoria. I Ministri, d’intesa, trasmettono alle regioni con proprie osservazioni i criteri della programmazione, che deve essere basata anche sulla conoscenza delle risorse e della consistenza faunistica, da conseguirsi anche mediante modalità omogenee di rilevazione e di censimento.

12. Il piano faunistico-venatorio regionale determina i criteri per la individuazione dei territori da destinare alla costituzione di aziende faunistico-venatorie, di aziende agri-turistico-venatorie e di centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale.

13. La deliberazione che determina il perimetro delle zone da vincolare, come indicato al comma 8, lettere a), b) e c), deve essere notificata ai proprietari o conduttori dei fondi interessati e pubblicata mediante affissione all’albo pretorio dei comuni territorialmente interessati.

14. Qualora nei successivi sessanta giorni sia presentata opposizione motivata, in carta semplice ed esente da oneri fiscali, da parte dei proprietari o conduttori dei fondi costituenti almeno il 40 per cento della superficie complessiva che si intende vincolare, la zona non puo’ essere istituita.

15. Il consenso si intende validamente accordato anche nel caso in cui non sia stata presentata formale opposizione.

16. Le regioni, in via eccezionale, ed in vista di particolari necessità ambientali, possono disporre la costituzione coattiva di oasi di protezione e di zone di ripopolamento e cattura, nonchè l’attuazione dei piani di miglioramento ambientale di cui al comma 7.

17. Nelle zone non vincolate per la opposizione manifestata dai proprietari o conduttori di fondi interessati, resta, in ogni caso, precluso l’esercizio dell’attività venatoria. Le regioni possono destinare le suddette aree ad altro uso nell’ambito della pianificazione faunistico-venatoria.

Art. 11.

(Zona faunistica delle Alpi)

1. Agli effetti della presente legge il territorio delle Alpi, individuabile nella consistente presenza della tipica flora e fauna alpina, è considerato zona faunistica a sè stante.

2. Le regioni interessate, entro i limiti territoriali di cui al comma 1, emanano, nel rispetto dei principi generali della presente legge e degli accordi internazionali, norme particolari al fine di proteggere la caratteristica fauna e disciplinare l’attività venatoria, tenute presenti le consuetudini e le tradizioni locali.

3. Al fine di ripristinare l’integrità del biotopo animale, nei territori ove sia esclusivamente presente la tipica fauna alpina è consentita la immissione di specie autoctone previo parere favorevole dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica.

4. Le regioni nei cui territori sono compresi quelli alpini, d’intesa con le regioni a statuto speciale e con le province autonome di Trento e di Bolzano, determinano i confini della zona faunistica delle Alpi con l’apposizione di tabelle esenti da tasse.

Art. 12.

(Esercizio dell’attività venatoria)

1. L’attività venatoria si svolge per una concessione che lo Stato rilascia ai cittadini che la richiedano e che posseggano i requisiti previsti dalla presente legge.

2. Costituisce esercizio venatorio ogni atto diretto all’abbattimento o alla cattura di fauna selvatica mediante l’impiego dei mezzi di cui all’articolo 13.

3. E’ considerato altresì esercizio venatorio il vagare o il soffermarsi con i mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica o di attesa della medesima per abbatterla.

4. Ogni altro modo di abbattimento è vietato, salvo che non avvenga per caso fortuito o per forza maggiore.

5. Fatto salvo l’esercizio venatorio con l’arco o con il falco, l’esercizio venatorio stesso puo’ essere praticato in via esclusiva in una delle seguenti forme:

a) vagante in zona Alpi;

b) da appostamento fisso;

c) nell’insieme delle altre forme di attività venatoria consentite dalla presente legge e praticate nel rimanente territorio destinato all’attività venatoria programmata.

6. La fauna selvatica abbattuta durante l’esercizio venatorio nel rispetto delle disposizioni della presente legge appartiene a colui che l’ha cacciata.

7. Non costituisce esercizio venatorio il prelievo di fauna selvatica ai fini di impresa agricola di cui all’articolo 10, comma 8, lettera d).

8. L’attività venatoria puo’ essere esercitata da chi abbia compiuto il diciottesimo anno di età e sia munito della licenza di porto di fucile per uso di caccia, di polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi derivante dall’uso delle armi o degli arnesi utili all’attività venatoria, con massimale di lire un miliardo per ogni sinistro, di cui lire 750 milioni per ogni persona danneggiata e lire 250 milioni per danni ad animali ed a cose, nonchè di polizza assicurativa per infortuni correlata all’esercizio dell’attività venatoria, con massimale di lire 100 milioni per morte o invalidità permanente.

9. Il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, sentito il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, provvede ogni quattro anni, con proprio decreto, ad aggiornare i massimali suddetti.

10. In caso di sinistro colui che ha subito il danno puo’ procedere ad azione diretta nei confronti della compagnia di assicurazione presso la quale colui che ha causato il danno ha contratto la relativa polizza.

11. La licenza di porto di fucile per uso di caccia ha validità su tutto il territorio nazionale e consente l’esercizio venatorio nel rispetto delle norme di cui alla presente legge e delle norme emanate dalle regioni.

12. Ai fini dell’esercizio dell’attività venatorio è altresì necessario il possesso di un apposito tesserino rilasciato dalla regione di residenza, ove sono indicate le specifiche norme inerenti il calendario regionale, nonchè le forme di cui al comma 5 e gli ambiti territoriali di caccia ove è consentita l’attività venatoria. Per l’esercizio della caccia in regioni diverse da quella di residenza è necessario che, a cura di quest’ultima, vengano apposte sul predetto tesserino le indicazioni sopramenzionate.

Art. 13.

(Mezzi per l’esercizio dell’attività venatoria)

1. L’attività venatoria è consentita con l’uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non piu’ di due cartucce, di calibro non superiore al 12, nonchè con fucile con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri 40.

2. E’ consentito, altresì, l’uso del fucile a due o tre canne (combinato), di cui una o due ad anima liscia di calibro non superiore al 12 ed una o due ad anima rigata di calibro non inferiore a millimetri 5,6, nonchè l’uso dell’arco e del falco.

3. I bossoli delle cartucce devono essere recuperati dal cacciatore e non lasciati sul luogo di caccia.

4. Nella zona faunistica delle Alpi è vietato l’uso del fucile con canna ad anima liscia a ripetizione semiautomatica salvo che il relativo caricatore sia adattato in modo da non contenere piu’ di un colpo.

5. Sono vietati tutte le armi e tutti i mezzi per l’esercizio venatorio non esplicitamente ammessi dal presente articolo.

6. Il titolare della licenza di porto di fucile anche per uso di caccia è ; autorizzato, per l’esercizio venatorio, a portare, oltre alle armi consentite, gli utensili da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie.

Art. 14.

(Gestione programmata della caccia)

1. Le regioni, con apposite norme, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e le province interessate, ripartiscono il territorio agro- silvo-pastorale destinato alla caccia programmata ai sensi dell’articolo 10, comma 6, in ambiti territoriali di caccia, di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali.

2. Le regioni tra loro confinanti, per esigenze motivate, possono, altresì, individuare ambiti territoriali di caccia interessanti anche due o piu’ province contigue.

3. Il Ministero dell’agricoltura e delle foreste stabilisce con periodicità quinquennale, sulla base dei dati censuari, l’indice di densità venatoria minima per ogni ambito territoriale di caccia.

Tale indice è costituito dal rapporto fra il numero dei cacciatori, ivi compresi quelli che praticano l’esercizio venatorio da appostamento fisso, ed il territorio agro-silvo-pastorale nazionale.

4. Il Ministero dell’agricoltura e delle foreste stabilisce altresì l’indice di densità venatoria minima per il territorio compreso nella zona faunistica delle Alpi che è organizzato in comprensori secondo le consuetudini e tradizioni locali. Tale indice è costituito dal rapporto tra il numero dei cacciatori, ivi compresi quelli che praticano l’esercizio venatorio da appostamento fisso, e il territorio regionale compreso, ai sensi dell’articolo 11, comma 4, nella zona faunistica delle Alpi.

5. Sulla base di norme regionali, ogni cacciatore, previa domanda all’amministrazione competente, ha diritto all’accesso in un ambito territoriale di caccia o in un comprensorio alpino compreso nella regione in cui risiede e puo’ avere accesso ad altri ambiti o ad altri comprensori anche compresi in una diversa regione, previo consenso dei relativi organi di gestione.

6. Entro il 30 novembre 1993 i cacciatori comunicano alla provincia di residenza la propria opzione ai sensi dell’articolo 12. Entro il 31 dicembre 1993 le province trasmettono i relativi dati al Ministero dell’agricoltura e delle foreste.

7. Entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 6, il Ministero dell’agricoltura e delle foreste comunica alle regioni e alle province gli indici di densità minima di cui ai commi 3 e 4. Nei successivi novanta giorni le regioni approvano e pubblicano il piano faunistico-venatorio e il regolamento di attuazione, che non puo’ prevedere indici di densità venatoria inferiori a quelli stabiliti dal Ministero dell’agricoltura e delle foreste. Il regolamento di attuazione del piano faunistico-venatorio deve prevedere, tra l’altro, le modalità di prima costituzione degli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, la loro durata in carica nonchè le norme rela- tive alla loro prima elezione e ai successivi rinnovi. Le regioni provvedono ad eventuali modifiche o revisioni del piano faunistico- venatorio e del regolamento di attuazione con periodicità quinquennale.

8. E’ facoltà degli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini, con delibera motivata, di ammettere nei rispettivi territori di competenza un numero di cacciatori superiore a quello fissato dal regolamento di attuazione, purchè si siano accertate, anche mediante censimenti, modificazioni positive della popolazione faunistica e siano stabiliti con legge regionale i criteri di priorità per l’ammissibilità ai sensi del presente comma.

9. Le regioni stabiliscono con legge le forme di partecipazione, anche economica, dei cacciatori alla gestione, per finalità faunistico-venatorie, dei territori compresi negli ambiti territoriali di caccia e nei comprensori alpini ed, inoltre, sentiti i relativi organi, definiscono il numero dei cacciatori non residenti ammissibili e ne regolamentano l’accesso.

10. Negli organi direttivi degli ambiti territoriali di caccia deve essere assicurata la presenza paritaria, in misura pari complessivamente al 60 per cento dei componenti, dei rappresentanti di strutture locali delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e delle associazioni venatorie nazionali riconosciute, ove presenti in forma organizzata sul territorio. Il 20 per cento dei componenti è costituito da rappresentanti di associazioni di protezione ambientale presenti nel Consiglio nazionale per l’ambiente e il 20 per cento da rappresentanti degli enti locali.

11. Negli ambiti territoriali di caccia l’organismo di gestione promuove e organizza le attività di ricognizione delle risorse ambientali e della consistenza faunistica, programma gli interventi per il miglioramento degli habitat, provvede all’attribuzione di incentivi economici ai conduttori dei fondi rustici per:

a) la ricostituzione di una presenza faunistica ottimale per il territorio; le coltivazioni per l’alimentazione naturale dei mammiferi e degli uccelli soprattutto nei terreni dismessi da interventi agricoli ai sensi del regolamento (CEE) n. 1094/88 del Consiglio del 25 aprile 1988; il ripristino di zone umide e di fossati; la differenziazione delle colture; la coltivazione di siepi, cespugli, alberi adatti alla nidificazione;

b) la tutela dei nidi e dei nuovi nati di fauna selvatica nonchè dei riproduttori;

c) la collaborazione operativa ai fini del tabellamento, della difesa preventiva delle coltivazioni passibili di danneggiamento, della pasturazione invernale degli animali in difficoltà, della manutenzione degli apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica.

12. Le province autorizzano la costituzione ed il mantenimento degli appostamenti fissi senza richiami vivi, la cui ubicazione non deve comunque ostacolare l’attuazione del piano faunistico-venatorio.

Per gli appostamenti che importino preparazione del sito con modificazione e occupazione stabile del terreno, è necessario il consenso del proprietario o del conduttore del fondo, lago o stagno privato. Agli appostamenti fissi, costituiti alla data di entrata in vigore della presente legge, per la durata che sarà definita dalle norme regionali, non è applicabile l’articolo 10, comma 8, lettera h).

13. L’appostamento temporaneo è inteso come caccia vagante ed è consentito a condizione che non si produca modifica di sito.

14. L’organo di gestione degli ambiti territoriali di caccia provvede, altresì, all’erogazione di contributi per il risarcimento dei danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica e dall’esercizio dell’attività venatoria nonchè alla erogazione di contributi per interventi, previamente concordati, ai fini della prevenzione dei danni medesimi.

15. In caso di inerzia delle regioni negli adempimenti di cui al presente articolo, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, di concerto con il Ministro dell’ambiente, assegna ad esse il termine di novanta giorni per provvedere, decorso inutilmente il quale il Presidente del Consiglio dei ministri provvede in via sostitutiva, previa deliberazione del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell’agricoltura e delle foreste, di concerto con il Ministro dell’ambiente.

16. A partire dalla stagione venatoria 1995-1996 i calendari venatori delle province devono indicare le zone dove l’attività venatoria è consentita in forma programmata, quelle riservate alla gestione venatoria privata e le zone dove l’esercizio venatorio non è consentito.

17. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, in base alle loro competenze esclusive, nei limiti stabiliti dai rispettivi statuti ed ai sensi dell’articolo 9 della legge 9 marzo 1989, n. 86, e nel rispetto dei principi della presente legge, provvedono alla pianificazione faunistico-venatoria, alla suddivisione territoriale, alla determinazione della densità venatoria, nonchè alla regolamentazione per l’esercizio di caccia nel territorio di competenza.

Art. 15.

(Utilizzazione dei fondi ai fini della gestione programmata della caccia)

1. Per l’utilizzazione dei fondi inclusi nel piano faunistico- venatorio regionale ai fini della gestione programmata della caccia, è dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente.

2. All’onere derivante dalla erogazione del contributo di cui al comma 1, si provvede con il gettito derivante dalla istituzione delle tasse di concessione regionale di cui all’articolo 23.

3. Il proprietario o conduttore di un fondo che intenda vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività venatoria deve inoltrare, entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico- venatorio, al presidente della giunta regionale richiesta motivata che, ai sensi dell’articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dalla stessa è esaminata entro sessanta giorni.

4. La richiesta è accolta se non ostacola l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria di cui all’articolo 10. E’ altresì accolta, in casi specificatamente individuati con norme regionali, quando l’attività venatoria sia in contrasto con l’esigenza di salvaguardia di colture agricole specializzate nonchè di produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali o a fine di ricerca scientifica, ovvero quando sia motivo di danno o di disturbo ad attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale.

5. Il divieto è reso noto mediante l’apposizione di tabelle, esenti da tasse, a cura del proprietario o conduttore del fondo, le quali delimitino in maniera chiara e visibile il perimetro dell’area interessata.

6. Nei fondi sottratti alla gestione programmata della caccia è vietato a chiunque, compreso il proprietario o il conduttore, esercitare l’attività venatoria fino al venir meno delle ragioni del divieto.

7. L’esercizio venatorio è, comunque, vietato in forma vagante sui terreni in attualità di coltivazione. Si considerano in attualità di coltivazione: i terreni con coltivazioni erbacee da seme; i frutteti specializzati; i vigneti e gli uliveti specializzati fino alla data del raccolto; i terreni coltivati a soia e a riso, nonchè a mais per la produzione di seme fino alla data del raccolto.

L’esercizio venatorio in forma vagante è inoltre vietato sui terreni in attualità di coltivazione individuati dalle regioni, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro strutture regionali, in relazione all’esigenza di protezione di altre colture specializzate o inten- sive.

8. L’esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o specchi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri. I fondi chiusi esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli che si intenderà successivamente istituire devono essere notificati ai competenti uffici regionali. I proprietari o i conduttori dei fondi di cui al presente comma provvedono ad apporre a loro carico adeguate tabellazioni esenti da tasse.

9. La superficie dei fondi di cui al comma 8 entra a far parte della quota dal 20 al 30 per cento del territorio agro-silvo- pastorale di cui all’articolo 10, comma 3.

10. Le regioni regolamentano l’esercizio venatorio nei fondi con presenza di bestiame allo stato brado o semibrado, secondo le particolari caratteristiche ambientali e di carico per ettaro, e stabiliscono i parametri entro i quali tale esercizio è vietato nonchè le modalità di delimitazione dei fondi stessi.

11. Scaduti i termini di cui all’articolo 36, commi 5 e 6, fissati per l’adozione degli atti che consentano la piena attuazione della presente legge nella stagione venatoria 1994-1995, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste provvede in via sostitutiva secondo le modalità di cui all’articolo 14, comma 15. Comunque, a partire dalla stagione venatoria 1994-1995 le disposizioni di cui al primo comma dell’articolo 842 del codice civile si applicano esclusivamente nei territori sottoposti al regime di gestione programmata della caccia ai sensi degli articoli 10 e 14.

Art. 16.

(Aziende faunistico-venatorie e aziende agri-turistico-venatorie)

1. Le regioni, su richiesta degli interessati e sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, entro i limiti del 15 per cento del proprio territorio agro-silvo-pastorale, possono:

a) autorizzare, regolamentandola, l’istituzione di aziende faunistico-venatorie, senza fini di lucro, soggette a tassa di concessione regionale, per prevalenti finalità naturalistiche e faunistiche con particolare riferimento alla tipica fauna alpina e appenninica, alla grossa fauna europea e a quella acquatica; dette concessioni devono essere corredate di programmi di conservazione e di ripristino ambientale al fine di garantire l’obiettivo naturalistico e faunistico. In tali aziende la caccia è consentita nelle giornate indicate dal calendario venatorio secondo i piani di assestamento e di abbattimento. In ogni caso, nelle aziende faunistico-venatorie non è consentito immettere o liberare fauna selvatica posteriormente alla data del 31 agosto;

b) autorizzare, regolamentandola, l’istituzione di aziende agri- turistico-venatorie, ai fini di impresa agricola, soggette a tassa di concessione regionale, nelle quali sono consentiti l’immissione e l’abbattimento per tutta la stagione venatoria di fauna selvatica di allevamento.

2. Le azienda agri-turistico-venatorie devono:

a) essere preferibilmente situate nei territori di scarso rilievo faunistico;

b) coincidere preferibilmente con il territorio di una o piu’ aziende agricole ricadenti in aree di agricoltura svantaggiata, ovvero dismesse da interventi agricoli ai sensi del citato regolamento (CEE) n. 1094/88.

3. Le aziende agri-turistico-venatorie nelle zone umide e vallive possono essere autorizzate solo se comprendono bacini artificiali e fauna acquatica di allevamento, nel rispetto delle convenzioni internazionali.

4. L’esercizio dell’attività venatoria nelle aziende di cui al comma 1 è consentito nel rispetto delle norme della presente legge con la esclusione dei limiti di cui all’articolo 12, comma 5.

Art. 17.

(Allevamenti)

1. Le regioni autorizzano, regolamentandolo, l’allevamento di fauna selvatica a scopo alimentare, di ripopolamento, ornamentale ed amatoriale.

2. Le regioni, ferme restando le competenze dell’Ente nazionale per la cinofilia italiana, dettano altresì norme per gli allevamenti dei cani da caccia.

3. Nel caso in cui l’allevamento di cui al comma 1 sia esercitato dal titolare di un’impresa agricola, questi è tenuto a dare semplice comunicazione alla competente autorità provinciale nel rispetto delle norme regionali.

4. Le regioni, ai fini dell’esercizio dell’allevamento a scopo di ripopolamento, organizzato in forma di azienda agricola, singola, consortile o cooperativa, possono consentire al titolare, nel rispetto delle norme della presente legge, il prelievo di mammiferi ed uccelli in stato di cattività ; con i mezzi di cui all’articolo 13.

Art. 18.

(Specie cacciabili e periodi di attività venatoria)

1. Ai fini dell’esercizio venatorio è consentito abbattere esemplari di fauna selvatica appartenenti alle seguenti specie e per i periodi sottoindicati:

a) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 dicembre: quaglia (Coturnix coturnix); tortora (Streptopeia turtur), merlo (Turdus merula); passero (Passer italiae); passera mattugia (Passer montanus); passera oltremontana (Passer domesticus); allodola (Alauda arvensis); colino della Virginia (Colinus virginianus);

starna (Perdix perdix); pernice rossa (Alectoris rufa); pernice sarda (Alectoris barbara); lepre comune (Lepus europaeus); lepre sarda (Lepus capensis); coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus);

minilepre (Silvilagus floridamus);

b) specie cacciabili dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio: storno (Sturnus volgaris); cesena (Turdus pilaris); tordo bottaccio (Turdus philomelos); tordo sassello (Turdus iliacus);

fagiano (Phasianus colchicus); germano reale (Anas platyrhynchos);

folaga (Fulica atra); gallinella d’acqua (Gallinula chloropus);

alzavola (Anas crecca); canapiglia (Anas strepera); porciglione (Rallus aquaticus); fischione (Anas penepole); codone (Anas acuta);

marzaiola (Anas querquedula); mestolone (Anas clypeata); moriglione (Aythya ferina); moretta (Aythya fuligula); beccaccino (Gallinago gallinago); colombaccio (Columba palumbus); frullino (Lymnocryptes minimus); fringuello (Fringilla coelebs); peppola (Fringilla montifringilla); combattente (Philomachus pugnax); beccaccia (Scolopax rusticola); taccola (Corvus monedula) ; corvo (Corvus frugilegus); cornacchia nera (Corvus corone); pavoncella (Vanellus vanellus); pittima reale (Limosa limosa); cornacchia grigia (Corvus corone cornix); ghiandaia (Garrulus glandarius); gazza (Pica pica);

volpe (Vulpes vulpes);

c) specie cacciabili dal 1 ottobre al 30 novembre: pernice bianca (Lagopus mutus); fagiano di monte (Tetrao tetrix); francolino di monte (Bonasa bonasia); coturnice (Alectoris graeca); camoscio alpino (Rupicapra rupicapra); capriolo (Capreolus capreolus); cervo (Cervus elaphus); daino (Dama dama); muflone (Ovis musimon), con esclusione della popolazione sarda; lepre bianca (Lepus timidus) ;

d) specie cacciabili dal 1 ottobre al 31 dicembre o dal 1 novembre al 31 gennaio: cinghiale (Sus scrofa).

2. I termini di cui al comma 1 possono essere modificati per deter- minate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali. Le regioni autorizzano le modifiche previo parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. I termini devono essere comunque contenuti tra il 1 settembre ed il 31 gennaio dell’anno nel rispetto dell’arco temporale massimo indicato al comma 1. L’autorizzazione regionale è condizionata alla preventiva predisposizione di adeguati piani faunistico-venatori. La stessa disciplina si applica anche per la caccia di selezione degli ungulati, sulla base di piani di abbattimento selettivi approvati dalle regioni; la caccia di selezione agli ungulati puo’ essere autorizzata a far tempo dal 1o agosto nel rispetto dell’arco temporale di cui al comma 1.

3. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’agricoltura e delle foreste, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, vengono recepiti i nuovi elenchi delle specie di cui al comma 1, entro sessanta giorni dall’avvenuta approvazione comunitaria o dall’entrata in vigore delle convenzioni internazionali. Il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’agricoltura e delle foreste, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, dispone variazioni dell’elenco delle specie cacciabili in conformità alle vigenti direttive comunitarie e alle convenzioni internazionali sottoscritte, tenendo conto della consistenza delle singole specie sul territorio.

4. Le regioni, sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica, pubblicano, entro e non oltre il 15 giugno, il calendario regionale e il regolamento relativi all’intera annata venatoria, nel rispetto di quanto stabilito ai commi 1, 2 e 3, e con l’indicazione del numero massimo di capi da abbattere in ciascuna giornata di attività venatoria.

5. Il numero delle giornate di caccia settimanali non puo’ essere superiore a tre. Le ragioni possono consentirne la libera scelta al cacciatore, escludendo i giorni di martedì e venerdì, nei quali l’esercizio dell’attività venatoria è in ogni caso sospeso.

6. Fermo restando il silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì, le regioni, sentito l’Istituto nazionale per la fauna selvatica e tenuto conto delle consuetudini locali, possono, anche in deroga al comma 5, regolarmentare diversamente l’esercizio venatorio da appostamento alla fauna selvatica migratoria nei periodi intercorrenti fra il 1 ottobre e il 30 novembre.

7. La caccia è consentita da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. La caccia di selezione agli ungulati è consentita fino ad un’ora dopo il tramonto.

8. Non è consentita la posta alla beccaccia nè la caccia da appostamento, sotto qualsiasi forma, al beccaccino.

Art. 19.

(Controllo della fauna selvatica)

1. Le regioni possono vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui all’articolo 18, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità.

2. Le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora l’Istituto verifichi l’inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali.

Queste ultime potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purchè muniti di lincenza per l’esercizio venatorio, nonchè delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l’esercizio venatorio.

3. Le provincie autonome di Trento e di Bolzano possono attuare i piani di cui al comma 2 anche avvalendosi di altre persone, purchè munite di licenza per l’esercizio venatorio.

Art. 20.

(Introduzione di fauna selvatica dall’estero)

1. L’introduzione dall’estero di fauna selvatica viva, purchè appartenente alle specie autoctone, puo’ effettuarsi solo a scopo di ripopolamento e di miglioramento genetico.

2. I permessi d’importazione possono essere rilasciati unicamente a ditte che dispongono di adeguate strutture ed attrezzature per ogni singola specie di selvatici, al fine di avere le opportune garanzie per controlli, eventuali quarantene e relativi controlli sanitari.

3. Le autorizzazioni per le attività di cui al comma 1 sono rilasciate dal Ministro dell’agricoltura e delle foreste su parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, nel rispetto delle convenzioni internazionali.

Art. 21.

(Divieti)

1. E’ vietato a chiunque:

a) l’esercizio venatorio nei giardini, nei parchi pubblici e privati, nei parchi storici e archeologici e nei terreni adibiti ad attività sportive ;

b) l’esercizio venatorio nei parchi nazionali, nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali conformemente alla legislazione nazionale in materia di parchi e riserve naturali. Nei parchi naturali regionali costituiti anteriormente alla data di entrata in vigore della legge 6 dicembre 1991, n. 394, le regioni adeguano la propria legislazione al disposto dell’articolo 22, comma 6, della predetta legge entro il 1 gennaio 1995, provvedendo nel frattempo all’eventuale riperimetrazione dei parchi naturali regionali anche ai fini dell’applicazione dell’articolo 32, comma 3, della legge medesima;

c) l’esercizio venatorio nelle oasi di protezione e nelle zone di ripopolamento e cattura, nei centri di riproduzione di fauna selvatica, nelle foreste demaniali ad eccezione di quelle che, secondo le disposizioni regionali, sentito il parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, non presentino condizioni favorevoli alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica;

d) l’esercizio venatorio ove vi siano opere di difesa dello Stato ed ove il divieto sia richiesto a giudizio insindacabile dell’autorità militare, o dove esistano beni monumentali, purchè dette zone siano delimitate da tabelle, esenti da tasse indicanti il divieto:

e) l’esercizio venatorio nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali; nelle zone comprese nel raggio di cento metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a cinquanta metri da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali ed interpoderali;

f) sparare da distanza inferiore a centocinquanta metri con uso di fucile da caccia con canna ad anima liscia, o da distanza corrispondente a meno di una volta e mezza la gittata massima in caso di uso di altre armi, in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro; di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccettuate quelle poderali ed interpoderali; di funivie, filovie ed altri impianti di trasporto a sospensione; di stabbi, stazzi, recinti ed altre aree delimitate destinate al ricovero ed all’alimentazione del bestiame nel periodo di utilizzazione agro-silvo-pastorale;

g) il trasporto, all’interno dei centri abitati e delle altre zone ove è vietata l’attività venatoria, ovvero a bordo di veicoli di qualunque genere e comunque nei giorni non consentiti per l’esercizio venatorio dalla presente legge e dalle disposizioni regionali, di armi da sparo per uso venatorio che non siano scariche e in custodia;

h) cacciare a rastrello in piu’ di tre persone ovvero utilizzare, a scopo venatorio, scafandri o tute impermeabili da sommozzatore negli specchi o corsi d’acqua;

i) cacciare sparando da veicoli a motore o da natanti o da aeromobili;

l) cacciare a distanza inferiore a cento metri da macchine operatrici agricole in funzione;

m) cacciare su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve, salvo che nella zona faunistica delle Alpi, secondo le disposizioni emanate dalle regioni interessate;

n) cacciare negli stagni, nelle paludi e negli specchi d’acqua artificiali in tutto o nella maggior parte coperti da ghiaccio e su terreni allagati da piene di fiume;

o) prendere e detenere uova, nidi e piccoli nati di mammiferi ed uccelli appartenenti alla fauna selvatica, salvo che nei casi previsti all’articolo 4, comma 1, o nelle zone di ripopolamento e cattura, nei centri di riproduzione di fauna selvatica e nelle oasi di protezione per sottrarli a sicura distruzione o morte, purchè, in tale ultimo caso, se ne dia pronto avviso nelle ventiquattro ore suc- cessive alla competente amministrazione provinciale;

p) usare richiami vivi, al di fuori dei casi previsti dall’articolo 5;

q) usare richiami vivi non provenienti da allevamento nella caccia agli acquatici;

r) usare a fini di richiamo uccelli vivi accecati o mutilati ovvero legati per le ali e richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono;

s) cacciare negli specchi d’acqua ove si esercita l’industria della pesca o dell’acquacoltura, nonchè nei canali delle valli da pesca, quando il possessore le circondi con tabelle, esenti da tasse, indicanti il divieto d caccia;

t) commerciare fauna selvatica morta non proveniente da allevamenti per sagre e manifestazioni a carattere gastronomico;

u) usare munizione spezzata nella caccia agli ungulati; usare esche o bocconi avvelenati, vischio o altre sostanze adesive, trappole, reti, tagliole, lacci, archetti o congegni similari; fare impiego di civette; usare armi da sparo munite di silenziatore o impostate con scatto provocato dalla preda; fare impiego di balestre;

v) vendere a privati e detenere da parte di questi reti da uccellaggione;

z) produrre, vendere e detenere trappole per la fauna selvatica;

aa) l’esercizio in qualunque forma del tiro al volo su uccelli a partire dal 1o gennaio 1994, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 10, comma 8, lettera e);

bb) vendere, detenere per vendere, acquistare uccelli vivi o morti, nonchè loro parti o prodotti derivati facilmente riconoscibili, appartenenti alla fauna selvatica, che non appartengano alle seguenti specie: germano reale (anas platyrhynchos); pernice rossa (alectoris rufa); pernice di Sardegna (alectoris barbara); starna (perdix perdix); fagiano (phasianus colchicus); colombaccio (columba palumbus);

cc) il commercio di esemplari vivi di specie di avifauna selvatica nazionale non proveniente da allevamenti);

dd) rimuovere, danneggiare o comunque rendere inidonee al loro fine le tabelle legittimamente apposte ai sensi della presente legge o delle disposizioni regionali a specifici ambiti territoriali, ferma restando l’applicazione dell’articolo 635 del codice penale;

ee) detenere, acquistare e vendere esemplari di fauna selvatica, ad eccezione dei capi utilizzati come richiami vivi nel rispetto delle modalità previste dalla presente legge e della fauna selvatica lecitamente abbattuta, la cui detenzione viene regolamentata dalle regioni anche con le norme sulla tassidermia;

ff) l’uso dei segugi per la caccia al camoscio.

2. Se le regioni non provvedono entro il termine previsto dall’articolo 1, comma 5, ad istituire le zone di protezione lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste assegna alle regioni stesse novanta giorni per provvedere. Decorso inutilmente tale termine è vietato cacciare lungo le suddette rotte a meno di cinquecento metri dalla costa marina del continente e delle due isole maggiori; le regioni provvedono a delimitare tali aree con apposite tabelle esenti da tasse.

3. La caccia è vietata su tutti i valichi montani interessati dalle rotte di migrazione dell’avifauna, per una distanza di mille metri dagli stessi.

Art. 22.

(Licenza di porto di fucile per uso di caccia e abilitazione all’esercizio venatorio)

1. La licenza di porto di fucile per uso di caccia è rilasciata in conformità alle leggi di pubblica sicurezza.

2. Il primo rilascio avviene dopo che il richiedente ha conseguito l’abilitazione all’esercizio venatorio a seguito di esami pubblici dinanzi ad apposita commissione nominata dalla regione in ciascun capoluogo di provincia.

3. La commissione di cui al comma 2 è composta da esperti qualificati in ciascuna delle materie indicate al comma 4, di cui almeno un laureato in scienze biologiche o in scienze naturali esperto in vertebrati omeotermi.

4. Le regioni stabiliscono le modalità per lo svolgimento degli esami, che devono in particolare riguardare nozioni nelle seguenti materie:

a) legislazione venatoria;

b) zoologia applicata alla caccia con prove pratiche di riconoscimento della specie cacciabili;

c) armi e munizioni da caccia e relativa legislazione;

d) tutela della natura e principi di salvaguardia della produzione agricola;

e) norme di pronto soccorso.

5. L’abilitazione è concessa se il giudizio è favorevole in tutti e cinque gli esami elencati al comma 4.

6. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge le regioni promuovono corsi di aggiornamento sulle caratteristiche innovative della legge stessa.

7. L’abilitazione all’esercizio venatorio è necessaria, oltre che per il primo rilascio della licenza, anche per il rinnovo della stessa in caso di revoca.

8. Per sostenere gli esami il candidato deve essere munito del certificato medico di idoneità.

9. La licenza di porto di fucile per uso di caccia ha la durata di sei anni e puo’ essere rinnovata su domanda del titolare corredata di un nuovo certificato medico di idoneità di data non anteriore a tre mesi dalla domanda stessa.

10. Nei dodici mesi successivi al rilascio della prima licenza il cacciatore puo’ praticare l’esercizio venatorio solo se accompagnato da cacciatore in possesso di licenza rilasciata da almeno tre anni che non abbia commesso violazioni alle norme della presente legge comportanti la sospensione o la revoca della licenza ai sensi dell’articolo 32.

11. Le norme di cui al presente articolo si applicano anche per l’esercizio della caccia mediante l’uso dell’arco e del falco.

Art. 23.

(Tasse di concessione regionale)

1. Le regioni, per conseguire i mezzi finanziari necessari per realizzare i fini previsti dalla presente legge e dalle leggi regionali in materia, sono autorizzate ad istituire una tassa di concessione regionale, ai sensi dell’articolo 3 della legge 16 maggio 1970, n. 281, e successive modificazioni, per il rilascio dell’abilitazione all’esercizio venatorio di cui all’articolo 22.

2. La tassa di cui al comma 1 è soggetta al rinnovo annuale e puo’ essere fissata in misura non inferiore al 50 per cento e non superiore al 100 per cento della tassa erariale di cui al numero 26, sottonumero I), della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, e successive modificazioni. Essa non è dovuta qualora durante l’anno il cacciatore eserciti l’attività venatoria esclusivamente all’estero.

3. Nel caso di diniego della licenza di porto di fucile per uso di caccia la tassa regionale deve essere rimborsata. La tassa di concessione regionale viene rimborsata anche al cacciatore che rinunci all’assegnazione dell’ambito territoriale di caccia. La tassa di rinnovo non è dovuta qualora non si eserciti la caccia durante l’anno.

4. I proventi della tassa di cui al comma 1 sono utilizzati anche per il finanziamento o il concorso nel finanziamento di progetti di valorizzazione del territorio presentati anche da singoli proprietari o conduttori di fondi, che, nell’ambito della programmazione regionale, contemplino, tra l’altro, la creazione di strutture per l’allevamento di fauna selvatica nonchè dei riproduttori nel periodo autunnale; la manutenzione degli apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica; l’adozione di forme di lotta integrata e di lotta guidata; il ricorso a tecniche colturali e tecnologie innovative non pregiudizievoli per l’ambiente; la valorizzazione agri-turistica di percorsi per l’accesso alla natura e alla conoscenza scientifica e culturale della fauna ospite; la manutenzione e pulizia dei boschi anche al fine di prevenire incendi.

5. Gli appostamenti fissi, i centri privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale, le azienda faunistico-venatorie e le aziende agri-turistico-venatorie sono soggetti a tasse regionali.

Note all.art. 23 – Il testo dell’art. 3 della legge n. 281/1970 (Provvedimenti finanziari per l’attuazione delle regioni a statuto ordinario), così come sostituito dall’art. 4 della legge 14 giugno 1990, n. 158, poi modificato dall’art. 4 del D.L. 31 ottobre 1990, n. 310, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 1990, n. 403, è il seguente:

“Art. 3 (Tasse sulle concessioni regionali). – 1. Le tasse sulle concessioni regionali si applicano agli atti e provvedimenti, adottati dalle regioni nell’esercizio delle loro funzioni o dagli enti locali nell’esercizio delle funzioni regionali ad essi delegate ai sensi degli articoli 117 e 118 della Costituzione, indicati nell’apposita tariffa approvata con decreto del Presidente della Repubblica, avente valore di legge ordinaria.

2. La tariffa di cui al comma 1 deve essere coordinata con le vigenti tariffe delle tasse sulle concessioni governative e sulle concessioni comunali e deve indicare:

a) gli atti e provvedimenti ai quali, ai sensi di quanto disposto al comma 1, si applicano le tasse sulle concessioni regionali;

b) i termini entro i quali il tributo relativo a ciascun atto o provvedimento soggetto deve essere corrisposto;

c) l’ammontare del tributo dovuto per ciascun atto o provvedimento ad esso soggetto. Nel caso di provvedimenti od atti già soggeti a tassa di concessione, sia governativa che regionale o comunale, l’ammontare del tributo sarà pari a quello dovuto prima della data di entrata in vigore della tariffa. In caso di provvedimenti o atti già assoggettati a tassa di concessione regionale di ammontare diverso in ciascuna regione, l’ammontare del tributo da indicare nella nuova tariffa sarà pari al 90 per cento del tributo di ammontare piu’ elevato, e comunue non inferiore al tributo di ammontare meno elevato;

d) eventuali norme, che disciplinano in modo particolare il tributo indicato in alcune voci di tariffa.

3. Lo stesso decreto delegato deve contenere le voci delle tariffe delle tase sulle concessioni governative e comunali che, per esigenze di coordinamento, devono essere abrogate con decorrenza dalla data di entrata in vigore della tariffa regionale contestualmente approvata.

4. Con la medesima procedura e con l’osservanza degli stessi principi e criteri direttivi, entro due anni dall’entrata in vigore della tariffa di cui al comma 1, possono essere emanati decreti delegati modificati della tariffa stessa.

5. Con legge regionale possono essere disposti, ogni anno, aumenti della tariffa anche con riferimento solo ad alcune voci, con effetto dal 1 gennaio dell’anno successivo, in misura non superiore al 20 per cento degli importi determinati per il periodo precedente, ovvero in misura non eccedente la maggiore percentuale di incremento disposta dallo Stato per le tasse sulle concessioni governative.

6. All’accertamento, alla liquidazione ed alla riscossione delle tasse sulle concessioni regionali provvedono direttamente le regioni.

7. L’atto o il provvedimento, per il quale sia stata corrisposta la tassa di concessione regionale, non è soggetto ad analoga tassa in altra regione, anche se l’atto o il provvedimento spieghi i suoi effetti al di fuori del territorio della regione che lo ha adottato.

8. Le tasse sulle concessioni regionali, per quanto non disposto dalla presente legge e dalla tariffa di cui al comma 1, sono disciplinate dalle leggi dello Stato che regolano le tasse sulle concessioni governative.

9. La tariffa di cui al comma 1 è emanata con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle finanze, sentito il parere della Conferenza di cui all’art.

12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, ed entra in vigore il 1 gennaio dell’anno successivo alla sua emanazione”.

– Il n. 26, sottonumero I), della tariffa annessa al D.P.R. n. 641/1972 (Disciplina delle tasse sulle concessioni governative), così come da ultimo sostituito dall’art. 7 della legge 29 dicembre 1990, n. 405, è il seguente:

“TARIFFA

___________________________________________________________

1 Numero d’ordine

2 Indicazione degli atti soggetti a tassa

3 Ammontare della tassa

4 Modo di pagamento

5 Note

___________________________________________________________

1 26

2 I) Licenza di porto di fucile anche per uso di caccia qualunque sia il numero dei colpi (15) 5 La licenza di porto d’armi è personale ed è rilasciata in conformità delle leggi di pubblica sicurezza; essa ha la durata di sei anni

2 Tassa di rilascio, di rinnovo e annuale……

3 200.000

4 ordinario

5 La tassa annuale non è dovuta qualora non si usufruisca della licenza durante l’anno”

Art. 24.

(Fondo presso il Ministero del tesoro)

1. A decorrere dall’anno 1992 presso il Ministero del tesoro è istituito un fondo la cui dotazione è alimentata da una addizionale di lire 10.000 alla tassa di cui al numero 26, sottonumero I), della tariffa annessa al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, e successive modificazioni.

2. Le disponibilità del fondo sono ripartite entro il 31 marzo di ciascun anno con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con i Ministri delle finanze e dell’agricoltura e delle foreste, nel seguente modo:

a) 4 per cento per il funzionamento e l’espletamento dei compiti istituzionali del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale;

b) 1 per cento per il pagamento della quota di adesione dello Stato italiano al Consiglio internazionale della caccia e della conservazione della selvaggina;

c) 95 per cento fra le associazioni venatorie nazionali riconosciute, in proporzione alla rispettiva, documentata consistenza associativa.

3. L’addizionale di cui al presente articolo non è computata ai fini di quanto previsto all’articolo 23, comma 2.

4. L’attribuzione della dotazione prevista dal presente articolo alle associazioni venatorie nazionali riconosciute non comporta l’assoggettamento delle stesse al controllo previsto dalla legge 21 marzo 1958, n. 259.

Art. 25.

(Fondo di garanzia per le vittime della caccia)

1. E’ costituito presso l’Istituto nazionale delle assicurazioni un Fondo di garanzia per le vittime della caccia per il risarcimento dei danni a terzi causati dall’esercizio dell’attività venatoria nei seguenti casi:

a) l’esercente l’attività venatoria responsabile dei danni non sia identificato;

b) l’esercente l’attività venatoria responsabile dei danni non risulti coperto dall’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi di cui all’articolo 12, comma 8.

2. Nell’ipotesi di cui alla lettera a) del comma 1 il risarcimento è dovuto per i soli danni alla persona che abbiano comportato la morte od un’invalidità permanente superiore al 20 per cento, con il limite massimo previsto per ogni persona sinistrata dall’articolo 12, comma 8. Nell’ipotesi di cui alla lettera b) del comma 1 il risarcimento è dovuto per i danni alla persona, con il medesimo limite massimo di cui al citato articolo 12, comma 8, nonchè per i danni alle cose il cui ammontare sia superiore a lire un milione e per la parte eccedente tale ammontare, sempre con il limite massimo di cui al citato articolo 12, comma 8. La percentuale di invalidità permanente, la qualifica di vivente a carico e la percentuale di reddito del sinistrato da calcolare a favore di ciascuno dei viventi a carico sono determinate in base alle norme del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, recante il testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

3. Le modalità di gestione da parte dell’Istituto nazionale delle assicurazioni dal Fondo di garanzia per le vittime della caccia sono stabilite con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato.

4. Le imprese esercenti l’assicurazione obbligatoria della responsabilità ; civile di cui all’articolo 12, comma 8, sono tenute a versare annualmente all’Istituto nazionale delle assicurazioni, gestione autonoma del Fondo di garanzia per le vittime della caccia, un contributo da determinarsi in una percentuale dei premi incassati per la predetta assicurazione. La misura del contributo è determinata annualmente con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato nel limite massimo del 5 per cento dei predetti premi. Con lo stesso decreto sono stabilite le modalità di versamento del contributo. Nel primo anno di applicazione della presente legge il contributo predetto è stabilito nella misura dello 0,5 per cento dei premi del ramo responsabilità civile generale risultanti dall’ultimo bilancio approvato, da conguagliarsi l’anno successivo sulla base dell’aliquota che sarà stabilita dal Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, applicata ai premi dell’assicurazione di cui all’articolo 12, comma 8.

5. L’Istituto nazionale delle assicurazioni, gestione autonoma del Fondo di garanzia per le vittime della caccia, che, anche in via di transazione, abbia risarcito il danno nei casi previsti dal comma 1, ha azione di regresso nei confronti del responsabile del sinistro per il recupero dell’indennizzo pagato nonchè dei relativi interessi e spese.

Art. 26.

(Risarcimento dei danni prodotti dalla fauna selvatica e dall’attività venatoria)

1. Per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola e alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo della fauna selvatica, in particolare da quella protetta, e dall’attività venatoria, è costituito a cura di ogni regione un fondo destinato alla prevenzione e ai risarcimenti, al quale affluisce anche una percentuale dei proventi di cui all’articolo 23.

2. Le regioni provvedono, con apposite disposizioni, a regolare il funzionamento del fondo di cui al comma 1, prevedendo per la relativa gestione un comitato in cui siano presenti rappresentanti di strutture provinciali delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e rappresentanti delle associazioni venatorie nazionali riconosciute maggiormente rappresentative.

3. Il proprietario o il conduttore del fondo è tenuto a denunciare tempestivamente i danni al comitato di cui al comma 2, che procede entro trenta giorni alle relative verifiche anche mediante sopralluogo e ispezioni e nei centottanta giorni successivi alla liquidazione.

4. Per le domande di prevenzione dei danni, il termine entro cui il procedimento deve concludersi è direttamente disposto con norma regionale.

Art. 27.

(Vigilanza venatoria)

1. La vigilanza sulla applicazione della presente legge e delle leggi regionali è affidata:

a) agli agenti dipendenti degli enti locali delegati dalle regioni. A tali agenti è riconosciuta, ai sensi della legislazione vigente, la qualifica di agenti di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza. Detti agenti possono portare durante il servizio e per i compiti di istituto le armi da caccia di cui all’articolo 13 nonchè armi con proiettili a narcotico. Le armi di cui sopra sono portate e detenute in conformità al regolamento di cui all’articolo 5, comma 5, della legge 7 marzo 1986, n. 65;

b) alle guardie volontarie delle associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale nazionali presenti nel Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale e a quelle delle associazioni di protezione ambientale riconosciute dal Ministero dell’ambiente, alle quali sia riconosciuta la qualifica di guardia giurata ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

2. La vigilanza di cui al comma 1 è, altresì, affidata agli ufficiali, sottufficiali e guardie del Corpo forestale dello Stato, alle guardie addette a parchi nazionali e regionali, agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, alle guardie giurate comunali, forestali e campestri ed alle guardie private riconosciute ai sensi del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; è affidata altresì alle guardie ecologiche e zoofile riconosciute da leggi regionali.

3. Gli agenti svolgono le proprie funzioni, di norma, nell’ambito della circoscrizione territoriale di competenza.

4. La qualifica di guardia volontaria puo’ essere concessa, a norma del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, a cittadini in possesso di un attestato di idoneità rilasciato dalle regioni previo superamento di apposito esame. Le regioni disciplinano la composizione delle commissioni preposte a tale esame garantendo in esse la presenza tra loro paritaria di rappresentanti di associazioni venatorie, agricole ed ambientaliste.

5. Agli agenti di cui ai commi 1 e 2 con compiti di vigilanza è vietato l’esercizio venatorio nell’ambito del territorio in cui esercitano le funzioni. Alle guardie venatorie volontarie è vietato l’esercizio venatorio durante l’esercizio delle loro funzioni.

6. I corsi di preparazione e di aggiornamento delle guardie per lo svolgimento delle funzioni di vigilanza sull’esercizio venatorio, sulla tutela dell’ambiente e della fauna e sulla salvaguardia delle produzioni agricole, possono essere organizzati anche dalle associazioni di cui al comma 1, lettera b), sotto il controllo della regione.

7. Le province coordinano l’attività delle guardie volontarie delle associazioni agricole, venatorie ed ambientaliste.

8. Il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, garantisce il coordinamento in ordine alle attività delle associazioni di cui al comma 1, lettera b), rivolte alla preparazione, aggiornamento ed utilizzazione delle guardie volontarie.

9. I cittadini in possesso, a norma del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, della qualifica di guardia venatoria volontaria alla data di entrata in vigore della presente legge, non necessitano dell’attestato di idoneità di cui al comma 4.

Art. 28.

(Poteri e compiti degli addetti alla vigilanza venatoria)

1. I soggetti preposti alla vigilanza venatoria ai sensi dell’articolo 27 possono chiedere a qualsiasi persona trovata in possesso di armi o arnesi atti alla caccia, in esercizio o in attitudine di caccia, la esibizione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, del tesserino di cui all’articolo 12, comma 12, del contrassegno della polizza di assicurazione nonchè della fauna selvatica abbattuta o catturata.

2. Nei casi previsti dall’articolo 30, gli ufficiali ed agenti che esercitano funzioni di polizia giudiziaria procedono al sequestro delle armi, della fauna selvatica e dei mezzi di caccia, con esclusione del cane e dei richiami vivi autorizzati. In caso di condanna per le ipotesi di cui al medesimo articolo 30, comma 1, lettere a), b), c), d), ed e), le armi e i suddetti mezzi sono in ogni caso confiscati.

3. Quando è sequestrata fauna selvatica, viva o morta, gli ufficiali o agenti la consegnano all’ente pubblico localmente preposto alla disciplina dell’attività venatoria il quale, nel caso di fauna viva, provvede a liberarla in località adatta ovvero, qualora non risulti liberabile, a consegnarla ad un organismo in grado di provvedere alla sua riabilitazione e cura ed alla successiva reintroduzione nel suo ambiente naturale; in caso di fauna viva sequestrata in campagna, e che risulti liberabile, la liberazione è effettuata sul posto dagli agenti accertatori. Nel caso di fauna morta, l’ente pubblico provvede alla sua vendita tenendo la somma ricavata a disposizione della persona cui è contestata l’infrazione ove si accerti successivamente che l’illecito non sussiste; se, al contrario, l’illecito sussiste, l’importo relativo deve essere versato su un conto corrente intestato alla regione.

4. Della consegna o della liberazione di cui al comma 3, gli ufficiali o agenti danno atto in apposito verbale nel quale sono descritte le specie e le condizioni degli esemplari sequestrati, e quant’altro possa avere rilievo ai fini penali.

5. Gli organi di vigilanza che non esercitano funzioni di polizia giudiziaria, i quali accertino, anche a seguito di denuncia, violazioni delle disposizioni sull’attività venatoria, redigono verbali, conformi alla legislazione vigente, nei quali devono essere specificate tutte le circostanze del fatto e le eventuali osservazioni del contravventore, e li trasmettono all’ente da cui dipendono ed all’autorità competente ai sensi delle disposizioni vigenti.

6. Gli agenti venatori dipendenti degli enti locali che abbiano prestato servizio sostitutivo ai sensi della legge 15 dicembre 1972, n. 772, e successive modifiche e integrazioni, non sono ammessi all’esercizio di funzioni di pubblica sicurezza, fatto salvo il divieto di cui all’articolo 9 della medesima legge.

Art. 29.

(Agenti dipendenti degli enti locali)

1. Ferme restando le altre disposizioni della legge 7 marzo 1986, n. 65, gli agenti dipendenti degli enti locali, cui sono conferite a norma di legge le funzioni di agente di polizia giudiziaria e di agente di pubblica sicurezza per lo svolgimento dell’attività di vigilanza venatoria, esercitano tali attribuzioni nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei luoghi nei quali sono comandati a prestare servizio, e portano senza licenza le armi di cui sono dotati nei luoghi predetti ed in quelli attraversati per raggiungerli e per farvi ritorno.

2. Gli stessi agenti possono redigere i verbali di contestazione delle violazioni e degli illeciti amministrativi previsti dalla presente legge, e gli altri atti indicati dall’articolo 28, anche fuori dall’orario di servizio.

Art. 30.

(Sanzioni penali)

1. Per le violazioni delle disposizioni della presente legge e delle leggi regionali si applicano le seguenti sanzioni:

a) l’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda da lire 1.800.000 a lire 5.000.000 per chi esercita la caccia in periodo di divieto generale, intercorrente tra la data di chiusura e la data di apertura fissata dall’articolo 18;

b) l’arresto da due a otto mesi o l’ammenda da lire 1.500.000 a lire 4.000.000 per chi abbatte, cattura o detiene mammiferi o uccelli compresi nell’elenco di cui all’articolo 2;

c) l’arresto da tre mesi ad un anno e l’ammenda da lire 2.000.000 a lire 12.000.000 per chi abbatte, cattura o detiene esemplari di orso, stambecco, camoscio d’Abruzzo, muflone sardo;

d) l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da lire 900.000 a lire 3.000.000 per chi esercita la caccia nei parchi nazionali, nei parchi naturali regionali, nelle riserve naturali, nelle oasi di protezione, nelle zone di ripopolamento e cattura, nei parchi e giardini urbani, nei terreni adibiti ad attività sportive;

e) l’arresto fino ad un anno o l’ammenda da lire 1.500.000 a lire 4.000.000 per chi esercita l’uccellagione;

f) l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a lire 1.000.000 per chi esercita la caccia nei giorni di silenzio venatorio;

g) l’ammenda fino a lire 6.000.000 per chi abbatte, cattura o detiene esemplari appartenenti alla tipica fauna stanziale alpina, non contemplati nella lettera b), della quale sia vietato l’abbattimento;

h) l’ammenda fino a lire 3.000.000 per chi abbatte, cattura o detiene specie di mammiferi o uccelli nei cui confronti la caccia non è consentita o fringillidi in numero superiore a cinque o per chi esercita la caccia con mezzi vietati. La stessa pena si applica a chi esercita la caccia con l’ausilio di richiami vietati di cui all’articolo 21, comma 1, lettera r). Nel caso di tale infrazione si applica altresì la misura della confisca dei richiami;

i) l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a lire 4.000.000 per chi esercita la caccia sparando da autoveicoli, da natanti o da aeromobili;

l) l’arresto da due a sei mesi o l’ammenda da lire 1.000.000 a lire 4.000.000 per chi pone in commercio o detiene a tal fine fauna selvatica in violazione della presente legge. Se il fatto riguarda la fauna di cui alle lettere b), c) e g), le pene sono raddoppiate.

2. Per la violazione delle disposizioni della presente legge in materia di imbalsamazione e tassidermia si applicano le medesime sanzioni che sono comminate per l’abbattimento degli animali le cui spoglie sono oggetto del trattamento descritto. Le regioni possono prevedere i casi e le modalità di sospensione e revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività di tassidermia e imbalsamazione.

3. Nei casi di cui al comma 1 non si applicano gli articoli 624, 625 e 626 del codice penale. Salvo quanto espressamente previsto dalla presente legge, continuano ad applicarsi le disposizioni di legge e di regolamento in materia di armi.

4. Ai sensi dell’articolo 23 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, le sanzioni penali stabilite dal presente articolo si applicano alle corrispondenti fattispecie come disciplinate dalle leggi provinciali.

Art. 31.

(Sanzioni amministrative)

1. Per le violazioni delle disposizioni della presente legge e delle leggi regionali, salvo che il fatto sia previsto dalla legge come reato, si applicano le seguenti sanzioni amministrative:

a) sanzione amministrativa da lire 400.000 a lire 2.400.000 per chi esercita la caccia in una forma diversa da quella prescelta ai sensi dell’articolo 12, comma 5;

b) sanzione amministrativa da lire 200.000 a lire 1.200.000 per chi esercita la caccia senza avere stipulato la polizza di assicurazione; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 400.000 a lire 2.400.000;

c) sanzione amministrativa da lire 300.000 a lire 1.800.000 per chi esercita la caccia senza aver effettuato il versamento delle tasse di concessione governativa o regionale; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000;

d) sanzione amministrativa da lire 300.000 a lire 1.800.000 per chi esercita senza autorizzazione la caccia all’interno delle aziende faunistico-venatorie, nei centri pubblici o privati di riproduzione e negli ambiti e comprensori destinati alla caccia programmata; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000; in caso di ulteriore violazione la sanzione è da lire 700.000 a lire 4.200.000. Le sanzioni previste dalla presente lettera sono ridotte di un terzo se il fatto è commesso mediante sconfinamento in un comprensorio o in un ambito territoriale di caccia viciniore a quello autorizzato;

e) sanzione amministrativa da lire 200.000 a lire 1.200.000 per chi esercita la caccia in zone di divieto non diversamente sanzionate; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000;

f) sanzione amministrativa da lire 200.000 a lire 1.200.000 per chi esercita la caccia in fondo chiuso, ovvero nel caso di violazione delle disposizioni emanate dalle regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano per la protezione delle coltivazioni agricole; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000;

g) sanzione amministrativa da lire 200.000 a lire 1.200.000 per chi esercita la caccia in violazione degli orari consentiti o abbatte, cattura o detiene fringillidi in numero non superiore a cinque; se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 400.000 a lire 2.400.000;

h) sanzione amministrativa da lire 300.000 a lire 1.800.000 per chi si avvale di richiami non autorizzati, ovvero in violazione delle disposizioni emanate dalle regioni ai sensi dell’articolo 5, comma 1;

se la violazione è nuovamente commessa, la sanzione è da lire 500.000 a lire 3.000.000;

i) sanzione amministrativa da lire 150.000 a lire 900.000 per chi non esegue le prescritte annotazioni sul tesserino regionale;

l) sanzione amministrativa da lire 150.000 a lire 900.000 per ciascun capo, per chi importa fauna selvatica senza l’autorizzazione di cui all’articolo 20, comma 2; alla violazione consegue la revoca di eventuali autorizzazioni rilasciate ai sensi dell’articolo 20 per altre introduzioni;

m) sanzione amministrativa da lire 50.000 a lire 300.000 per chi, pur essendone munito, non esibisce, se legittimamente richiesto, la licenza, la polizza di assicurazione o il tesserino regionale; la sanzione è applicata nel minimo se l’interessato esibisce il documento entro cinque giorni.

2. Le leggi regionali prevedono sanzioni per gli abusi e l’uso improprio della tabellazione dei terreni.

3. Le regioni prevedono la sospensione dell’apposito tesserino di cui all’articolo 12, comma 12, per particolari infrazioni o violazioni delle norme regionali sull’esercizio venatorio.

4. Resta salva l’applicazione delle norme di legge e di regolamento per la disciplina delle armi e in materia fiscale e doganale.

5. Nei casi previsti dal presente articolo non si applicano gli articoli 624, 625 e 626 del codice penale.

6. Per quanto non altrimenti previsto dalla presente legge, si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni.

Art. 32.

(Sospensione, revoca e divieto di rilascio della licenza di porto di fucile per uso di caccia. Chiusura o sospensione dell’esercizio)

1. Oltre alle sanzioni penali previste dall’articolo 30, nei confronti di chi riporta sentenza di condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo per una delle violazioni di cui al comma 1 dello stesso articolo, l’autorità amministrativa dispone:

a) la sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, per un periodo da uno a tre anni, nei casi previsti dal predetto articolo 30, comma 1, lettera a), b), d) ed i), nonchè, relativamente ai fatti previsti dallo stesso comma, lettere f), g) e h), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all’articolo 99, secondo comma, n. 1, del codice penale;

b) la revoca della licenza di porto di fucile per uso di caccia ed il divieto di rilascio per un periodo di dieci anni, nei casi previsti dal predetto articolo 30, comma 1, lettere c) ed e), nonchè, relativamente ai fatti previsti dallo stesso comma, lettere d) ed i), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all’articolo 99, secondo comma, n. 1, del codice penale;

c) l’esclusione definitiva della concessione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, nei casi previsti dal predetto articolo 30, comma 1, lettere a), b), c) ed e), limitatamente alle ipotesi di recidiva di cui all’articolo 99, secondo comma, n. 1, del codice penale;

d) la chiusura dell’esercizio o la sospensione del relativo provvedimento autorizzatorio per un periodo di un mese, nel caso previsto dal predetto articolo 30, comma 1, lettera l); nelle ipotesi di recidiva di cui all’articolo 99, secondo comma, n.1, del codice penale, la chiusura o la sospensione è disposta per un periodo da due a quattro mesi.

2. I provvedimenti indicati nel comma 1 sono adottati dal questore della provincia del luogo di residenza del contravventore, a seguito della comunicazione del competente ufficio giudiziario, quando è effettuata l’oblazione ovvero quando diviene definitivo il provvedimento di condanna.

3. Se l’oblazione non è ammessa, o non è effettuata nei trenta giorni successivi all’accertamento, l’organo accertatore dà notizia delle contestazioni effettuate a norma dell’articolo 30, comma 1, lettere a), b), c), d), e) ed i), al questore, il quale puo’ disporre la sospensione cautelare ed il ritiro temporaneo della licenza a norma delle leggi di pubblica sicurezza.

4. Oltre alle sanzioni amministrative previste dall’articolo 31, si applica il provvedimento di sospensione per un anno della licenza di porto di fucile per uso di caccia nei casi indicati dallo stesso articolo 31, comma 1, lettera a), nonchè, laddove la violazione sia nuovamente commessa, nei casi indicati alle lettere b), d), f) e g) del medesimo comma. Se la violazione di cui alla citata lettera a) è nuovamente commessa, la sospensione è disposta per un periodo di tre anni.

5. Il provvedimento di sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia di cui al comma 4 è adottato dal questore della provincia del luogo di residenza di chi ha commesso l’infrazione, previa comunicazione, da parte dell’autorità amministrativa competente, che è stato effettuato il pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria o che non è stata proposta opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione ovvero che è stato definito il relativo giudizio.

6. L’organo accertatore dà notizia delle contestazioni effettuate a norma del comma 4 al questore, il quale puo’ valutare il fatto ai fini della sospensione e del ritiro temporaneo della licenza a norma delle leggi di pubblica sicurezza.

Art. 33 (Rapporti sull’attività di vigilanza) 1. Nell’esercizio delle funzioni amministrative di cui all’articolo 9 le regioni, entro il mese di maggio di ciascun anno a decorrere dal 1993, trasmettono al Ministro dell’agricoltura e delle foreste un rapporto informativo nel quale, sulla base di dettagliate relazioni fornite dalle province, è riportato lo stato dei servizi preposti alla vigilanza, il numero degli accertamenti effettuati in relazione alle singole fattispecie di illecito e un prospetto riepilogativo delle sanzioni amministrative e delle misure accessorie applicate. A tal fine il questore comunica tempestivamente all’autorità regionale, entro il mese di aprile di ciascun anno, i dati numerici inerenti alle misure accessorie, applicate nell’anno precedente.

2. I rapporti di cui al comma 1 sono trasmessi al Parlamento entro il mese di ottobre di ciascun anno.

Art. 34

(Associazioni venatorie)

1. Le associazioni venatorie sono libere.

2. Le associazioni venatorie istituite per atto pubblico possono chiedere di essere riconosciute agli effetti della presente legge, purchè posseggano i seguenti requisiti:

a) abbiano finalità ricreative, formative e tecnico-venatorie;

b) abbiano ordinamento democratico e posseggano una stabile organizzazione a carattere nazionale, con adeguati organi periferici;

c) dimostrino di avere un numero di iscritti non inferiore ad un quindicesimo del totale dei cacciatori calcolato dall’Istituto nazionale di statistica, riferito al 31 dicembre dell’anno precedente quello in cui avviene la presentazione della domanda di riconoscimento.

3. Le associazioni di cui al comma 2 sono riconosciute con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste di concerto con il Ministro dell’interno, sentito il Comitato tecnico faunistico- venatorio nazionale.

4. Qualora vengano meno i requisiti previsti per il riconoscimento, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste dispone con decreto la revoca del riconoscimento stesso.

5. Si considerano riconosciute agli effetti della presente legge la Federazione italiana della caccia e le associazioni venatorie nazionali (Associazione migratoristi italiani, Associazione nazionale libera caccia, ARCI-Caccia, Unione nazionale Enalcaccia pesca e tiro, Ente produttori selvaggina, Associazione italiana della caccia – Italcaccia) già riconosciute ed operanti ai sensi dell’articolo 86 del testo unico delle norme per la protezione della selvaggina e per l’esercizio della caccia, approvato con regio decreto 5 giugno 1939, n. 1016, come sostituito dall’articolo 35 della legge 2 agosto 1967, n. 799.

6. Le associazioni venatorie nazionali riconosciute sono sottoposte alla vigilanza del Ministro dell’agricoltura e delle foreste.

Art. 36

(Disposizioni transitorie)

1. Le aziende faunistico-venatorie autorizzate dalle regioni ai sensi dell’articolo 36 della legge 27 dicembre 1977, n. 968, fino alla naturale scadenza della concessione sono regolate in base al provvedimento di concessione.

2. Su richiesta del concessionario, le regioni possono trasformare le aziende faunistico-venatorie di cui al comma 1 in aziende agri- turistico-venatorie.

3. Coloro che, alla data di entrata in vigore della presente legge, detengano richiami vivi appartenenti a specie non consentite ovvero, se appartenenti a specie consentite, ne detengano un numero superiore a quello stabilito dalla presente legge, sono tenuti a farne denuncia all’ente competente.

4. In sede di prima attuazione, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste definisce l’indice di densità venatoria minima di cui all’articolo 14, commi 3 e 4, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

5. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell’agricoltura e delle foreste sono fissati i termini per l’adozione, da parte dei soggetti partecipanti al procedimento di programmazione ai sensi della presente legge, degli atti di rispettiva competenza, secondo modalità che consentano la piena attuazione della legge stessa nella stagione venatoria 1994- 1995.

6. Le regioni adeguano la propria legislazione ai principi ed alle norme stabiliti dalla presente legge entro e non oltre un anno dalla data di entrata in vigore della stessa.

7. Le regioni a statuto speciale e le province autonome, entro il medesimo termine di cui al comma 6, adeguano la propria legislazione ai principi ed alle norme stabiliti dalla presente legge nei limiti della Costituzione e dei rispettivi statuti.

Art. 37

(Disposizioni finali)

1. E’ abrogata la legge 27 dicembre 1977, n. 98, ed ogni altra disposizione in contrasto con la presente legge.

2. Il limite per la detenzione delle armi da caccia di cui al sesto comma dell’articolo 10 della legge 18 aprile 1975, n. 110, come modificato dall’articolo 1 della legge 25 marzo 1986, n. 85, e dall’articolo 4 della legge 21 febbraio 1990, n. 36, è soppresso.

3. Ferme restando le disposizioni che disciplinano l’attività dell’Ente nazionale per la protezione degli animali, le guardie zoofile volontarie che prestano servizio presso di esso esercitano la vigilanza sull’applicazione della presente legge e delle leggi regionali in materia di caccia a norma dell’articolo 27, comma 1, lettera b).

LAVORI PREPARATORI

Camera dei deputati (atto n. 61):

Presentato dall’on. FIANDROTTI ed altri il 2 luglio 1987.

Assegnato alla XIII commissione (Agricoltura), in sede referente, il 20 gennaio 1988, con pareri delle commissioni I, II, VII e XI.

Esaminato dalla XIII commissione il 4, 10, 11, 17, 18, 19 aprile 1990; 15 maggio 1990.

Esaminato in aula il 16, 18, 23 maggio 1990; 3 luglio 1990;

2 agosto 1990; 16 ottobre 1990; 21 dicembre 1990; 7 febbraio 1991; 24 aprile 1991 e approvato il 23 maggio 1991; in un testo unificato con atti numeri 626 (FIANDROTTI ed altri), 745 (LODIGIANI), 1832 (GROSSO ed altri), 3185 (MARTINAZZOLI ed altri), 3669 (MARTELLI ed altri), 3721 (MINUCCI ed altri), 3874 (DIGLIO ed altri), 4143 (ANIASI ed altri), 4271 (SCOTTI Vincenzo ed aaltri), 4402 (iniziativa popolare), 4467 (BASSANINI ed altri) e 4577 (BERSELLI ed altri).

Senato della Repubblica (atto n. 2854):

Assegnato alla 13a commissione (Territorio), in sede redigente, il 13 giugno 1991, con pareri delle commissioni 1a, 2a, 3a, 5a, 6a, 7a, 9a, 10a, 12a, della giunta per gli affari delle comunità europee e della commissione per le questioni regionali.

Esaminato dalla 13a commissione il 4, 9, 18, 31 luglio 1991; 1 agosto 1991; 16 ottobre 1991; 5, 17, 18, 19 dicembre 1991; 8, 14, 15 gennaio 1992.

Presentazione del testo degli articoli annunciata il 21 gennaio 1992 (atto n. 2854/A – relatore sen. BAUSI).

Esaminato in aula e approvato il 21 gennaio 1992, in un testo unificato con atti numeri 575 (BOATO ed altri), 803 (SERRI ed altri), 1645 (BERLINGUER ed altri) e 2086 (SCEVAROLLI ed altri). Camera dei deputati (atti numeri 61-626-745-1832-3185-3669-3721-3874- 4143-4271-4402-4467-4577/B):

Assegnato alla XIII commissione (Agricoltura), in sede referente, il 23 gennaio 1992, con pareri delle commissioni I, II e V.

Esaminato dalla XIII commissione, in sede referente, il 23 gennaio 1992.

Assegnato nuovamente alla XIII commissione, in sede legislativa, il 28 gennaio 1992.

Esaminato dalla XIII commissione, in sede legislativa, il 28 gennaio 1992 e approvato il 30 gennaio 1992.

Data a Roma, addì 11 febbraio 1992

COSSIGA

ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei Ministri

Visto, il Guardasigilli: MARTELLI

AVVERTENZA Il testo delle note qui pubbicato è stato redatto ai sensi dell’art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di leggi alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

Note all’art. 1:

– Il testo dell’art. 14, comma 1, lettera f), della legge n. 142/1990 (Ordinamento delle autonomie locali) è il seguente:

“1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale nei seguenti settori:

a)-e) (omissis);

f) caccia e pesca nelle acque interne”.

– La legge n. 812/1978 reca: “Adesione alla convenzione internazionale per la protezione degli uccelli, adottata a Parigi il 18 ottobre 1950, e sua esecuzione”.

– La legge n. 503/1981 reca: “Ratifica ed esecuzione della convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa, con allegati, adottata a Berna il 19 settembre 1979″.

– Il testo dell’art. 2 della legge n. 86/1989 (Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo comunitario e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari) è il seguente:

“Art. 2 (Legge comunitaria): – 1. Entro il 31 gennaio di ogni anno il Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, sulla base degli atti emanati dalle istituzioni delle Comunità europee, verifica, con la collaborazione delle amministrazioni interessate, lo stato di conformità dell’ordinamento interno all’ordinamento comunitario e sottopone al Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro degli affari esteri e gli altri Ministri interessati, un disegno di leggi recante:

“Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee” (legge comunitaria per l’anno in riferimento).

2. Il disegno di legge è presentato alle Camere entro il 1 marzo successivo.

3. Nella relazione introduttiva del disegno di legge si dà conto, in particolare, della giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità ; europee per quanto riguarda le sentenze aventi riflessi, sotto il profilo giuridico- istituzionale, sull’ordinamento interno e per quelle rela- tive alle eventuali inadempienze e violazioni degli obblighi comunitari da parte della Repubblica italiana.

4. All’art. 10 della legge 16 aprile 1987, n. 183, il comma 2 è sostituito dal seguente:

“2. Il Governo, entro il termine di novanta giorni, riferisce per iscritto alle Camere sullo stato di conformità o meno delle norme vigenti nell’ordinamento interno alle prescrizioni della raccomandazione o direttiva comunitaria”.

Nota all’art. 7:

– Il testo dell’art. 35 della legge n. 968/1977 (Principi generali e disposizioni per la protezioni e la tutela della fauna e la disciplina della caccia) è il seguente:

“Art. 35 (Istituto nazionale di biologia della selvaggina). – Il laboratorio di zoologia applicata alla caccia, con sede in Bologna, dall’entrata in vigore della presente legge assume la denominazione di ” Istituto nazionale di biologia della selvaggina”.

All’Istituto nazionale ddi biologia della selvaggina, con sede in Bologna, continuano ad applicarsi le norme di cui all’art. 34 della legge 2 agosto 1967, n. 799.

L’Istituto di cui ai precedenti commi è rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato nei giudizi attivi e passsivi avanti l’autorità giudiziaria, i collegi arbitrali, le giurisdizioni amministrative e speciali”.

Nota all’art. 9:

– Per il titolo della legge n. 142/1990 si vede in nota all’art. 1.

Nota all’art. 14:

– Il testo dell’art. 9 della citata legge n. 86/1989 è il seguente:

“Art. 9 (Competenze delle regioni e delle provincie autonome). – 1. Le regioni a statuto speciale e le provincie autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di competenza esclusiva, possono dare immediata attuazione alle direttive comunitarie.

2. Le regioni, anche a statuto ordinario, e le province autonome di Trento e Bolzano, nelle materie di competenza concorrente, possono dare attuazione alle direttive dopo l’entrata in vigore della prima legge comunitaria successiva alla notifica della direttiva.

3. La legge comunitaria o altra legge dello Stato che dia attuazione a direttive in materia di competenza regionale indica quali disposizioni di principio non sono derogabili dalla legge regionale sopravvenuta e prevalgono sulle contrarie disposizioni eventualmente già emanate dagli organi regionali. Nelle materie di competenza esclusiva, le regioni a statuto speciale e le provincie autonome si adeguano alla legge dello Stato nei limiti della Costituzione e dei rispettivi statuti.

4. In mancanza degli atti normativi della regione, previsti nei commi 1, 2 e 3, si applicano tutte le disposizioni dettate per l’adempimento degli obblighi comunitari dalla legge dello Stato ovvero dal regolamento di cui all’art. 4.

5. La funzione di indirizzo e coordinamento delle attività amministrative delle regioni, nelle materie cui hanno riguardo le direttive, attiene ad esigenze di carattere unitario, anche in riferimento agli obiettivi della programmazione economica ed agli impegni derivanti dagli obblighi internazionali.

6. Fuori dei casi in cui sia esercitata con legge o con atto avente forza di legge nei modi indicati dal comma 3, sulla base della legge comunitaria, con il regolamento preveduto dall’art. 4, la funzione di indirizzo e coordinamento di cui al comma 5 è esercitata mediante deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie, d’intesa con i Ministri competenti”.

Note all’art. 15:

– Il testo dell’art. 2 della legge n. 241/1990 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) è il seguente:

“Art. 2. – 1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio, la pubblica amministrazione ha il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso.

2. Le pubbliche amministrazioni determinano per ciascun tipo di procedimento, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, il termine entro cui esso deve concludersi. Tale termine decorre dall’inizio di ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda se il procedimento è ad iniziativa di parte.

3. Qualora le pubbliche amministrazioni non provvedano ai sensi del comma 2, il termine è di trenta giorni.

4. Le determinazioni adottate ai sensi del comma 2 sono rese pubbliche secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti”.

– Il testo dell’art. 842 del codice civile è il seguente:

“Art. 842 (Caccia e pesca). – Il proprietario di un fondo non puo’ impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.

Egli puo’ sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità.

Per l’esercizio della pesca occorre il consenso del proprietario del fondo.

Nota all’art. 21:

– Il testo dell’art. 22 della legge n. 349/1991 (Legge quadro sulle aree protette), entrata in vigore il 28 dicembre 1991, è il seguente:

“Art. 22 (Norme quadro). – 1. Costituiscono principi fondamentali per la disciplina delle aree naturali protette regionali:

a) la partecipazione delle province, delle comunità montane e dei comuni al procedimento di istituzione dell’area protetta, fatta salva l’attribuzione delle funzioni amministrative alle province, ai sensi dell’art.

14 della legge 8 giugno 1990, n. 142. Tale partecipazione si realizza, tenuto conto dell’art. 3 della stessa legge n.

142 del 1990, attraverso conferenze per la redazione di un documento di indirizzo relativo all’analisi territoriale dell’area da destinare a protezione, alla perimetrazione provvisoria, all’individuazione degli obiettivi da perseguire, alla valutazione degli effetti dell’istituzione dell’area protetta sul territorio;

b) la pubblicità degli atti relativi all’istituzione dell’area protetta e alla definizione del piano per il parco di cui all’art. 25;

c) la partecipazione degli enti locali interessati alla gestione dell’area protetta;

d) l’adozione, secondo criteri stabiliti, con legge regionale in conformità ai principi di cui all’art. 11, di regolamenti delle aree protette;

e) la possibilità di affidare la gestione alle comunioni familiari montane, anche associate fra loro, qualora l’area naturale protetta sia in tutto o in parte compresa fra i beni agro-silvo- pastorali costituenti patrimonio delle comunità stesse.

2. Fatte salve le rispettive competenze per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano, costituiscono principi fondamentali di riforma economico-sociale la partecipazione degli enti locali all’istituzione e alla gestione delle aree protette e la pubblicità degli atti relativi all’istituzione dell’area protetta e alla definizione del piano per il parco.

3. Le regioni istituiscono parchi naturali regionali e riserve naturali regionali utilizzando soprattutto i demani e i patrimoni forestali regionali, provinciali, comunali e di enti pubblici, al fine di un utilizzo razionale del territorio e per attività compatibili con la speciale destinazione dell’area.

4. Le aree protette regionali che insistono sul territorio di piu’ regioni sono istituite dalle regioni interessate, previa intesa tra le stesse, e gestito secondo criteri unitari per l’intera area delimitata.

5. Non si possono istituire aree protette regionali nel territorio di un parco nazionale o di una riserva naturale statale.

6. Nei parchi naturali regionali e nelle riserve naturali regionali l’attività venatoria è vietata, salvo eventuali prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi necessari per ricomporre squilibri ecologici. Detti prelievi ed abbattimenti devono avvenire in conformità al regolamento del parco o, qualora non esista, alle direttive regionali per iniziativa e sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell’organismo di gestione del parco e devono essere attuati dal personale da esso dipendente o da persone da esso autorizzate”.

Nota all.art. 24:

– Per il n. 26, sottonumero I), della triffa annessa al D.P.R. n. 6141/1972 si veda in nota all’art. 23.

Nota all.art. 25

– Il D.P.R. n. 1124/1965 approva il testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Note all.art. 27:

– Il testo dell’art. 5, comma 5, della legge n. 65/1986 (Legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale) è il seguente: “5. Gli addetti al servizio di polizia municipale ai quali è conferita, la qualità di agente di pubblica sicurezza portano, senza licenza, le armi, di cui possono essere dotati in relazione al tipo di servizio nei termini e nelle modalità previsti dai rispettivi regolamenti, anche fuori dal servizio, purchè nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei casi di cui all’art. 4. Tali modalità e casi sono stabiliti, in via generale, con apposito regolamento approvato con decreto del Ministro dell’interno, sentita l’Associazione nazionale dei comuni d’Italia. Detto regolamento stabilisce anche la tipologia, il numero delle armi in dotazione e l’accesso ai poligoni di tiro per l’addestramento al loro uso”.

– Il R.D. n. 773/1931 approva il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

Nota all’art. 28:

– La legge n. 772/1972 reca: “Norme per il riconoscimento della obiezione di coscienza”.

Nota all’art. 29:

– Per il titolo della legge n. 65/1986 si veda in nota all’art. 27.

Note all’art. 30:

– Il testo degli articoli 624, 625 e 626 del codice penale è il seguente:

“Art. 624 (Furto). – Chiunque s’impossessa della cosa mo- bile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sè o per altri, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da lire sessantamila a un milione.

Agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico.

Art. 625 (Circostanze aggravanti). – La pena è della reclusione da uno a sei anni e della multa da lire ducentomila a due milioni:

1) se il colpevole, per commettere il fatto, si intro- duce o si trattiene in un edificio o in un altro luogo destinato ad abitazione;

2) se il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento;

3) se il colpevole porta indosso armi o narcotici, senza farne uso;

4) se il fatto è commesso con destrezza, ovvero strappando la cosa di mano o di dosso alla persona;

5) se il fatto è commesso da tre a piu’ persone, ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la qualità di pubblico ufficiale o d’incarico di un pubblico servizio;

6) se il fatto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi o bevande;

7) se il fatto è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento, o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza;

8) se il fatto è commesso su tre o piu’ capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria.

Se concorrono due o piu’ delle circostanze prevedute dai numeri precedenti ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell’art. 61, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da lire quattrocentomila a tre milioni.

Art. 626 (Furti punibili a querela dell’offeso). – Si applica la reclusione fino a un anno ovvero la multa fino a lire quattrocentomila, e il delitto è punibile a querela della persona offesa:

1) se il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa sottratta, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita;

2) se il fatto è commesso su cose di tenue valore, per provvedere a un grave ed urgente bisogno;

3) se il fatto consiste nello spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati interamente dal raccolto.

Tali disposizioni non si applicano se concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1), 2), 3) e 4) dell’articolo precedente”.

– L’art. 23 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con D.P.R. n. 670/1972, è così formulato:

“Art. 23. – La regione e le provincie utilizzano – a presidio delle norme contenute nelle rispettive leggi – le sansioni penali che le leggi dello Stato stabiliscono per le stesse fattispecie”.

Nota all’art. 31:

– Per gli articoli 624, 625 e 626 del codice penale si veda in nota all’art. 30.

– La legge n. 689/1981 reca: “Modifiche al sistema penale”.

Nota all’art. 34:

– L’art. 86 del testo unico delle norme per la protezione della selvaggina e per l’esercizio delle caccia, approvato con D.P.R. n. 1016/1939, così come sostituito dall’art.35 della legge n. 799/1967, è così formulato:

“Art. 86. – Le associazioni venatorie sono libere.

La Federazione italiana della caccia ha personalità giuridica di diritto pubblico ed ha sede in Roma.

Essa si compone dei propri organi locali e fa parte del Comitato olimpico nazionale italiano. Per l’esercizio delle attività di interesse tecnico-venatorio la Federazione è sottoposta alla vigilanza del Ministero dell’agricoltura e delle foreste il quale, previa ratifica del Comitato olimpico nazionale, approva lo statuto e le eventuali modificazioni.

Le associazioni nazionali fra i cacciatori istituite per atto pubblico sono riconosciute come associazioni venatorie agli effetti della presente legge con decreto del Ministro per l’agricoltura e le foreste d’intesa con quello per l’intero, purchè posseggano i seguenti requisiti:

a) abbiano finalità esclusivamente sportive, ricreative o tecnico-venatorie;

b) posseggano un’efficiente e stabile organizzazione a carattere nazionale con adeguati organi periferici.

Le associazioni riconosciute sono sottoposte alla vigilanza del Ministero dell’agricoltura e delle foreste.

Nelle associazioni venatorie riconosciute non possono rivestire cariche coloro che abbiano riportato condanne per violazioni alla legge sulla caccia.

Qualora vengano meno, in tutto o in parte, i requisiti previsti per il riconoscimento, il Ministro per l’agricoltura e le foreste dispone con proprio decreto, d’intesa con il Ministro per gli interni, la revoca del riconoscimento stesso”.

Art. 35 (Relazione sullo stato di attuazione della legge) 1. Al termine dell’annata venatoria 1994-1995 le regioni trasmettono al Ministro dell’agricoltura e delle foreste e al Ministro dell’ambiente una relazione sull’attuazione della presente legge.

2. Sulla base delle relazioni di cui al comma 1, il Ministro dell’agricoltura e delle foreste, d’intesa con il Ministro dell’ambiente, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, presenta al Parlamento una relazione complessiva sullo stato di attuazione della presente legge.

Nota all’art. 36:

– Il testo dell’art. 36 della legge n. 968/1977 è il seguente: ” Art. 36 (Disposizioni transitorie sulle riserve di caccia – Aziende faunistico-venatorie). – Le concessioni in atto delle riserve di caccia restano in vigore fino alla loro scadenza e per un solo rinnovo della concessione e, comunque, per non oltre tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Sono fatte salve le riserve di rappresentanza della Presidenza della Repubblica.

Scaduto il triennio di cui al primo comma, le regioni, sentito l’istituto di biologia della selvaggina, possono autorizzare l’istituzione e la trasformazione in azienda faunistico-venatorie delle riserve di rilevante interesse naturalistico e faunistico, con particolare riferimento alla tipica fauna alpina (stambecco, camoscio, gallo forcello, gallo cedrone, pernice bianca, lepre bianca, francolino di monte e coturnice), alla grossa selvaggina europea (cervo, capriolo, daino, muflone) e alla fauna acquatica in specie nelle zone umide e vallive, sempre in numero e per superfici complessive limitati, purchè presentino strutture ed ambiente adeguati.

Le aziende faunistico-venatorie hanno come scopo il mantenimento, l’organizzazione e il miglioramento degli ambienti naturali anche ai fini dell’incremento della fauna selvatica.

Le regioni coordinano ed approvano i piani annuali di ripopolamento e di abbattimento della selvaggina compatibili con le finalità naturalistiche e faunistiche, ed indicano i criteri di gestione delle aziende faunistico- venatorie”.

Nota all’art. 37:

– Per il titolo della legge n. 968/1977 si veda in nota all’art. 7.

– Il testo dell’art. 10, sesto comma, della legge n. 110/1975 (Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi), così come da ultimo modificato dall’art. 4 della legge n. 36/1990, è il seguente: “La detenzione di armi comuni da sparo per fini diversi da quelli previsti dall’art. 31 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, è consentita nel numero di tre per le armi comuni da sparo, di sei per le armi da caccia previste dall’art. 9, primo e secondo comma, della legge 27 dicembre 1977, n. 968, e di sei per le armi per uso sportivo. La detenzione di armi comuni da sparo in misura superiore è subordinata al rilascio di apposita licenza di collezione da parte del questore, nel limite di un esemplare per ogni modello del catalogo nazionale; il limite di un esemplare per ogni modello non si applica ai fucili da caccia ad anima liscia ed alle repliche di armi ad avancarica”.